ebook di Fulvio Romano

venerdì 24 agosto 2018

I VICEPREMIER E LE SPALLATE AL SISTEMA Lucia Annunziata

LA STAMPA

Cultura

I VICEPREMIER

E LE SPALLATE AL SISTEMA

Lucia Annunziata

Non ha paura delle eventuali accuse dei giudici, «perché ho con me i cittadini». Non si fa smuovere dal dissenso del presidente della Camera Fico o dalle pressioni del suo stesso premier o del Quirinale: «Ognuno faccia il suo lavoro nel suo ruolo». Parlando da «ministro, italiano e papà» Matteo Salvini ha concluso una convulsa giornata di scontro rimanendo in trincea, e incassando la piena solidarietà di Luigi Di Maio. 

L’intervento sulla Diciotti segna un salto politico: c’è dentro un passaggio di toni che rende chiaro che lo scontro intorno alla nave si è fatto più alto.

Il No del vicepremier si erge contro la magistratura, il presidente della Camera, il premier del suo governo, e, infine, contro il Quirinale. Insomma, la polemica è stata portata nel cuore delle istituzioni. Con l’entusiastico consenso di Luigi Di Maio che, parlando a nome di tutto il movimento (sconfessando insomma Fico) vi aggiunge un proprio carico: chiede soluzioni europee già per oggi nella riunione convocata in Europa, «oppure non daremo più i venti miliardi all’Europa». 

C’è materiale per una crisi di governo, si sarebbe detto in altri tempi. Ma non è questo a cui pensano i due vicepremier. La loro è l’ennesima sfida all’equilibrio esistente del governo giallo-verde. Ma la critica alla democrazia rappresentativa per questa coalizione ha molto poco della dichiarazione ideologica; è piuttosto una efficace arma «pratica», un potente grimaldello per girare i rapporti di forza a proprio favore. 

Cosa vogliono guadagnare dunque ora Matteo e Luigi allargando lo scontro? Davvero pensano di poter bloccare Mattarella, Conte, Fico e i magistrati, tutti insieme? 

Bloccarli forse no. Ma metterli in imbarazzo, sì. Agli occhi dell’opinione pubblica (quel «papà» che fa tanto uomo comune) per alzare il tiro contro l’obiettivo di sempre l’Europa. Questa Europa che sulla vicenda dei migranti si è rivelata in verità di nuovo indifendibile. A parte i pochi gesti di solidarietà - fatti più che altro per compensare le durezze salviniane nei giorni della chiusura dei porti italiani - il famoso impegno sulla ripartizione dei migranti illegali fra tutti i Paesi europei è rimasto lettera morta. Nel caso attuale della Diciotti è successo di peggio. Questa volta infatti il No europeo non è stato rivolto a Salvini, ma all’Italia nelle vesti delle nostre massime autorità - il ministro degli Esteri Moavero, il premier e lo stesso presidente Mattarella. 

Salvini e Di Maio sanno tutto questo. I loro No parlano dell’Europa, ma servono soprattutto a esporre al pubblico la sconfitta diplomatica, la impotenza della più alte cariche dello Stato, la paralisi dell’Italia nel rapporto con questa Europa. orse finirà come sempre con una pecetta finale, una nuova polemica. Ma nel frattempo l’azione dei leader di Lega e M5S che sta umiliando 177 uomini e donne, è riuscita: a) a umiliare anche gli sforzi delle nostre istituzioni, b) a preparare il prossimo scontro con l’Europa, che è quello sulla prossima finanziaria, c) a collocare i due vicepremier, agli occhi degli elettori, come gli unici uomini di azione in un Paese con una classe dirigente piegata o corrotta. 

Fornendo contemporaneamente un’utile scusa a priori per eventuali sconfitte di questi stessi leader. 

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI