ebook di Fulvio Romano

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giovedì 6 febbraio 2014

E il prode Salvini non votò contro la finanza...

LA STAMPA

Italia

E la lega

non vota contro

la finanza

Forse distratta dalla foga nell’attaccare il Quirinale, la scarna pattuglia leghista a Strasburgo s’è dimenticata di votare contro i furbetti della finanza. Al momento di esprimersi sulla direttiva Ue che trasforma insider trading e manipolazione dei mercati in reati penali, stabilendo un minimo di 4 anni di detenzione per i condannati, il segretario Salvini come l’indipendente Borghezio, hanno detto «no», sei dei venti voti non favorevoli a fronte dei 618 «si» dei colleghi, compatti contro le frodi. Si è sorpreso persino l’ex Morganti: «Parlano sempre contro l’Europa della banche - ha detto -: mi viene da pensare che sia solo propaganda».

Marco Zatterin

mercoledì 15 gennaio 2014

Leghitudine...

LA STAMPA

Prima Pagina

La leghitudine

Il giornale della Lega additerà quotidianamente gli appuntamenti pubblici della ministra Kyenge, accusata dai pensatori fosforici del movimento di «favorire la negritudine». Probabile che si tratti di una forma di istigazione. Di sicuro ha tutta l’aria di una sciocchezza. L’ennesima. La Lega rappresenta la prova plastica di come l’assenza di cultura possa distruggere un’intuizione a suo modo geniale, quale fu trent’anni fa quella di dare voce ai ceti tartassati del Nord. In mano a una classe dirigente preparata o appena normale, l’idea avrebbe attirato le migliori energie del lavoro e dell’università per costruire un federalismo fiscale moderno. Con i Bossi, i Borghezio, gli Speroni e adesso i Salvini si è invece scelta la strada becera, antistorica e per fortuna minoritaria del razzismo secessionista. Gli attacchi a Roma ladrona si sono illanguiditi con l’aumentare dei privilegi e dei denari pubblici, in un tourbillon di mutande verdi e lauree prepagate. Sono rimasti in piedi soltanto i simboli grotteschi e i luoghi comuni. L’odio per l’euro, i terun, i negher, la diversità e la complessità di un mondo nuovo che non si lascia esplorare dalle scorciatoie del pensiero.

La scelta suicida della Lega ha favorito gli umoristi, ma non i leghisti e i settentrionali, che oggi contano meno di trent’anni fa, nonostante le loro tre regioni più grandi siano governate, si fa per dire, da esponenti di quel partito. Con la forza barbarica si potrà forse andare al potere, ma per restarci con qualche costrutto è sempre consigliabile aggiungere alla pancia un po’ di cuore, e magari anche di testa.

Massimo Gramellini


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giovedì 5 settembre 2013

Errori, voluti e non, dei parlamentari PD ( ma chi li guida?)

Approvata contro il parere dell'esecutivo la mozione della Lega che impegna a fermare per 12 mesi 
nuove sale online e in luoghi pubblici. Democratici a favore, ma Casson dice: "Ci siamo sbagliati" 
Nessun errore invece nella bocciatura del testo M5S che abrogava lo sconto previsto dal dl sull'Imu
La Lega festeggia l'approvazione, il sottosegretario Giorgetti (Pdl) annuncia il ritiro delle deleghe. Passa contro il parere del governo la mozione del Carroccio che impegna il governo a bloccare per un anno l'apertura di nuove sale online e in luoghi pubblici. "Si rischia un danno da sei miliardi", dice Giorgetti mentre il Pd fa sapere di avere sbagliato a votare: "C'era confusione" spiega Casson. Solo 76 voti favorevoli, invece, per il testo dei 5 stelle che proponeva la cancellazione dell'articolo 14 del decreto IMU che condona i debiti delle società concessionarie. Dei 98 miliardi di multa, ricalibrati a 2,5 miliardi dalla Corte dei Conti, le società dovranno solo le briciole: 611 milioni di euro

Il Pd blocca le nuove slot (per sbaglio) Ma conferma il condono ai concessionari ,o

domenica 18 agosto 2013

E adesso la destra scopre la politica 2.0...

