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giovedì 13 marzo 2014

Del Rio: stiamo affinando l'ipotesi di tagliare le pensioni di 2000 euro....

A giorni lo faremo, dice Del Rio ad Agorà... 
Commento: Renzi non aumenta le pensioni basse ( la detassazione prevista per chi lavora non vale per chi è in pensione) e taglia quelle da duemila euro... Ecco il primo passo per realizzare ciò che da tempo dice e che la stampa fa finta di non sentire: azzerare pian pianino le pensioni, con l'inflazione quando ci sarà, con i tagli progressivi, con il blocco già fatto da Fornero.
Stupisce la garrula soddisfazione della Camusso... Anche lei affascinata dal venditore tv di "sinistra"?
(Ps: dopo lo show di ieri del berluschino de gauche rimpiangiamo persino le soporifere relazioni di Aldo Moro)

domenica 7 luglio 2013

Letta batte Renzi... E te credo (vista la sua posizione sulle pensioni...!)

Nell’articolo Bertini non lo dice, ma il calo di Renzi è probabilmente dovuto alla sua incredibile proposta di tagliare del 10% le "pensioni d’oro"... che sarebbero quelle di tremila euro LORDI (duemila netti)...! E cioè quelle di chi ha dato esami, concorsi etc. nel pubblico e che non si è mai arricchito con le prebende dei politici...

ecco l’articolo:


LA STAMPAweb

Italia

E nel giudizio sui leader
Letta ora stacca Renzi

Sondaggio Ipsos, nella percezione sono loro due “gli sfidanti”. Tutti gli altri dietro

Non bisognerà attendere mesi o anni per la competizione che tutti nel Pd vedono come il fumo negli occhi, compresi i diretti interessati, quella tra il premier Enrico Letta e il sindaco di Firenze. In realtà i due sono già concorrenti virtuali e svettano in testa agli indici di gradimento, staccando di oltre trenta punti gli altri leader, da Epifani ad Alfano, da Berlusconi a Vendola, per non dire di Monti, Maroni e Grillo: quello che sorprende è che - nell’ultima rilevazione sui leader del Polimetro settimanale di Ipsos - il premier sorpassi nettamente, 65,9 contro 63,5%, il rottamatore, da mesi sempre in cima a tutti i sondaggi. Unico leader politico capace di superare in quanto a popolarità, se pure di un’incollatura il capo dello Stato, come mostravano rilevazioni fatte dalla Swg alcune settimane orsono. E quindi fa ancora più effetto vedere come due leader del Pd che incarnano profili così diversi e che infiammano il congresso influenzandone le scelte, nella percezione degli italiani siano già gli «sfidanti».
Non è difficile immaginare il perché dell’ascesa di Letta, i dati fanno dire al presidente di Ipsos, Nando Pagnoncelli, che «in un contesto di altissima volatilità del voto, mancano i punti di riferimento e il governo rappresenta un’ancora». Certo, «i due procedono quasi di pari passo da settimane e ora Letta ha due punti e mezzo in più, quindi è apprezzato da quasi due terzi degli elettori come Renzi». Rispetto ai sondaggi sulla fiducia che registrano stabilmente una primazia del sindaco di Firenze, il Polimetro utilizza una scala da uno a dieci in cui si chiede di esprimere un giudizio sul leader, come se fosse un voto scolastico, dai sei a dieci è la sufficienza: in questo caso si parla di apprezzamento di quel che stanno facendo, anche se ovviamente c’è una correlazione tra tutti questi indicatori. Quindi se la fiducia è un parametro più proiettato sul futuro, va da sè che Renzi sia più forte in quel senso, «ma lui e Letta sono i due politici che a differenza di tutti gli altri godono di più consenso che dissenso».
Certo, se è vero che la crisi in cui versa il paese dovrebbe accentuare la richiesta di soluzioni più radicali meglio interpretate dal profilo di Renzi, è vero pure, fa notare Pagnoncelli, che «da sempre l’Italia ha una forte componente moderata e anche se si invocano cambiamenti radicali, spesso si apprezzano di più cambiamenti graduali». E anche rispetto all’amico Enrico, Matteo «sfonda di più nello schieramento avversario, nel centro e nel centrodestra. Poi se si immagina il leader del futuro e del cambiamento, viene a tutti in mente Renzi che beneficia di esser fuori dalla mischia; ma le domande di cambiamento determinano anche un’usura rapidissima delle persone». Di sicuro il rottamatore è consapevole di questo aspetto e perciò scalpita, mentre «Letta incarna l’idea di un cambiamento non traumatico, con un governo a trazione diesel». Quali sono i bacini di riferimento dei due leader? «Tra casalinghe e pensionati, che insieme fanno il 40% degli elettori, abbiamo il top del gradimento di Letta, anche tra i cosiddetti garantiti, cioé i redditi fissi. Tra i più giovani Letta ha un consenso più contenuto, sul 57%, superando i 50 anni supera il 70% e oltre i 65 anni sale addirittura al 75%. I più giovani esprimono un giudizio più positivo rispetto a quelli di età più avanzata su Renzi. Il quale registra da due settimane una lieve flessione in cui sembra risentire della posizione non definita sulla sua partecipazione al congresso. Il Pd non viene molto penalizzato da questo scontro tra candidature, ma se si supera un certo livello questo diventerà un problema prima e dopo il congresso».
Ma se per caso un domani dovessero correre entrambi in primarie per la premiership, l’impressione di Pagnoncelli è che non sarebbe un testa a testa, insomma Renzi resterebbe favorito, perché i due occupano due posizionamenti diversi. «Letta sarebbe un avversario temibile, ma Renzi ha una capacità di attrazione che va al di fuori del bacino di centrosinistra. In questo bacino, ormai lo giudicano un vincente; nel centrodestra, da un lato c’è il consenso per Berlusconi, dall’altro soffrono che il Pdl non sia stato in grado di proporre un leader più giovane». A sorprendere molto è «quanto questo governo faccia bene al Pd, che sta beneficiando di questa situazione. In questa fase, sull’onda delle amministrative e del fatto che c’è un governo il cui capo è del Pd, il trend è di salita graduale da inizio giugno».
carlo bertini

