ebook di Fulvio Romano

Visualizzazione post con etichetta IMU. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta IMU. Mostra tutti i post

mercoledì 28 agosto 2013

Così Letta salva se stesso e tira la volata elettorale di B. (Caspita, meglio dello zio...!)

Imu abolita, Alfano esulta: “Missione compiuta”. Ma nel 2014 arriva la “service tax”

di  | 28 agosto 2013

“Missione compiuta! Imu prima casa e agricoltura 2013 cancellata. Parola Imu scomparirà dal vocabolario del futuro”. Con queste parole il vicepremier Angelino Alfano esulta su twitter mentre il Consiglio dei ministri è ancora in corso: “E’ una legge tax free, per finanziarne non aumentano altre tasse”. In conferenza stampa aggiungerà: “Finalmente una bella notizia per gli italiani. E’ stato attuato un punto cardine del patto fondativo del governo”. Per Berlusconi, addirittura, “senza l’Imu gli italiani avranno più fiducia nel futuro”. Quello che Alfano e Berlusconi dimenticano di dire (ovvero che al posto dell’Imu ci sarà una nuova tassa), lo spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini: “Abbiamo superato l’Imu sulla prima casa con l’introduzione di una tassa finalmente davvero federale e affidata all’autonomia dei comuni”. Concetto approfondito da Enrico Letta in conferenza stampa: “Dal 2014 l’Imu non ci sarà più. Dal primo gennaio 2014 nasce la Service tax, che al suo interno comprenderà la Tares. L’Imu del 2013 non sarà pagata e l’operazione sarà gestita senza aumenti di tasse”. Il premier ha aggiunto che tutti i partiti della maggioranza volevano la riforma dell’Imu”.

Come verrà finanziata, quindi, la rata di dicembre? “Nel decreto che accompagnerà la legge di stabilità, il 15 ottobre, saranno indicate le coperture della seconda rata dell’Imu perchè alcune coperture si svilupperanno nelle prossime settimane”, ha detto Letta, che ha ipotizzato un aumento delle tasse sui giochi per coprire il mancato gettito, da finanziare anche con tagli delle spese e iniezione di altri 10 mld di debiti della Pa. “Pago vedo voto”, ha spiegato successivamente il premier in conferenza stampa per sostenere che la nuova “service tax è realmente federalista” e quindi saranno le amministrazioni locali a modularle e a pagare il prezzo in termini di consenso in caso di aliquote eccessive e non “ripagate” da servizi.

Esulta e rivendica i meriti della cancellazione dell’Imu (anche lui senza fare riferimento alla tassa che sostituirà quella sugli immobili) anche Silvio Berlusconi: “Il Popolo della Libertà harispettato il patto con i suoi elettori e il presidente Letta ha rispettato le intese con il Pdl. Gli effetti positivi vanno a beneficio di tutti i cittadini. Senza Imu gli italiani avranno più fiducia nel futuro. Con la riforma di oggi invertiamo la rotta su un sentiero virtuoso di crescita: il valore degli immobili aumenta, il reddito aumenta, i consumi ripartono, si creano nuovi posti di lavoro, le aspettative sul futuro tornano ad essere positive.

“La cancellazione dell’imposta della prima casa rappresenterebbe una sconfitta per il governo (e per il suo principale azionista che è il Pd). Così parlava poche ore prima del cdm l’ex premier e leader di Scelta Civica, Mario Monti, secondo cui ”il presidente Letta, il ministro Saccomanni e il Pd hannoceduto alle pressioni del Pdl”. Letta, in conferenza stampa, è stato interpellato su questo. E ha risposto così: “Io difendo questo provvedimento per il merito, non per l’intesa politica che c’è dietro. E questo “

Altro tema affrontato in Cdm, il rifinanziamento della cassa integrazione e lo spinoso capitolo esodati: “I più deboli – dice il ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini – al centro del decreto legge varato oggi. Rifinanziata la cassa integrazione per evitare che migliaia di lavoratori restassero senza reddito e salvati dalla disperazione e dalla povertà oltre 6000 esodati da licenziamenti individuali”.

