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domenica 20 aprile 2014

Api e rospi muoiono e proliferano zecche, zanzare tigre, vespe velutine e tutto lo zoo della globalizzazione

LA STAMPA

Imperia

Caldo e umidità, invasione di zecche

Molti gli animali domestici colpiti dal parassita, la ricomparsa prematura della insidiosa zanzara tigre

Invasione di zecche. I campi dell’Imperiese sono pieni dell’odioso parassita ematofago che si nutre, cioè, di sangue. Caldo e umidità delle ultime settimane hanno favorito lo schiudersi delle uova con il risultato che qualsiasi animale a sangue caldo che non sia stato preventivamente trattato con prodotti specifici, è vittima degli assalti di questo acaro. Sono già moltissimi i tutori («padroni» è un brutto termine) di gatti ma soprattutto cani, costretti a rivolgersi alle cure del veterinario per le lesioni provocate dal piccolo ma pericoloso animale. E non solo cani e gatti: anche gli uomini sono soggetti agli attacchi. Andando nei campi, ma anche nel giardino di casa, è buona norma indossare pantaloni lunghi e chiari, così come le calze e le maglie. Del tutto inutile (anzi molto dannoso) usare insetticidi che finiscono solamente per intossicare chi li adopera e che uccidono anche gli insetti utili (sempre meno a causa dell’inquinamento).

Ma non sono solamente le zecche (Nuttalliella namaqua) il flagello di questa non-primavera. A causa dei cambiamenti climatici dovuti all’uomo (che a dispetto del freddo di questi giorni sta facendo salire sempre di più le medie delle temperature globali) e della globalizzazione di merci, animali e piante, è ricomparsa prematuramente la zanzara tigre (Aedes Albopictus). Di solito non la si vedeva prima di luglio. Anche in questo caso non bisogna usare insetticidi, assolutamente pericolosi e inutili, ma dotarsi di zanzariere all finestre e racchette elettriche che si trovano ormai in qualsiasi supermarket. Inoltre, è bene evitare di lasciare i sottovasi pieni di acqua: si possono riempire di sabbia che conserva meglio l’umidità per le piante o, in alternativa, usare fili di rame che uccide le larve di zanzara. Ma attenzione: basta un sacchetto di plastica anche in un’aiuola che formi una piccola pozza di acqua piovana, per far sì che la zanzara tigre depositi migliaia di uova: è segno di grande senso civico rimuovere i sacchetti anche se non sono stati buttati lì da noi (e questo vale per qualsiasi tipo di spazzatura).

Ma i guai, in questo mondo ormai deteriorato per colpa dell’unico essere che potrebbe non esserci, cioè l’uomo (anzi la Natura ne trarrebbe vantaggi), non sono finiti. Le nostre api, fonte essenziale di vita sul pianeta per via dell’impollinazione, sono enormemente a rischio: non basta l’aggressione di parassiti che arrivano da altre parti del mondo (globalizzazione) e che sterminano interi alveari, tanto che oggi si può dire che ci sia un solo esemplare di ape che possa sopravvivere senza un trattamento antibiotico (sull’argomento è bene vedere il documentario in Dvd «Un mondo in pericolo» del regista svizzero Markus Imhoof). A sterminare le api ora ci pensa anche la vespa velutina, parente asiatica della zanzara tigre, che si nutre proprio di api. È necessario ricordare che Einstein disse che «se dovessero scomparire le api, all’uomo non resterebbero che 4 soli anni di vita sul pianeta».

A tutto questo si deve aggiungere la pressocchè totale scomparsa, (specie nella zona costiera) del rospo comune (Bufo Bufo), indispensabile - da milioni di anni - per la lotta agli insetti nocivi e alle zanzare. Travolti senza pietà dalle auto (ma come si fa a non vederli in mezzo alla strada? E perchè, come nei paesi più civili non vengono costruiti - a costo zero - piccoli passaggi sottostradali?), sterminati durante la costruzione di case e avvelenati dagli insetticidi, i rospi sono ormai una figura da enciclopedia con tutti i rischi per la salute anche dell’uomo. In questo periodo i rospi migrano per raggiungere i luoghi di riproduzione, cioè corsi d’acqua e stagni, che sono gli stessi dove loro sono nati: proprio come le rondini. E qui vengono stritolati da automobilisti incoscienti a pochi metri dalla loro meta. Reggono a malapena rane e raganelle, anche loro utilissime, ma fortemente a rischio per via dell’inquinamento e del riscaldamento globale che fa bruciare la loro sottile pelle. Infine, gravi preoccupazioni destano le colonie di passero comune (Passer domesticus): il loro numero è declinato fortemente negli anni a causa dei prodotti chimici - come per esempio i diserbanti - che usiamo nelle campagne e anche in città. Senza questo tipo di volatili che si nutrono di vegetali, i parassiti si moltiplicano diventando veicolo di malattia per gli animali e per l’uomo. I danni alla natura, dove tutto è collegato fino a diventare un organismo unico, sono molti altri. E, purtroppo, praticamente tutti a causa dell’uomo.

GIULIO GELUARDI


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lunedì 26 agosto 2013

La chimica nella vigna sta eliminando le api...

