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martedì 12 agosto 2014

La politica fa bene alla Casaleggio &c: in due anni utili quadruplicati

Da Huffington Post

M5s, bilancio Casaleggio Associati 2013. Fatturato a 2,1 milioni di euro. Utili quadruplicati rispetto al 2012



È stato un 2013 d'oro per la Casaleggio Associati, la società di comunicazione fondata da Gianroberto Casaleggio, guru del Movimento 5 Stelle. Lo spiega oggi Il Giornaleriportando i dati del bilancio dell'anno passato depositato dall'azienda.
Se nel 2012 la Casaleggio Associati fatturava 1,3 milioni di euro, nel giro di un anno ha quasi raddoppiato il giro d' affari, chiudendo con un ricavo di 2,1 milioni di euro. (..) I profitti sono passati dai 68mila euro del 2012 a 255mila nel 2013, con un dividendo di 245 mila euro staccato ai quattro soci secondo le rispettive quote: il 30% a Casaleggio, l'altro 30% a suo figlio Davide, il restante 40% ai due soci Lucia Eleuteri e Mario Bucchich.
Fonte principale dei ricavi del gruppo, scrive il quotidiano, è prima di tutto il blog di Beppe Grillo, di cui la società incassa i profitti pubblicitari. Oltre al sito del leader 5 stelle, la società gestisce anche il portale del Movimento due siti di informazione (Tze Tze e La Fucina), spesso linkati dalle altre pagine gestite dal gruppo.

lunedì 9 settembre 2013

Cernobbio. A chi è piaciuto Casaleggio? Alle banche !

da La stampa, cronaca di Cernobbio di Riotta,  brano concernente il guru-io-so-tutto:

Qui il testimone è passato al «dottor» Casaleggio. Pochi hanno sorriso del suo look, definito «Maurizio Vandelli, Equipe 84, circa 1969», molti hanno ascoltato con attenzione. Casaleggio ha fatto le tradizionali bizze da primadonna, niente fotografi, niente tweet, domande solo addomesticate, niente streaming pubblico del discorso, come invece accettato da Saccomanni e Letta. Il suo discorso è datato, parla di Occupy Wall Street come riempisse ancora le piazze in America e non si fosse, da tempo, esaurito, si dice persuaso che il web stia superando la tv, mentre Slaby, l’uomo che con i suoi Big Data ha rieletto Obama nel 2012, ammonisce «badate che la tv resterà a lungo importante, la sinergia old media new media è la vera novità, spesso i ragazzi guardano al computer, online, la televisione».

E Casaleggio sfugge alla domanda cruciale per la sua filosofia di democrazia diretta online: perché il blog, la web tv, l’account twitter di Grillo, le pagine Facebook dei dirigenti grillini, -paladini a parole della trasparenza - potano con rigore ogni dibattito, obiezione, critica, discussione, trasmettendo – «in funzione broadcast» nel gergo di Casaleggio - solo la linea ufficiale? In battuta: è come se per Casaleggio il web rendesse tutti liberi, tranne i militanti del M5S.

La platea degli imprenditori e dei manager è però esperta, e il messaggio di Casaleggio, sfrondato dalle citazioni colte di Dean e Barabasi, passa: noi 5 Stelle non ce l’abbiamo con voi, sui siti i militanti se la prendano pure con Aspen e Bilderberg, club dei potenti, ma io, dopo l’intervista al Corriere e la copertina di Wired, vengo qui a parlarvi da pari a pari, i nostri nemici sono i politici, vogliamo che i cittadini li tengano sotto tiro, poi taglieremo le tasse e faremo con voi un patto di non aggressione. I leader delle banche, da Cucchiani a Ghizzoni, esprimono apprezzamento e attenzione, in pubblico l’esordio del «dottor» Casaleggio tra i poteri forti è un successo.

Gianni Riotta

sabato 6 aprile 2013

La Grillo@Casaleggio Associated concede "libertà di pensiero" ai "cittadini" M5s ...

Incredibile. Non lo dicessero loro non ci crederemmo... Adesso Grillo "concede" la libertà di pensiero ..! Ci prenderemo noi la libertà di spennacchiarlo.

