ebook di Fulvio Romano

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lunedì 1 dicembre 2014

Santa Bibiana, quaranta dì e ’na smana... Folklore Meteo del 2 dicembre.


Folklore Meteo: 2 dicembre, è il giorno di santa Bibiana...

Giorno di marca per eccellenza, il 2 dicembre, santa Bibiana, è la porta aruspicale dell'inverno. Nel senso che dal tempo che fa in questo dì potremo ricavare, secondo la saggezza popolare, utili indicazioni sul clima che accompagnerà il nostro inverno...
Poche note sulla santa cui è dedicata la data. Bibiana ( o Viviana) è figura troppo leggendaria o inventata per essere presa storicamente sul serio... Sarebbe vissuta nel IV secolo e martirizzata ai tempi di Giuliano l'Apostata, ma tutte le notizie che abbiamo irsalgono ad una fantasiosa Vita Bibianae dell'VIII secolo...
Più interessante la sua valenza nel campo della meteorologia popolare, perché i detti relativi a Bibiana li ritroviamo dalla Spagna alla Francia, dal Piemonte alla Sicilia.

Il più noto di questi detti, recita come ben sappiamo che il tempo che fa il 2 di dicembre lo ritroveremo tale e quale per ben quaranta giorni e una settimana... Ad esempio:

Santa Bibiana, quaranta jorna e na simana (Sicilia)
Santa Bibian-a, quaranta dì e na sman-a (Piemonte)

Variante in val d'Aosta dove si puntualizza che la predizione varrebbe per il tempo brutto:

Brut a Senta Bibiana, caranta djor é na sè- nona (valle d'Aosta)

Oppure nelle valli occitane, dove si sottolinea che due giorni dopo, santa Barbara, il vaticinio potrebbe essere capovolto a seconda del tempo che farà il 4 di dicembre... Quindi, attenti, non tutto è ancora sicuro al due del mese...:

Santo Bibiano coumando quaranto journ e na smano se Barbaro i pìo nen lou pounch. (Val Mairo)
(Santa Bibiana (2 dicembre) comanda quaranta giorni e una settimana se Santa Barbara (4 dicembre) non le prende il punto)

In Francia invece si preferisce che il vaticinio valga solo in caso di tempo chiaro...:

Temps clair à la Sainte-Viviane, temps clair pendant quarante jours et une semane.

Dove per tempo chiaro possiamo intendere il cielo sereno, ma anche (suggeriamo) la presenza della luna piena..

In Spagna, dove la pioggia è sempre importante, il detto viene così declinato:

En lloviendo el día de S. Bibiana llueva cuarenta días y una semana.

Specificando poi che la predizione vale solo dopo un autunno secco:

Si después de otoño seco, llueve por Santa Bibiana; entonces llueve un mes y una semana (Madrid)

lunedì 10 dicembre 2012

Folklore Meteo. 10 dicembre, sant'Eulalia, la neve nel letto...

Il 10 dicembre è il giorno di Eulalia, martire cristiana di Mèrida, in Estremadura, e santa molto venerata in Spagna, anche in Francia, meno conosciuta in Italia e a volte confusa con altre Eulalia (anzitutto quella di Barcellona, venerata il 12 febbraio)  ed una di Asti, del 12 dicembre.
La santa (sia quella di Mérida che quella catalana) era, secondo la tradizione, una bambina di 12 anni che, per aver manifestato il suo credo ai tempi di Diocleziano, sarebbe stata martirizzata tra le più efferate torture ... Ben tredici secondo la tradizione.
Interessante che il primo testo di lingua d'oil in Francia (da cui deriverà poi la moderna lingua francese) sia proprio una "sequenza", una cantilena dedicata alla "pulcella" Eulalia .
Interessante anche la presenza della santa bambina in molti detti di vari paesi, dalla Spagna, alla Francia, al Veneto e al Piemonte. Detti che naturalmente sottolineano la posizione calendariale di questo antico giorno di marca.

In Piemonte:
Santa Eulalìa 'l freid la porta via
Cui corrisponde:
Santa Eulalìa el fredo la porta via (Veneto)

Nella Francia del Nord il bel tempo del 10 dicembre promette una buona raccolta di mele e pere:
Si le soleil luit à la Sainte Eulalie, pommes et poire à la folie

Mentre in Castiglia è ancora il freddo ad essere protagonista, con la neve che arriva fin dentro il letto...:
Por Santa Eulalia, nieve hasta en la cama. (Castilla)

Nelle foto:
il testo della cantilena di sant'Eulalia
il quadro preraffaellita di John William Waterhouse dedicato al martirio della santa (1885) con la neve e le colombe che, secondo la tradizione avrebbero preso il volo con la sua morte...







martedì 4 dicembre 2012

Folklore Meteo. 4 Dicembre. il grano e il carnevale di Santa Barbara...

Santa Barbara, 4 dicembre. nota per i suoi patronati (minatori, pompieri etc.)  martirizzata nel III secolo dal padre pagano, che la decapita e viene subito punito da un fulmine che lo incenerisce (da cui il legame di Barbara col fulmine, col fuoco etc.), rappresenta il prototipo della santa vergine torturata con efferratezza prima dell'esecuzione finale... Così viene raffigurata con la torre (in cui il padre l'aveva rinchiusa), con le penne di pavone (con cui fu fustigata), con la colonna cui fu legata... come avviene per molte altre sante...
La tradizione popolare ha memoria di Barbara in una serie di detti che ritroviamo sia in Francia che in Provenza-Occitania così come in molte regioni italiane.

