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lunedì 26 maggio 2014

Renzi può ambire a sostituire Hollande in Europa. E fare quel che vuole in Italia

Lucia Annunziata ( da Huffington Post)

Renzi ora può ambire a sostituire Hollande in Europa. E fare quel che vuole in Italia

Pubblicato: 26/05/2014 02:59

Un successo mai visto. Per il Pd e per il suo leader. Matteo Renzi ha portato il suo partito a una vittoria il cui livello a sinistra non è mai stato raggiunto, e che nella stessa storia del paese nel dopoguerra è stato toccato solo da un partito di massa come la Dc. Il Premier merita in questo momento da parte di tutti coloro che da anni votano a sinistra un grande evviva. Da questo momento è il padrone d'Italia, nel senso che può fare tutto. Tale livello di consenso tecnicamente lo scioglie da ogni laccio coalizionale. Di conseguenza cade però sulle sue spalle una responsabilità grande quanto la libertà acquisita.

L'entità della vittoria fornisce intanto all'Italia un ruolo rilevantissimo in Europa. Come finora non si era nemmeno potuto immaginare. Il voto europeo ha distrutto l'equilibrio su cui fin qui si è fondata l'Unione. Quel triangolo del Nord articolato nell'asse Franco-Tedesco con gioco esterno dell'Inghilterra. Ma proprio a Londra Farage ha umiliato Cameron, e la vittoria in Francia di Le Pen con conseguente crollo del Partito Socialista francese al terzo posto segna la rottamazione (è il caso di dirlo) della locomotiva Franco-Tedesca che finora ha trainato l'Europa. Nel voto complessivo per Bruxelles solo due partiti tradizionali vincono - uno è quello della Merkel e l'altro è il Pd di Matteo Renzi.

Nell'insieme tutto questo ha un significato preciso: l'Italia entra nel semestre europeo in una posizione di forza quale non avremmo immaginato fino a ieri. Questa Italia può oggi chiedere all'Unione quello che vuole in termini di nomine (per esempio la Presidenza?) e in termini di ridiscussione delle regole. Soprattutto, Renzi può ambire oggi a sostituire la Francia come interlocutore della Germania. Nella creazione di un inedito asse fra Nord e Sud dell'Europa. Se c'è qualcosa da cambiare in Europa, e ce n'è molto, questa volta il Premier Italiano ha tutti gli strumenti per farlo.

Altrettanto grandi sono ora le possibilità che si aprono per lui e per il Pd in Italia. Non ci sarà certo domani una crisi di governo, ma, come si diceva, il risultato finale di questa elezione non solo libera Palazzo Chigi da ogni necessità di fare alleanze, ma in certo senso lo obbliga a farlo. Le larghe intese che Renzi ha ereditato da Letta si sono sciolte, come si vede dai magri numeri di Ncd e Scelta Civica. E il crollo di Silvio Berlusconi rende a questo punto incomprensibile, oltre che non necessario, l'appoggio del vecchio leader al progetto di riforme. Per paradosso, insomma, l'attuale governo , con tutte le sue alleanze, si sveglia ridotto a non più di un guscio. Come farà Palazzo Chigi a governare dentro questo guscio vuoto?

Vedremo. Non dovrebbe essere però difficile. Renzi potrebbe pensare a elezioni il prossimo anno. O potrebbe più semplicemente fare quel che vuole, tenendo lì le statue di cera in cui si sono trasformati i suoi
alleati, per quel che ormai contano. Di che natura sarà un governo così ampio? Fin dalle prime ore dopo le
elezioni è stata evocata la Dc, come si diceva. Evocata nel senso positivo, come metro di misura per le dimensioni della vittoria. Il richiamo ha però anche un aspetto pericoloso - la Dc, proprio grazie alle sue dimensioni, ha sempre governato come una forza interclassista, e conservatrice.

Renzi invece ha una sola strada - procedere nel cambiamento . Il voto che ha preso dalla sinistra ha infatti premiato soprattutto il "rottamatore". Renzi deve continuare a cambiare anche per una seconda ragione. Il partito da cui è stato più sfidato in questa corsa elettorale , il M5S, anche se non è andato bene come pensava, rimane una forza consolidata, la seconda dopo il Pd. E anche se , per ipotesi, il movimento di Grillo sotto i contraccolpi della sconfitta, si sciogliesse, le domande e gli umori che M5S ha raccolto non sono destinati a sciogliersi. Il movimento non si rassegnerà a questo risultato, non rinuncerà affatto al suo ruolo. È probabile che a questo punto accentuerà il suo profilo antisistema, tentando di stringere al suo ruolo di partito interclassista, " la nuova Dc" appunto. Il neo bipolarismo italiano, di cui parlavamo nel blog precedente, può diventare una scontro fra sistema e antisistema. Renzi non può trascurare questo suo seppur indebolito avversario che rappresenta un settore rilevante della società. C'è un solo modo dunque per rispondere a tutte le sfide che la vittoria elettorale porta con sé: che Renzi mantenga il suo profilo "di lotta e di governo", come si sarebbe detto in altri anni.

lunedì 12 agosto 2013

Pensione dipendenti pubblici: 200 mila esodi volontari per over 57 ...