Da La Stampa

Italia

Svolta di Grillo: libertà di parola

L’incontro con i parlamentari: il leader punta alla linea morbida per evitare fratture e tensioni interne


Svolte. La più radicale l’annuncia serafico il cittadino Stefano Vignaroli. Ha gli occhi che brillano. Il cuore in tumulto. Così, lasciando Villa Valente, villaggio turistico non troppo distante da Roma, dove il papa ligure ha radunato il popolo dei parlamentari, scolpisce l’epigrafe della giornata: «Grillo ci ha detto che c’è libertà di pensiero». Nella calca di giornalisti che lo pressano, uno grida ghignando: «E di parola?». Vignaroli non sente. Passa e va. Portandosi dietro questa nuova inebriante possibilità. «Libertà di pensiero». Mica male, no?

Dunque il Movimento si apre al confronto. Si rilassa. Abbandona almeno per ora, la visione militare e feroce del muro contro muro concedendosi al mondo cattivo. Si cambia strategia. Il Grande Capo non bacchetterà più violentemente i suoi eletti, non li metterà più alla gogna e smetterà persino di dare le pagelle, di dividere i buoni dai cattivi, di minacciare purghe. D’ora in poi sul suo blog - sul blog di tutti - si parlerà solo di proposte, di disegni di legge, di referendum. Il Movimento del fare, insomma, non del litigare. Si apre l’era del poliziotto buono. Niente espulsioni per chi dissente. Sani richiami all’ordine. «Se vuoi votare la fiducia al Pd e te ne vuoi andare vai, io ti voglio bene lo stesso», dirà amorevole il papa ligure come se il problema non fosse politico ma di rapporto personale.

Dopo settimane sulle barricate, Beppe Grillo e il santone Gianroberto Casaleggio hanno scoperto (sensibilizzati da Claudio Messora) che a furia di usare il bastone stavano rischiando di spaccare tutto.

Che la tensione emersa platealmente con l’intervista a «La Stampa» del siciliano Tommaso Currò - capofila di un gruppo piuttosto nutrito - era solo la punta dell’iceberg dell’insoddisfazione. Puoi permetterti una mini scissione al tuo primo appuntamento con la storia parlamentare? Meglio evitare.

Per questo il Capo si è inventato la gita aziendale. Partita malissimo. Finita in gloria.

Via alle 9.30 del mattino, con i parlamentari trasformati in involontari figuranti dell’ennesima messinscena del leader padrone. Loro diretti verso l’ignoto a bordo di pullman da scuola media, lui a raggiungerli comodamente su spettacolare auto bianca. Sgradevole?

Per i parlamentari di sicuro. Dopo i baci, gli abbracci, le foto e una dimenticabile mangiata al ristorante «La Quiete» - tortiglioni ai funghi e vitello con le patate - hanno avuto la forza di dirgli: «Beppe, bella questa giornata. Ma la prossima volta non sarebbe meglio che venissi tu da noi?». Lui ha annuito. Ha giurato che si presenterà ogni mese. E per un’ora e mezza si è concesso al dibattito. I presenti? Circa 130 su 163 parlamentari. Molti discorsi sul Presidente della Repubblica («Sarà un nome diverso, fuori dal sistema, ne sono sicuro»), finché un deputato campano ha preso la parola. E non sentendosi ancora così ridotto a malpartito da cedere alle immaginazioni della paura, assurde come quelle della speranza, e certamente più penose, ha detto: «Beppe, io ero tra quelli che volevano fare dei nostri nomi per un governo. Non pensi che in questo modo spingiamo la casta all’inciucio?». Silenzio.

Grillo ha allargato le braccia. E col suo genovese da palco ha replicato. «Le larghe intese le stanno facendo già da un mese. Non fidatevi dei partiti. Non hanno nemmeno cambiato la legge elettorale. E poi non avete già votato su questo tema?». Gli hanno detto di sì. Tre quarti del Movimento schierato sulla sua linea, un quarto sull’altra sponda. «E allora abbiate pazienza. Aspettiamo che gli altri facciano le loro mosse. In ogni caso siete liberi di definire la linea politica». Liberi. La parola del giorno. La formula magica per non disperdere il gregge. Un trucco? «Se lo è lo capiamo in fretta».

andrea malaguti

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martedì 2 aprile 2013

Ma dove sarebbero oggi " i Saggi" in Italia?...

