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giovedì 12 giugno 2014

"Cieli bui" per risparmiare 200 milioni (o un miliardo) l'anno e farci rivedere il cielo stellato

( NB: negli Anni '90 proponemmo una raccolta firme per diminuire l'inquinamento luminoso di Cuneo, di cui avevamo calcolato lo spreco in lire di allora... Cinquemila firme servirono per convincere il Comune a cominciare una politicia diversa con lampade allo iodio, meno dispendiose e meno inquinanti... Ma da allora i punti luce si sono moltiplicati non sappiamo di quante volte e anche il Cuneese che allora appariva ancora buio dal satellite ora è illuminato quasi come il Torinese...)

Spending review, Carlo Cottarelli rilancia "Cieli bui", risparmio fino a 200 milioni di euro 

Bisogna risparmiare, spegniamo le luci. O meglio, cambiamole. È la proposta che arriva dal commissario alla Spending review, Carlo Cottarelli per risparmiare fino a 200 milioni di euro, ma è un tema che da alcuni anni viene dibattuto, sin dalla proposta di legge “Cieli bui” volta proprio a ridurre l’inquinamento luminoso e i consumi elettrici italiani.

Cottarelli riapre il tema, pubblicando sul suo blog le foto dell’Italia e dell’Europa di notte viste dai satelliti. Foto che “circolano da qualche tempo nell’ambiente degli analisti economici delle grandi banche internazionali – sottolinea il commissario - e vengono utilizzate per illustrare il persistente spreco di denaro pubblico nel nostro paese”. Foto in cui “le luci splendono nel cuor della notte sullo Stivale. Il resto dell’Europa appare molto meno illuminato con l’eccezione del Belgio, di Londra, parti dell’Inghilterra e, naturalmente, della Ville Lumière”.

cieli bui

Per Cottarelli, “le foto descrivono una realtà confermata dalle statistiche di consumo energetico. Il consumo annuo pro capite per illuminazione pubblica in Italia è di 107 kWh, più del doppio della Germania e della Gran Bretagna e un terzo in più della Francia (nonostante Parigi). A Berlino gli abitanti per punti luce sono 15,6: a Milano sono 9,4. Questo comporta uno spreco di denaro pubblico (l’illuminazione stradale costa circa due miliardi di euro e grava prevalentemente sulle finanze dei comuni) e un inquinamento luminoso i cui danni non vanno sottovalutati”.

italia dal satellite

Il commissario considera “infondate” tutte le obiezioni che vengono sollevate. "Occorre avere un po’ di coraggio e smettere di avere paura del buio", esorta Cottarelli. Non c’è ad esempio un problema di sicurezza, perché “non esiste evidenza empirica di un legame tra intensità della illuminazione stradale e tasso di criminalità” e oltretutto “nessuno propone di spegnere le luci urbane: si può invece risparmiare fino a un miliardo per anno rimpiazzando punti luce che disperdono la luce verso l'alto, eliminando l'illuminazione eccessiva, utilizzando tecnologie Led e riducendo l'illuminazione di strade a scorrimento veloce, di aree ad uso industriale o artigianale e di zone urbanizzate non edificate". Ci sarebbe un problema di sopravvivenza per le municipalizzate, ma “la soluzione del problema deve essere un loro efficientamento, non il mantenimento di consumi energetici eccessivi". Parlando dei costi, infine, Cottarelli osserva che “non ha senso non effettuare investimenti che consentono di risparmiare nel medio termine solo perché comportano un esborso immediato". E tra le varie possibili soluzioni indica ad esempio quella del partenariato pubblico-privato che eviti l'esborso immediato di risorse da parte del settore pubblico, o la possibilità di mobilizzare fondi europei per finalità di efficientamento energetico.

D'accordo sugli investimenti è il leader dei Verdi Angelo Bonelli, secondo cui "non basta spegnere l'interruttore". Con le luci a led e l'efficientamento "si possono risparmiare 10 miliardi in 10 anni". Sulla sicurezza scendono invece in campo Adusbef e Federconsumatori: "Ci sono altre vie più sicure e sensate per risparmiare, non a discapito dell'incolumità dei cittadini". Sostegno alle parole di Cottarelli arriva dal Pd con Silvia Fregolent, esponente Ecodem, che parla di "misure condivisibili. Coniugare la sicurezza stradale e urbana con l'efficienza energetica deve essere un obiettivo prioritario di governo ed enti locali, anche attraverso sinergie tra settore pubblico e privato". Positivo anche il commento del Wwf: "Risparmio vuol dire sia eliminare le luci inutili, sia rendere efficienti quelle necessarie", afferma la responsabile Clima ed Energia, Maria Grazia Midulla. "Investendo si risparmiano risorse enormi in 2-3anni".

mercoledì 2 aprile 2014

Pensioni: per Cottarelli e Madia (sic) previdenza è una parolaccia? Se questi sono il nuovo, meglio il vecchio...

