ebook di Fulvio Romano

lunedì 13 novembre 2017

Dalle funivie ai baristi tutti chiedono l’esenzione

LA STAMPA

Economia

L’assalto delle categorie

Dalle funivie ai baristi

tutti chiedono l’esenzione

I veri “usurati” già esclusi sino al 2026

È più faticoso fare l’addetto di una funivia, lavorando anche a 25/30 gradi sotto lo zero a 4 mila metri d’altezza, come segnalano i sindacati valdostani, oppure stare 10 ore in piedi al bancone di un bar, in sala o in cucina, come ricorda la Federazione italiana pubblici esercizi? Arrivati al momento delle scelte sono in tanti a proclamarsi, comprensibilmente, «usurati». E quindi a rivendicare l’esenzione dall’innalzamento a 67 anni dell’età della pensione. In realtà più che «usurati», categoria di lavoratori già definita per legge (vedere grafico sopra) e già immune sino al 2026 dagli adeguamenti automatici alle aspettative di vita, si parla di lavori «gravosi». Come quelli che il governo ha inserito l’anno passato tra i beneficiari dell’Ape social: 11 mestieri in tutto, dalle maestre d’asilo agli infermieri, da camionisti e macchinisti a edili e badanti.

Dopo il pressing dei sindacati il governo ha già accettato di allungare a 15 la lista di queste professioni, aggiungendo lavoratori marittimi, addetti alla pesca, braccianti agricoli e siderurgici. Ma «ancora non basta», come continueranno a ripetere sino all’ultimo minuto i sindacati. Secondo la Cgil andrebbe esentata circa la metà della platea che fra due anni maturerà i requisiti per la pensione (85mila persone su 170 mila), la Uil si ferma al 30%, ma «tutti i mestieri operai vanno tutelati». «Bisogna salvaguardare tutti i lavoratori dell’industria», ha spiegato nei giorni scorsi la leader della Fiom Francesca Re David. Coldiretti chiede che oltre ai braccianti lo stesso trattamento venga riservato anche ai lavoratori autonomi della terra. La Fisascat-Cisl sponsorizza le guardie giurate, la Fns Cisl vigili del fuoco e lavoratori dei penitenziari. Tutte e tre le sigle dell’agroindustria (Flai, Fat e Uila), dopo aver puntando i piedi per i braccianti minacciando lo sciopero, «segnalano» anche addetti ai mattatoi e forestali. Ma non è finita perché i medici addetti alle sale operatorie rivendicando «lo stesso trattamento riservato agli infermieri», poi ci sono le forze dell’ordine, da militari e poliziotti che fremono, e gli addetti ai traghetti, che a loro volta temono di non essere compresi tra i marittimi. 

Alla fine il governo farà le sue scelte, e per ragioni di bilancio e di immagine internazionale (perché non si può minare uno dei pilastri del nostro sistema previdenziale), non andrà oltre i 15-20mila esentati, il 10% circa della platea. Poca cosa davvero. Ed è evidente che quello che nelle scorse settimane veniva presentato come un tema centrale della prossima campagna elettorale, con tutto il Pd a premere sul governo per evitare la «fregatura» dei 67 anni, rischia di tradursi in un boomerang. Perchè saranno più gli scontenti che gli esentati e perché, come segnala Maurizio Sacconi con «la storia dei lavori gravosi, distinti in maniera nasometrica dagli usuranti, il governo si è infilato in un pasticcio divisivo. Continua solo a produrre deroghe che non riducono ma anzi esaltano l’insofferenza sociale – spiega l’ex ministro - e che al tempo stesso hanno già comportato spese per oltre 20 miliardi». [P. BAR.]

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