Molto noto quello  piemontese che lega insieme a Barbara san Simone , probabilmente per ragioni di rima:

Santa Barbara e san Simôn vardemme da la losna e dal trôn

e cioé preservatemi dal fulmine e dal tuono...

Detto che ritroviamo tale e quale in Istria:

Santa Barbara e san Simòn, dalibarinde da stu ton, dalibarinde da sta saita, santa Barbara banadita.

A sua volta un proverbio pugliese avverte che

Si a Sande Barbere chjove assà, n'alte e quarnde dì a da chendà

Se per Santa Barbara piove tanto, durerà altri quaranta giorni.

Ma non basta. In realtà santa Barbara ha radici ancora più profonde di quelle rivelate da questi detti popolari. Infatti in Provenza ed Occitania il 4 dicembre vi era la tradizione del grano. e cioè di far germinare dei chicchi di grano o di lenticchie in alcune coppelle, per farle germinare entro Natale e per trarne auspici per le prossime messi.

Una tradizione che è ancora viva in Siria e Libano, come descrive Vikipedia, che spiega a che come in questi paesi nella notte tra il 3 e il 4 vi sia una vera e propri questua dei bambini e una mascherata simile a quelle carnevalesche europee:


Tradition Syrienne et Libanaise
Le 4 décembre, en Syrie et au Liban, on commémore la fuite de Sainte-Barbe (appelée Barbara) de la tour où elle fut emprisonnée. D'après la croyance, sa fuite n’aurait été guère réussie sans l’aide de ses amies qui lui donnèrent l’idée de se déguiser. D'où la tradition libanaise qui veut que la veille de la fête de la Sainte-Barbe, soit le 3 décembre, les enfants se déguisent avec toute sorte de costumes et de masques et aillent cogner aux portes du voisinage et ainsi charmer les adultes (parfois eux-mêmes déguisés) en sollicitant des friandises ou de l'argent, non sans leur avoir au préalable chanté une rengaine à la gloire de Barbara, tout en jouant de la darbouka, soit sur leur pas de porte, soit en chemin dans la rue.
La légende veut aussi que durant sa fuite, Barbara se soit cachée dans un champ de blé et qu'elle se soit nourrie de cette céréale. Ainsi, en mémoire de Sainte-Barbe, la coutume veut que l'on prépare, dès le 3 décembre, une bouillie de grains de blé sucrée, parfumée à l'anis et garnie d'une multitude de graines de fruits secs (amande, pistache, pignon, noix…). Cette délicieuse collation est consommée dans les foyers et offerte aux visiteurs. Il est aussi fréquent que l'on fasse pousser, symboliquement, des germes de blé dans les foyers en cette saison. Ces traditions sont particulièrement mises en valeur à Amchit où se trouve une belle et antique église dédiée à Sainte-Barbe. Cet aspect folklorique de la fête rappelle, dans sa forme, celle du Mardi gras en France ou aussi la célèbre fête de la Halloween dans les pays anglophones. La fête de la Sainte-Barbe intervient exactement à trois semaines du 25 décembre, jour de Noël.

sabato 1 dicembre 2012

Folklore Meteo: 2 dicembre, è il giorno di santa Bibiana...

Giorno di marca per eccellenza, il 2 dicembre, santa Bibiana, è la porta aruspicale dell'inverno. Nel senso che dal tempo che fa in questo dì potremo ricavare, secondo la saggezza popolare, utili indicazioni sul clima che accompagnerà il nostro inverno...
Poche note sulla santa cui è dedicata la data. Bibiana ( o Viviana) è figura troppo leggendaria o inventata per essere presa storicamente sul serio... Sarebbe vissuta nel IV secolo e martirizzata ai tempi di Giuliano l'Apostata, ma tutte le notizie che abbiamo irsalgono ad una fantasiosa Vita Bibianae dell'VIII secolo...
Più interessante la sua valenza nel campo della meteorologia popolare, perché i detti relativi a Bibiana li ritroviamo dalla Spagna alla Francia, dal Piemonte alla Sicilia.

Il più noto di questi detti, recita come ben sappiamo che il tempo che fa il 2 di dicembre lo ritroveremo tale e quale per ben quaranta giorni e una settimana... Ad esempio:

Santa Bibiana, quaranta jorna e na simana (Sicilia)
Santa Bibian-a, quaranta dì e na sman-a (Piemonte)

Variante in val d'Aosta dove si puntualizza che la predizione varrebbe per il tempo brutto:

Brut a Senta Bibiana, caranta djor é na sè- nona (valle d'Aosta)

Oppure nelle valli occitane, dove si sottolinea che due giorni dopo, santa Barbara, il vaticinio potrebbe essere capovolto a seconda del tempo che farà il 4 di dicembre... Quindi, attenti, non tutto è ancora sicuro al due del mese...:

Santo Bibiano coumando quaranto journ e na smano se Barbaro i pìo nen lou pounch. (Val Mairo)
(Santa Bibiana (2 dicembre) comanda quaranta giorni e una settimana se Santa Barbara (4 dicembre) non le prende il punto)

In Francia invece si preferisce che il vaticinio valga solo in caso di tempo chiaro...:

Temps clair à la Sainte-Viviane, temps clair pendant quarante jours et une semane.