Via l'IMU arriva la service tax

LA STAMPA

Italia

Via l’Imu 2013, arriva la service tax

Niente rata a dicembre ma il governo è ancora a caccia di due miliardi: pronti nuovi aumenti

Il decreto che varerà il consiglio dei ministri previsto per oggi cancellerà definitivamente la prima e la seconda rata dell’Imu di quest’anno. Da gennaio 2014 la tassa sulla prima casa sarà sostituita da una nuova imposta che comunque terrà conto delle dimensioni dell’immobile. I dettagli verranno definiti nella legge di Stabilità da approvare entro il 15 ottobre. L’accordo politico è chiuso, sui dettagli tecnici c’è ancora parecchio da fare.

Il paradosso nel quale si è cacciato il governo Letta vuole infatti che la cancellazione dell’imposta sulla prima casa dovuta quest’anno sia una faccenda più complicata dell’accordo su quella che la sostituirà. Lo è anzitutto per il Pdl: cambiare nome (da Imu a service tax) e natura (da patrimoniale a contributo sui servizi comunali) a una tassa, permette di dire ai propri elettori che - almeno formalmente - non c’è più. Se poi dopo la trasformazione il costo complessivo dovesse persino aumentare la colpa si può sempre scaricare sui sindaci aguzzini. Molto più difficile è fare i conti con una rata da pagare: o c’è, o non c’è. In questi mesi il partito di Berlusconi non ha promesso altro. E se poi quella rata è abolita ma sostituita con altre tasse alla gran parte dei cittadini può apparire come una beffa.

È attorno a questo complicato rovello che ieri Pd, Pdl e governo hanno lavorato per chiudere un accordo ad ogni costo. Un accordo che somiglia a un’assicurazione sulla vita almeno fino al panettone natalizio. Prima Alfano e Brunetta con Saccomanni, poi fra i ministri Pd, infine a Palazzo Chigi con Letta, il governo ha speso l’intera giornata stretto fra due grane: l’Imu e la Siria.

Il tema ricorrente di tutti gli incontri è stato come trovare - e in fretta - i quattro miliardi necessari a compensare il gettito Imu di quest’anno. Per la prima rata (2,4 miliardi) la soluzione è pronta: 1,2 verranno dalla maggiore Iva dei creditori statali che stanno staccando le fatture per gli arretrati, altri 700 milioni - e nonostante le proteste di Confindustria servizi - arriveranno dal settore dei giochi, in particolare dalla chiusura (via sanatoria) di un vecchio contenzioso con le società che gestiscono le slot machine. Il resto (circa 500 milioni) li dovrebbero garantire un po’ di tagli alla spesa dei ministeri e dei cosiddetti contributi alle imprese.

Su come coprire gli altri due miliardi c’è tuttora incertezza. Il capogruppo Pdl Brunetta ha fatto sua una proposta delle banche che prevede la rivalutazione delle quote possedute della Banca d’Italia. Un meccanismo che permetterebbe agli istituti di innalzare i ratio patrimoniali e all’Erario di incassare più tasse dalle plusvalenze per almeno un miliardo. Ma si tratta di un meccanismo che deve passare dall’ok di Bruxelles, e dunque molto aleatorio. Di qui l’ipotesi di un piano B che prevede la più classica delle soluzioni, l’aumento delle tasse indirette. Solo oggi sapremo come andrà a finire, qui ci limiteremo a raccontare quel che fonti di governo valutano come possibili rimedi: far scattare l’aumento Iva dal 21 al 22% previsto per il primo ottobre (vale un miliardo di euro), un ritocco delle accise sulla benzina, alle imposte di registro e di bollo. Più complicata - ma ieri nelle riunioni si è discusso anche di questo - una soluzione che passi dall’allargamento della platea degli immobili che l’Imu l’hanno pagata e continueranno a pagarla, i cosiddetti «immobili di pregio» o da un aumento dell’Imu dovuta per le seconde case. «Le coperture ci saranno, chiare nette e credibili», fa sapere Brunetta. Difficile dire se altrettanto chiara, netta e credibile sarà la soluzione per cancellare una tassa che - piacesse o no - era chiara, netta e credibile.

