venerdì 29 maggio 2015

Barcellona. Ada Colau: basta sfratti e turismo selvaggio

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Esteri

Basta sfratti e turismo selvaggio

Podemos smonta il modello Barcellona

Ada Colau, il nuovo sindaco eletto con una lista civica, non ha ancora la maggioranza

ma ha già fissato l’agenda. E i fondi per la Formula 1 finiscono alle mense scolastiche

Ada, la paladina anti sfratto, qualcuno vorrebbe sfrattarla: «Con i soldi dati alla Formula 1 il Comune pagherà le rette delle mense ai bambini che non possono permetterselo». Le trattative per l’insediamento sono in corso e non sono facilissime: ma nel frattempo la Colau, che ha vinto le elezioni con la coalizione delle sinistre (Podemos incluso) e cerca alleati che la sostengano, mette in discussione il modello Barcellona, basato, tra l’altro, su turismo e grandi eventi, dalle Olimpiadi del ’92 in poi. La lista degli impauriti è già lunga: albergatori, ristoratori, tassisti, noleggiatori. Nel mirino della nuova coalizione ci sono una serie di investimenti presenti e futuri. Qualcuno ha messo in dubbio anche il contratto con il Mwc, congresso mondiale del mobile (nel senso di telefono), evento planetario che porta in Catalogna 90 mila persone per una settimana. Poi, però, ieri è arrivata la rassicurazione: Colau manterrà gli impegni presi e l’evento resterà qui fino al 2023.

Cambio di rotta

Il nodo vero sono i turisti. Sul programma di «Barcelona en Comú», d’altronde è scritto chiaro: stop a nuove licenze e hotel. Il motivo è chiaro: la capitale catalana guadagna, ma al contempo soffre delle conseguenze del successo. Alla Barceloneta, ad esempio, sono esausti.

Quello che era un affascinante (e pericoloso) dedalo di strade accanto al mare, si è popolato di orde di giovanissimi di tutto il mondo che vagano in costume, talvolta persino senza (era un italiano e la sua foto fece scandalo). Colpa degli stranieri? «No, dei proprietari che affittano di tutto, pure stanze di 4 metri quadri», dice Marta Clot, che al balcone ha messo uno striscione per chiedere «un quartiere degno». Ora lo hanno chiesto ad Ada, che qui ha stravinto le elezioni di domenica. Marea di voti, per gli stessi motivi, anche al Barrio Gotico, nel centro.

Progetti cancellati

Ufficialmente gli albergatori, quelli regolari, non si lamentano, ma rappresentando il 18 per cento della ricchezza della città faranno sentire la loro voce. Il proprietario di uno dei più famosi ristoranti della città, senza voler essere citato, trema: «Per l’80% la nostra è una clientela di turisti, d’estate anche di più. Siamo spaventati». I progetti, anche quelli avviati, tornano nei cassetti: è il caso del grattacielo della Deutsche Bank che avrebbe dovuto ospitare un albergo cinque stelle, all’incrocio tra il passeig de Gracia e la Diagonal. Visti i risultati delle comunali, resterà un progetto.

Il Gran Premio del 2016 è ancora in calendario, ma Ada non lo finanzierà: «Non siamo contro nessuno, ma quei quattro milioni e mezzo li useremo per le mense». In questi Barcellona è invasa dal popolo del Primavera Sound, un enorme festival di musica che coinvolge tutta la città, fra poco comincerà la fashion week e del design. «L’atmosfera è bella - spiegano i fedelissimi di Ada - ma vorremmo che ne beneficiassero tutti».

In queste ore, però, la vera preoccupazione della coalizione En Comú è dirimere la vicenda istituzionale, ovvero far sì che la Colau possa diventare sindaco, non avendo la maggioranza assoluta. L’attuale primo cittadino, Xavier Trias, dopo aver fatto i complimenti all’avversaria domenica notte, ha lanciato messaggi ambigui: «Il sindaco potrei essere ancora io». All’ora di pranzo i due si sono incontrati, colloquio cordiale, ma che ha generato ulteriori complicazioni: «Mi ha garantito che governerò io», ha detto la Colau. «Non le ho detto così», ha precisato Trias.

francesco olivo


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