Allarmante dichiarazione di Grillo sul cappio del debito pubblico e sull'esaurimento delle casse dello Stato (da IL FATTO QUOTIDIANO on line):
Grillo: “L’Italia rinegozi il debito” E ribadisce: “Mai fiducia a nessun governo”
Scoppia un caso dopo l'anticipazione di un'intervista del leader 5 Stelle rilasciata al settimanale tedesco Focus. All'inizio sembrava che il genovese fosse pronto a sostenere un esecutivo Pd-Pdl, ma presto si è affrettato a precisare sul suo blog: "Noi voteremo solo se ci fossero in programma la riforma elettorale e i tagli ai costi della politica". La giornalista Reski: "L'articolo non viene tradotto, ma distorto"
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 2 marzo 2013Commenti (3216)
L’Italia non ha più chances se non quella di rinegoziare il suo debito. Secondo Beppe Grillo nel giro di sei mesi i partiti ”non potranno più pagare le pensioni, né gli stipendi pubblici” e “se gli interessi sul debito ammontano a 100 miliardi di euro all’anno, siamo morti”. Sulle possibili alleanze in vista del nuovo esecutivo, in un’intervista al tedesco Focus, si è detto pronto a sostenere un governo Bersani-Berlusconi, ma solo a patto che si discuta di taglio ai costi della politica e riforma elettorale. La giornalista Petra Reski ci ha tenuto a precisare che il leader M5S non ha mai aperto a un governo Pd-Pdl, a meno che “dicessero legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature e vanno fuori tutti quelli che hanno più di due legislature, così noi appoggiamo qualsiasi governo”. Dal suo blog il leader genovese poi si è scagliato contro Nichi Vendola: “Si è ingrillato all’improvviso dopo le elezioni”.
L’Italia rinegozi il suo debito pubblico - Il leader del Movimento 5 Stelle, in un’intervista rilasciata al settimanale tedesco Focus, ha dichiarato che il sistema politico delPaese crollerà quest’anno: “Ai vecchi partiti dò ancora sei mesi e poi è finita - ha detto – siamo schiacciati, non dall’euro, ma dai nostri debiti. Se gli interessi sul debito ammontano a 100 miliardi di euro all’anno, siamo morti. Non ci sono alternative”. Se non cambiano le condizioni l’Italia deve lasciare l’euro e tornare alla lira. ”Il sistema italiano è ormai al collasso e i fondi dello Stato basteranno per coprire le spese al massimo per i prossimi sei mesi- ha spiegato - a quel punto non riusciranno più a pagare né le pensioni, né gli stipendi pubblici”. Grillo chiede quindi che l’Italia tratti con l’Europa una rinegoziazione del suo debito pubblico: “Siamo schiacciati non dall’euro, ma dai nostri debiti, con 100 miliardi di euro all’anno di interessi siamo morti, non ci sono alternative”. Il leader M5S ha paragonato la situazione dello Stato italiano a quella di una società per azioni: “Se ho acquistato azioni di un’azienda e questa fa bancarotta - ha dichiarato – allora ho avuto sfortuna. Ho rischiato e ho perduto”. A suo avviso, se le condizioni non dovessero cambiare, l’Italia dovrebbe uscire dall’euro e tornare alla lira. Grillo si è poi rallegrato del fatto di non avere preso ancora più voti di quelli che ha raccolto: “Saremmo stati forse un po’ preoccupati se avessimo ottenuto subito la maggioranza. Questa è stata solo la prova generale”.
Il leader genovese ha anche parlato delle possibili alleanze in vista del futuro esecutivo italiano: M5S è disposto a sostenere un governo formato da Pd e Pdl se come prima misura approvasse una riforma elettorale e si impegnasse a tagliare i costi della politica. ”Se Bersani e Berlusconi proponessero l’immediata modifica della legge elettorale, la cancellazione dei rimborsi elettorali e la durata massima di due legislature per ogni parlamentare, sosterremmo ovviamente subito un governo del genere”. Grillo dice però di non credere a questa ipotesi, poiché a suo avviso Pd e Pdl “non lo faranno mai, stanno solo bluffando per guadagnare tempo”. L’intervista, pubblicata oggi (2 marzo) è stata rilasciata da Grillo il 27 febbraio, mercoledì scorso. Ma è intervenuta la giornalista tedesca, Petra Reski, autrice delle domande al leader M5S: ”Mi sembrano tutti impazziti qui in Italia: la mia intervista per Focus non è ancora uscita e già viene citato Grillo con cose che non ha detto – ha dichiarato – Questa tecnica mi ricorda un po’ quel gioco da bambini, in tedesco si chiama ‘stille post’, il gioco del ‘passaparola’. “Sul sito di Focus è stato pubblicato un riassunto della mia intervista, e questo riassunto viene non tradotto, ma distorto” come un sì al governissimo. “Ma è una falsità! – si legge – Sul sito di Focus non è scritto questo”. La Reski precisa: “Grillo non vuole fare una coalizione né con Pier Luigi Bersani, né con Silvio Berlusconi: ‘Se Pd e Pdl dicessero legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature e vanno fuori tutti quelli che hanno più di due legislature, così noi appoggiamo qualsiasi governo’. Questo diceva Grillo a Focus, e aggiungeva: ‘Ma non lo faranno mai. Loro bluffano per guadagnare tempo”. “Per essere sicura di non averti citato in maniera sbagliata ho controllato di nuovo la trascrizione originale dell’intervista e sul sito di Focus si legge esattamente questo – sottolinea la giornalista a Grillo – Insomma. Follia pura. Normalmente, alla fine del gioco di passaparola, si ride. Ma non mi viene da ridere di fronte a un uso così scorretto della mia intervista”.