I blog de IlFattoQuotidiano.


Pensioni: per Cottarelli e Madia previdenza è una parolaccia?

Non so se a infastidire di più siano l’arroganza con la quale questo Governo e i suoi consulenti trattano la materia delle pensioni oppure la implicita visione distruttiva della previdenza che le loro parole e i loro silenzi esplicitano.

Da giorni ormai rimbalzano tra il commissario Cottarelli e rappresentanti del Governo voci di ulteriori prelievi sulle pensioni e le smentite sono di solito peggiori delle prospettive di tagli; Renzi nello smentire ha sentito il dovere di precisare che non sono all’esame tagli sulle pensioni da 2-3 mila euro, il che significa che chi ha un netto mensile sopra a 1.500 – 2.000 euro può continuare a preoccuparsi. Ieri la ministra Madia ha dichiarato di avere proposto da parlamentare che lo stato trattenga il 50% delle pensioni a coloro che continuino un’attività lavorativa dopo avere conseguito la pensione.

L’arroganza è insita nell’approccio quantitativo che rifiuta testardamente di ragionare sulla variopinta galassia delle pensioni per distinguere tra assistenza necessaria o assistenza clientelare e tra previdenza generosa (pensioni superiori ai contributi) o penalizzata (pensioni inferiori ai contributi). È arrogante chi taglia corto, vuoi per ignoranza o per pigrizia, classifica tutte le pensioni come benefici usurpati e come tali le ritiene soggette alla discrezionalità del Governante, il quale può decidere se mantenere la sua benevolenza assistenziale oppure graduarla in funzione delle necessità dello Stato o magari dell’umore col quale si sveglia al mattino. L’arroganza è infine nell’arroganza di ministri e consulenti, i pensionati sono come il popolo del Re Sole ai quali essi, da monarchi, regalano pane oppure lo negano.

Peggio ancora dell’arroganza preoccupa il fatto che quella visione feudale che ministri e dotti consulenti mostrano ha alla radice una visione dello Stato nel quale la previdenza non è prevista; l’avere accantonato contributi per 35-40 anni e oltre e ricevere pensioni inferiori a quanto dovrebbero (è il caso di parecchie delle pensioni elevate dei lavoratori dipendenti del privato) non è considerata opera lungimirante, di respiro sociale e da incoraggiare quotidianamente, bensì una prassi da vessare ad arbitrio con prelievi temporanei o, peggio, definitivi, quale la de-indicizzazione che non chiede un contributo una tantum ma taglia di fatto per tutta la vita, mettendo a nudo le vere intenzioni dei governanti: altro che sacrifici temporanei motivati dalla situazione di crisi, si tratta piuttosto di un attacco strutturale e ben organizzato al concetto stesso di previdenza.

Nella visione sociale di questi ministri e consulenti la pensione non è il risultato di un contratto siglato 40 anni prima e che prevede che lo Stato restituisca tutti i contributi sotto forma di vitalizio, senza se e senza ma, indipendentemente dalla sua entità e dal fatto che il pensionato continui a lavorare oppure si faccia pagare la sua pensione in qualche paradiso caraibico dove riposi tutto l’anno. Per questi apprendisti stregoni, al centro del rapporto stato/cittadino in materia di pensioni c’è il concetto di assistenza: lo Stato incamera tutto e poi re-distribuisce a propria discrezione; triste, che nel 2014 ancora si vedano i cittadini come una massa di persone da assistere o meno a discrezione dello Stato e ci si rifiuti di rispettare e riconoscere l’importanza sociale dei sistemi previdenziali a natura assicurativa, triste e storicamente superato.

pensionati con assegni elevati, ma anche quelli con assegni dignitosi non hanno remora alcuna a dare il proprio contributo in un momento di crisi ma sono anche offesi dagli approcci alla Cottarelli o alla Madia; sono stufi innanzitutto di essere dipinti come sanguisughe che succhiano la linfa della nazione o come egoisti che solo a sé stessi vogliono pensare in un periodo di crisi; non sono affatto restii a contribuire in questa fase di sacrifici, ma vorrebbero semplicemente che i sacrifici fossero richiesti in misura uguale a tutti i percettori di medesimo reddito e non ai soli pensionati in maniera arbitraria e discriminatoria, trattandoli come assistiti cronici quali non si sentono e non sono. Si potrebbe cominciare magari dalla retribuzione di Cottarelli che sembra avere ben più capienza per la solidarietà che non le pensioni da 90.000 € annui, o dalle retribuzioni dei ministri.

