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lunedì 14 luglio 2014

Ponente ligure: clima autunnale e mareggiate allontanano piemontesi e lombardi

LA STAMPA

Imperia

imperia oneglio: il maltempo ha guastato i weekend

Turismo balneare

stranieri in aumento

ma calano gli italiani

Aumentano gli stranieri e calano le presenze di italiani in un’estate iniziata all’insegna dell’instabilità meteo, che ha frenato anche il «mordi e fuggi» nel weekend. Questa, in estrema sintesi, la fotografia fatta di luci e ombre, che ritrae il turismo sulle spiagge nei primi mesi di apertura degli balneari imperiesi.

«La previsioni ottimistiche di inizio anno si sono ribaltate nel secondo trimestre. Presenze e arrivi sono ancora da vedere nel dettaglio ma stando a dati ancora ufficiosi a un aumento di circa il 7 per cento dei turisti in arrivo da Germania, Svizzera, Belgio e Francia corrisponde una diminuzione del 3-4 per cento di quelli che costituiscono da sempre la nostra clientela tradizionale proveniente da Piemonte, Lombardia e altre zone della Liguria. Tra gli stranieri sono i russi, in particolare, ad essere aumentati molto nella nostra regione e soprattutto in provincia di Imperia», ha spiegato Gianmarco Oneglio, presidente della Fiba Confesercenti della provincia di Imperia, rappresentante ligure e componente della giunta nazionale del sindacato dei balneari. Il notevole calo di turisti italiani è un trend cominciato già negli anni scorsi. Ha proseguito Oneglio: «Quasi tutti i weekend il tempo è stato brutto. Solo la Pentecoste e il mese di giugno hanno migliorato i dati. È un problema soprattutto meteorologico: quando piove e fa freddo il turista italiano non si muove. Siamo indietro con la stagione calda, che sta traslando sempre più verso l’autunno. Le mareggiate poi non aiutano. Troppi weekend sono stati guastati dal brutto tempo».

Mareggiate ed erosione delle spiagge sono poi un’ulteriore fonte di grande preoccupazione per i titolari degli stabilimenti balneari. «Tutta la costa ligure si sta erodendo. Con l’assessore regionale al Demanio Gabriele Cascino avviamo avviato un tavolo per la protezione degli arenili, che però si è fermato di fronte alla mancanza di fondi da investire. Questo, è giusto dirlo, anche per colpa delle associazioni di categoria. Non solo la Regione dovrà farsi carico di questo problema, ma anche i concessionari degli stabilimenti balneari».

domenica 13 luglio 2014

Liguria di Ponente: la catastrofe di un turismo senza prospettive

LA STAMPA

Savona

La catastrofe

di un turismo

senza prospettive

Finalmente. È stata Franca Cappelluto, presidente dell’Unione albergatori della provincia di Savona (non un’estremista da barricate) a dire ieri su La Stampa la verità: «Quest’estate l’arrivo dei turisti italiani cala del 20-30 per cento». Prima molti, anzi troppi, tra il dico e non dico, pissi pissi bao bao, azzardavano imbarazzanti cifre dello zero virgola. Invece è una catastrofe.

E, forse per la prima volta nella storia della Riviera, è probabile che non ci sia il tutto esaurito neppure a Ferragosto. Ma non sono soltanto i crudi numeri degli arrivi a preoccupare, ma anche la capacità di spesa dei turisti, che si è abbassata in maniera esponenziale con il progredire della crisi. Giustamente si risparmia su tutto, dall’acqua minerale in avanti.

Sempre Franca Cappelluto registra un miglioramento nell’arrivo degli stranieri, ma avverte che la Liguria deve darsi una strategia precisa. Figurarsi. Non siamo neanche capaci a tenerci i cuneesi, che potrebbero venire con la fionda, è pensabile attirare in maniera scientifica cinesi e russi, anche se per la verità in questo campo qualcosa si muove, senza peraltro che la Liguria abbia fatto qualcosa per meritarlo?

Non mancano gli autogol, probabilmente dovuti a comprensibile stress da crisi. Cristina Giaccardi degli albergatori di Varazze ha detto che «ci sono troppi soggiorni brevi che aumentano i costi per il cambio di lenzuola e tovaglioli». Perchè, uno che sta una settimana dorme nello sporco?

Più volte abbiamo espresso opinioni su cause e possibili rimedi di questa situazione, ma non ci stancheremo mai di ripetere alcune cose devastanti per il turismo e che costerebbe poco o nulla correggere: la burocrazia, i troppi divieti e i controlli ossessivi, la mancanza di qualità e cortesia in certi esercizi, i prezzi alti se non supportati da servizi adeguati, i parcheggi cari (non parliamo dell’Autofiori), l’incapacità di sfruttare il turismo di nicchia, anche se qualcuno comincia a farlo.

Ah, provate ad accendere la radio per fare un po’ di festa e vedrete che cosa vi capita. La Notte Bianca dell’Adriatico totalizza, in cento chilometri, 2 milioni (duemilioni) di presenze. Si tenga forte, presidente Cappelluto, anche se questo lei lo sa benissimo.