LA STAMPA

Italia

Tutti sui social e lezioni con gli esperti

Pdl e Lega “scoprono” la politica 2.0

A settembre il nuovo sito di Forza Italia e il Carroccio” istruisce” i parlamentari

L’ultimo aggiornamento del sito di Forza Italia risale al novembre 2007. «Il governo Prodi nella sua precarietà è pericoloso», sentenziava quel giorno Cicchitto. Poi Berlusconi salì sul predellino in piazza San Babila e cambiò tutto: nome del partito, alleanze, logo e pure portale Internet. Oggi il cerchio virtuale si chiude: mentre il capo archivia il Pdl e rispolvera la sua prima creatura politica, in rete c’è già chi prepara la trasmigrazione. «Il passaggio avverrà a settembre», annuncia Antonio Palmieri, deputato responsabile della comunicazione online berlusconiana. Funzionerà così: chi digiterà «pdl.it» su Internet verrà reindirizzato al nuovo sito «forzaitalia.it». Poi ci sono i social: «Abbiamo contattato Twitter per creare un nuovo account verificato di Forza Italia. Ma la vera interazione con i militanti avviene su Facebook», spiega Palmieri.

A ben guardare tutto il centrodestra si sta convertendo alla politica 2.0. Una conversione a inseguire: Renzi, Civati, Vendola, Pisapia e Zingaretti da anni imperversano con discreto successo sui social. Per non parlare di Grillo e Casaleggio, che hanno trasformato i meetup virtuali in un movimento politico. Ora pare che a destra siano stufi di fare da spettatori: a cominciare da Alemanno, che in rete raccoglie adesioni al suo nuovo manifesto politico.

Gli ultimi arrivati sono i leghisti. Il sindaco di Verona Flavio Tosi prepara il salto nell’arena politica nazionale arruolando Marco Benatti, «guru» digitale e presidente dell’agenzia FullSix. «Io il Casaleggio di Tosi? No, perché non ho le sue ambizioni di voler predire il futuro dell’umanità», risponde il manager al telefono da Singapore. «Il mio lavoro sarà più simile a quello fatto da Giorgio Gori per Renzi. Non ho votato Carroccio, oggi la ricetta giusta è “più fatti e meno ideologie”». Anche la «Lega 2.0» di Maroni sembra preferire le piazze virtuali al prato di Pontida. La comunicazione online è nelle mani di Stefano Fantinelli, che su Twitter si definisce «community manager» del Carroccio. «Siamo partiti con anni di ritardo», ammette. «Adesso la sfida è portare su Facebook e Twitter tutti i parlamentari. Tre settimane fa sono stato a Roma per la prima lezione di politica 2.0 a deputati e senatori – rivela Fantinelli -. C’è molto lavoro da fare, in pochi sapevano che cosa fosse un hashtag».

L’altra notizia è che su Internet il Cavaliere è già in campagna elettorale. La grancassa mediatica lavora a pieno regime in vista del ritorno al «brand» Forza Italia. Sui siti da lunedì scorso campeggia lo slogan «Partecipa anche tu alla campagna “Ancora in campo per l’Italia”». Il vecchio logo è tornato ad affiancare il simbolo del Pdl sulla pagina ufficiale del partito. Ai 260 mila iscritti di forzasilvio.it è stata recapitata una mail con i compiti per le vacanze: coinvolgere amici e conoscenti.

I parlamentari partecipano ringalluzziti alla mobilitazione virtuale. Elio Vito pubblica una sua foto d’annata con la spilla di Forza Italia e qualche capello in più. Giancarlo Galan posta l’immagine dei nuovi manifesti. «Rieccoci», scrive Lucio Malan. Anche le nuove leve si danno da fare. «C’eravamo, ci siamo, ci saremo», twitta Laura Comi. Annagrazia Calabria - che quando nasceva Forza Italia faceva la quinta elementare - cinguetta convinta: «Silvio ci ha insegnato ad amare l’Italia. Tutti i giovani di FI sono al suo fianco». Su YouTube qualcuno ha ripubblicato l’inno del 1993, musica di Serio Renato e parole di Berlusconi Silvio: «Per fare e per crescere … e siamo tantissimi...». Per ora l’effetto vintage non funziona: appena 770 visualizzazioni.

gabriele martini


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venerdì 21 giugno 2013

4 miliardi di penalità grazie alla Lega e ai suoi produttori latte...

