ebook di Fulvio Romano

venerdì 4 settembre 2015

L’urlo di quel corpicino commuove l’Europa

LA STAMPA

Esteri


La foto cambia la politica Ue sui rifugiati. Servirà a fermare la guerra?

Nei piccoli polmoni di Aylan, il bimbo annegato sulla spiaggia di Bodrum, non c’era nemmeno il soffio d’aria necessario a tenerlo in vita. Ma «l’urlo del suo corpo che giaceva a terra» come lo ha definito l’autrice della foto, è risuonato in tutto il mondo. 

Ci sono momenti che identifichiamo come punti di svolta, in cui la cronaca si fa storia. È presto per dire se le foto del piccolo avranno questo impatto sulla crisi dei migranti o se verranno metabolizzate nella banalità dell’orrore, come già avvenuto per l’Europa in molte altre tragedie, penultimo in ordine di tempo il conflitto dei Balcani, sull’uscio di casa. Di sicuro però, oltre a commuovere e cambiare la percezione di molti cittadini europei nei confronti dei rifugiati, quelle immagini hanno già avuto un impatto sulla politica di accoglienza dell’Unione. Dal cancelliere tedesco Angela Merkel al premier britannico David Cameron, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al primo ministro Matteo Renzi, tutti i leader ieri si sono sentiti interpellati da quel corpo abbandonato supino sulla battigia. Mentre i media globali con le loro prime pagine illuminavano la tragedia di Aylan - tre anni - e del suo fratellino Galip di cinque, internet attraverso centinaia di migliaia di messaggi, disegni, ricordi e riflessioni sui social network ne amplificava l’emozione. L’hashtag #Aylan ha scalato in fretta la classifica di Twitter, mentre su Facebook e Instagram si susseguivano nuove immagini, citazioni, commenti, disegni. Superato il tema se la foto dovesse essere pubblicata o meno, il punto è diventato «Che fare?» 

Del resto l’Independent, uno dei primi giornali a pubblicare la foto sul proprio sito l’altro ieri pomeriggio, se l’era chiesto subito: «Se quest’immagine di straordinaria potenza non cambierà l’approccio ai profughi, allora cosa potrà riuscire a farlo?» Nel Regno Unito oltre 130mila persone hanno firmato in poche ore una petizione online perché il paese offra asilo a un maggior numero di rifugiati. Così lo stesso Cameron, che solo mercoledì si era dimostrato inflessibile, attirandosi le critiche del Financial Times per il suo errore di calcolo, ieri è stato costretto ad ammettere di sentirsi «da padre profondamente scosso», e di essere pronto ad assumersi «le responsabilità morali» dell’emergenza in corso. Secondo quanto scrive il Guardian, nelle prossime ore il premier potrebbe annunciare un aumento nel numero di rifugiati che saranno accolti. 

Lo stesso si appresta a fare la Commissione europea dopo l’appello congiunto di Roma, Parigi e Berlino, preparandosi ad ospitare altre 120mila persone, il che - sommato alle 40mila proposte a maggio - porterebbe il totale a 160mila.

In modo indiretto sul tema è intervenuto anche il presidente Mattarella, che da Venezia ha affermato: «L’evidenza dei fatti e delle tragedie a cui si assiste ha una forza di persuasione molto alta». Sono immagini che stringono il cuore, gli ha fatto eco Matteo Renzi, sottolineando che «l’Europa non può perdere la faccia» e che - vista la dolorosa vicenda - l’Unione «non si può solo commuovere. Si deve muovere». Una linea su cui si è schierata anche l’alto rappresentante europeo per la politica estera Federica Mogherini, dichiarandosi «stufa dei politici che parlano di emozioni», invitandoli a «prendere le decisioni necessarie». 

Malgrado le autorità canadesi - che già una volta avevano rifiutato la richiesta di immigrazione - si siano dette disponibili a rivedere il caso di Abdullah Kurdi, il padre di Ayal e di Galip ieri ha fatto sapere di voler tornare a Kobane per seppellirli. È lì che in fondo tutto è cominciato. È lì che continua. 

Le immagini di Ayal forse ci renderanno più accoglienti e serviranno ad evitare il naufragio dell’umanità sulle coste della Turchia.

Ma quell’urlo non si spegnerà fino a quando non avremo il coraggio di agire davvero per fermare la guerra.

Massimo Russo