ebook di Fulvio Romano

mercoledì 31 luglio 2013

Trova su Dropbox le foto del ladro del suo telefonino...

Solo con Internet poteva succedere. leggete del turista tedesco che ad Ibiza si vede rubare il telefonino... Mesi dopo, consultando il suo Dropbox, vi trova le foto fatte col telefonino rubato dal ladro... Che evidentemente non sa che ogni foto che fa viene messa in Dropbox...
Cosicché ora il tedesco sa come si chiama il ladro, dove abita,,a Dubai, con chi vive e come gli ha anche rubato il credito Skype... 
Stranezze di questi tempi..

Ecco l'articolo di El Mundo

El álbum fotográfico del tipo que me robó el móvil

[foto de la noticia]

El que más y el que menos, todos tenemos en nuestro CV algunadolorosa pérdida material: unas llaves extravidas que nos fastidiaron el regreso a casa, una cartera robada que dio un brusco giro a la noche o, el más recurrente, un móvil sustraído en un fatídico descuido. Esto fue lo que le ocurrió al autor del tumblr 'La vida de un desconocido que me robó mi teléfono', que recoge "la inspiradora historia de Hafid de Dubai" quién tras robarle el móvil olvidó "apagar la función de la cámara de subir las fotos".

El ladrón parece vivir ajeno a la azarosa hiperconectividad y desconocer los misterios de 'la nube' porque todas las fotos que se hace con el usurpado teléfono se descargan en el ordenador -a través del Dropbox de su legítimo dueño-, creando una extraña conexión entre ambos solo posible en estos tiempos modernos. El autor ha decidido transformar la contrariedad en un 'art work' y cuelga las fotografías que le van llegando del no tan desconocido ladrón acompañándolas de comentarios con bastante sorna.

El primer post está ilustrado con una imagen de "la escena del crimen" que no es otra que una playa de Ibiza. Según cuenta, hacía pocas horas que había llegado a la isla desde Alemania en compañía de sus amigos. Decidieron darse un baño en la playa desnudos y dejaron sus cosas sobre unas hamacas fue entonces cuando vio a un hombre tumbado en el suelo:"Pensé que era mi amigo Oli tumbado ahí, demasiado borracho como para moverse". Pero no. Cuando terminaron de bañarse descubrieron que todas sus cosas de valor habían desaparecido.

No fue hasta cuatro meses después de su visita a España, que el ultrajado autor descubrió por sorpresa que todas las fotos que el ladrón se había hecho con su móvil habían sido enviadas automáticamente a su ordenador. Así ha podido descubrir que el ladrón, al que se refiere como "Mr.Dickhead" ("Señor Gilipollas") ha estado en Dubai gracias a una foto en cuyo fondo se distingue el Burj Khalifa, "el rascacielos más alto del mundo".

[foto de la noticia]

Poco después pudo saber que Mr. Dickhead en realidad se llama Hafid porque tuvo a bien enviarle un mensaje a través de Facebook (había descubierto su nombre a través del teléfono): "Salam". También ha dilucidado que comparte piso en Dubai con dos amigos que a menudo posan para él.

[foto de la noticia]

Pero Hafid no es sólo un entusiata fotógrafo, también tiene intereses más banales y empleó la cuenta de Skype del dueño del teléfono para contactar por Skype a sus amigas para "conocerse". El intento fue grabado por una sus interlocutoras y también puede verse en el blog.

Ponente ligure, massime tra 30,5 e 32,5 gradi


Piemonte, l'Africano riprende campo: massime tra 30,4 e33 gradi

 

CapoluogoMinima (°C)
30/07/2013
Massima (°C)
30/07/2013
Minima (°C)
31/07/2013
Massima (°C)
31/07/2013
Grafico
TORINO14,732,015,633,0vai
BIELLA17,530,520,430,7vai
VERCELLI14,832,116,232,2vai
NOVARA16,930,618,130,1vai
VERBANIA14,432,817,631,5vai
CUNEO16,429,817,530,8vai
ASTI14,930,715,830,4vai
ALESSANDRIA14,430,314,330,6vai

Quanto pesa il silenzio di Renzi...