LA STAMPAweb

Italia

ROMA HA DUE MESI PER RISPONDERE

Quote latte, la Ue striglia l’Italia “Recuperi 1,4 miliardi di multe”

Parte la lettera di messa in mora: “Quei soldi devono tornare ai cittadini”

La maledizione delle quote latte continua. La Commissione Ue ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora, prima tappa della procedura d’infrazione comunitaria, sollecitando il governo a «recuperare multe per almeno 1,42 miliardi dai produttori di latte, che tra il 1995 e il 2009 hanno superato le quote loro assegnate». Sono soldi che lo Stato ha anticipato e versato a Bruxelles, dove ora si ritiene vadano rimborsati «per evitare che le conseguenze ricadano sui contribuenti italiani». Appartengono ai cittadini, spiega una fonte europea, «è a loro che devono tornare». Roma ha due mesi per spiegarsi. Sennò partirà l’ultimatum finale dopo il quale potrebbero esserci nuove multe. Come dire «il danno dopo la beffa».

E’ l’ennesimo capitolo di una storiaccia all’italiana, cominciata nel 1984 con l’accettazione da parte nelle nostre autorità di limiti di produzione non compatibili con la realtà degli allevatori, e continuata col sistematico sforamento delle quote europee. Il risultato delle furbate è che in trent’anni abbiamo cumulato oltre 4 miliardi di penalità. Un terzo di questo bottino è stato anticipato dal governo, in base a un impegno preso nel 2003, che Bruxelles avallò a patto che gli allevatori ripagassero lo stato a stretto giro.

A Roma la politica ha fatto il possibile per limitare gli effetti del peccato, attenta a gestire il consenso mitigando gli oneri per chi sforava, tutti voti pesanti. Nel 1992 il governo Amato ha intavolato una serie di misure per consentire la compravendita delle quote latte (legge 468). Undici anni più tardi il ministro dell’Agricoltura Alemanno, nell’esecutivo Berlusconi, ha stabilito che chi fosse stato sanzionato poteva pagare in 15 anni e tassi zero. Nel 2008, il leghista Zaia modificò il meccanismo, stabilendo che le rate fosse divise in tre fasce e con tasso di interesse. Inutile. I denari non si sono visti.

Difficile sapere quanti e chi sono i «fuori legge». Il sistema dei pagamenti in mano all’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) è considerato vischioso, come dimostrano le ricorrenti critiche della Corte dei Conti. Una stima arriva da Coldiretti, per la quale le pendenze riguardano circa 2 mila produttori, 600 dei quali sarebbero titolari di debiti superiori ai 300 mila euro. Una minoranza che, secondo l’organizzazione, si è distinta per la concorrenza sleale nei confronti della maggioranza dei 38mila allevatori. Questi ultimi hanno lavorato sodo per rispettare le quote e hanno perso reddito. I primi hanno violato i limiti, non hanno pagato dazio e continuano a non farlo.

Il ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, fa sapere in una nota che «l’amministrazione sta procedendo ai recuperi nei termini previsti dalla legge». Il problema, assicura, «sarà presto superato grazie alla recente normativa che prevede il superamento di queste difficoltà, avendo disposto il coinvolgimento, oltre che di Agea, anche di Equitalia e della Guardia di Finanza».

In realtà, a sentire le fonti agricole, lo scetticismo sul successo della missione è elevato. Anche perché, si rileva, una buona parte delle ragioni delle multe è politica: si tratta di allevatori vicini alla Lega, gente che il Carroccio ha sempre difeso a spada tratta. Non per nulla, c’è anche una procedura di infrazione aperta dopo che il ministro dell’Economia Tremonti ha rinviato nel 2010 il pagamento delle rate, su pressione di Bossi & Co. Adesso i nodi tornano al pettine. Giuste o sbagliate che siano, le regole vanno rispettate. I miliardi che il governo deve farsi restituire, oltretutto, appartengono a tutti noi.

marco zatterin


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Antibiotici e aflatossine nel latte del paladino dei Cobas antiquote...