I partiti hanno "toto corde" , ad una sola voce, criticato più o meno palesemente la scelta di Napolitano di non abdicare, come tutti avrebbero invece voluto. È questa la delusione vera di gran parte del PD, che sperava, eletto un loro nuovo presidente, di riavere il boccino in mano: o governo Bersani o minaccia di scioglimento delle Camere. Lo voleva la foia elettorale di B. goloso di cavalcare il consenso, aumentato dopo l'avvilente tentativo di Bersani.
Non potendo esprimere apertamente la loro delusione per il mancato abbandono di re Giorgio, adesso se la prendono con la formazione del gruppo di "saggi": sono vecchi, tutti maschi, uomini di apparato ecc. ecc. Le Donne sono indignate, i Giovani piagnucolano, i Partiti scalpitano: speravano di accelerare la spartizione di incarichi, prebende, e devono rinviare di affettare la torta...
Però, siamo seri. A parte il fatto che Re Giorgio ha voluto chiaramente non dei saggi ma uomini influenti presso i loro rispettivi partiti e gruppi di potere, perché si evitasse il salto nel buio finanziario ed istituzionale , mi chiedo: dove sarebbero oggi i "saggi" in Italia?
Anche scavando nei più nascosti recessi dell'informazione non me ne viene in mente uno...
Sono gli Intellettuali? C' è oggi in Italia un intellettuale che possa essere saggio in politica? L'esempio più banale, ma attuale, è quello del cantante assessore Battiato, che in situazione pubblica e "politica" se ne esce come se ne è uscito... Vogliamo mettere Dario Fo presidente della Repubblica? Ma allora non abbiamo capito niente del ruolo di un presidente...e vogliamo solo sminuire il ruolo per fini inconfessabili...
Aveva ragione Socrate: ognuno faccia bene il suo mestiere, questa è la virtù.
Saggi sono i giornalisti? Chi? E comunque, un bravo giornalista deve fare il giornalista, e non il politico...
Saggi sono i Giovani? Quali? Le Lombardi e i Crimi, emersi dalle scelte oculate della ditta Casaleggio&Grillo Associated?
D'altronde un paese che, come rivela Il Mulino, ha solo il 20% di cittadini con strumenti culturali adeguati ad una moderna democrazia, non può pretendere molto...E aggiungeremmo che non basta nemmeno questo, visto che il caos della avidità politica in Italia è tale da mettere in crisi anche quel 20%...!

F.R.

venerdì 29 marzo 2013

Panorama rivela: Casaleggio nel 2004 candidato (6 voti) in una lista vicina a Forza Italia...

... E te pareva... "Tout se tient", direbbe qualcuno... Fa il paio con la Ferrari di Grillo...


“Casaleggio nel 2004 candidato in lista civica di un politico di Forza Italia”
A scriverlo è il settimanale Panorama che rivela anche il flop del guru del Movimento nel Comune di Settimo Vittone, in provincia di Torino. Il berlusconiano Vito Groccia era capolista

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 29 marzo 2013Commenti (154)


Alle ultime elezioni i 5 Stelle a Settimo Vittone hanno raggiunto il 25,91 percento alla Camera e 24,24 al Senato. Ma nel 2004, quando il suo confondatore Gianroberto Casaleggio si candidò, non andò altrettanto bene. Nel Comune in provincia di Torino infatti, il guru di Beppe Grillo era tra i nomi della lista civica “Per Settimo” capitanata dal berlusconiano Vito Groccia, allora capolista e “politico calabrese di Forza Italia“.

A riportarlo è il settimanale Panorama, che pubblica anche i risultati della tornata elettorale (leggi). La lista infatti totalizzò 294 voti e Casaleggio ebbe soltanto sei preferenze. Insieme a lui era candidato anche Angelo Canale Capletto, ex sindaco di Quincinetto, proveniente dalle file dell’Udc (39 preferenze). “Una débâcle - conclude Panorama – vendicata dal risultato delle ultime elezioni, quando il M5S a Settimo Vittone ha superato il 25 per cento dei voti e si è affermato come primo partito”.


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giovedì 28 marzo 2013

Povero Crimi, non può parlare, se parla viene sconfessato dai due capi...

.. Uno a Milano, l'altro a Genova i due personaggi che oggi hanno in ostaggio l'Italia, prendono in giro il povero Bersani... Il fatto è che, oltre al paese, prendono in giro anche quel buon terzo di loro elettori che non sono talebani, né comici, né oscuri manager di Rete, e che non sono certo d'accordo con i due boss e con i loro "nominati" in parlamento...

