ebook di Fulvio Romano

domenica 9 agosto 2015

Quel milione di cinghiali che sta conquistando l’Italia

LA STAMPA

Italia


Il Wwf: serve una banca dati. Gli agricoltori: bisogna abbatterli

Non si riesce a contarli, potrebbero essere seicentomila o un milione. Sono i cinghiali (Sus scrofa) che popolano i boschi e da qualche anno anche le zone rurali, avvicinandosi sempre di più alle città e alle case. «Un censimento è difficile. Qui nelle Marche sono circa trentamila, se facciamo una media per tutte le regioni d’Italia il conto è fatto. Pericolosi? Se sono femmine con i cuccioli sì, altrimenti, come tutti gli animali selvatici, alla vista dell’uomo fuggono». Franco Ferroni è responsabile Wwf del settore agricoltura e biodiveristà. «Non esiste - dice - una banca dati dei danni procurati dai cinghiali e manca un coordinamento generale: ogni regione fa da sè».

I nuovi arrivi

I cinghiali fino agli Anni Sessanta non erano un problema, poi sono stati introdotti (per la caccia) esemplari dai Carpazi, più resistenti e prolifici dei nostrani, ma, spiega Ferroni - non ci sono specie diverse, sono tutti «sus scrofa» solo che quelli «stranieri» ingrassano di più. «L’introduzione di capi dall’estero ha provocato un aumento esponenziale della popolazione - aggiunge Piero Genovesi, esperto dell’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del ministero dell’Ambiente -. Gli attacchi sono rari e dopo il ferimento degli animali durante la caccia: mai come quello in Sicilia. Certo il numero dei cinghiali si può ridurre con l’attività venatoria, ma spesso i cacciatori non ne uccidono il numero stabilito, per averne poi l’anno successivo. Le linee guida per contenere il numero ci sono, dovrebbero essere applicate: dove si interviene il problema è sotto controllo».

Non la pensano così gli agricoltori, che da anni chiedono interventi per limitare i danni alle colture: i cinghiali sono onnivori e mangiano mais, patate e tutto quello che trovano. Qualche numero: in Piemonte dal 2002 al 2013 sono stati spesi quasi sei milioni di euro per rifondere dei danni provocati dai cinghiali. «La soluzione non può essere solo la caccia, i cinghiali sono troppi. In natura - dice ancora Ferroni - l’unico loro predatore è il lupo, e ne abbiamo solo un migliaio in Italia: pochi per una preda che in un anno può raddoppiare di numero e forse triplicare. Bisogna autorizzare gli agricoltori a installare recinti di cattura e a commercializzare la carne di cinghiale».

«Il problema è di sicurezza, i cinghiali hanno anche causato incidenti stradali mortali», sottolinea Michele Mellano, direttore della Coldiretti piemontese. Spiega: «Il controllo o venatorio non basta più: serve un intervento immediato. Ora si parla del problema perché c’è stata una vittima, non vorremmo che tutto venisse presto dimenticato».

La caccia

Chi si vuole affidarsi solo alle doppiette è Roberto Barbero della Confederazione italiana agricoltori: «Solo così si contiene la specie, come per i lupi che attaccano in montagna i margari e le pecore. Chiediamo che si riapra la caccia al lupo, ai cinghiali e agli ungulati: creano danni insostenibili». In difesa dei cinghiali l’Enpa: «Solidarietà ai familiari della vittima, ma vent’anni di abbattimenti non sono serviti. Si devono fermare i ripopolamenti venatori».

antonella mariotti