Dove per tempo chiaro possiamo intendere il cielo sereno, ma anche (suggeriamo) la presenza della luna piena..

In Spagna, dove la pioggia è sempre importante, il detto viene così declinato:

En lloviendo el día de S. Bibiana llueva cuarenta días y una semana.

Specificando poi che la predizione vale solo dopo un autunno secco:

Si después de otoño seco, llueve por Santa Bibiana; entonces llueve un mes y una semana (Madrid)



venerdì 30 novembre 2012

Folklore Meteo: 1° dicembre. Il sant’Eligio d’inverno.Un altro Santo, un altro Orso...



L’arrivo dell’inverno erapreannunciato nell’antico calendario contadino da tutta unascansione di santi dall’origine remota e misteriosa. Da san Gallo(16 ottobre) a san Martino (11 novembre), da san Frediano ((18novembre) a santa Caterina (25 novembre), da san Colombano (26novembre) a sant’Andrea (30 novembre) il florilegio di detti eproverbi della meteorologia popolare segnava le mosse e le strategiedell’incombente brutta stagione del freddo e della neve. E infattisovente questi santi contadini che affondano le loro radici in unreligiosità precristiana, rinviano nelle loro leggende e biografieall’orso mitico che, presente nelle nostre valli fino all’800,era stato nell’alto Medioevo al centro di una vera e propriavenerazione popolare. Ma Orso voleva anche dire, poiché iniziavaallora il suo letargo, principio dell’inverno e così questi santi“ursini” scandivano con l’aura mitica delle loro viteleggendarie l’arrivo della stagione del riposo della natura edell’ uomo “rusticanus”.Una pausa che sarebbe terminatasoltanto con la Candelora, momento –appunto- del risveglio dalletargo dell’Orso “lunare”. Uno di questi santi,particolarmente venerato in Provenza e nelle terre d’Oc, erasant’Eligio, noto al di là delle Alpi con il nome di saint Eloi e,sulle nostre montagne, come sant’ Aloi. La diffusione del suo cultoera comunque vasta, andando dalle nostre terre (Tenda e Limone, adesempio) alla Liguria ( il sant’Arò di Dolcedo, vicino a Imperia),fino alle montagne di Calabria, dove – a Caulonia- una filastroccapopolare ricordava ad ognuno le tappe di avvicinamento alla festadelle feste, il Natale: “Sant’Aloi porta la nova, allu sei SantuNicola, all’ottu i Maria, allu tridici i Lucia, u vinticincu lubellu Misìa”… L’Europa medioevale era unita e, dalla Calabriaall’ Occitania, dai Pirenei ai Carpazi risuonavano gli stessi cantie si intrecciavano gli stessi riti, come quelli legati a sant’Aloi,un santo venerato in due date tra loro lontane. C’era infatti ilSaint Eloi d’inverno e il Saint Eloi d’estate. Il primo segnalava– al 1° di dicembre- l’inizio ufficiale (in piena armonia con lenostre statistiche meteo) dell’inverno, il secondo sanciva al 25 digiugno il tempo agognato del solstizio estivo, quasi in coincidenzacol San Giovanni del 24. Per questo veniva anche chiamato “gourmand”, non accontentandosi di una sola festa, mentre nella Provenzaoccitana si diceva che “Sant Aloi es un bouon sant, si fèsto douscoup l'an”. Il sant’ Aloi d’inverno era noto come santo deiricchi (ed era infatti patrono degli orefici ), mentre quellod’estate era quello dei “poveri”, venerato dai maniscalchi,dai carrettieri, dai mulattieri e dai lavoratori in genere. Comeavveniva a Limone nella Baija di sant’Aloi di inizio luglio quandosi esibivano i cavalieri di Sant’Eligio della società deiMulattieri e si facevano feste e cortei carnevaleschi , dove –guarda caso- come ci racconta Euclide Milano- compariva anche lamaschera dell’Orso. Un animale mitico più che in sintonia con ilsanto, visto che anche per Eloi la tradizione racconta di unplantigrado che sarebbe stato ammansito dal santo in una localitàche, da allora, viene chiamata Ourscamp, il campo dell’orso. Unsanto, un orso. Proprio come per tante altre divinità contadine edalpine: come Colombano, Gallo e come Martino, ad esempio, che abbiamovisto segnalare a loro volta i passi sempre più ravvicinatidell’inverno. E, allora, l’Orso di Aloi era a sua volta unindicatore del tempo in arrivo. Come diceva il detto, secondo cui ilfreddo al 1° dicembre avrebbe portato con sé il gelo per tre (oaddirittura quattro) mesi:

“Quand sant Alòi a l’a freid,
quatr mesi a dura ‘l freid”

Fulvio Romano
(da Ousitanio vivo del novembre 2011)



La Leggenda di saint-Eloi e l’orso
(da Vikipedia)