ALESSANDRO BARBERA


Level Triple-A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0           Copyright 2013 La Stampa           Bobby WorldWide Approved AAA

lunedì 8 luglio 2013

La roulette russa dell'IMU secondo Letta, Brunetta e Berlusconi...

LA STAMPA

Italia

Imposta sulla casa, ora nel mirino quelle sopra i 100-120 mq

Tra le ipotesi anche l’aumento delle esenzioni e la “tassa Ics”

Nel mirino dell’Imu tornano le case formato large, di metratura superiore a 100–120 metri quadri, classificate nella classe catastale A2, quella che raccoglie le abitazioni di tipo civile. Mentre Palazzo Chigi smentisce la stangata sui villini, i tecnici dell’Economia continuano a sfogliare la margherita delle opzioni per ridurre al minimo l’impatto dell’imposta sulla prima casa, senza però rinunciare a una quota eccessiva dei 4 miliardi di gettito previsti. Di petali ne sono rimasti tre. Il primo prevede di rimodulare l’imposta su 5 fasce di reddito Isee, innalzando progressivamente la franchigia dagli attuali 200 fino a un massimo di 600 euro per i nuclei familiari meno ricchi. Un modo per esentare oltre l’80% dei contribuenti ma che facendo pagare i più abbienti garantirebbe quasi la metà del gettito.

Ma nelle stanze dell’Economia si è ragionato anche su un’altra idea, quella di far pagare oltre che i proprietari di ville e case signorili, anche chi possiede abitazioni di tipo civile, ma solo quando la metratura supera i 100 o i 120 metri quadrati. Che significherebbe far tornare a pagare tra i 2,5 e i 3 milioni di immobili, anche se esentati sarebbero comunque l’85% dei proprietari di prima casa. Costo dell’operazione: 2,2 miliardi, che sono sempre molto meno di quattro. I tecnici avevano ipotizzato di includere anche i villini nell’area dove colpisce l’Imu. Ma l’ipotesi è stata scartata perchè in questo modo si colpirebbero anche le casette a schiera delle zone periferiche ed ultra periferiche delle città, dove di certo non abitano i contribuenti definibili abbienti.

La terza ipotesi è quella di procedere spediti verso la riforma della tassazione degli immobili, inglobando Imu, Tares sui rifiuti e imposte su servizi indivisibili (come strade o illuminazione) nella nuova «tassa Ics», imposta casa e servizi. La base imponibile a questo punto terrebbe conto di un mix tra metri quadri e numero componenti della famiglia, un po’ come avviene già oggi per la tassa rifiuti. Solo che mentre per questa più è numerosa la famiglia, più servizi si consumano e quindi maggiore imposta si paga, per la tassa Ics si terrebbe in maggior conto la grandezza dell’abitazione, alleggerendo così l’imposizione complessiva sulle famiglie più numerose. Questo in attesa che la riforma del catasto, ricompresa nella delega fiscale in discussione in Parlamento, riallinei finalmente i valori degli immobili a quelli reali di mercato. Una riforma che richiede tempo e che potrebbe indurre il governo a soprassedere del tutto sull’acconto Imu che, ad oggi, andrebbe versato il prossimo 16 settembre, chiamando i contribuenti a versare direttamente il saldo a dicembre. Ma anche l’ipotesi di una esenzione graduata sul reddito Isee o per classi catastali potrebbe richiedere una mini proroga di un mese. A sciogliere la matassa sarà la cabina di regia «politica», convocata per il 18 luglio con il compito di sfogliare gli ultimi tre petali del rebus Imu. Che per il Pdl continua ad essere uno: quello della cancellazione per tutti dell’imposta.

PAOLO RUSSO


Level Triple-A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0           Copyright 2013 La Stampa           Bobby WorldWide Approved AAA

lunedì 20 maggio 2013

lunedì 6 maggio 2013

E ora i grillini tentano il PD...