Sandro Chiaramonti



sabato 12 luglio 2014

Ponente ligure: clima e crisi colpiscono gli alberghi a due-tre stelle

LA STAMPA

Savona

grido d’allarme crisi, maltempo e mancanza di promozione minacciano la stagione estiva

“Il turismo sta crollando”

Appello del presidente dell’Unione provinciale albergatori Franca Cappelluto

Non sono solo le nuvole di questo pazzo luglio a minacciare il turismo savonese. A gettare ombre e brividi di freddo sono, soprattutto, le onde lunghe di una crisi che prosegue, a prima vista inarrestabile. A lanciare un grido d’allarme, l’ennesimo purtroppo, è Franca Cappelluto, presidente dell’Unione provinciale albergatori: «Stiamo registrando un crollo del turismo italiano, non compensato dagli arrivi stranieri», è in sintesi la fotografia di un disastro economico.

I più colpiti sono gli alberghi a due e tre stelle, in pratica la spina dorsale del turismo savonese. «I grandi complessi turistici, gli alberghi a 5 stelle, quelli a picco sul mare sentono la crisi ma, in generale, riescono a contrastarla. Il problema è che nella nostra provincia queste tipologie alberghiere sono veramente poche, il grosso è composto da hotel con 2 o 3 stelle, quelli più colpiti dalla crisi». A livello di numeri si parla di un calo nelle presenze tra il 20 e il 30 per cento rispetto allo scorso anno. Un calo che si riflette anche sull’occupazione, si calcola che solo questa estate siano stati persi almeno 400 posti di lavoro negli alberghi provinciali.

«A preoccupare è soprattutto il futuro. Parlando con i colleghi sento che molti hanno intenzione di chiudere la parte cucina e sala e trasformare gli alberghi in altre tipologie turistiche, con meno spese e meno personale. Del resto veniamo da una crisi lunghissima, si sperava in questi tre mesi estivi ma siamo a luglio è ancora le camere non si riempiono. Mancano i soldi, il tempo non ci aiuta, mille cause e concause che comunque ci stanno strozzando», sottolinea Carlo Scrivano, direttore dell’Unione albergatori.

Un declino inesorabile? «Non mi arrendo a questa idea e, come me, la maggior parte dei miei colleghi. Abbiamo però bisogno di aiuto da parte delle istituzioni. In un momento come questo abbiamo bisogno che la pressione fiscale sia alleggerita per evitare che il prossimo inverno molti alberghi non aprano. Ma questo è solo il primo, il più urgente, dei provvedimenti da prendere. Poi, e noi albergatori siamo disponibili, dobbiamo pensare ad una nuova strategia per fare conoscere la nostra Riviera e richiamare turisti. In questo momento, con la concorrenza di siti, portali, zone emergenti, crisi economica, nessuno di noi può da solo farsi conoscere. Abbiamo la necessità di fare una grande operazione di promozione soprattutto sui mercati stranieri, europei, per rilanciare l’appeal del nostro territorio. Lo so, sono anni se non decenni, che si parla di fare sistema, di strategie di comunicazione e via dicendo. Oggi è arrivato il tempo di concretizzare il tutto e noi albergatori siamo pronti. Bisogna però fare in fretta, lavorare già da ieri, non da domani perchè il tempo a nostra disposizione sta finendo e la posta in gioco, in termini di occupazione, indotto, benessere per l’intera provincia è troppo alta per permetterci una sconfitta», conclude Franca Cappelluto.

stefano pezzini


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giovedì 10 luglio 2014

La tromba marina dell'Estremo Ponente

LA STAMPA

Imperia

IL FENOMENO IERI POMERIGGIO

Una tromba marina al largo

vissuta tra timore e spettacolo

Un pizzico di timore ma anche uno spettacolo emozionante: ieri pomeriggio una tromba marina davanti alla costa dell’estrema Riviera di ponente - osservata bene soprattutto da Ospedaletti, Bordighera e Ventimiglia - ha rappresentato uno spettacolo insolito e a modo suo affascinante per turisti e residenti. Il fenomeno poco prima delle 14 quando il cielo si è oscurato ed è apparsa, sulla linea dell’orizzonte, una lunga striscia verticale (foto) che si è sollevata verso l’alto accompagnata da forte vento. Dopo circa un quarto d’ora la tromba marina si è dissolta in mare anche se il fenomeno, in alcuni tratti, è stato accompagnato da un moto ondoso sostenuto che si è abbattuto sulla costa mentre, a terra, per alcuni minuti ha cominciato a piovere anche in modo intenso. Oggi le condizioni meteo dovrebbero migliorare un po’ con una diminuzione della nuvolosità e un aumento complessivo delle temperature ma sono in agguato possibili rovesci temporaleschi specie verso l’interno. [B.M.]


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martedì 8 luglio 2014

"Più funghi e meno acciughe" . Meteorologia popolare e clima del Ponente ligure.