Ourscamp est mentionné sous les formes Ursi campus au VIIe s., Urbs campus en 814, Ursi campo vers 880, Ossi campus en 1147, d'Oscans en 1255, de Ourcans, Ourcamps. en 1280 (DT)1
Il s'agit d'une formation médiévale en -camp, c'est-à-dire « champ » en picard, avec précession du nom de personne, typique de l'influence germanique. Cet anthroponyme roman Ursus est fréquemment attesté au Moyen Âge et est issu du nom latin de l'ours.
Une origine légendaire nous est parvenue du ve siècle, autour du saint évagélisateur Éloi. Voulant se retirer en bordure de l'Oise dans un lieu proche de la forêt, l'évêque de Noyon Éloi (celui de la chanson Le Bon roi Dagobert), demande à édifier un oratoire en rive gauche de la rivière. Pendant la construction, un ours sort de la forêt et tue l'un des bœufs tirant le charroi. Informé de cela, Éloi vient sur place, appelle l'ours et lui intime l'ordre de prendre la place du bœuf tué. L'ours s'exécute docilement jusqu'à la fin des travaux2. La légende l'ours a parcouru le temps jusqu'à nos jours à travers des souvenirs. Des ours auraient été élevé jusqueau xvie siècle dans une tour de l'abbaye cistercienne. Les armes des abbés d'Ourscamp étaient ornés d'un ours emmuselé passant. Au xviiie siècle, la grille d'honneur de l'abbaye était encadrée de deux piédestaux surmontés d'ours. Enfin, depuis le xixe siècle, un ours est sculpté sur le fronton central du château abbatial.


La tradizione di sant'Aloi era presente e viva anche in Calabria dove si cantava questa filastrocca:

Sant’Aloi
porta la nova
Lu sei è di Nicola
L’ottu ‘i Maria
Lu tridici ‘i Lucia
Lu vinticincu
lu bellu Missia

giovedì 29 novembre 2012

Folklore Meteo. 30 novembre, L' inverno e la notte dei Lupi di sant'Andrea

30 novembre, data topica per l'inizio dell'inverno. È la celebre festa di sant'Andrea, il primo chiamato da Gesù a "pescare" gli uomini e le loro anime... Fratello di Simon Pietro e già discepolo di Giovanni il Battista, Andrea è ricordato per il suo martirio, avvenuto a Patrasso per crocifissione su di una croce a X, cui l'apostolo fu legato...
Andrea dovette essere figura complessa ed interessante, se è vero che il suo Vangelo apocrifo , di cui nulla ci è pervenuto, ed i suoi Atti, di cui abbiano solo frammenti, offrivano spunti "gnostici", e cioè di una concezione della Salvezza che la fa dipendere dalla Conoscenza (gnosis) superiore della realtà, anziché da Grazia, Carità e Fede come nel dogma cattolico...

Andrea fu santo amato dalla civiltà contadina, che lo ricorda nei suoi riti antichi e nei suoi detti..
Quasi tutti legati all'inverno che sopraggiunge e che ormai, con il 30 novembre, si insedia. Di qui il celebre, piemontese:

"A sant' Andrea l' invern a mônta ,n caréa"
e cioè l' inverno sale sulla sedia...

Interessante anche il legame tra Andrea e i tempi dell'inverno, in questo detto:

"Quand l'invern a l'a nen presa, a- riva a sant'Andrea"
quando l'inverno non ha fretta arriva a sant'Andrea...

Cui corrisponde oltralpe:

"Quand l'hiver n'est pas pressé, il arrive à la Saint-André."

Sempre in Francia, interessante il seguente detto:

"La neige de Saint-André, menace cent jours de durer"
quanto mai attuale quest'anno, con la neve abbondante sulle Alpi..

Ma non basta. Andrea è anche il patrono della Romania, le cui tradizioni folkloriche collegano la sua notte dal 29 al 30 all'arrivo dei lupi, da cui occorre difendersi oliando di aglio gli stipiti delle finestre di casa..
Un rito indubbiamente precristiano che rinvia a tempi remoti e al folklore contadino europeo che celebrava con un animale selvatico mitico l'arrivo dei freddi (da noi l'orso e il lupo, esattamente come in Romania).

Riportiamo qui un file del sito MEMORY OF STONES
http://www.memoryofstones.eu/1/tradizioni_della_notte_di_sant_andrea_nelle_varie_culture_862585.html

che ben descrive le tradizioni europee nel giorno di Andrea...

Tradizioni della notte di Sant'Andrea nelle varie culture.

In Romania la notte magica di Sant’Andrea viene chiamata "la notte del lupo che porta l'inverno", e si ritiene che questo periodo sia molto pericoloso, in quanto gli spiriti diventano estremamente attivi. Quindi si usa chiudere tutte le porte e le finestre di casa, cospargendole con dell'aglio per tenere lontani gli spiriti malvagi.

In alcune zone di Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ucraina e Romania si crede ancora che la vigilia della festa di Sant'Andrea sia particolarmente adatta per le divinazioni sul futuro marito e sul matrimonio. Uno dei riti più diffusi è quello di versare del piombo caldo in acqua, in modo che si raffreddi formando una figura, da cui si può indovinare l'occupazione del futuro sposo. In Polonia si versa cera calda da una candela attraverso il foro di una chiave in acqua fredda con lo stesso scopo.

In Austria le fanciulle praticano un rituale particolare: bevono un po’ di vino e poi recitano l’ “Andreasgebet” (la preghiera di Sant'Andrea), rimanendo nude e dando dei calci al letto di paglia. Questo dovrebbe attirare il futuro marito. Un'altra usanza è quella di buttare una scarpa oltre le spalle: se atterra puntando alla porta, la ragazza si sposerà e lascerà la casa dei genitori entro un anno.