Leggete da La Stampa:

27/03/2013
L'ultimo pasticcio di Crimi,
messo sulla graticola dei capi
La vera posizione del M5s, se Bersani fallisse, è: torneremo a chiedere noi l'incarico per un governo a cinque stelle
E niente, Crimi era stato più simpatico della Lombardi a molti degli osservatori - dopo l'incontro in streaming con Bersani - ma un'altra volta è finito vittima di un malinteso causato da lui stesso. Simpatico e quasi pacioso con Bersani, rispetto alle uscite sgradevoli della Lombardi, ma anche abbastanza pasticcione nei rapporti con i media. Ingenuo, a meno che non si voglia sospettare chissà quali - davvero cervellotiche - strategie di depistaggio operate apposta.

E' successo questo: inseguito per l'ennesima volta dai cronisti, il capogruppo M5s al Senato s'è infine lasciato scappare questa frase: "Se Napolitano fa un altro nome è tutta un'altra storia". Poi ha aggiunto: "E' bene che il Pd non lo faccia, altrimenti lo brucia. Non voteremo mai un governo targato Pd anche se guidato da una persona terza". E capirai, apriti cielo. In una situazione politicamente quasi di disperazione, molti hanno ritenuto che queste parole significassero un'apertura di Grillo a un'ipotetica opzione B, gestita da Napolitano. Con il quale, questo è vero, i rapporti non sono poi così cattivi; anzi, Grillo non ha fatto mistero, fin dall'inizio di questa tornata post voto, di voler parlare solo con il capo dello Stato, bypassando i leader di partiti che giudica morti.

Solo che, al momento, l'apertura non è nella realtà, almeno dei due fondatori e del loro gruppo. Quando le parole di Crimi sono state riferite a Milano e a Genova, sono state accompagnate da questa domanda: "Sarebbe possibile appoggiare un governo non del Pd, guidato da un altro nome rispetto a Bersani, e scelto direttamente da Napolitano?", la risposta è stata un secco no, che Crimi deve imparare a rispondere sì sì e no no anche agli assedi dei media. E stare al punto del momento, non tocca a lui proiettarsi in avanti. Non a caso, di lì a poco Crimi ha precisato, sostanzialmente smentendo.

La traduzione è che, per ora, se fallirà Bersani, ormai appeso davvero a un esilissimo filo, il Movimento 5 stelle riproporrebbe la sua richiesta: assumersi direttamente la responsabilità di governo (pronto, nel caso, anche a fare un nome). Toccherebbe naturalmente a Napolitano decidere a quel punto il da farsi, e eventualmente sparigliare questa impostazione con la sua opzione B. Solo in quel momento, ma quando questa via si sarà materializzata, staff e senatori si troverebbero a dover decidere che fare, "dentro, allora sì, un altro scenario", che al momento non c'è.
twitter @jacopo_iacoboni

mercoledì 27 marzo 2013

La Lombardi contestata dai 5stelle..

Da laRepubblico
Eh beh, certo, Grillo e Casaleggio scelgono bene i loro cani da guardia.. (ci sembrava che dovesse stare antipatica anche ai suoi...!)


di ANNALISA CUZZOCREA
ROMA - Quando Roberta Lombardi ha preso la parola in aula, lunedì pomeriggio alla Camera, i suoi compagni di partito hanno cominciato ad agitarsi sui banchi. "Non può essere", "Sta leggendo il suo discorso", "Non ha preso in considerazione quello che abbiamo preparato in Rete". Di banco in banco, di voce in voce, il malumore contro la capogruppo è diventato un principio di rivolta. Erano talmente furibondi, i deputati 5 stelle, per il fatto che la loro portavoce non avesse letto l'intervento che avevano concordato insieme, ma quello che aveva preparato il suo "ministaff", che hanno indetto una riunione urgente dopo l'assemblea. Sono rimasti a Montecitorio fino alle dieci e mezza di sera, a chiedere conto di quel che era accaduto. "Vi rendete conto? - chiede un deputato - Dovevamo parlare di Cipro, della crisi economica peggiore di tutti i tempi, e lei si è presentata con l'equivalente di una brutta tesi di laurea triennale. E poi chi l'ha scritta? I suoi aiutanti? E noi dovremmo farci dettare la linea politica da qualcuno che neanche conosciamo?".

