ebook di Fulvio Romano

mercoledì 27 agosto 2014

Una peronospora africana fa seccare il basilico. Pesto a rischio. Bossi infetti dall'Asia. Siepi divorate

LA STAMPA

Imperia

Bruchi, alghe e virus

D-Day “alieno” in Riviera

Le specie dell’invasione arrivano da Asia, Usa e Africa

Nessun dubbio. Sono gli asiatici quelli che ci hanno ormai inesorabilmente invaso. Lo hanno fatto volando silenziosamente da un albero all’altro, strisciando tra i cespugli oppure nuotando sott’acqua. E poco importa che gli invasori abbiano sei zampe, quattro oppure non ne abbiano affatto o siano addirittura invisibili: l’invasione è in atto da tempo e ogni mese arrivano nuovi agguerriti «stranieri». E i danni sono evidenti. Parliamo delle invasioni biologiche di cui la Riviera, per la sua posizione strategica di confine, paga spesso le conseguenze maggiori. Gli esempi sono moltissimi. Non bastavano l’aggressiva Vespa velutina che divora le nostre api arrivata in Costa Azzurra con i bonsai made in China e da qui in Italia (il primo esemplare è stato scoperto l’anno scorso a Loano e altri a Ventimiglia); la pericolosa zanzara tigre (Aedes albopictus) sbarcata nel Bel Paese direttamente dalle foreste pluviali del Vietnam e avanguardia della, ben più temibile, zanzara coreana (Aedes Koreicus); il punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus) che si nutre allegramente delle palme rivierasche, anche lui asiatico puro sangue; il maiale indocinese che scorrazza felicemente nei boschi di Rezzo forse pensando di essere un cinghiale italiano. E ancora: la statunitense Metcalfa pruinosa che succhia la linfa delle piante fino a portarle alla morte e, in mare, la Caulerpa Taxifolia, la famigerata alga killer, di origine tropicale che contende il posto alle nostre praterie di Posidonie. E tutto questo soltanto per fare qualche esempio eclatante.

All’orizzonte ora si affacciano nuovi gravi pericoli, alcuni addirittura più subdoli perchè del tutto invisibili. Si tratta di miceti, cioè funghi, e virus. Il primo è quello già purtroppo arrivato in molte aree, e che attacca le foglie del basilico. E’ una peronospora questa volta di origine africana (continente che ancora mancava all’elenco dell’invasione biologica) che si trova nei semi e che attacca le piante facendole seccare. Il problema è talmente grave che proprio ieri la Regione ha chiesto al Ministero l’uso di nuovi fitofarmaci (per la salute umana forse però più dannosi dello stesso fungo) da usare nelle coltivazioni. A rischio è il pesto, nettare verde, orgoglio della Liguria che questo fungo rischia di far scomparire. Per il momento l’infezione (alimentata dalle mutate condizioni climatiche dovute al riscaldamento globale causato dall’uomo) è limitata anche grazie alle contromisure chimiche già adottate nel tempo. Ma, com’è ovvio, rischia di estendersi. E c’è da preoccuparsi anche per il nuovo virus made in Usa (Xylella fastidiosa) sbarcato in Italia chissà come e che sta falcidiando - per ora - gli uliveti in Puglia e contro il quale pare non esistano rimedi. Tanto che si sta creando una «zona rossa» di isolamento nella speranza che l’infezione possa essere contenuta. Ma se la peronospora o la Xylella sono invisibili, è invece visibilissimo il Cydalima perspectalis, il verdissimo lepidottero fitofago appartenente alla famiglia dei Piralidi, che importato con bossi infetti, sta appetitosamente divorando le siepi del Savonese e dell’Imperiese. Giardini pubblici e privati sono invasi dal bruco e in questi giorni è scattato l’allarme. Da dove arriva? Neanche a dirlo: dal Sudest asiatico.

GIULIO GELUARDI