LA STAMPAweb

Italia

Manette al paladino dei Cobas “Produceva latte tossico”

Trovati antibiotici e muffe cancerogene: 6 ai domiciliari, 20 indagati

Mungevano i consumatori, mica le vacche. E con quel latte altamente tossico, addirittura cancerogeno e dunque non commestibile, facevano formaggi e altri prodotti caseari con cui hanno invaso mezza Italia. A finire in carcere a Udine - altre sei persone sono ai domiciliari, oltre una ventina gli indagati - Renato Zampa, 52 anni di Pagnacco, il fondatore del consorzio Cospalat del Friuli Venezia Giulia. Il consorzio era nato quindici anni fa, contava oltre duecento produttori di latte che si battevano contro il sistema delle quote. Una protesta cavalcata dalla Lega che aveva finito per dilagare in tutta Italia, sotto la bandiera della qualità del latte italiano prodotto nei nostri allevamenti, che non poteva essere penalizzato dalla concorrenza sleale dei produttori soprattutto dell’Est Europa, nemmeno in grado di garantire la qualità del loro prodotto.

E invece - secondo quanto accertato dal Nas dei carabinieri di Udine - almeno negli ultimi due anni erano alcuni produttori consorziati nel Cospalat ad adulterare il latte e tutti i prodotti caseari derivati. Quando andava bene allungavano il latte con acqua. Ma per aumentare il loro profitto e per garantire maggiore freschezza al prodotto i Nas hanno accertato sofisticazioni con antibiotici e aflatossine, una specie di funghi cancerogeni e con effetti negativi sulla crescita dei bambini, in grado di provocare disturbi gastrointestinali e neurovegetativi. Riccardo D’Avanzo, neonatologo di Trieste, assicura però che non è il caso di farsi prendere dal panico: «Questi sequestri devono destare preoccupazione ma non allarmismo. Anche perchè in Italia i limiti di legge prevedono una tutela della sicurezza alimentare molto alta».

Lo sforamento di quantità di aflatossine contenute nel latte era però occultato da alcuni laboratori che provvedevano a stilare una falsa certificazione. Non solo: in alcuni casi veniva garantito che le partite di latte erano adiuvate di Omega 3 anche se dalle analisi dei carabinieri non risulta. Meno grave per la salute, ma non certo per la qualità e la tutela del made in Italy, l’assicurazione che il latte era prodotto da aziende certificate per il Montrasio dop. Mentre era in realtà comune latte non certificato aggiunto di una piccola parte di latte di alta qualità. I Nas per questo hanno sequestrato oltre mille forme di Montrasio. Ma ancora non si sa quanto ne sia stato commercializzato anche perchè i prodotti della Cospalat sono venduti non solo in Friuli Venezia Giulia ma pure in Veneto, Toscana, Umbria, Campania e Puglia.

Gli arresti che hanno decapitato il consorzio nato dalle proteste sulle quote latte e lo scandalo sui prodotti caseari cancerogeni scuotono l’ambiente. Dario Ermacora, presidente della Coldiretti del Friuli Venezia Giulia è durissimo: «Chi la fa l’aspetti. Speriamo adesso che non paghino anche i produttori seri. Ma quando si sforano le quote, non si rispettano i disciplinari, quando si utilizzano stratagemmi illegali per produrre e si mettono in difficoltà imprese serie è chiaro che prima o poi ci si debba aspettare delle conseguenze». Il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini, in quota alla Lega Nord, fa il cauto: «Accuse pesanti, attendo verifiche». Quelle le stanno ancora facendo. Anche perchè non è del tutto chiaro quanto latte cancerogeno sia finito nelle tazze dei consumatori. Visto che i truffatori erano a lora volta truffati da un paio di autisti, finiti anche loro nei guai, che sottraevano il latte adulterato per venderlo per conto loro, aggiungendo al suo posto semplice acqua.

FABIO POLETTI


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sabato 23 marzo 2013

Grillo, sei Dylan Dog o Ponzio Pilato?

Da Il Fatto Quotidiano un articolo di Fabrizio Tonello:
Cui aggiungiamo, in coda, il post di un lettore dedicato al colpo di mano del ministro Clini...