LA STAMPA

Italia

Quanto pesa il silenzio di Renzi

Magari è solo l’ennesimo effetto collaterale di un dibattito interno oltremodo avvelenato: ma nella ridda di polemiche e commenti intorno alla posizione che il Pd dovrebbe tenere in caso di conferma della condanna di Silvio Berlusconi, c’è un silenzio che colpisce.

È quello di Matteo Renzi, oggi il leader più popolare – e domani forse il segretario – del Partito democratico. Che pensa della vicenda? Cosa crede che il suo partito debba fare? E anzi: cosa farebbe lui nei panni di Guglielmo Epifani?

Dall’interno del Pd si sono levate, in questi giorni, diverse voci: quella di chi ritiene che non si possa restare alleati di governo con un leader definitivamente condannato, quella di chi replica che la situazione giudiziaria del Cavaliere era nota e quindi è ipocrita fingere di cadere dalle nuvole, quella – infine – di chi sostiene che l’atteggiamento dei democratici debba dipendere ed esser proporzionato alla «qualità» della reazione del Pdl. Già, ma che pensa – e perché non parla – il leader che tra quattro o cinque mesi potrebbe essere alla guida del partito e deciderne tattica e strategia?

Da un paio di settimane – come è noto – Matteo Renzi è in silenzio stampa, e ancora ieri ha argomentato questa scelta con qualcuno dei suoi che lo sollecitava a riprendere la battaglia: «Vivo questo momento con grande distacco... Mi hanno accusato di pugnalare alle spalle Letta, proprio io che ho detto sempre lealmente le cose in faccia. Se mai decideranno di fare il Congresso, fissandone regole e data, dirò quel che penso su tutto: dal governo a Berlusconi. Ma fino a quel momento, tolgo loro l’alibi per attaccarmi: sto zitto e lavoro per Firenze».

È una scelta, una linea: discutibile, naturalmente. Perché – è chiaro – una cosa è una moratoria alle dichiarazioni intorno agli F35 e alla legge elettorale, oppure sul finanziamento ai partiti o le regole per le primarie, mentre altro – tutt’altro – sono la curiosità e perfino il diritto degli iscritti e degli elettori democratici a sapere che linea avrebbe assunto – in un tornante politico così delicato – un Pd a «trazione renziana». Avrebbe chiesto a Letta di interrompere la sua esperienza di governo, in caso di condanna confermata a Berlusconi? Oppure avrebbe tirato dritto per la strada decisa in aprile?

Impossibile saperlo. E al di là del momentaneo vantaggio che Renzi potrebbe trarre dal tacere (non alimentare polemiche e non farsi nuovi nemici, né a destra né a sinistra...) il suo silenzio sottrae al dibattito un importante elemento di conoscenza e orientamento: pur se è vero che su Berlusconi e i suoi guai il pensiero del sindaco di Firenze è sufficientemente noto. Infatti, ha più volte spiegato che avrebbe votato contro l’ineleggibilità del Cavaliere, perché le leggi non si possono applicare a intermittenza o secondo la convenienza. E più in generale, ben prima dell’inizio del suo polemico silenzio stampa, spiegava: «Io ho sempre sognato di battere Berlusconi alle elezioni, e ho sempre detto di volerlo mandare in pensione non in galera».

Si può, allineando queste dichiarazioni, immaginare in che trincea Renzi-segretario calerebbe il «suo» Pd, in caso di condanna confermata per il Cavaliere? Molto probabilmente non aprirebbe la crisi di governo, ma voterebbe per la sua decadenza da senatore. Oppure no, tutto il contrario: via dal patto col «Caimano» e di corsa verso altre soluzioni o, forse, addirittura verso nuove elezioni... Difficile dire. E così, l’iscritto-elettore democratico resta col dubbio, azzarda ipotesi, propone scommesse. Noi diremmo: assurdo, ci vuole chiarezza. E invece, magari, il silenzio e l’attenzione che quel «mutismo» oggi determina, sono un altro piccolo colpo di un leader che si conferma imbattibile sul terreno della comunicazione...