Da La Stampa di oggi:

E ora i grillini tentano il Pd
con le maggioranze variabili

Il M5S apre al taglio della tassa sulla casa solo per i più poveri: e spiazza

Abile mossa tattica dei grillini, che delle due l’una: o non sono così primitivi come qualcuno li dipinge, oppure hanno già imparato le malizie della politica. Il loro capogruppo Crimi promette un «sì» alla cancellazione dell’Imu sulla prima casa, che corrisponde al punto 17 del programma a Cinque Stelle. Fin qui nulla di strano. Nello stesso tempo modula l’offerta in modo tale da dividere il Pd (o perlomeno provarci) e da stringere nell’angolo il Cavaliere. Mette cioè come condizione che dall’Imu vengano esentate solo ed esclusivamente le fasce di reddito più basse, laddove chi se lo può permettere dovrebbe continuare a pagarle «anche sulla prima casa». E qui sta l’insidia, in quanto l’argomento è un richiamo forte alle ragioni dell’equità, quelle stesse motivazioni per cui in fondo sinistra e destra non sono né saranno mai la stessa cosa. Berlusconi notoriamente vorrebbe meno tasse per tutti, benestanti compresi, nella convinzione che la ricchezza sia una manna del Cielo; dunque l’Imu va cancellata a prescindere. Ieri l’ha ribadito.

Nel Pd, invece, mai come in questo momento ci si chiede «chi siamo» e «cosa vogliamo». L’insofferenza della base, l’occupazione delle sedi, il congresso in arrivo: sono in molti a non comprendere per quale ragione Letta dovrebbe cedere ai «diktat» berlusconiani, quando la nuova tassa sulla casa potrebbe essere riscritta d’intesa con Grillo. Si affaccia nella XVII legislatura il fantasma delle maggioranze «a geometria variabile», con i Democrats che cercano alleati un po’ qua e un po’ là fino a quando il gioco regge. E non soltanto sull’Imu. Le forti convinzioni del ministro Kyenge in tema di immigrazione, di cittadinanza, di centri d’accoglienza si annunciano come un ulteriore laboratorio di reazioni chimiche tra Pd e M5S. Idem sul nodo dei diritti. E non è nulla, a fronte di quanto potrà accadere il giorno in cui la riforma costituzionale affrontasse tabù come il presidenzialismo... Schifani, che di Crimi è dirimpettaio, già mette in guardia il governo: «Le maggioranze variabili su temi sensibili porterebbero a gravi danni». Se Letta si affida ai grillini, fa intendere Schifani, la sua sorte è segnata.

Il premier non ha bisogno che qualcuno glielo rammenti. Il suo rapporto col centrodestra regge al punto che un contributo di Ferrara, sul «Giornale» di ieri, veniva titolato: «Perché Letta-Alfano è la coppia giusta». Ma l’eventualità che il Pd possa farsi tentare da Grillo, quella sì viene messa in conto nello stato maggiore berlusconiano. Dove a tutto si sta pensando, tranne che a provocare crisi di governo. C’è stato negli ultimi giorni un generale, evidente abbassamento di toni. Unghie tagliate ai «falchi», grande tubare di «colombe». La rimozione della Biancofiore dalle Pari opportunità è stata incassata senza batter ciglio. Sull’Imu, Berlusconi continua a sventolare la sua bandiera ma sembra ora accontentarsi che intanto venga cancellata la rata di giugno, il resto si vedrà... Anche questo apparente sangue freddo, così come la mano tesa di Grillo, è figlio di un calcolo politico; pure in questo caso, la sfida è rivolta al Pd orfano di una leadership e dunque esposto a tutte le scorribande. Confida Brunetta, che nelle gerarchie Pdl è molto più in alto di quanto si possa pensare: «Se esplosione ci sarà, la scintilla scoccherà a sinistra. Se il governo Letta cadrà, sarà colpa degli altri... Da quella parte debbono ancora elaborare il lutto della mancata vittoria, e nell’attesa rimettono in campo l’anti-berlusconismo. Noi li aspettiamo sereni e tranquilli. Naturalmente, venderemo cara la pelle». E il Cavaliere, nei test di sopravvivenza, non teme rivali.

ugo magri

Copyright 2013 La Stampa

venerdì 26 aprile 2013

Sull' IMU si sbizzarriscono i creativi della copertura finanziaria...