LA STAMPA

Cuneo

Allarme anche dalle terre del Gavi

“Quei trattamenti chimici stanno eliminando le api”

«La massiccia estensione delle colvitazioni del Gavi Docg negli ultimi anni significa un uso eccessivo di fungicidi e insetticidi contro la flavescenza che danneggiano pesantemente l’ambiente della nostra valle». Francesco Panella, uno dei più noti produttori di miele a livello italiano, ha lanciato l’allarme sabato nell’assemblea dei soci del circolo Legambiente Val Lemme, alla cascina Certosini di Voltaggio.

«Le aziende vitivinicole del Gavi - ha detto - per legge possono effettuare 2 o al massimo 3 trattamenti chimici all’anno sulle viti ma in realtà c’è chi ne fa anche 4 o 5, con conseguenze pesanti. Nei periodi in questione, nella mia azienda (la Apiari degli speziali, nel Comune di Novi Ligure; ndr) c’è una migrazione di lucertole e ramarri dalle vigne delle aziende limitrofe. Cercano una riserva dove non vengano diffusi i veleni che li uccidono. Non si elimina infatti solo la flavescenza ma tutti gli altri insetti che sono parte essenziale del nostro ambiente, comprese ovviamente le api». A rischio, secondo Panella e come era già stato denunciato negli anni scorsi, anche le persone: «A Rovereto di Gavi le case sono a ridosso delle vigne, eppure, nonostante esistano limiti di legge, le irrorazioni avvengono a poca distanza».

Di questo passo, denuncia l’imprenditore, l’allevamento delle api non potrà più coesistere in Val Lemme con il Gavi Docg: «Io sto già trasferendo parte delle mie api nell’Ovadese, dove si coltiva il Dolcetto, per il quale non si effettuano trattamenti del genere. Con il Gavi Docg siamo al paradosso: un prodotto di eccellenza che danneggia il suo territorio con prodotti chimici sempre più aggressivi che eliminano gli insetti e di conseguenze i loro predatori, come i passeri, quasi del tutto scomparsi, senza pensare a cosa può finire nella catena alimentare».

La soluzione? «Nelle aziende del Gavi Docg che utilizzano metodi biologici la flavescenza è al minimo: si ha lo stesso risultato senza distruggere il vivente». [G. C.]


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venerdì 26 luglio 2013

Dall'Asia un altro killer delle api...

LA STAMPA

Imperia


VALLECROSIA L’UNIVERSITà DI TORINO ha ACCERTAto CHE si tratta pROPRIO DELLA pericolosa SPECIE ASIATICA

Vespa Velutina: scoperto il primo nido dell’insetto killer

Simile al calabrone si nutre di api : a rischio la produzione di miele nel Ponente


Nell’entroterra di Vallecrosia è stato trovato il primo nido di Vespa Velutina, una specie originaria dell’Asia, pericolosa per le api da miele. Senza contare che i suoi nidi, che possono arrivare a un metro di diametro, sono in grado di accogliere così tanti esemplari da diventare molto pericolosi anche per l’uomo. La presenza dell’insetto è stata certificata dal dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari dell’Università di Torino. A imbattersi nel nido nelle campagne vallecrosine è stato l’apicultore Stefano Franceschelli con alcuni colleghi della sezione imperiese dell’associazione Api Liguria, che organizza specifici corsi di formazione sulle api da miele, finanziati dalla Regione.
Si tratta del primo nido di Vespa Velutina accertato in Italia. Prima di questa scoperta, un singolo esemplare era stato rinvenuto a Loano. Gli apicoltori si sono rivolti all’Università di Torino proprio per avere una attestazione sicura sulla presenza del pericolso insetto. L’obiettivo è quello di avviare una campagna di informazioni e soprattutto di tentare di dare vita, anche con il contributo dell’ateneo torinese, a una verifica sul territorio che miri a valutare quale sia l’entità della presenza di questi insetti e poi, nel caso, a una lotta mirata. La Velutina è molto simile al calabrone. La puntura è più pericolosa di quella delle normali vespe perché il pungiglione riesce a trapassare facilmente i vestiti. Per questo gli apicoltori invitano chi trovasse nidi sospetti a non intervenire da solo, ma a chiamare il Corpo Forestale (numero di emergenza 1515), i Vigili del fuoco (115) o il sodalizio Api Liguria.
La Vespa Velutina arriva dalla Francia, dove a sua volta è sbarcata nel 2004 con un carico di bonsai e vasi. Il problema principale riguarda la sua aggressività verso le colonie di api mellifere e verso gli altri insetti impollinatori. I danni alle colonie sono di grave entità, come già si sta verificando in Francia, dove però la lotta contro questo insetto è cominciata da tempo. Le colonie di api sono già in difficoltà a causa del moltiplicarsi dei veleni utilizzati - purtroppo legalmente e assurdamente - in agricoltura e floricoltura e la presenza di un insetto-killer rischia ora di dare la mazzata finale alle povere api da miele. Il pericolo non è soltanto la morte delle famiglie di api della zona, ma riguarda tutti, visto che principalmente le api provvedono all’impollinazione e rendono possibile la nascita di verdura e frutta di cui ci cibiamo. Lo aveva già detto Albert Einstein: se le api dovessero scomparire, entro 4 anni la specie homo sapiens , cioè noi stessi, si estinguerebbe.

LORENZA RAPINI