In Repubblica Ceca e in Slovacchia, le fanciulle usavano scrivere i nomi dei potenziali sposi su piccoli fogli di carta e li mettevano poi nell’impasto dei cosiddetti "halusky", una specie di gnocchetti di pasta. A cottura ultimata, la prima delle halusky che saliva a galleggiare sulla superficie dell’acqua avrebbe rivelato il nome del futuro marito.

In Ucraina le ragazze secondo la tradizione usavano preparare i "balabushky", biscottini rotondi di frumento bianco e acqua, portando l'acqua necessaria dal pozzo nella propria bocca. I giovani del villaggio conoscevano questo rito e, incontrando una ragazza con l’acqua in bocca, facevano di tutto per farla ridere e quindi perdere l'acqua. Appena i balabushky erano pronti, ciascuna delle ragazze ne sceglieva uno e lo segnava con una striscia colorata o con un foglietto di carta. Poi i biscotti venivano messi su un telo, e si faceva entrare in casa un cane affamato per farglieli mangiare. La ragazza poteva interpretare il suo futuro dal modo in cui il cane mangiava il suo balabushka: per esempio, il primo biscotto assaggiato corrispondeva alla ragazza che si sarebbe sposata per prima; se il cane, invece, portava il biscottino in un angolo lontano, significava che il destino avrebbe portato la fanciulla lontano da casa.

In Polonia le donne mettevano diversi fogli di carta, recanti ciascuno un nome maschile, sotto il cuscino per la notte di Sant'Andrea, e al mattino pescavano un foglio a caso, che si credeva avrebbe rivelato loro il nome del futuro marito.

In Romania si mettono 41 chicchi di grano sotto il cuscino prima di andare a letto, e se in sogno qualcuno viene a rubare i chicchi, vuol dire che la ragazza si sposerà durante l'anno. In alcune zone della Romania le fanciulle usano accendere una candela proveniente dalla Pasqua e portarla a mezzanotte a una fontana, pregando Sant'Andrea di farle vedere il futuro marito riflesso nell’acqua.
La notte, chiamata la notte del lupo che porta l’inverno, la notte degli spiriti oppure la notte dei sortilegi, si chiudono tutte le finestre e le porte delle case e vengono anche unte di aglio per tenere lontani gli spiriti. La notte di Sant’Andrea è anche la notte durante la quale le ragazze possono conoscere il loro futuro guardando il fondo di un pozzo alla luce di una candela.


mercoledì 28 novembre 2012

Folklore Meteo. 29 novembre:l’inverno di Saturnino, santo dei Tori e dei Terremoti....

San Saturnino, Saint Saturnin (o meglio, Saint-Sernin-de-Taur) visse morì martire nel III secolo, essendo vescovo di Tolosa... Le circostanze della morte ne fecero il santo dei Tori e delle corride, sia in Spagna che in Francia. Infatti narra la Leggenda Aurea di Pietro da Varazze che, essendosi rifiutato di sacrificare un toro agli dei pagani, fu legato da questi ultimi allo stesso toro oggetto del sacrificio mancato che lo trascinò per le scale e nella strada davanti al tempio pagano del Campidoglio tolosano provocandone la morte..
Da allora Sernin (secondo la parlata occitana) divenne il santo della Taur (e cioè del toro) e come tale patrono delle corride, ma non solo. In Cile ancora oggi si prega san Saturnino per allontanare i terremoti (colà frequenti)... Ciò deriva probabilmente dal fatto che da sempre nella civiltà mediterranea antica i terremoti erano attribuiti allo scuotimento delle corna del Toro mitico, animale ctonio.
Saturnino-Sernin era presente nella tradizione nostra occitana, ma è scomparso... Rimane nella tradizione francese in un detto popolare che conferma la convinzione che il 29 novembre fosse la vigilia di quel sant’Andrea che era ed è, questo sì, l’inizio ufficiale dell’inverno:

"À la Saint-Saturnin, l'hiver est pour demain”.

Tanto più che, essendo il 28 giorno dedicato a sant’Ilario (maestro di san Martino che avrebbe ritrovato e data degna sepoltura alle ossa del martire Saturnino), un altro detto (quanto mai calzante in questi giorni) recita che:

"S'il neige à la Saint-Hilaire, il fera froid tout l’hiver”.

Vedremo...

domenica 18 novembre 2012

Folklore Meteo. 18 novembre, San Frediano... il santo del freddo.