Da La Stampa

La proposta Pd, mentre il Pdl vuole abolirla

Un compromesso sull’Imu
Tagliata ai redditi bassi


Sul tavolo del premier incaricato, Enrico Letta, le proposte dei partiti per addolcire l’amara pillola dell’Imu formano oramai una bella pila. E l’impressione è che, comunque vada, la tassa «più odiata dagli italiani» forse già con la rata di luglio finirà per pesare meno sulle tasche dei proprietari di prima casa. C’è chi, come Berlusconi, della cancellazione dell’imposta sulla prima casa e persino della restituzione di quanto già versato ne ha fatto un cavallo di battaglia. Chi come il Pd propone di esentare dal pagamento chi possiede appartamenti di valore medio-basso. O ancora chi come i montiani punta ad ammorbidire l’Imu soprattutto per chi ha redditi familiari più modesti. E lo stesso Letta avrebbe preso nota con un certo interesse della proposta avanzata da Fratelli d’Italia, che per rimborsare l’imposta sulla prima casa suggerisce di emettere Titoli di Stato decennali «da rimborsare con gli interessi che Monte Paschi deve pagare per il prestito ottenuto dal governo Monti», spiega Ignazio La Russa. Dimenticando però di dire che quegli interessi sono già stati inscritti alla voce «entrate» nel bilancio dello Stato.

Comunque sia intorno all’Imu si sta giocando una battaglia non meno decisiva di quella sui ministri per le sorti del governo. Alfano ha ribadito che l’abrogazione della tassa è uno dei punti essenziali per l’ok del Pdl ma a smorzare i toni ci ha pensato proprio Silvio Berlusconi, dichiarando che il compromesso sull’Imu dipenderà dall’equilibrio complessivo degli interventi economici. Equilibrio che dovrà essere però anche finanziario, visto che abrogare l’Imu sulla prima casa, come ha ricordato ieri la Cgia di Mestre, costa 4 miliardi di euro e restituire quanto già versato il doppio. Ecco perché guadagnano punti le proposte meno drastiche di riduzione dell’impatto sui proprietari di prima casa, magari non di lusso. Il Pd insiste sulla sua formula della franchigia di 500 euro: chi ha pagato fino a quella somma non pagherebbe più. In pratica a Torino un appartamento in semiperiferia di 80 mq sarebbe esente, a Roma e Milano basterebbe superare i 60 mq per pagare. Sicuramente più accattivante è la proposta di Fratelli d’Italia, che i soldi per un colpo di spugna su tutte le prime case li ricaverebbe emettendo Bot finanziati dagli interessi dovuti da Mps allo Stato. «Una buona idea» ha commentato il leghista Attilio Fontana, presidente di Anci Lombardia.

Il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, invece fa altri conti: «l’Erario ha incassato 3,6 miliardi di euro in più con il gettito Imu. Se questi soldi sono già stati spesi ci dicano dove, altrimenti ci sono le risorse per restituire l’imposta sulla prima casa».

Più morbida la posizione della parlamentare di Scelta Civica, Linda Lanzillotta, che «nei limiti consentiti dai vincoli di finanza pubblica», vede possibile una riforma Imu, «incrociando valori catastali, reddito familiare, composizione della famiglia e differenziando gli immobili utilizzati per l’attività d’impresa». «Una soluzione si trova», taglia corto il montiano Lorenzo Dellai, «basta che non diventi un pretesto per il Pdl». Che pur restando ufficialmente fermo sul punto dell’abrogazione-restituzione, dalle parole del Cavaliere sembra però disposto a trattare, in cambio di qualche altra contropartita nel programma del nuovo governo. Una cosa è però certa. Qualsiasi soluzione dovrà fare i conti con quanto messo nero su bianco dal Documento di economia e finanza appena approvato e con la posizione espressa a chiare lettere da Bankitalia e Corte dei Conti: abolire l’Imu sulla prima casa è possibile solo a condizione che venga sostituita con una tassa equivalente o che si proceda a nuove manovre. I creativi delle coperture finanziarie sono avvisati.

paolo russo

torna all'elenco degli articoli
Copyright 2013 La Stampa