mercoledì 2 settembre 2015

L’industria del Nord guida la ripresa E le famiglie tornano a spendere

LA STAMPA

Economia


I tassi di interesse al minimo spingono gli acquisti di grandi elettrodomestici e mobili

Nel commercio 127 mila posti di lavoro in più grazie a assicurazioni, banche e turismo

A luglio la disoccupazione è scesa al 12%, con un calo netto di mezzo punto rispetto a giugno, ed in parallelo gli occupati sono aumentati di ben 235 mila unità. In forte aumento i contratti a tempo indeterminato spinti dagli incentivi del governo. In parallelo l’Istat ieri ha rivisto al rialzo da 0,2 a 0,3% le stime del prodotto interno lordo grazie alla ripresa dei consumi. In questo modo l’Italia quest’anno ha già acquisto una crescita dello 0,6% molto vicina alle stime del governo. Che non a caso festeggia. «Le riforme servono» sottolinea Renzi.

L’Italia riparte davvero? Certamente si tratta di segnali più positivi di quelli dei mesi passati.

L’industria infatti ha smesso di arretrare e finalmente tiene, l’export continua il suo buon trend, ed ora finalmente riprendono i consumi interni: le famiglie insomma tornano a spendere e questo non solo corrobora l’economia del Paese, col Pil che nel secondo trimestre cresce alla stessa velocità della media europea, cosa che non accadeva da anni, ma la ripresa inizia ad avere riflessi significativi anche sull’occupazione. Che aumenta sia in termini di quantità ma pure in termini di qualità, come spiega Paolo Mameli, senior economist di Intesa Sanpaolo, con un forte balzo dei contratti a tempo indeterminato e full time. I dati diffusi ieri dall’Istat, quelli sulla ricchezza nazionale e quelli sul lavoro, che fanno il paio con calo della cassa integrazione e l’aumento degli indici di fiducia - come segnala il ministro del Lavoro Giuliano Poletti - ci dicono che il Paese sta davvero ripartendo. I tanti indicatori non possono essere direttamente raffrontati, ma messi tutti in fila ci mostrano un quadro che inizia ad essere davvero positivo. 

L’industria che riparte

L’industria inizia a tirare e soprattutto al Nord segna un +1,3% degli occupati nel secondo trimestre del 2015, ovvero 38 mila posti in più. Mentre flette ancora nelle altre aree. Ma in questo modo nell’industria in senso stretto, dopo tre trimestri di crescita e la diminuzione nel primo trimestre 2015, l’occupazione rimane nel complesso sostanzialmente stabile. Nelle costruzioni, dopo 19 trimestri di calo ininterrotto, gli occupati tornano finalmente a salire del 2,3% (+34 mila), in questo caso però soltanto al Nord e nel Mezzogiorno. A fare la parte del leone in questa fase, però, è soprattutto il commercio.

Bene i consumi

La spesa delle famiglie italiane, nel secondo trimestre del 2015, ha registrato una crescita annua finalmente significativa: +0,8%. In particolare gli acquisti dei beni durevoli, ovvero automobili, grandi elettrodomestici, mobili, che più delle altre voci di spesa beneficiano dei bassi livelli dei tassi di interesse sono aumentati del 9,2%. In pratica per entrambi questi due indici si tratta di rialzi record dal 2009 a oggi. «A trainare il rafforzamento della ripresa è soprattutto il ritorno della spesa delle famiglie - commenta Confesercenti -. Una conferma delle necessità di puntare sul mercato interno per rendere più forte il ritorno alla crescita, anche nell’ambito del piano di choc fiscale che il governo ha annunciato».

Effetto Melfi

L’auto fa la parte del leone, oltre a spingere da mesi il nostro export (il famoso «effetto Melfi»), e a sostenere una delle nostre filiere industriali più importanti, fa segnare una ripresa notevole: +23% degli investimenti. Col +10,5% delle immatricolazioni che si è registrato ad agosto il Centro studi Promotor prevede che il 2015 chiuda a quota un milione e 560 mila: certo siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi, ma rispetto al 2014 l’incremento è del 15%.

Le famiglie che ritrovano in qualche modo fiducia e tornano a spendere e, soprattutto a investire, spingono l’occupazione soprattutto nel comparto del terziario che nel secondo trimestre dell’anno guadagna 127 mila occupati in più su un totale di 180 mila nuovi posti, soprattutto al Centro e al Sud. I settori più vitali si dimostrano quelli del credito e delle assicurazioni, alberghi e ristoranti, i servizi alle imprese e alle famiglie. Solo a luglio, segnala il presidente dell’Assosom, l’associazione delle agenzie per il lavoro, Rosario Rasizza, c’è stato un balzo del 20% dei contratti di lavoro interinale: +23% nell’hotellerie, settore che gode anche del picco di attività portato dall’Expo, +100% nell’agricoltura e +21,6% nell’industria.

Tira il Nord-Ovest

L’impatto sulla disoccupazione è evidente: l’indice a luglio è sceso al 12% mentre nel secondo trimestre ha toccato il 12,1%, soprattutto per effetto del recupero del Nord-Ovest che scende dal 9,1 all’8,6% (col Piemonte che passa dall’11,3 al 10,2). Il Centro invece passa dal 10,6 al 10,7 (ed il Lazio aumenta di un punto al 12,7%), mentre il Mezzogiorno resta inchiodato al 20,2%. Con Campania e Sicilia ferme rispettivamente al 20,3 e al 22,3%, la Puglia che passa dal 21,3 al 20,3, la Basilicata che scende al 13,8% e la Calabria che tocca il 25,2%. Certo ci restano ancora 3 milioni di disoccupati, ma a questo punto la discesa sembra proprio iniziata.

Paolo Baroni


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