Il 18 novembre si festeggia a Lucca san Frediano, figura che incrocia molte mitologie di santi medioevali, che compendia tanti racconti fantastici e icone della tradizione devozionale ma anche, secondo noi, la particolare funzione calendariale di queste figure mitiche...
Non si sa bene a quale secolo appartenga Frediano: sembra il VI, ma in realtà condensa figure che vanno dal III all'VIII secolo almeno. Sembra fosse irlandese e questo ci sta, perché è una provenienza che ben si adatta con il profilo eremitico di Frediano e con la sua capacità miracolatoria... Il suo miracolo per antonomasia è quello della deviazione del Serchio, fiume che era solito uscire dal suo letto per invadere la città, deviazione operata usando un rastrello di legno... Diventa così santo per i Lucchesi, ma un demonio per i Lunatesi che videro la loro Lunata privata di acqua dalla deviazione del fiume e che lo rincorsero bastone in mano...
Primo vescovo di Lucca, santo eremita a contatto con il selvatico, primo probabile fondatore della chiesa di san Martino di Lucca (città in cui l'Orso mitico era ed è di casa)...
Ce n'è abbastanza per leggere sotto un altro profilo questa (e) vita (e) e questo santo.
Ma poi, a compendio, c'è la sua valenza calendariale. Anzitutto la data. Sarebbe il 18 marzo, ma almeno dall'VIII secolo diventa il 18 novembre... Momento in cui iniziano in genere alluvioni in Toscana e nel Nord Italia (come avvenuto proprio in questi giorni) per evitare le quali evidentemente era Frediano ad essere invocato.
E allora si spiega il miracolo del rastrello e della deviazione del Serchio...
Del suo rapporto con Martino (la chiesa di Lucca) non c'è di che da approfondire, perché del santo del mantello già sappiamo.
Rimane il nome, Frediano, dall'origine incerta. Ma che a noi sembra a questo punto evidente. Frediano deriva da Frigidianus e cioé apportatore del freddo. E infatti ce lo confermano i detti piemontesi nei quali Frediano è associato semp re all'arrivo del freddo:

"Per San Frediàn la fioca al mônt e al piàn".


mercoledì 14 novembre 2012

Folklore Meteo. 13 novembre, san Brizio e il tempo che farà a Natale e a Capodanno...

Due giorni dopo san Martino, il 13 novembre, cade il giorno di san Brizio, meglio noto come Brice. Discepolo fin dalla più giovane età di Martino, Brizio (che succederà poi al maestro come vescovo di Tours) è passato alla storia e alla leggenda come l'esempio dell'allievo invidioso del maestro ( il quale saggiamente dirà: se a Cristo è toccato Giuda, come faccio a non sopportare Brizio?) e che non esita -non visto- a prenderlo in giro e a sparlarne pubblicamente...
Ad esempio, come narra la "Leggenda aurea", indica Martino come quel tipo là impalato che guarda il cielo, ad un visitatore che gli aveva chiesto del maestro... Diventato (come gli aveva predetto Martino) a sua volta vescovo di Tours ne sarà scacciato perché accusato di aver avuto un figlio da una monaca al suo servizio... Ne uscirà "assolto" sette anni più in là, dopo essersi esibito in una ordalia con tanto
di fuoco ... che non gli brucia manco la tonaca...
Comunque la gente non gli crederà (il papa sì...) e riuscirà a tornare a Tours come vescovo solo dopo che i due suoi predecessori saranno morti (in strane circostanze, ci sembra).
Insomma, l'alter ego di Martino, il lato oscuro della santità...
Ci interessa qui Brice, oltre che per questi suoi aspetti, per un detto diffuso nella valle della Loira, nella Touraine e nell'Anjou francesi:

Tel jour Brice,
tel jour Nô,
tel premier janvier

E cioè: il tempo che fa il 13 novembre è lo stesso che farà a Natale e a Capodanno...

Che probabilmente non poteva avere un valore gran che predittivo, ma che secondo noi è basato su una sorta di cifra cabalistica molto in voga nell'antico calendario lunare. Infatti Natale viene 42 giorni dopo san Brizio e 42 è la lunazione e mezza, metro di misura del tempo in quel calendario, mentre Capodanno viene 7 giorni dopo, nella fase successiva quindi.

(nella miniatura: Brizio e Martino, l'allievo invidioso e il Maestro generoso...)




domenica 11 novembre 2012

Folklore Meteo. Il porco di san Martino...

La festa di san Martino era l’occasione, oltre che per assaggiare il vino novello, anche e soprattutto per uccidere il maiale, il porco... Questa generosa riserva di carne e di grasso era adatta a sostenere il peso dei lunghi inverni e prestava l’occasione per  feste popolari che si svolgevano in tutta l’Europa contadina. Ancora oggi la tradizione del porco di san Martino è viva, ad esempio in Svizzera, nella regione dell’Ajoie del cantone dello Jura, dove tutta una serie di cibi basati sul maiale vengono preparati nella seconda domenica dopo i Santi...
Inutile dire che questa prossimità tra Martino e il maiale ha lasciato profonde tracce nel folklore dei detti popolari. Ne citiamo qui alcuni, relativi all’area piemontese, a quella spagnola e a quella francese...


A cada puerco le llega su san Martìn

Tout porc trouve sa Saint-Martin 

Tuti i crìn a l’an ‘l sò san Martìn

(è lo stesso detto presente in tutte  e tre le tradizioni: San Martino arriva per tutti i maiali...)

E poi:

Pour la Saint-Martin, tue le porc et goûte ton vin.

Uccidi il porco e gustati il tuo vino...

Tue ton cochon à la saint Martin et invite ton voisin


Uccidi il porco e invita il tuo vicino...

martedì 6 novembre 2012

Folklore Meteo 4 novembre. Il ritardo di san Carlo...

Tipica ironia sapienziale quella del detto che riguarda san Carlo Borromeo (frenetico controriformatore del xvi secolo) :

San Carlo sop
a-riva tre dì dop

San Carlo zoppo, perché arriva tre giorni dopo gli altri santi...

