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sabato 7 giugno 2014

Vodafone: è l'Italia il paese più spione d'Europa

LA STAMPA

Prima Pagina

Rapporto Vodafone

È l’Italia

il Paese

più “spione”

d’Europa

La Vodafone, svela in un suo rapporto, nel 2013 ha ricevuto 605.601 richieste di accesso ai suoi tabulati telefonici da parte delle autorità giudiziarie italiane. Un record, tra i 29 Paesi serviti dall’azienda britannica. La Francia ne ha chiesti tre, il Belgio due. Tante anche le richieste di intercettazioni: 140.557 nel 2012, contro, ad esempio, le 2760 della Gran Bretagna.


“Telefoni, dai governi controlli diretti”

Il documento di Vodafone: in Italia boom di verifiche, ma solo su richiesta della magistratura

La coincidenza, se davvero è solo una coincidenza, è quanto meno curiosa. Un anno fa – grazie alla talpa Snowden e al giornale Guardian – gli americani scoprivano che il grande fratello non è solo un libro e un format tv. E che le loro vite digitali sono ben monitorate dall’Nsa, l’agenzia di sicurezza nazionale. Sono passati dodici mesi di dibattito globale e, ieri, anche a noi italiani è toccata una sorpresa. È tutta in un numero: 605.601. In un anno, nel 2013, le autorità italiane hanno chiesto 605.601 volte a Vodafone di avere accesso ai tabulati dei suoi utenti. Più di qualunque dei 29 Paesi serviti dall’azienda britannica. A una media di 1.659 richieste al giorno, compresi festivi.

E il record è pure provvisorio, perché riguarda solo uno dei quattro principali gestori italiani. In proiezione, contando anche gli altri, si può immaginare una cifra tre volte superiore.

La notizia arriva da un rapporto proprio di Vodafone, che ha svelato i dettagli sulle attività di sorveglianza telefonica negli Stati raggiunti dalle sue reti. Nelle pagine dedicate all’Italia scopriamo anche il numero di intercettazioni telefoniche condotte nel nostro Paese: ben 140.557. Questo dato si riferisce però al 2012, riunisce tutti gli operatori e – in realtà – era già pubblico: Vodafone l’ha pescato da una relazione del Ministero della Giustizia.

Così, a far discutere sono soprattutto loro: i “metadati”. Quelli al centro dello scandalo “datagate” di Snowden, le tracce lasciate sui tabulati da ogni nostra chiamata o sms. Numeri, date, minuti di conversazione, localizzazione di chi chiacchiera. Non i contenuti delle telefonate (o sarebbero intercettazioni), ma comunque dati sensibili e privati.

La buona notizia è che avviene tutto alla luce del sole, anzi della legge. Per sbirciare nei tabulati, le autorità devono muovere una richiesta formale e serve sempre l’ok di un giudice. Le informazioni devono essere utili per un’indagine in corso e – almeno a quanto ne sappiamo oggi – non vengono raccolte “a tappeto”.

Certo è che oltre 600 mila richieste, per un operatore che in Italia ha circa 30 milioni di schede “sim” attive, sono un bel numero. Gli esperti spiegano: fare confronti con gli altri Paesi è fuorviante, perché ogni nazione ha leggi e procedure diverse. Ma tra gli oltre 600 mila tabulati richiesti dai pm italiani e i tre della Francia o i due del Belgio passa comunque una differenza abissale. Che salta all’occhio.

Tra quelli serviti da Vodafone, l’unico Paese che si avvicina è la Tanzania, ma siamo ancora lontani: 98.765 richieste di metadati. Numeri elevati anche per la Spagna – 48.679 – e per Malta, che ha una popolazione di soli 420 mila abitanti ma ben 3.773 domande all’attivo.

Peggio va nei Paesi che possono invece saltare il passaggio della richiesta formale. È l’altra grande rivelazione fatta ieri da Vodafone: in circa sei di quelle 29 nazioni esistono cavi segreti, per ascoltare le telefonate dei cittadini in modo diretto. Senza bisogno di permessi. Una forma di intercettazione continua e, quella sì, a tappeto.

In quali Paesi corrano questi cavi non è dato sapere, perché sul punto l’azienda – per evitare ritorsioni ai dipendenti – ha deciso di mantenere il segreto. Ma restringere il campo non è difficile. In nove dei 29 Stati serviti da Vodafone è vietato rivelare qualunque informazione sulle intercettazioni. Questi Paesi sono Albania, Egitto, Ungheria, India, Malta, Qatar, Romania, Sudafrica e Turchia.

stefano rizzato


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