Pensione dipendenti pubblici: 200 mila esodi volontari in un piano del governo

Messaggero  |  Pubblicato:   |  Aggiornato: 12/08/2013 08:51 CEST


Tagliare 200 mila posti nel pubblico impiego. E raccogliere circa 2 miliardi di euro. Sarebbe questo il piano del governo Letta, secondo un articolo pubblicato sul Messaggero. Non si tratterebbe di licenziamenti, ma di prepensionamenti per gli over 57.

Duecentomila. Anche se il numero esatto non è stato ancora individuato, semplicemente perché manca ancora una verifica generale delle piante organiche. Ma è questo l'ordine di grandezza sul quale stanno lavorando discretamente i tecnici del ministero del lavoro insieme a quelli del Tesoro e della Funzione Pubblica. Un numero intorno al quale, il condizionale è d'obbligo,dovrebbe scattare la riduzione degli addetti alla macchina statale. Un taglio incisivo che, qualora andasse in porto, andrà a incidere profondamente su una platea di oltre tre milioni di quadri, operai e impiegati. E che avrà una durata almeno di 3 anni.

Attenzione, nelle ipotesi allo studio non è previsto nessun licenziamento, ma esodi (non agevolati) per i dipendenti over 57 che attualmente sono condannati (si fa per dire) a restare al lavoro per gli effetti della riforma previdenziale di Elsa Fornero che allunga i tempi di pensionamento. Dipendenti che comunque hanno un costo rilevante per le casse dello Stato.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha già avviato informalmente i primi sondaggi con le organizzazioni sindacali per valutare l'impatto sociale dell'operazione. E per capire se andare avanti o no.Perché c'è chi - è scontato - punterà i piedi sottolineando come, negli ultimi anni, i dipendenti pubblici abbiano visto decurtate le loro retribuzioni, causa il blocco dei contratti. E c'è chi - forse con più realismo - immagina una macchina statale più efficiente, meno ridondante e meno dispendiosa.

Il progetto pure per grandi linee, sarebbe già sul tavolo del premier, Enrico Letta, o starebbe per finirci. Di certo i tecnici di Saccomanni lo hanno studiato a fondo. L'impatto sarebbe a costo zero in quanto gli esodi dei "lavoratori anziani" avverrebbero su base volontaria in cambio , per loro, di una possibile ricollocazione nel sistema previdenziale pre-Fornero. Anzi, permetterebbe di recuperare cospicue risorse da impiegare per il finanziamento della contrattazione di secondo livello in tutti i settori dell'apparato statale.

Possibile che il confronto governo-sindacati sul delicatissimo tema scatti a settembre, allorché il ministro, Giampiero D'Alia, incontrerà i vertici dei rappresentanti dei lavoratori per avviare la trattativa sul rinnovo dei contratti. Il titolare della Funzione pubblica, pur confermando il blocco degli stipendi, si è impegnato ad individuare un'intesa sulla parte normativa e a cercare, pur tra mille difficoltà, nuove risorse per le retribuzioni congelate ormai da 7 anni.

Libertà di prepensionamento anche per i privati. Anche le aziende private potranno decidere di mandare in prepensionamento il personale che, a causa della crisi economica o per altri motivi, risulta in eccedenza. Come riporta il quotidiano Italia Oggi.

Si chiama procedura di esodo volontario ed è prevista nella riforma Fornero. Pochi giorni fa l’Inps ha diffuso le regole applicative. Ora le aziende possono cominciare a fare i loro calcoli. In sostanza possono anticipare di quattro anni il pensionamento dei propri dipendenti (se questi sono d’accordo), ma dovranno versare all’Inps ogni mese l’importo dell’assegno che l’Inps girerà all’ex dipendente fino al raggiungimento del diritto ordinario alla pensione, più il 33% dei contributi previdenziali calcolati sul valore precedente. Il lavoratore uscirà dall’azienda, ma potrà cumulare l’assegno Inps con eventuali altre retribuzioni, nel caso riuscisse a trovare un nuovo impiego; o lo potrà cumulare con il reddito di lavoro autonomo, laddove dovesse decidere di fare impresa o consulenza da sé (anche co.co.co.).