Ancora una volta, la via per una solidarietà equa e non imposta con arroganza passa solamente da una tassazione più alta di tutti i redditi elevati (auspicabilmente temporanea), tramite l’incremento dell’ultima aliquota fiscale oppure, volendo rimanere confinati al sistema pensionistico, da un ricalcolo serio e dettagliato degli assegni con il sistema contributivo, come peraltro già proposto seriamente dagli economisti de Lavoce.info o dall’Unione Nazionale Pensionati, a cui far seguire interventi razionali e mirati in maniera progressiva in modo da salvaguardare le pensioni particolarmente basse.

Messo in atto uno degli interventi o meglio entrambi, oltre a conseguire i risultati necessari in termini di contribuzione solidale e di equità previdenziale, si toglierebbero dal tavolo sia il dubbio che i pensionati non vogliano contribuire, sia interventi torbidi quali la de-indicizzazione, sia l’opportunità ai Cottarelli e Madia di turno di sparare nel mucchio. Vuoi per ignoranza della realtà previdenziale o, peggio, per volontà di destabilizzare alla base i criteri fondanti della previdenza per sostituirli con un’assistenza sempre più diffusa. In realtà si scoraggiano l’assistenzialismo professionale e l’insediamento di sistemi previdenziali autonomi e realizzare nell’immediato una profonda iniquità sia nell’ambito della capacità contributiva dei cittadini (tartassati i pensionati, lasciati tranquilli gli altri) che in quella previdenziale, penalizzando insieme ai vitalizi generosi anche quelli già abbondantemente penalizzati in partenza.

Se Cottarelli e Madia rappresentano il nuovo che avanza per la “svolta buona”, meglio tornare subito indietro.

venerdì 22 novembre 2013

Pensioni e lavoro: Letta e Renzi? Leggi Fornero e Marchionne

Da  Ansa:

"La ricetta del commissario della spending review,  Carlo Cottarelli, è quella di toccare le pensioni d’oro e d’argento. Sulle prime siamo perfettamente d’accordo, mentre ci preoccupa l’idea di intaccare gli assegni previdenziali medio-bassi. Di questo passo si corre il rischio di arrivare anche alle pensioni di bronzo. Non bastano i risparmi che si realizzeranno tra il 2020 e il 2060 con il taglio alla previdenza previsto dalla ‘riforma’ Fornero? Si tratta di oltre 300 miliardi di euro, circa il 15% del totale del debito pubblico”. “Infine, nell’intervista rilasciata a Italia Oggi da Yoram Gutgel, il guru di Matteo Renzi, troviamo una traduzione pratica dell’idea di semplificare le norme sul lavoro sostenuta dal sindaco di Firenze. Si tratta semplicemente di cancellare la protezione del reintegro sul posto di lavoro prevista dall’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: in altre parole una vera e propria liberta’ di licenziamento

PS:
NOTATE  che nelle interviste, pur lunghe e logorroiche, che i mezzibusti televisivi fanno a Letta e Renzi mai che si parli dei temi concreti, quelli che riguardano la pelle e la carne dei cittadini. Si chiacchera su Berlusconi e Ruby, sulla Cancellieri e Ligresti e così via, mai che si chieda ai due : Che cosa volete fare delle pensioni, cosa del diritto al lavoro etc.etc. No, la cortina fumogena è chiara: non siamo riusciti a realizzare il nostro programma con Berlusconi, bene cambiamo cavallo e facciamolo con quel simpaticone di Renzi-Pieraccioni. O con Letta (uno e bis)...
Adesso il Cottarelli (che ci costa quasi 800 mila euro), che ride sempre e manco sa l'italiano, pensa di tagliare le pensioni d’argento (se quelle d’oro sono per Renzi e Letta da 2000 nette, quelle d’argento saranno da 1000...). 
Nulla più invece sugli sprechi della spesa (ma che per loro non sono sprechi perché ci vivono e guazzano) e sui loro di stipendi e pensioni...

SU TV  GIORNALI NON DICONO NIENTE ...
La storia insegna che quando la “sinistra” (chiamamola così) fa le veci della destra, una destra ancora più dura e illiberale prenderà il potere. E saranno c. amari.