Il gruppo della Camera aveva potuto leggere l'intervento alle quattro del pomeriggio, e aveva deciso di emendarlo: "Abbiamo chiesto alle persone che ci aiutano attraverso la Rete, avevamo preparato un discorso decisamente migliore, ma lei è andata dritta per la sua strada. Non se l'è sentita di cambiare". A sera, davanti a quello che è un vero e proprio processo, Roberta Lombardi cerca di spiegare: "Non avevo capito che volevate cambiassi tutto. È tardi, con tutte le cose che ci sono da fare, vi sembra una priorità?". Si è sentita rispondere che sì, è una priorità concordare gli interventi. Anche ieri è andata così: Alessandro Di Battista era incaricato di prendere la parola in aula sui marò. Ha preparato il discorso insieme agli altri deputati del Movimento candidati a far parte della commissione Esteri. Lo ha aperto ai miglioramenti della Rete e dei suoi colleghi. Poi lo ha letto (video), ed è stato premiato dagli applausi, oltre che dai successivi complimenti della presidente della Camera Laura Boldrini.

Roberta Lombardi ha agito diversamente, e per questo - racconta chi c'era - durante la riunione Adriano Zaccagnini si è alzato in piedi e ha chiesto le sue dimissioni. Qualcuno era d'accordo, ma si è deciso di soprassedere, anche se i malumori interni restano, e sono profondi. "Non è capace di lavorare in gruppo. Non sa gestire le persone". Dal Senato, qualcuno la accusa anche di non essere abbastanza preparata: "Basta vedere il discorso sui debiti della pubblica amministrazione, i commenti al video che ha fatto la stanno massacrando". Nelle immagini postate sul blog di Grillo, Lombardi spiega come la commissione speciale per i debiti con la PA sia una "porcata di fine legislatura", perché parte dei soldi verranno restituiti alle banche e non direttamente alle imprese. Chi la critica spiega come sia un meccanismo obbligato, visto che si tratta di debiti che le imprese hanno già contratto con le banche, e si chiede perché il Movimento voglia bloccare l'unica cosa positiva che la legislatura può fare da subito. Ma i 5 stelle chiedono che partano le commissioni permanenti, criticano l'istituzione di quella speciale. Non aiuta un tweet di Pietro Ichino: "M5S non è monolitico: sull'articolo 18 dello Statuto la capogruppo alla Camera la pensa sostanzialmente come me".
(27 marzo 2013)

domenica 24 marzo 2013

Chi di Blog ferisce... Grillo si lamenta.

Leggete la notizia ANSA qui sotto, che riporta le lamentele di Grillo per le tonnellate di post critici riversati sul suo Blog... Non so, forse in parte ha ragione lui... Verrebbe però da pensare che chi di Blog ferisce... di Blog perisce (se non ora, quando?):



Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera’. E’ quanto si legge sul blog di Beppe Grillo, dal titolo ‘schizzi di merda digitali’. accusando tg e talk di fare ‘lerci e studiati ‘copia e incolla”.
BEPPE GRILLO E GLI SCHIZZI –  ’Questi schizzi di merda digitali – prosegue il post non firmato e dunque riconducibile al leader di M5S – si possono suddividere in alcune grandi categorie. Quella degli ‘appellanti’ per la governabilita’ per il bene del Paese, del ‘votaBersani, votaBersani’, o del ‘votaGrasso, votaGrasso’ (l’unico procuratore antimafia estimatore di Berlusconi). Quella dei ‘divisori’, venuti per separare cio’ che per loro e’ oscenamente unito, che chiedono a Grillo di mollare Casaleggio, al M5S di mollare Grillo e a tutti gli elettori del M5S di mollare il M5S per passare al sol dell’avvenire delle notti polari del pdmenoelle. Quindi – prosegue l’ex comico – arrivano, di solito nel tardo pomeriggio, i cosiddetti ‘ex’, ‘Grillo ti ho votato ma dopo che sei passato con il rosso con sprezzo delle istituzioni non ti voto piu’, oppure ‘Beppe, ti ho seguito dal primo Vday, ma il tuo autista, si legge in giro, e’ un narcotrafficante. Addio al mio voto’. Gli ‘ex’ si presentano anche con tutta la famiglia e persino con gli amici ‘Grillo, siamo un un gruppo di tuoi estimatori, io, mia moglie, le nostre due figlie e i loro fidanzati. Non ci rispecchiamo piu’ nel tuo comportamento antidemocratico. Il voto la prossima volta lo daremo al pdmenoelle che e’ piu’ serio”.
LE FORTUNE DI GRILLO E CASALEGGIO – ‘Non mancano gli ‘accusatori’ che si attaccano alle fortune che io e Casaleggio staremmo accumulando alle spalle del M5S ‘Chi prende i soldi del gruppo di comunicazione? Eh? Chi li prende? Trasparenza! Chiediamo trasparenza. Siete peggio di Berlusconi. E pensare che avevo convinto mio padre a darvi il voto, mai piu’. ‘Lo fate per gli ads e per gli ebook, a voi non ve ne frega un cazzo della democrazia’. Ci sono poi i ‘critici di giornata’ che arrivano in massa come le locuste. Qualunque cosa tu abbia appena detto o fatto viene ferocemente attaccata, spesso con lunghe e articolate argomentazioni di 2.000 caratteri. Da questa brodaglia i telegiornali e i talk show colgono fior da fiore, con lerci e studiati ‘copia e incolla’ per spiegare che Grillo e’ un eversivo, che il MoVimento 5 Stelle e’ spaccato. Di solito partono cosi’ ‘Il MoVimento 5 Stelle si divide sulla linea Grillo, ecco i commenti dal blog’. Dato che nel blog chiunque puo’ commentare questo non vuol dire nulla. Prima vomitano i commenti sul blog – conclude Grillo - e poi li rivomitano nelle televisioni’.
(ANSA).