Mentre a Roma si discute se un gruppo di senatori della Lega, o addirittura del Pdl, potrebbe uscire dall’aula del Senato per abbassare il quorum e far nascere così un governo Bersani, molti dimenticano che un governo ce l’abbiamo. Un governo di zombi, visto che è dimissionario dal 21 dicembre scorso, cioè da più di tre mesi. E gli zombi, i morti che ritornano, sono in genere vendicativi e feroci nei confronti dei vivi, almeno quanto il senatore a vita Mario Monti lo è nei confronti degli italiani.
Ogni giorno che passa dobbiamo registrare una nuova catastrofe, come la vicenda dei due soldati italiani che hanno ucciso dei pescatori indiani, sono stati arrestati, poi riportati in Italia “per votare”, poi riconsegnati alle loro famiglie violando un impegno solenne preso dal governo e, infine, rimandati in India dopo che qualcuno di buon senso nelle segrete stanze ha fatto capire allo zombi-ministro-degli-esteri che gli italiani non sarebbero più stati accettati nelle istituzioni internazionali neppure come lavavetri se si stracciavano gli accordi in questo modo (come il Fatto aveva immediatamente scritto). Se ci teniamo come ministro Giulio Terzi ancora una settimana ci farà sicuramente entrare in guerra con l’Austria, la Slovenia, la Croazia, la Serbia, l’Albania, il Montenegro e, chissà, magari anche con la Svizzera.

Prendiamo un altro tecnico che non si rende conto della situazione: Francesco Profumo, lo zombi-ministro-dell’istruzione-dell’università-e-della-ricerca. A norma di Costituzione, i governi dimissionari sono in carica solo per gli affari correnti, cioè per garantire che gli stipendi vengano pagati e che se telefonano da Bruxelles ci sia qualcuno a rispondere. Tutto il resto è di competenza del governo che otterrà la fiducia delle due Camere dopo le elezioni.

E il nostro zombi cosa fa, invece? Prima straparla di ridurre la scuola superiore a quattro anni invece di cinque, come se questa fosse una riforma che si può decidere prendendo l’aperitivo in piazza Navona, poi addirittura si immagina che per entrare nella scuola superiore si possano fare i test d’ingresso: come ha scritto nel suo blog Marina Boscaino: “dalla scuola della Costituzione a quella della pre-selezione”. Che la funzione della scuola sia quella opposta, di combattere la disuguaglianza invece che di facilitarla, di permettere ai “privi di mezzi” di “raggiungere i gradi più alti degli studi” (art. 34) al nostro zombi è evidentemente ignoto. A chi avesse dubbi sulla deriva classista del sistema di istruzione italiano segnalo l’almanacco di Micromega sull’uguaglianza e, in particolare, il saggio di Michele Raitano sulle disuguaglianze fra generazioni.
Segue lo zombi-ministro-del-lavoro che, come ha scritto nel suo blog Alessandro Robecchi, ha prodotto “la peggior riforma del lavoro dai tempi di Ramsete II, perché la riforma Fornero ha avuto per i lavoratori precari italiani più o meno le stesse conseguenze del vaiolo sugli aztechi: una strage”.
Infine, lo Zombi-in-Chief Monti, che ha bloccato i pagamenti dello Stato alle imprese per oltre un anno (e ancora non li sblocca, nonostante le rassicuranti chiacchere di questi giorni su un decreto che rinvierebbe tutto al 2014) senza rendersi conto che, date le caratteristiche del tessuto industriale italiano formato in larga parte da microimprese familiari, una scelta del genere significava fare il deserto lì dove c’erano le fabbrichette che ci hanno finora evitato le sorti della Grecia.
Possiamo chiamare, per favore, Dylan Dog che ci liberi da questi mostri? Purtroppo, fino a oggi, Bersani e Grillo non sembrano rendersi conto che gli zombi divorano i vivi e che, se non si fa un governo subito, tra qualche settimana l’Italia sarà ridotta alle dimensioni della Città del Vaticano e con molti meno soldi in cassa di quanto ne abbia lo Ior. Il primo vuole continuare a governare con Monti e il secondo si chiama fuori. Caro Grillo, renditi conto che gli eroi come Dylan Dog intervengono quando c’è bisogno di loro. Gli altri, quelli che rifiutano di agire nel momento in cui c’è bisogno, passano alla storia come Ponzio Pilato.

Scrive Antonio:

Tonello, mi permetta di contestarle una grave mancanza: aver addirittura dimenticato il RE DEGLI ZOMBIE, cioè il ministro CLINI, il quale non ha, come Profumo, straparlato o immaginato. No, lui ha APPROVATO, 7 GIORNI PRIMA DELLE ELEZIONI, un Decreto Ministeriale che, nel consentire di incenerire rifiuti nei forni dei cementifici, costituisce uno sfregio permanente all'Ambiente (di cui è stato spregiudicatamente nominato ministro) e alla salute e alla vita dei cittadini, e nel contempo un regalo colossale alla potente lobby dei cementieri.