ebook di Fulvio Romano

sabato 2 agosto 2014

Graduatorie insegnanti del Nord invase dai precari del Sud... Scuole nel caos

LA STAMPA

Italia

Scuole nel caos

Le graduatorie

sconvolgono il Nord

Boom di richieste di insegnanti del Sud Italia

E chi confidava nel posto ora si ritrova in fondo

La bomba in tutto il Centro-Nord è scoppiata alla vigilia del weekend che dà il via alle grandi vacanze. Nelle graduatorie provinciali fresche di pubblicazione, da cui saranno attinti a breve i docenti da immettere in ruolo, gli insegnanti già in attesa si sono ritrovati sorpassati.

Sorpassati di decine e decine di posizioni dai precari del Sud con punteggi altissimi. I casi non si contano. A Lucca nelle graduatorie della scuola dell’infanzia le prime 200 posizioni sono state occupate da «fuori provincia», nell’altrettanto piccola Mantova la situazione è analoga.

A Torino capita, per esempio, che la maestra elementare che occupava il primo posto nei vecchi elenchi, sia finita al 69° posto, superata da 68 colleghi che hanno scelto il capoluogo piemontese per «tentare la sorte». In quella stessa graduatoria, sulle prime 105 posizioni, ha rilevato la Cisl Scuola, 101 sono state occupate da maestre che provengono, nell’ordine, da Sicilia, Calabria e Campania. Le insegnanti che erano al secondo, terzo e quarto posto (magari già arrivate dal Sud anni fa, ma con la gavetta fatta al Nord) - posizioni blindate per le assunzioni a tempo indeterminato delle prossime settimane -, si sono ritrovate rispettivamente al 77°, 95° e 105° posto.

Gli esiti dell’esodo lungo la penisola non sono diversi nella scuola media e nelle classi di concorso delle superiori. Per discipline come Educazione Artistica, slittare dal primo al decimo posto significa veder sfumare il sogno del posto di ruolo per anni e anni. «In certi casi, come Filosofia, scendere di dieci posizioni se eri secondo significa disperarsi: entra un docente l’anno», spiega Teresa Olivieri, segretaria della Cisl Scuola di Torino, che ieri ha ascoltato decine di insegnanti sull’orlo della crisi e oltre.

«Questa è veramente la guerra tra poveri, con conseguenze devastanti. Tutti sono lavoratori precari, tutti con gli stessi diritti, però non è possibile continuare a cambiare le regole in corsa - denuncia Olivieri -, in questo modo non ci sono più certezze. Meglio sarebbe allora fare una graduatoria nazionale...».

L’accaduto parla di un’ennesima vicenda «all’italiana». «Al tempo del ministro Fioroni - spiega la sindacalista - le graduatorie permanenti erano state dichiarate “a esaurimento” per passare a nuove modalità di reclutamento. Questo aveva significato bloccarle e non consentire più lo spostamento dei docenti da una provincia all’altra. I ricorsi, però, sono stati tanti e tanti vinti». Tre anni fa, all’ultima revisione degli elenchi, i fuori provincia sono finiti «in coda»: altri ricorsi. «Così questa volta si è consentito il trasferimento. Internet ha fatto il resto, con siti che aiutavano a capire su quale provincia puntare». A sperare di partire verso Torino, Milano, la Toscana, l’Emilia, Roma sono i tanti precari che negli ultimi anni hanno visto i loro posti da supplenti occupati dai colleghi che la riforma Gelmini - soprattutto alla primaria, con l’eliminazione del sistema «a modulo», tre insegnanti su due classi - ha trasformato in «perdenti posto». Non solo. «Negli ultimi tre anni il ministero ha avviato un riequilibrio, ridefinendo gli organici di diritto in funzione del numero degli studenti: il Sud in passato aveva avuto un certo vantaggio», spiega Olivieri.

«Comunque quella che si è creata è una situazione ingiusta - dice Lorenza Patriarca, responsabile dei dirigenti scolastici Uil -, chi fa la gavetta in una provincia deve anche avere la possibilità di lavorarci: chi entra in una graduatoria dovrebbe rimanere in quella».

Fabio Albanese

Maria Teresa Martinengo


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