giovedì 3 settembre 2015

Ormea culpa (Gramellini)

LA STAMPA

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Ormea culpa

Siamo arrivati al punto di mettere mano al portafogli pur di non vedere in faccia quegli stessi profughi che in foto ci fanno tanta tenerezza. Succede a Ormea, civilissimo paese in provincia di Cuneo, dove i commercianti si dichiarano disposti a una colletta per dare a un albergatore i cinquantamila euro che altrimenti riceverebbe dallo Stato per ospitare trenta derelitti. Trattandosi di un altro passo, e neanche tanto piccolo, in direzione dell’abisso, non si può definirlo che inaccettabile. Però è abbastanza comprensibile. Trenta persone di un altro mondo trapiantate in blocco nel cuore di una comunità di millecinquecento anime provocano uno sconvolgimento di abitudini e danneggiano il turismo, principale fonte di sostentamento della zona. Accogliere chi scappa da guerra e fame resta fuori discussione (aiutarli a casa loro è un vasto programma e nel frattempo quale sarebbe l’alternativa, ucciderli tutti?). Ma non può neanche tradursi in un danno per gli «accoglienti». I quali non sono razzisti. Sono semplicemente gelosi del benessere raggiunto. 
La soluzione ideale non ce l’ha nessuno, però il buon senso suggerisce di attutire l’impatto di una migrazione inevitabile, diluendone il peso. Se invece di concentrare i profughi in un unico luogo, li si distribuisse su un territorio più vasto, si otterrebbe l’effetto immediato di ridurre l’allarme sociale e quello altrettanto importante di non considerare più i migranti come un esercito di invasori, ma come un insieme di individui. E si sa che la miseria di un gruppo spaventa, mentre quella di un singolo commuove.
Massimo Gramellini