ebook di Fulvio Romano

venerdì 17 gennaio 2014

Cuneo e Imperia: gli scherzi di un clima rovesciato...!

È da un po’ che ce ne accorgiamo: il clima del ponente ligure e del Cuneese sembra da un po’ di anni aver scambiato i rispettivi ruoli. Alla fine degli Anni ’70 l’imperiese soffriva da molti anni un lungo periodo di siccità che aveva fatto sparire rii e torrentelli che un tempo costellavano l’entroterra. L’emergenza idrica appariva allora drammatica. Negli stessi anni il Basso Piemonte godeva di piogge abbondanti (a volte troppo) sia primaverili che autunnali e la neve era protagonista degli inverni cuneesi. La differenza climatica tra le tremila ore di sole di Imperia e Sanremo e le temperature temperate rivierasche in quegli anni di "piccola glaciazione" era evidente. Poi le cose sono lentamente cambiate. Il riscaldamento del periodo 1990-2008 ha fatto sì che le estati cuneesi diventassero sì più calde ma rimanessero anche più secche di quanto stesse avvenendo in Riviera, mentre le piogge cominciarono ad aumentare sulla costa ad un ritmo sempre più serrato, con evidenti problemi di tenuta del territorio. Noti gli esempi degli ultimi anni, quando le precipitazioni della costa tra Ventimiglia e Savona sono aumentate esponenzialmente tanto da superare abbondantemente le piogge annuali del Cuneese (circa anche 1500 mm contro il migliaio del Cuneese)... 
Il fatto è che da un po’ di tempo sempre più spesso e volentieri le perturbazioni scelgono la comoda strada marittima per affacciarsi dall’Atlantico sino a noi. Il che comporta che la Granda sia al riparo dal grosso dell’acqua, mentre la costa ligure tutta (specie quella di ponente come quella di Levante) siano invece esposte al flusso umido e perturbato da Ovest. Al contrario, la presenza ossessiva degli anticicloni africani sulle nostre estati ha fatto sì che la bella stagione, un tempo temperata e secca sulla costa, diventasse invece estrema ed umida, mentre le estati cuneesi rimanevano temperate e godibili, pur nel calore diffuso.
Le conseguenze sono state drammatiche per un territorio già violentato dalla cupidigia cieca di amministratori ed abitanti che pur di costruire qualche appartamento da mettere a frutto hanno cementificato tutta la costa ed ormai anche la prima fascia dell’entroterra. Piene ed allagamenti di torrenti che si credevano ormai prosciugati (vedi il rio Bodo di San Lorenzo al mare) , frane a ripetizione con danni a volte irreversibili del patrimonio viario dell’entroterra, depressione del turismo ormai cambiato ed alla ricerca di siti se non incontaminati perlomeno non abusati. 
D’altronde la storia curiosamente ci insegna che sovente, molto spesso, le crisi climatiche accompagnano (favoriscono?) le crisi più generali: etiche, sociali, economiche...!
romano.fulvio@libero.it