giovedì 3 settembre 2015

Tagli, deficit e ritocco delle stime Così il governo farà tornare i conti

LA STAMPA

Economia


Previsti anche due miliardi di maggior gettito da evasione

Per quanto lo riguarda, il discorso è chiuso. Matteo Renzi promette il funerale dell’Imu (sulla prima casa) e della Tasi il 16 dicembre, ultimo giorno utile per saldare l’imposta dovuta quest’anno. «Ci siamo fatti un gran mazzo per trovare le coperture, figuriamoci se ci mettiamo a discutere con Bruxelles», dice il premier. La discussione, purtroppo, dovrà affrontarla eccome, perché i nuovi Trattati europei prevedono il vaglio preventivo di ciascun progetto di bilancio dei partner. Non solo: dal giudizio della Commissione sulla legge di Stabilità dipenderà il sì o no al margine di flessibilità di cui Renzi ha bisogno per coprire parte della manovra stessa. Il premier ha in testa un piano da circa 25 miliardi di euro, per ora solo dieci dei quali finanziati da tagli di spesa. Il resto, nelle sue intenzioni, dovrebbe essere in grandissima parte maggior deficit. Renzi ha quantificato pubblicamente quel margine in 16 miliardi, sostenendo di aver già avuto «il via libera». Agli occhi della Commissione ci sono almeno due ordini di problemi. Il primo è che dieci miliardi sono già impegnati per neutralizzare la clausola di salvaguardia europea che nel 2016 farebbe scattare aumenti di Iva e accise per sedici. Ma Renzi ha promesso molto di più del blocco di quegli aumenti: l’abolizione di Tasi, Imu sui terreni agricoli e sui cosiddetti macchinari «imbullonati», un pacchetto da altri cinque miliardi. L’esito della trattativa dipenderà molto dalle abilità diplomatiche del ministro Padoan, e da tre fattori: l’andamento della crescita, la stima di gettito da lotta all’evasione, la serietà dei tagli. Palazzo Chigi esclude di dover ricorrere a nuove tasse, come ad esempio - lo prevedono le ipotesi fatte dalla Ragioneria - un aumento dell’Imu sulle seconde case. 
Nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (arriverà attorno al 20 settembre) il governo dovrebbe rivedere al rialzo di almeno un paio di decimali le stime di crescita di quest’anno e del 2016, al momento cifrate in +0,7 e +1,4 per cento. Se migliorano le previsioni di Pil, significa che il governo conta anche in un aumento delle entrate. In quel documento il governo darà anche una stima aggiornata di quello che intende ottenere dalla lotta all’evasione, poiché nel frattempo il governo ha allargato le maglie dell’adesione volontaria al rientro dei capitali all’estero e chiuso quattro accordi di cooperazione con Monaco, Vaticano, Svizzera e Lichtenistein. Solo quest’ultima voce dovrebbe valere un paio di miliardi di euro. Se poi per Bruxelles non fosse ancora sufficiente, è probabile che a quel punto il governo aumenti la stima dei tagli oltre i dieci miliardi. Renzi sta preparando il terreno: annuncia un «tetto al numero di società locali nel territorio di una provincia», «un limite ai revisori contabili», la «centralizzazione delle spese informatiche», il taglio di alcuni enti inutili come quello per il microcredito, della cui abolizione si parla sin dai tempi del governo Monti. L’ente riceve cinque milioni di euro l’anno e paga all’ex ministro Udc Mario Baccini un compenso da presidente di 108mila euro l’anno. Il caso dell’Ente per il microcredito è solo uno dei tanti casi segnalati a Renzi dai due commissari alla spesa Yoram Gutgeld e Roberto Perotti. Il premier ha fra le mani diversi dossier che riguardano sia le società controllate dai ministeri, sia quelle degli enti locali. In alcuni casi sono emersi sprechi allucinanti, come quello delle ventimila poltrone occupate dai componenti di organi di vigilanza e collegi sindacale: capita spesso che nella stessa azienda ci siano entrambi. 
alessandro barbera