Subito dopo la diffusione dell’intervista anche Grillo si era affrettato a fare le opportune precisazioni con un post scriptum all’intervento pubblicato il primo marzo sul proprio blog: “Per quanto mi riguarda, lo ripeto per l’ultima volta, il M5S non darà la fiducia a nessun governo (tanto meno a un governo Pd – Pdl), ma voterà legge per legge in accordo con il suo programma”. Il leader genovese ha rincarato la dose anche sui social network, pubblicando su Facebook e Twitter un’infografica che riporta i dati relativi ai rimborsi elettorali che spetterebbero a M5S, Pd e Pdl: “I partiti dicono, promettono, proclamano. Noi l’abbiamo già fatto” ha scritto il leader del Movimento nel suo commento. Sotto il titolo (“Italiani aprite gli occhi. Perché la crisi devono pagarla i cittadini?”) l’infografica snocciola i numeri: “Eccovi i rimborsi dei partiti più votati: Pd 45.800.00 euro, Pdl 38.000.000 e nessuna intenzione di rinuncia, MoVimento 5 Stelle 42.700.000, ma rifiuta il rimborso perché ‘sono soldi dei cittadini italiani’”.

Il governo pensa a un contributo per le pensioni d'oro, ma a pagare potrebbero essere - per restare nella metafora agonistica - anche argento e bronzo. Intervistato a Radio Anch'io il sottosegretario al Lavoro Carlo Dell'Aringa ha spiegato che nell'agenda dell'esecutivo c'è un "contributo di solidarietà" per gli assegni maggiori. Sulle modalità però, Dell'Aringa ha avanzato due ipotesi. "La prima è di rendere strutturale il blocco delle perequazioni delle pensioni più alte", ha spiegato. "Già ora temporaneamente non sono indicizzate al costo della vita, è una misura d'emergenza che potrebbe essere resta strutturale per le pensioni più alte, progressivamente, per arrivare fino alle pensioni altissime che potrebbero rimanere ferme in termini nominali e non più aumentate. Misura minimale ma che nel medio periodo produce comunque effetti notevoli".
La norma citata dal sottosegretario è inclusa nella legge "Salva Italia" varata da Monti nel 2011, e ha bloccato l'adeguamento al costo della vita per tutti gli assegni superiori a 1486 euro lordi (tre volte la cosiddetta "minima") fino a fine 2013. Misura temporanea che ora il governo potrebbe rendere appunto permanente, dirottando le risorse verso le pensioni più basse.
Difficile però parlare di vere e proprie pensioni d'oro, visto che al netto delle imposte, si tratta di importi - circa 1200 euro al mese - più da classe media che da casta pensionistica privilegiata. Circa sei milioni di persone, secondo i calcoli della Cgil.
Che l'intervento sia destinato a colpire non soltanto quindi le pensioni molto alte lo ha di fatto puntualizzato anche lo stesso ministro del Lavoro Enrico Giovannini oggi al meeting di Comunione e Liberazione oggi a Rimini. "È fondamentale stabilire dove fissare l'asticella", da quale livello si definiscono d'oro, ha spiegato Giovannini aggiungendo che se per pensioni d'oro si intendono quelle da 20 mila euro al mese a salire le risorse che si possono ricavare per redistribuirle sono "molto limitate". Quindi l'ammissione: "È un tema complicato", perché per interventi che possano effettivamente avere un impatto bisogna scendere "dalle pensioni d'oro a quelle d'argento e forse oltre".
Ma questa ipotesi perequativa non è l'unica allo studio del governo. L'altra ricalca quella avanzata tra gli altri da Giuliano Amato a fine luglio sul Sole 24 ore che prevedrebbe l'istituzione di un fondo in cui far convergere le risorse ricavate da un taglio agli assegni più alti. Una strada però di non semplice percorribilità, sul piano strettamente giuridico. "Per incidere sull'ammontare attuale serve un contributo di solidarietà che non venga bocciato dalla Corte Costituzionale come 'tassa' - ha spiegato il sottosegretario - serve dunque un meccanismo di carattere perequativo per togliere a chi ha di più e dare a chi ha di meno. Stiamo lavorando - ha proseguito Dell'Aringa - per verificare la differenza nelle pensioni alte tra quanto percepito sulla base del più favorevole sistema retributivo e quella che sarebbe stata se si fosse applicato il contributivo: si può ridurre la pensione di una parte di quella differenza e utilizzare il gettito per alimentare le pensioni più basse"