ebook di Fulvio Romano

martedì 8 dicembre 2015

Dalle mappe dei tombaroli la scoperta di un’altra nave

LA STAMPA

Savona

i retroscena dell’operazione nemo condotta dai sub dei carabinieri


Il relitto affondato tra Alassio e Albenga è del II secolo

Una nuova nave romana ritrovata grazie alle mappe dei pirati del mare. E’ quella individuata a 200 metri di profondità al largo di Alassio dai carabinieri del centro Subacquei di Genova Voltri che, studiando i reperti sequestrati ai tombaroli finiti nei guai nel 2012 nell’ambito dell’operazione «Nemo» condotta dai militari della Compagnia di Alassio, hanno riportato alla luce un relitto inedito, i cui segreti saranno svelati in una conferenza ad hoc prevista per giovedì prossimo. L’eccezionale scoperta, che «parla» di una nave con un carico di anfore spagnole da garum databile tra il I e il II secolo d.C., parte proprio dai ladri che, dal 2008 al 2012, hanno depredato il relitto romano affondato ad Albenga nei pressi dell’isola Gallinara, finendo poi per essere smascherati dai militari dell’Arma. Un gruppo organizzatissimo, tanto da essersi creato vere e proprie mappe dei tesoretti da violare, privandoli di ricchezze che, invece di essere messe a disposizione della collettività, venivano nascoste in camere e salotti privati. Non sapevano ancora che quelle cartine fai-da-te sarebbero state utilissime ai sub dei carabinieri per individuare nuovi relitti che tanto hanno ancora da raccontare. E’ così che ai primi di novembre, i militari di Genova, insieme agli uomini della soprintendenza archeologica della Liguria, hanno scandagliato le acque tra Albenga e Alassio alla ricerca di una nuova nave indicata come appetibile dai ladri del mare, raggiungendola infine grazie a tecnologie sofisticatissime nonostante i 200 metri di profondità e riportando alla luce una piccola parte del suo carico. Quello che sarà presentato giovedì prossimo è un inedito nel mare ponentino. Gli «addetti ai lavori» sono riusciti a «scovarlo» grazie all’ausilio del robot filoguidato Pluto che ha riportato alla luce un’anfora che faceva parte del carico. Il reperto è stato trasportato al porto di Loano per poi essere trasferito a Genova dove è stato sottoposto ad una serie di analisi per ricostruirne la storia. La Soprintendenza archeologica della Liguria, che ha partecipato alle operazioni dei carabinieri, ritiene «particolarmente importante la scoperta anche a causa del metodo investigativo adottato, che permetterà di esplorare aree marine profonde e finora inaccessibili, consentendo di approfondire la conoscenza delle rotte e dei commerci antichi d’altura. Grazie alla sofisticata tecnologia e alla professionalità della squadra dei carabinieri subacquei, guidata dal maggiore Luca Falcone, si spera di realizzare nel prossimo futuro a una mappatura completa dei relitti antichi nelle aree marine profonde del Mar Ligure».

Una mappatura resa possibile anche grazie alle cartine create dai tombaroli del mare, finiti nei guai tra il 2012 e il 2013 quando i militari dell’Arma perquisirono una serie di abitazioni nell’Imperiese, compresa quella dell’ex ministro Claudio Scajola, dando vita a due operazioni che presero il nome di «Nemo» e «Nemo 2». Allora le indagini «parlarono» di 31 anfore romane risalenti al I secolo a.C. trafugate a partire dal 2008, oltre a una serie di reperti preziosissimi tra cui un gladio di centurione romano, uno scandaglio in piombo di profondità romano, e una serie di piatti, vasi e utensili. Tutti tesori che sono stati analizzati uno ad uno e confrontati con le indicazioni dei «pirati del mare» che progettavano nuovi furti in mare. 

federica pelosi


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