Più tradizionale il detto francese che ci ricorda come ormai la parola debba passare alle gelate...:

À la Saint-Charles,
la gelée parle

(san Carlo Borromeo insieme a san Donnino di Fidenza, protettore dal morso dei cani rabbiosi)

sabato 3 novembre 2012

Folklore Meteo. Le oche di sant' Uberto...

3 novembre, è il giorno di sant'Uberto, saint Hubert, vescovo nelle Ardenne ma soprattutto noto per il miracolo della croce che gli apparve tra le corna del cervo che stava cacciando... Episodio comune a Uberto come a Eustachio e altri santi europei...
Ma qui Uberto ( che è il patrono dei cacciatori) ci interessa per un bel detto francese relativo al 3 novembre:

"À Saint-Hubert les oies fuient l'hiver"

... in questa data le oche (selvatiche) fuggono l' inverno e migrano verso i paesi caldi. Inutile dire che cadevano così sotto le armi dei cacciatori andando a costituire una ricca riserva di carne per l'inverno...

giovedì 1 novembre 2012

Folklore Meteo. I Santi, fine ed inizio...

Festa dalla storia complessa e che, ancora una volta, è la trasposizione nel calendario nostro di antichi riti di origine "pagana". Per queste sue origini remote la festa di tutti i Santi assume nella meteorologia popolare un ruolo particolare, che potremmo definire di fine e di inizio...
Di fine, perché ai Santi devono essere finite le semine e raccolti i frutti:

"Ai Sant, ji gran semnà, i frut a cà"

Inutile ormai seminare, è troppo tardi, se lo si fa vale solo per i... Morti:

"Chi semna per ij Sant
a semna mach pì per ij Mort".

Ma anche inizio. Inizio di un freddo che ormai richiede manicotti e guanti:

"Per tuti ij Sant, maniòt e guant".

E poi ai Santi iniziavano anche le veglie, le vijà:

"A tuti ij Sant comenso le vijà"

Ma poi il primo di novembre era anche un riconosciuto "marcatempo".

"Coma fa ai Sant, a fa a Natal"

Il tempo che fa ai Santi sarà lo stesso che farà a Natale..

Oppure:

"S'a fa bel al dì dij Sant
tut l'an andoma al camp"

Senza dimenticare poi che secondo alcune credenze al giorno dei Santi cominciava anche l' estate di san Martino...


mercoledì 31 ottobre 2012

Folklore Meteo. 31 ottobre: San Quintino e la fine del caldo...

Martire del III secolo, Quintino era di stirpe nobile romana. Si fece inviare da papa Marcellino in Francia, in Picardia, dove compierà guarigioni miracolose di malati di reumatismi, di idropisia e di cechi... Vittima delle repressioni di Massimiano subisce torture feroci ( gli conficcano grosse schegge di legno nelle spalle e nelle unghie ...) finché verrà, viste inutili le torture, decapitato. Il corpo e la testa, gettati nella Somme, verranno ritrovati cinquant' anni dopo dalla dama romana Eusebia che in sogno aveva avuto ordine di recuperarne il corpo e che da cieca che era recupera la vista.
Mentre riproduciamo qui due curiose miniature di un manoscritto del XII secolo con il martirio di Quintino, ricordiamo che nella meteorologia popolare il santo è ancora una volta l'occasione calendariale per ricordare che ormai i calori estivi sono un ricordo:

A san Quintìn
'l calôr a l'è finì

martedì 30 ottobre 2012

Folklore Meteo. Il vento di ottobre...

Finale di ottobre ventoso. Al mare per le libecciate, in Piemonte per la bufera da Nord Est di domenica.
Il vento di ottobre era considerato dalla civiltà contadina francese e piemontese come preannuncio di una lunga e dura invernata. Infatti:

Se a otober fa vent
L’avràs freid per ’n bel po' ‘d temp

Cui oltralpe corrispondeva:

Si octobre se remplit de vent,
du froid tu patiras longtemp

Si octobre s'emplit de ven


lunedì 29 ottobre 2012

Folklore Meteo. 29 ottobre: la neve e le mosche di San Narciso...

Raffigurato come un anziano patriarca, Narciso fu eletto vescovo di Gerusalemme a più di novant’anni di età e sembra morisse poi a 116 anni!  Vive ne II secolo ed è importante per noi che seguiamo nel calendario contadino la scansione lunare, perché fu lui a proporre nel concilio di Cesarea del 195 di spostare la data della Pasqua alla domenica successiva al giorno 14 del mese ebraico di Nisan (che corrispondeva al primo plenilunio dopo l’equinozio del 21 marzo) e non nel giorno stesso. Proposta che fu poi universalizzata dalla Chiesa nel Concilio di Nicea del 325. 
Ma a noi qui interessa Narciso per i detti che specie in terra di Francia nacquero nel mondo contadino per ricordare che il 29 ottobre è ormai tempo di neve (come quest’anno....)  e che la neve fa bene al grano appena seminato...:

« Neige le jour de saint Narcisse, pour le blé est un bénéfice »

Analogamente la saggezza contadina insiste nel dire che è
bene che in questa stagione le mosche e il caldo spariscano, 
pena guai futuri per il coltivatore:

« Quand à la saint Narcisse il y a trop de moucherons, pour le laboureur ce n'est pas bon »

Infine, un ultimo detto sembra voler dire che le mosche morenti a san Narciso potranno servire da abboccatura, da esca per i pescatori...:

« À la saint Narcisse les mouches, aux pêcheurs les touches. »






domenica 28 ottobre 2012

Folklore Meteo. 28 ottobre, la svolta stagionale dei santi Simone e Giuda...

