ebook di Fulvio Romano

giovedì 27 agosto 2015

Il grande ritorno del lupo aumentano gli esemplari e i pastori hanno paura

LA STAMPA

Cronaca di Torino

L’avanzata del predatore cambia le abitudini dei margari


«Fratello lupo» è tornato ad ululare sulle Alpi Torinesi. Gli avvistamenti e gli attacchi alle greggi si moltiplicano e, la rivista specializzata «Science» stima una crescita dell’11% l’anno. Sarà anche per questo che, in alcune località di montagna, qualcuno se l’è trovato, affamato, sulla porta di casa. «Può accadere ma, attenzione, non esageriamo» – avverte Francesca Marucco, ritenuta tra i maggiori esperti internazionali del lupo e coordinatrice scientifica di Life Wolfalps, il progetto che sta studiando questi animali sull’intero arco alpino. Spiega: «Solo nel 15% degli avvistamenti si tratta di veri lupi che, ovviamente restano molto distanti dalle città, anche se qualcuno li confonde con i “cugini”, i cani lupo cecoslovacchi. Inoltre non dimentichiamo che il lupo è un animale protetto e non attacca l’uomo». 

Le statistiche

Gli ultimi dati sulla presenza del lupo risalgono al 2012. Sulle vette e nei boschi della catena alpina gli esperti hanno censito 35 branchi. «Di questi 16 sono in Piemonte e cinque sono stati individuati sulle Alpi che fanno da corona al Torinese – specifica Nadia Faure, responsabile della comunicazione Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Cozie -. Poi il monitoraggio si è interrotto ed è ripreso lo scorso novembre. Tra poco più di un mese saranno disponibili i nuovi numeri». Che forniranno un quadro preciso sulla presenza del formidabile predatore. «Da una prima analisi emerge una lieve crescita della popolazione – anticipa la Marucco – ma è un processo lento, e non è così semplice censire gli esemplari che si muovono in branchi composti da 4 o 5 elementi». Quindi avrebbero trovato l’habitat ideale una trentina di lupi in Valle di Susa, poi in Val di Lanzo, Val Cenischia e Val Germanasca. Avverte Aldo Falchero, il presidente provinciale di Federcaccia.

«Sono molti di più»

«Solo negli ultimi anni sono stati recuperati più di 50 lupi morti o feriti - aggiunge - e nessuno mi venga a dire che non è vero». Si sfoga: «Una volta nei boschi della valle di Susa censivamo 2 mila caprioli, quest’anno siamo scesi a 500 proprio perché vengono sbranati dai lupi». Poi Falchero lancia una proposta provocatoria: «Facciamo che ogni dieci carcasse di capriolo ritrovate, si possa abbattere un lupo. Altrimenti tra un po’ scomparirà la fauna alpina e sarà troppo tardi». Qualche allevatore ha rinunciato anche a salire sui pascoli per paura di ritrovarsi con le greggi decimate. «L’allarme lupo è esploso negli ultimi due anni – riflette Fabrizio Galliati, il responsabile di Coldiretti Torino – perché la presenza dei branchi è stata rilevata a quote molto più basse, dove prima non c’era. Certo, esistono i recinti elettrificati e i cani da guardia addestrati, ma fermare i lupi non è così facile». 

Il timore dei pastori

La paura dei pastori la conosce bene Giorgio Ferrero, l’assessore all’Agricoltura della Regione: «La presenza del lupo ha costretto i margari a cambiare il metodo tradizionale di pastorizia, bovini e ovini non possono più essere lasciati liberi sui pascoli». In Piemonte, nel 2014, si sono registrati ben 164 «eventi predatori» (61 sono stati respinti) per un totale di 240 capi uccisi. Sono stati risarciti 103 imprenditori agricoli per un danno che sfiora i 40 mila euro. A maggio la Regione ha approvato il piano per il sostegno dei costi per la difesa del bestiame dalle predazioni stanziando 287 mila euro. 

Gianni giacomino