Da LA STAMPA
Italia
Ultimatum di Renzi
“Basta inciuci, meglio le elezioni”
“La direzione? Pareva una seduta di terapia di gruppo”
Al termine dell’intervista di Fabio Fazio, si consolida l’impressione, già suscitata a Ballarò, che Matteo Renzi consideri impossibile un governo Bersani, improbabile qualsiasi governo, probabile il ritorno al voto a cavallo dell’estate. E che di fatto abbia già lanciato la sua campagna elettorale, peraltro emendandosi dagli errori delle primarie: mette al primo punto del programma di «qualsiasi governo» la questione lavoro (preposta finanche alla legge elettorale), coprendosi a sinistra, il suo fianco scoperto tre mesi fa.
Ciò che aveva taciuto alla direzione del Pd, abbandonata platealmente perché «sono abbastanza allergico alle formazioni politiche tradizionali» in cui si fanno «riunioni come fossero sedute di terapie di gruppo, con amministratori anonimi che si guardano in faccia e si raccontano le stesse cose di due anni fa nello stesso organo di quattro anni fa anziché ascoltare i nuovi parlamentari», Renzi lo dice dunque nello studio tv di «Che tempo che fa».
E quindi: il gruppo dirigente sbaglia tentando «la caccia al grillino» con forme di «scilipotismo» e «scambi di poltrone vecchia maniera, presidenze di commissioni», insomma «un inciucione collettivo»; agli otto punti di Bersani manca l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti che «è uno scandalo»; sul suo tentativo di formare un governo «non sono ottimista, è molto complesso»; «se non va in porto vedremo che cosa farà il Presidente della Repubblica» e comunque «giocoforza molto presto si tornerà a votare» e «assolutamente» si faranno «primarie aperte» senza «respingere ai seggi la gente che vuole votare» come accaduto tre mesi fa.
I segnali di insofferenza non preludono però all’uscita dal Pd per fondare un suo movimento: giura sempre «lealtà» al partito, tanto più ora che anche buona parte del corpaccione dirigente lo invoca con messaggi pubblici e (soprattutto) privati, ribaltando l’isolamento (3 segretari provinciali contro 107) delle primarie. Allo stesso modo, esclude l’ipotesi di un’alleanza con la lista Monti («Ha perso le elezioni, eh»), a cui guarda solo come bacino elettorale.
Sulle elezioni, «trovo insopportabile vivere di rimpianti e nostalgie: a Firenze si dice se mia nonna aveva le ruote era un carretto...», ma certo con la sua leadership «avremmo insistito su alcuni temi che avrebbero sgonfiato Grillo». Votato «non perché hanno letto il suo programma, dove ci sono anche autentiche castronerie come sull’euro, ma per dare un segnale ai partiti con un megafono: avete capito, è finita!».
Renzi non entra nel merito degli scenari di governo, ma dice: «Preferirei una qualsiasi soluzione che dia chiarezza: elezioni o un qualsiasi governo che faccia il piano sul lavoro e poi la legge elettorale», soluzioni pasticciate paralizzerebbero perfino «il governo del figlio di Mazinga». Evidente la proiezione sulla nuova sfida elettorale. E se sarà candidato premier, scherza, «l’ultimo comizio lo farò a piazza San Giovanni, non la lascerò a Grillo».
giuseppe salvaggiulo
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