Il 28 ottobre era ed è per tradizione una data di svolta stagionale. E alcuni detti della meteorologia popolare, sia piemontesi che occitani  e francesi, sono lì a testimoniarlo, come vedremo tra poco.
Due parole prima sui due santi che, molto popolari nel Medioevo, sono stati invece dimenticati ... Simone porta lo stesso nome del Simone-Pietro su cui sarebbe poi stata fondata la Chiesa ed è uno dei 12 apostoli, poi martirizzato crudelmente con una sega (e vien sovente raffigurato con lo strumento della sua tortura). Giuda, poveretto, porta un nome sfortunato... Ma non è il traditore Iscariota, è Giuda Taddeo, il magnanimo, apostolo anch’egli e probabile martire anche se non si sa come  e dove. 
Nonostante la confusione con altri protagonisti dei Vangeli (o proprio per questo...), Simone e Giuda sono rimasti nella memoria popolare perché celebrati in quello che forse è il vero momento di svolta stagionale verso l’inverno (allora come oggi, evidentemente): la fine di ottobre.
Molti i detti che li riguardano. Cominciamo dal Piemonte:

A san Simôn, la ventajna ’n tel cantôn

Cui corrisponde il francese:

A la saint-Simon,
l’éventail se repose.

Non fa più caldo non ci sono nemmeno più le mosche da allontanare con il ventaglio....

E, a proposito:

A san Simôn
‘na môscha val ’n môntôn

Una mosca vale un montone, perché non ce n’è più...

E infatti arriva il freddo, per cui la civiltà occitana raccomandava ai bimbi ed ai giovani di coprirsi bene (e non solo per pudicizia):

Simoun, estremo ti geinoun
que deman es san Simoun

Simone, nascondi le tue ginocchia, perché domani è san Simone...!

E cioè arriva il gelo:

A san Simôn
la fioca ’n sel tisôn

La neve si sovrappone ormai al tizzone della stufa, già accesa da giorni....

E infatti, in Occitania:

Per sant-Judo e sant-Simoun
li champ cargon lou manteu bianc

I campi si mettono il mantello bianco...

Situazione diversa in Spagna, dove il caldo insiste fino a far zuccherare oltremodo le uve ormai in vendemmia...:

A san Simòn y san Juda, dulces son las uvas.

Ugolino Nerio. San Simone e Giuda Taddeo

sabato 27 ottobre 2012

Folklore Meteo. 27 ottobre, la neve si avvicina...


Il 27 ottobre non è giornata di santi celebri... Citiamo però due monache, una del XV secolo, Antonietta  di Brescia e l’altra del XII secolo, Emeline di Troyes, perché vi sono legati due detti francesi che bene calzano con la situazione meteo di queste ore...:

"A la sainte Antoinette, la neige s’apprête”
Al 27 ottobre la neve si avvicina

"A la sainte Emeline, journée de bruine”

e cioè, giornata di pioggia fine e gelata...

Folklore meteo. 26 ottobre, Saint Amand: ancora un santo ursino....

Primo vescovo della città francese di Strasburgo, saint Amand visse nel IV secolo e la sua vita è entrata nella leggenda per un ennesimo incontro con l’Orso. Si narra infatti che il selvatico avesse sbranato la mula del tiro del vescovo e che questi obbligasse il plantigrado a sostituirsi alla bestia  sbranata... Come sappiamo un episodio favolistico analogo a tanti altri della tradizione soprattutto francese...
A parte l’orso (ancora l’inverno che si avvicina...) ricordiamo il vescovo di Strasburgo per un detto legato al periodo dell’anno e alla raccolta delle ghiande, l’alimento prediletto dei porci...:

« À la Saint-Amand, sont mûrs les glands. »

A fine ottobre le ghiande sono mature...

nella foto: la miniatura dalla vita di Amand del miracolo dell’orso...

venerdì 26 ottobre 2012

Folklore Meteo. Crispino e Crispiniano, il freddo e le mosche...

I due fratelli di Soissons martiri nel III secolo erano popolari nelle campagne, per almeno tre buoni motivi. Erano calzolai (e diventeranno patroni dei calzolai) e quindi artigiani legati al popolo. Erano stati martirizzati tra infiniti tormenti, uno più sadico dell’altro e ne erano usciti intonsi, mentre il looro carnefice si era buttato nel fuoco (saranno poi decapitati: il modo più spiccio che troviamo nelle vite dei martiri per chiudere con le inutili torture...). E poi perché il loro “dies natalis” venivca a cadere in un momento importante dell’anno. Intanto perché era il tempo del vino (e in Veneto Crispino farà sempre rima con vino tanto da essere anche chiamato Graspìn...) e poi perché intorno a questa data si aveva (e si ha anche quest’anno) la prima vera offensiva di freddo invernale che infatti ci libera dalle mosche...

“A san Crispìn e Crispiniàn,
le mosche 'sna vàn”