lunedì 31 agosto 2015

Oliver Sacks il neurologo felice

LA STAMPA

Cultura


Scienziato e scrittore dotato di eleganza e humour

è morto a New York a 82 anni. Ha raccontato

i casi clinici e le proprie sperimentazioni con l’Lsd

Scrittore di fama mondiale, Oliver Sacks è morto ieri a 82 anni in un ospedale di New York. Non è una fine inattesa. Dal 19 dicembre 2005, quando gli fu diagnosticato un melanoma all’occhio destro, Sacks ci ha preparati trasformando il suo caso clinico in racconto. L’aveva fatto con le vicende di tanti pazienti che curava come neurologo, e l’aveva fatto per sé quando, dopo una caduta in montagna, aveva voluto esplorare l’inquietante patologia dell’arto fantasma: una gamba amputata (per fortuna l’incidente non fu così grave) continua a far male perché la sua rappresentazione cerebrale rimane intatta, con annesse terminazioni nervose dell’arto. 

Ma il tumore all’occhio, la malattia che con le metastasi al fegato lo avrebbe portato alla fine, era stato un colpo troppo forte. Difficile esorcizzarlo subito con la letteratura. All’inizio Sacks si limitò a un diario, una cronaca sempre provvisoria della patologia e delle cure. Nel 2007 perse la visione binoculare. Allora il mondo appiattito riuscì a diventare racconto. Accadde quando scoprì che la perdita gli aveva portato anche un dono: una sorta di visione in differita; per un bizzarro fenomeno di rallentamento neurologico poteva vedere il passato prossimo, un gesto già concluso per lui era ancora presente. Di pochi mesi fa sono l’annuncio dell’addio imminente, una autobiografia scritta alla svelta (In movimento, uscirà in Italia per Adelphi a metà ottobre) la storia di una omosessualità per trent’anni nascosta. 

La festa del bismuto

Nato a Londra il 9 luglio 1933 in una famiglia ebraica affollata come una tribù, Sacks fu un bambino curioso e lo era ancora a 82 anni. Uno zio chimico, fabbricante di lampadine a incandescenza, lo affascinò mostrandogli un lingotto di tungsteno, il metallo pesantissimo e resistente al calore usato per fare i filamenti delle lampadine. Zio Tungsteno, edito in Italia da Adelphi come tutti gli altri suoi libri, è la storia di una infanzia insieme magica e razionale all’insegna della chimica. 

Sotto l’imprinting di Zio Tungsteno, Sacks associava i compleanni al numero atomico degli elementi, che va da 1 per l’idrogeno a 92 per l’uranio (ma con i transuranici creati artificialmente siamo arrivati a 118). Ne teneva piccoli campioni sulla scrivania: i 79 anni sono d’oro, gli 80 di mercurio, gli 81 di tallio, gli 82 di piombo. Gli 83 sarebbero stati la festa del bismuto. Una Tavola di Mendeleev anagrafica, come quella di Primo Levi fu una metafora esistenziale. 

I genitori erano medici (la madre, sedicesima di diciotto figli, fu una delle prime donne chirurgo del Regno Unito). Lui da piccolo avrebbe voluto essere chimico e da vecchio fisico. Divenne medico contro voglia ma poi fu un neurologo felice. Esplorare il cervello è difficile, significa orientarsi tra 100 miliardi di neuroni e un milione di miliardi di connessioni. Oggi ci sono tecniche per guardarci dentro: la risonanza magnetica funzionale, la tomografia a emissione di positroni. Ma fino a pochi anni fa l’unico modo per capire che cosa fa questa o quella parte del cervello era studiarne speciali patologie. Sacks soffriva di prosopagnosia, la difficoltà a riconoscere i volti: la descrisse con il suo humour sottile raccontando di quando dovette incontrare per la prima volta un paziente con la stessa malattia. 

Da Londra agli Stati Uniti

Su una gamba sola nasce dall’incidente alpinistico. Straordinarie panoramiche di casi clinici sublimati in narrazioni asciutte ed eleganti sono libri come Risvegli, storia di come curò un gruppo di sopravvissuti all’encefalite letargica che poi divenne anche un film, Un antropologo su Marte L’uomo che scambiò sua moglie per un cappelloL’isola dei senza coloreEmicraniaMusicofiliaVedere vociL’occhio della mente. E quando non gli bastava la casistica incontrata come docente di neurologia all’Università della California o alla Columbia University (negli Anni 60 si trasferì in Canada e poi negli Stati Uniti), sperimentava su di sé: Allucinazioni è il risultato dell’assunzione di anfetamine e altre droghe a scopo, per così dire, scientifico-letterario, Diario di Oaxaca narra un viaggio in Messico con un gruppo di appassionati di felci, la sua grande passione, dove esalta l’aspetto dilettantistico e disinteressato che dovrebbe guidare ogni ricerca. 

La vecchiaia come svago

Risvegli, uscito nel 1973, diede a Sacks fama mondiale di neurologo ma ancora più di scrittore e divulgatore di alta classe. I libri successivi la confermarono e rinforzarono. Molti colleghi neuroscienziati non hanno perdonato questo successo e hanno liquidato il lavoro scientifico di Sacks come superficiale e privo di dati quantitativi. Qualcuno lo definì «l’uomo che confuse i suoi pazienti con la carriera letteraria», altri sentendo il suo nome domandano maliziosamente quali siano le sue pubblicazioni scientifiche davvero memorabili. Miserie umane che non lo intaccavano. 

Afflitto da timidezza patologica, una vita solitaria, Sacks cercava nella vecchiaia forza e serenità. «Mio padre, che è vissuto fino a 94 anni - scriveva sul New York Times nell’estate del 2013 - diceva spesso che il decennio tra gli ottanta e i novanta era stato tra i più piacevoli della sua vita. Percepiva, come sto incominciando a percepire io, non una diminuzione, ma un ampliamento della vita mentale e della prospettiva. (…) Riesco a immaginare, a sentire nelle ossa cos’è un secolo, e a sessant’anni non ne ero in grado. Non penso alla vecchiaia come a un momento sempre più lugubre ma come a un tempo di svago e di libertà». 

Papà Sacks avrebbe potuto festeggiare l’anno del plutonio, l’elemento transuranico numero 94. Certo a Oliver è dispiaciuto fermarsi sulla soglia del bismuto.

Piero Bianucci