ebook di Fulvio Romano

sabato 23 agosto 2014

L'astronomia spiegata da una bambina ( e dal suo papà)

LA STAMPA

Cultura

L’astronomia spiegata

da una bambina (e dal suo papà)

Era il tempo della seconda guerra mondiale e dei bombardamenti che colpivano Torino. Noi, come tanti altri, eravamo sfollati, e precisamente nel piccolo paese di Mezzenile. Mio papà andava e veniva da Torino perché non poteva abbandonare il suo lavoro e tornava stanco alla sera. Sovente, per alleviare la vita disagevole in cui si viveva, portava alla mamma, a mia sorella, o a me dei regalini. Ed una sera mi portò Il libro di Urania dicendomi: «E’ un libro di astronomia per ragazzi. So che ti piace guardare il cielo la sera, perciò penso ti possa interessare».

Era vero! Come mi conosceva bene mio papà! Alla sera me ne stavo nel nostro minuscolo giardinetto e guardavo, guardavo le stelle, quelle più grandi e quelle più piccole, e la luna che da sottile spicchio diventava intera, per poi ridiventare un sottile spicchio. Era proprio il libro che faceva per me.

Incominciai a leggerlo, ma le pagine introduttive mi commossero fino alle lacrime. Il libro, veniva spiegato, era stato ideato e iniziato da una bambina di nome Urania, tredicenne (la mia stessa età!) figlia dell’astronomo Mentore Maggini, la quale desiderava scriverlo per i suoi compagni e compagne di scuola. Ma la morte l’aveva colpita ed il suo papà, per realizzare il sogno di questa figlia, aveva voluto completare questo libro intitolandolo appunto Il libro di Urania.

Il libro mi assorbì completamente: le spiegazioni erano scritte in modo semplice e accompagnate da schemi e disegni esplicativi. E così il sistema solare mi apparve chiaro, e poi le stelle nane e giganti, e la Via Lattea, e le comete, ecc…

Ma, soprattutto, ebbi la consapevolezza della piccolezza della nostra Terra rispetto all’universo, consapevolezza che poi mi è rimasta sempre presente e che forse ha influenzato il mio approccio e il mio giudizio riguardo le vicende terrene.

Questo libro non mi ha mai abbandonato ed ancor oggi, che ho ottantaquattro anni, è sotto i miei occhi in una bassa libreria nel mio alloggio. Ed ogni volta che guardo la sua copertina blu punteggiata di stelle, il mio pensiero va a mio papà che me l’ha donato e a quell’altro papà che l’ha scritto e… al mistero dello spazio infinito, cui nessuno scienziato, ancor oggi, sa dare una risposta convincente.

Nedelia Tedeschi