Federico Geremicca

Ponente ligure, minime tra 18,7 e 22,2...


Piemonte, minime tra 14,3 e 20,4...

CapoluogoMinima (°C)
30/07/2013
Massima (°C)
30/07/2013
Minima (°C)
31/07/2013
Massima (°C)
31/07/2013
Grafico
TORINO14,732,015,6-vai
BIELLA17,530,520,4-vai
VERCELLI14,832,116,2-vai
NOVARA16,930,618,1-vai
VERBANIA14,432,817,6-vai
CUNEO16,429,817,5-vai
ASTI14,930,715,8-vai
ALESSANDRIA14,430,314,3-vai

Le temperature estreme giornaliere per la giornata di ieri sono rilevate a partire da dati massimi e minimi strumentali campionati ogni 5 secondi. Per la giornata odierna gli estremi sono rilevati a partire da dati puntuali campionati ogni 30 minuti.

Servizio a cura di ARPA PIEMONTE - Dipartimento Sistemi Previsionali


Renzi: un "brand" per Firenze

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Cultura

Come trasformare Firenze in un desiderio

Matteo Renzi ha deciso di buttarsi in un’avventura forse più difficile della scalata a Palazzo Chigi, ovvero il «branding» della sua Firenze. Per questo ha pensato di lanciare online un concorso aperto ai creativi di ogni parte del pianeta anziché ai soliti guru del marketing, della pubblicità e della grafica. Chi sarà in grado di creare il nuovo «brand Firenze» vincerà 15.000 euro. Ma soprattutto avrà la soddisfazione di essere riuscito a dare un’immagine rinnovata a una delle città più famose ma anche più difficili al mondo. Suggerisco a ogni partecipante di registrare le proprie idee così che dopo, per il resto dei suoi giorni, il vincitore potrà avere una percentuale sui diritti di autore tutte le volte che il suo «I Fire», per esempio, sarà venduto su cartoline, magliette, cappellini e via di seguito.

Meglio però spiegare a chi non lo sa, e sono molti, cosa voglia dire inventarsi il «branding» di una città. Non significa semplicemente creare un logo, una griffe, un marchio. Bisogna inventarsi e trasformare una città in qualcosa di più di un semplice luogo.

Bisogna riuscire a far diventare la città un’idea, un desiderio, un oggetto da consumare e anche da comprare portandosi a casa un pezzettino di lei ogni volta che uno la visita. Non solo. «Branding» non vuol dire solo trovare un simbolo, ma anche costruire nella pratica opportunità e regole nuove per incentivare aziende, studenti, famiglie, imprenditori e turisti a venire in una città che è sempre esistita ma che ora ha tutto un sapore nuovo, nel caso di Firenze come direbbe il Pascoli «anche di antico». Chi pensa che a Bilbao sia bastato costruire il museo Guggenheim di Frank Gehry per dare un brand nuovo alla città, si sbaglia di grosso. Prima del museo la città basca ha messo in piedi un progetto di nuove infrastrutture gigantesco, da nuove linee di trasporto urbano alla riqualificazione di aree industriali. Il Guggenheim è stato soltanto la punta di diamante di una visione molto ambiziosa dei politici locali. L’ambizione di Renzi è sicuramente quella di far diventare Firenze una sorta di Grande Mela, New York in riva all’Arno.

E’ chiaro che non basterà un nuovo brand trovato grazie al contributo della Rete a risolvere i problemi di una città che ha una parte coperta di una patina gloriosa, quella del Rinascimento, e un’altra da uno spesso strato di polvere accumulatosi negli anni, parecchi, che sono passati dal tempo dei Medici a oggi. Ma l’iniziativa di Palazzo Vecchio è comunque un passo nella direzione giusta. New York, per la quale oggi tutti stravedono, agli inizi degli Anni 70 era data per morta, non proprio come Detroit ma quasi. L’Alitalia nel 1971 fece addirittura una pubblicità per spingere le nuove rotte su Boston e Washington che diceva: «Today New York City disappears», oggi New York City scompare. Firenze non è proprio in queste condizioni, anzi è amata e ammirata nel mondo più che mai. Ma come gran parte delle città d’arte e dei tesori culturali italiani, ha bisogno di lavorare sul look.