giovedì 14 marzo 2013

Quegli incontri degli Americani con Casaleggio...

Da LA STAMPA

Quegli incontri riservati con Casaleggio che hanno colpito gli americani

È dal 2008 che gli Stati Uniti seguono il nuovo movimento


Il rapporto tra gli Stati Uniti e Beppe Grillo non è una novità: i contatti diretti erano già cominciati nel 2008, all’epoca del “Vaffa Day”, con l’amministrazione Bush. L’ultimo successo elettorale però lo ha trasformato in un interlocutore inevitabile per gli emissari di Washington, che hanno avuti diversi contatti con lui anche nei giorni scorsi. Gli Usa apprezzano la sua spinta per il cambiamento, nella speranza però che si traduca in riforme capaci di aumentare la competitività e la stabilità dell’Italia.

Il primo segno tangibile dell’interesse che gli americani avevano per Grillo era emerso già il 4 aprile del 2008, quando l’allora ambasciatore Ronald Spogli aveva inviato al segretario di Stato Condoleezza Rice un rapporto in cui descriveva l’incontro avuto con l’ex comico. Il documento, che La Stampa ha pubblicato il 12 febbraio scorso, si intitolava “Pranzo con l’attivista italiano Beppe Grillo: Nessuna speranza per l’Italia”. Spogli descriveva l’attenzione del leader di M5S per il problema della corruzione, e concludeva il rapporto con una nota positiva: «Alcune delle sue idee sono utopiche e irrealistiche, ma nonostante l’incoerenza della filosofia politica, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica che non trova espressione altrove. La sua unica miscela di humour aggressivo sostenuto da statistiche e ricerche giuste quanto basta, ne fa un interlocutore credibile sul sistema politico italiano».

Ora sono passati quasi cinque anni, negli Stati Uniti c’è un’amministrazione diversa, ma l’attenzione è rimasta. La volontà di Grillo di dialogare solo con i media stranieri, e quindi di farsi capire all’estero, si è tradotta anche in una serie di incontri che il suo movimento ha avuto con i rappresentanti americani. Alcuni appuntamenti sono avvenuti a Milano, nei giorni scorsi, con Gianroberto Casaleggio, mente di M5S. I rappresentanti del movimento hanno spiegato nel dettaglio la loro strategia in Parlamento, che punta a dare segnali di forte discontinuità. Non intendono entrare nel governo, ma appoggiare tutti i provvedimenti che portino al taglio dei finanziamenti ai partiti, e dei costi della politica, e alla riduzione dei parlamentari.

Casaleggio ha colpito in maniera particolare, perché è apparso come un imprenditore che parla da imprenditore. Dice che in Italia bisogna tagliare le tasse, snellire la burocrazia, ridurre la pressione fiscale sulle aziende, riformare la giustizia civile per renderla più efficace, e garantire regole del mercato del lavoro meno stringenti. «Sembrava di sentire uno di Confindustria», ha commentato una fonte.

La stabilità degli alleati è sempre al primo posto per Washington, e l’amministrazione Obama era contenta dei passi compiuti da Monti per salvare l’euro perché il crollo della moneta unica avrebbe effetti negativi sull’economia Usa. Alcune riforme di cui ha parlato Casaleggio, però, sono le stesse che vorrebbe Washington. Da qui l’interesse e la necessità di dialogare con una forza che vale il 25% dell’elettorato, sperando che diventi partecipe di un processo positivo.

PAOLO MASTROLILLI
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