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martedì 26 marzo 2013

E adesso Amato (31 mila euro al mese) vuole colpire le pensioni....

Adesso il "dottor sottile" propone un prelievo del 6% sulle,pensioni a favore dei giovani.. Altro che dottor Sottile, Faccia di tolla!
Da il Fatto Quotidiano :

“Pensioni miserabili, i giovani d’oggi dormiranno nelle auto”: così parlò Giuliano Amato, mister 31mila euro al mese. Mentre i pensionati italiani sono alle prese con la beffa dei cud in Rete, la politica continua a regalare loro pillole dal gusto amarissimo. L’ultima l’ha servita proprio oggi su un piatto d’argento Giuliano Amato, già soprannominato mister 31mila euro, lanciandosi in una spericolata campagna a favore dei giovani che l’Inps la guardano solo col binocolo. “Quando tanti giovani arriveranno alla pensione dopo uno slalom tra diversi lavori, si troveranno con una pensione miserabile con cui non potranno vivere e si troveranno a dormire in auto”, ha detto l’ex premier e consigliere economico di Craxi a una lezione alla Luiss, mettendo in guardia da una “possibile rivolta che non sarà pacifica come quella dei Cinque Stelle”. Parole sante. Peccato che lo stesso, già ricordato per i tagli alle pensioni del 1992, solo tre settimane fa fosse finito al centro di una tiratissima polemica legata proprio al suo trattamento previdenziale, manco a dirlo, dorato: 22mila euro di pensione Inpdap e 9mila euro di vitalizio parlamentare (quest’ultimo, sostiene lo stesso Amato a onor del vero, viene destinato in beneficenza).

A infuocare la questione era stata l’ipotesi ventilata a Roma di un governissimo presieduto proprio dal dottor Sottile. Solo l’idea ha fatto correre un brivido lungo la schiena di tanti, anche nel Pd, per il timore di veder schizzare i consensi di Grillo al 60%. La Rete già impazziva all’idea. Sarà il diretto interessato, poi, a spiegare che le polemiche che lo inchiodano all’ingombrante vitalizio erano puramente strumentali. “Il vitalizio lo giro direttamente a una comunità di assistenza e dallo Stato ho solo la pensione, che al netto è poco più di 11mila euro”. Insomma, chi lo addita come membro della Casta è in malafede o sbaglia. Nessun motivo di vergognarsi, dunque, nessun imbarazzo. Ed è tanto vero che Amato oggi, sempre senza imbarazzo, è salito in cattedra durante la presentazione del master in Economia e Diritto alla previdenza complementare della Luiss. E per un giorno ha smesso i panni dell’ex parlamentare e gran collezionista di prebende per indossare quelli dell’italiano comune, alle prese con la crisi e nessuna certezza per il futuro.

La platea di studenti ascolta in silenzio mentre mister 31mila euro parla di quelli con una pensione da 400. Ancora, nessun imbarazzo. Tanto che, quando tocca a lui, si fa promotore di una proposta di riequilibrio che passa sempre dalle tasche di altri pensionati, mai le sue. “Basterebbe che il 6% dei contributi totali degli italiani andasse ai pensionati che percepiscono 400 euro al mese per portare i loro assegni a mille euro al mese”, scandisce. Infatti, prosegue Amato, “non è possibile che lo Stato assegni ad alcuni molto più di quello che serve loro e a molti di più dia meno del necessario alle loro esigenze di vita”. Da qui la proposta di “un contributo di solidarietà all’interno del sistema pensionistico”. Non una parola però, su un possibile taglio verticale dei vitalizi dei parlamentari italiani di cui lui stesso fa esperienza diretta, ogni mese, da anni.