Il cammino, in questo campo, è lungo e complicato. Sempre per citare New York, solo nel 1977 la città iniziò a rialzare il capo. A quei tempi la rete non esisteva e quindi l’amministrazione pubblica si rivolse a un guru della grafica, Milton Glaser, che inventò il famoso slogan con il cuore «I (cuore) New York», I Love New York. Un branding cosi semplice e geniale che nessuno è mai stato in grado di superarlo in nessuna altra città del mondo. Ci riuscisse Firenze sarebbe un miracolo e glielo auguriamo tutti.

Amsterdam ha avuto la fortuna di avere all’inizio del suo nome «am», che sfruttando l’inglese - ormai lingua planetaria - è stato utilizzato per il branding «I (io) Am (sono) sterdam». Non so cosa voglia dire «sterdam», ma comunque pare abbia funzionato. «I Fire» - fire inteso come Fire-nze ma anche come fuoco - potrebbe funzionare. «Si fossi foco» lo cantava anche il poeta Cecco Angiolieri. Ma «I Fire» vuole anche dire «Io sparo» e forse non è il branding migliore. Andava bene per la Chicago degli Anni 20, non per la Firenze del 2020.

Riflessioni nel vigneto...

LA STAMPA

Cultura

riflessioni nel vigneto

Nel piccolo vigneto di uva barbera, le mani si muovono sui lunghi tralci, legano, sistemano, tagliano. Dalla mia postazione, mentre le mani si muovono indipendentemente dalla volontà, la testa vaga e lo sguardo si posa sul piccolo cimitero che vede riposare la mia famiglia: mio padre, mia madre, mia zia e suo marito, mio zio. Ricordo quando questo vigneto è stato piantato da mio padre e da mio zio, più di 30 anni fa, e io, ragazzina, avevo il compito di portar loro da bere: acqua zucchero e limone oppure un goccio di vino, quello buono, come ricompensa a tanta fatica.

Un giorno mentre bevevano, seduti su un carrettino che usavano per trasportare i pali e il fil di ferro, a mio zio cadde il bicchiere di vetro; si ruppe e saltò via un pezzo del bordo. Ricordo ancora il gesto: mio zio raccolse il piccolo pezzo di vetro e lo mise in tasca, perché nulla andava lasciato nel terreno, mentre il bicchiere danneggiato lo infilò su un palo del filare appena piantato. E quel bicchiere è ancora là. Mentre lavoro lo guardo, e il vetro riflette la luce del sole e quel bagliore parla di fatica, di sudore di lavoro. Dopo tanto tempo, con un lavoro che mi permette di vivere, sono qui a coltivare queste piante, perché penso sia un tradimento estirparle o lasciarle incolte. Il guadagno è praticamente nullo, ma mi è impossibile «lasciare» finché la salute lo permette. Mi piacerebbe, anche, passare il testimone a qualcuno che non renda vano il lavoro di due generazioni. A dimostrazione che per costruire qualcosa ci vuole tempo, pazienza, cura e silenzio. Poi ascolto il tg e sento che i più importanti marchi italiani vengono venduti ad aziende straniere. Siamo costretti a sopportare ogni giorno il teatrino di politici litigiosi mentre continua a perpetrarsi il tradimento di chi ci ha preceduto e ha lavorato duramente. Forse ho compreso perché continuo a coltivare questo piccolo vigneto; non voglio dimenticare la fatica, il disagio del sudore ma anche il piacere di una doccia e del riposo. È una cura che consiglio a chi ci governa: un mese di lavoro nei campi, tra polvere e zanzare, lezione di umiltà e di concretezza.

maestra di professione, contadina per passione

Adriana Giocondini


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