ebook di Fulvio Romano

lunedì 31 dicembre 2018

La follia del reddito di cittadinanza

ALBERTO BRAMBILLA Il consulente della Lega: “Si rischia di aiutare le persone sbagliate”

“Follia il reddito di cittadinanza ad aprile

Così buttiamo al vento 7 miliardi di euro”

«Il reddito di cittadinanza ad aprile? Una follia». Alberto Brambilla è uno di quei tecnici che si può definire “d’area”. Esperto di welfare, già numero due di Maroni al ministero del Lavoro, è il padre del cosiddetto «scalone», la riforma voluta dal secondo governo Berlusconi. È lui che ha scritto un pezzo del programma della Lega, ed è sempre lui che qualche giorno fa ha scritto al premier Conte per esprimere le sue perplessità sul reddito di cittadinanza.

Brambilla, perché una follia? «Perché una riforma del genere ha bisogno di un’adeguata gestazione. Rischiamo di buttare al vento sette miliardi di euro». Le europee di maggio incalzano. «Capisco. Ma permetta una riflessione: dieci anni fa il bilancio dello Stato trasferiva complessivamente all’Inps per prestazioni di natura assistenziale sessanta miliardi di euro. Ora sono diventati centodieci. Altri dieci - sono numeri della Ragioneria - li distribuiscono gli enti locali. C’è qualcosa che non va». Non crede ai numeri sulla povertà? «Andiamo con ordine. In Italia ci sono dieci milioni di italiani che ricevono un’integrazione al reddito. Sette milioni di pensionati - la metà del totale - non hanno nemmeno quindici anni di contributi pagati. Un milione e settecentomila persone ricevono un sussidio di disoccupazione, meglio noto oggi come Naspi, un altro milione accede al Rei, l’aiuto ai poveri introdotto dal governo Renzi». Sta dicendo che i cinque milioni di famiglie povere di cui parlano spesso i Cinque Stelle non esistono? «Cinque milioni di famiglie equivalgono a dodici milioni di persone. Se i numeri fossero questi, ci sarebbero le piazze piene». E allora perché questi numeri? Li certifica l’Istat. «Anzitutto bisognerebbe distinguere fra povertà assoluta e relativa. In ogni caso: è evidente che esiste una correlazione fra indice di povertà, percentuale di evasione, elusione, lavoro nero ed economia non osservata di stampo criminale». Quindi sta dicendo che spesso si aiutano le persone sbagliate? «Non lo dico io, lo dicono i numeri. La Guardia di finanza ha calcolato irregolarità in sei moduli Isee su dieci». Quindi? Come se ne esce? «Bisogna far parlare le banche dati. Costruire un’anagrafe dell’assistenza che incroci i dati fiscali dei singoli con quelli delle famiglie. Solo così si può individuare lo strumento e la platea adatta. Altrimenti si rischia di sovrapporre ad un sistema già complicato l’ennesimo strumento parziale. Fra assegni familiari, integrazioni al minimo e aiuti di Comuni e Regioni se ne contano almeno venticinque diversi». Qual è la sua proposta? «Se si vuole partire subito con uno strumento efficace si potrebbe introdurre un superammortamento a calare del 130 per cento per ogni nuovo assunto. Potrebbe durare un biennio e concentrarsi su donne, giovani ed over 55. Nel frattempo si fa ordine nella giungla degli aiuti e in una seconda fase si introduce uno strumento universale per i più poveri». Nella conferenza stampa di fine anno il premier ha lasciato intendere che la strada è più o meno questa: spostare l’incentivo su chi assume. O no? «Temo che la fretta possa produrre pasticci. Non vorrei che qualcuno si sia convinto di avere in un anno risultati contro la lotta alla povertà che non si sono raggiunti in dieci».

Twitter @alexbarbera

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alessandro barbera


giovedì 20 dicembre 2018

Il mondo delle Rose piange David Austin


Riproduciamo qui un’intervista al grande giardiniere scomparso ieri comparsa sul Giornale di Brescia a cura di Elisa Rossi

Dalla rosa «Constance Spry» del 1961 alla «Desdemona» entrata in catalogo quest’anno. Nella contea dello Shropshire, nella regione delle Midlands Occidentali inglesi, ha sede il vivaio diDavid Austin, tra i maggiori esperti di rose inglesi.

Durante la sua attività ne ha create più di 200, ma ogni anno nel suo vivaio vengono prodotti 150mila incroci e vengono spedite in tutto il Mondo 250mila piante. È con uno scambio di e-mail con i suoi collaboratori che riusciamo ad intervistare il fondatore di questa impresa familiare, David CH Austin, oggi affiancato nella gestione dal figlio David JC Austin. La figlia Claire, alla quale il padre ha dedicato una bellissima rosa bianca, invece si occupa di piante perenni, iris e peonie.

Il giardinaggio è una passione di famiglia: come è iniziata? Crescendo in campagna mi sono appassionato alle piante da giovanissimo. Mio padre era amico di James Baker, un vivaista famoso per aver introdotto nuove varietà di perenni come il lupino da fiore Russel. Mi ha affascinato. E così ho iniziato a pensare a quali varietà poter migliorare fino a quando mia sorella Barbara mi regalò «Old Garden roses» di Edward Bunyard e così mi innamorai delle rose. Ordinai alcune rose moderne nelle quali intravedevo due vantaggi: a differenza delle rose antiche fiorivano dall’inizio dell’estate all’autunno e avevano una gamma di colori più ampia compresi il giallo e l’albicocca. È verso i vent’anni che decisi di ibridare rose con lo scopo di combinare il fascino e il profumo delle rose antiche con la rifiorenza delle moderne.

Cosa suggerisce ad un apprendista giardiniere? Ci sono solo due cose importanti da ricordare per coltivare rose con successo: la prima è scegliere una varietà affidabile, sana, profumata e rifiorente come «Olivia Rose Austin», «Desdemona» e «Lady of Shalott»; la seconda è preparare il terreno molto bene, incorporando, prima del trapianto, abbondante materia organica. Il resto è semplice. Basta potare in inverno, concimare in primavera ed estate, innaffiare e togliere le parti morte quando necessario. La potatura rende nervosi molti ma è facile: la regola con le nostre rose inglesi è ridurre i rami di un terzo o due terzi, dipende se vuoi un cespuglio più alto o più largo. Lei suggerisce di coltivare le rose con altre piante, perché? Per me è molto più attrattiva un’aiuola mista fiorita. Le nostre rose sono facili da collocare in una bordura per i colori e il portamento cespuglioso. In più le rose coltivare da sole sono molto più esposte a parassiti e malattie. Meglio associare le rose con le piante azzurre come la salvia «Mainacht» la campanula lactiflora, nepeta «Six hills giant», geranium «Johnson’s blue» e il geranium pratense «Mr. Kendall Clark». Tante le piante da associare come le digitali, viburni, ortensie, cornus, tageti o nasturzi.

Come nasce una rosa? E in quanto viene commercializzata? Quando si ibrida una rosa si guarda alle caratteristiche della pianta madre e padre. Dalla selezione iniziale le piante più interessanti vengono coltivate per otto anni. Solo poche varietà all’anno, dalle tre alle sei, vengono messe in catalogo. Per il nome poi sono ispirato dall’orticultura, dall’arte o dalla campagna. E dalle caratteristiche della rosa. 

Continuo a trovare ispirazione dal mio lavoro. Il mio sogno resta quello di quando ho iniziato: creare la rosa da giardino perfetta, che combini bellezza, profumo, rifiorenza e buona resistenza alle malattie con il fascino e la qualità che ci contraddistingue.

Elisa Rossi