LA STAMPA

Savona

“Più funghi e meno acciughe”

il clima cambia anche il mercato

Proverbio savonese su pioggia e umidità: e il prezzo del pesce azzurro aumenta

«Più funghi e meno acciughe. Più acciughe e meno funghi». Per apprezzare ancora di più l’originale proverbio savonese, bisognerebbe ripeterlo in dialetto. Ancora una volta infatti, i vecchi adagi di questo territorio, dove il mare confina con i boschi, spiegano la tradizione popolare, che ritiene come il meteo influisca sulla raccolta dei funghi e sulla pesca. Proprio in questi giorni di sagre e feste marinare dedicate all’acciuga, l’alto costo del «prezioso» pesce azzurro, non può che riportare alla mente il vecchio detto locale. Perchè, chi è a favore dell’acciuga nostrana, ritiene che la colpa della sua scarsità sia dovuta alla pioggia di questo periodo, che mantiene il flusso dell’acqua nei torrenti e il trascinamento in mare dei detriti e della fanghiglia. Fanghiglia che intorpidisce il mare e fa allontanare le acciughe dalla costa. Chi è favore del fungo invece, non può che benedire la pioggia, con la gioia di trovarli nei boschi anche in questo periodo estivo. Una cosa è certa comunque: meno acciughe vuol dire aumento del loro costo al chilogrammo e alla cassetta. In questi giorni un chilo di acciughe oscilla dai 6 ai 10 euro a seconda delle dimensioni, mentre il prezzo di una cassetta di 12 chili è arrivata a sfiorare i 70-80 euro, anche se si parla sempre di acciughe nostrane. Cifre senz’altro più alte rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando il prezzo oscillava tra i 5 e gli 8 euro al chilogrammo. «Certo le condizioni meteo influiscono sempre nella pesca - spiega Sandro Pinelli titolare del banco pescheria all’interno del mercato comunale di via Giuria - ma è anche vero che le piccole acciughe che viaggiano ormai a banchi sempre più diffusi, sono l’alimento preferito per delfini, tonni, balenotteri ed altri grandi predatori sempre più presenti nel nostro mare». Poi ci sono anche le «altre» acciughe, pescate con pescherecci ultratecnologici, radar, sonar e elicottero per individuare negli spostamenti i grossi banchi. Costano meno, ma non hanno nulla a che vedere come sapore, alle acciughe nostrane. Quelle, tanto per capire, che in cucina sono buone in qualsiasi modo, e che se si mettono sotto sale non tradiscono mai: nel gusto, nella resa e nella conservazione. «Purtroppo - dice il titolare di una pescheria di Savona - non solo le acciughe sono piccole, e poco adatte alla salatura, ma sono anche piene di uova».

michele costantini



martedì 10 giugno 2014

Travolto il feudo di Scajoland

LA STAMPA

Imperia

ELEZIONI L’ANALISI DEL VOTO DOPO LE VITTORIE DEI NEO SINDACI IOCULANO E BIANCHERI

Così l’onda del cambiamento

ha travolto i feudi di Scajola

Centrodestra diviso a Sanremo e crollato a Ventimiglia

Un’onda biancorossa attraversa il Ponente e spazza via ciò che resta delle «armate» del centrodestra. Dopo Imperia (e prima ancora Taggia) si sono sgretolati i tradizionali fortini di Sanremo e Ventimiglia, simboli del sistema di potere di Forza Italia e alleati nella lunga era-Scajola. Se nella città dei fiori e del Festival la vittoria di Alberto Biancheri era «quotata» da tempo, valutazione rafforzata al primo turno e confermata poi dalla trionfale cavalcata al ballottaggio, in quella di confine il successo del giovane Enrico Ioculano, arrivato alla candidatura a sindaco da segretario locale del Pd, ha del sorprendente. Soprattutto per come è giunto, al secondo turno, partendo da un abissale svantaggio rispetto al rivale del centrodestra Giovanni Ballestra, tradito dall’astensionismo e dalla cappa pesante dell’inchiesta su presunti voti di scambio che ha messo alla gogna un candidato della sua coalizione. Una batosta.

Tanto che ieri ha detto di voler rinunciare al posto da consigliere d’opposizione. E mentre Ioculano ora pensa alla giunta, dopo la gioia esplosa nella notte della vittoria al grido di «Ventimiglia libera», Biancheri comincia il lavoro da tessitore fra le diverse anime della sua ampia e trasversale coalizione. Il difficile arriva adesso per l’affermato imprenditore floricolo, fra gli «appetiti» interni ed i tanti problemi di Sanremo. «La città ha capito che era necessaria una svolta: Alberto è l’uomo giusto. Gli auguro di avere meno intralci di quanti ne ho avuti io», dice l’ex sindaco Claudio Borea, precursore del cambiamento e primo sostenitore di Biancheri, che aveva avuto come fedele consigliere prima e assessore poi. La nuova svolta nasce su quelle basi, anche se in uno scenario diverso e nel solco del «modello Imperia». Le divisioni nel centrodestra sono un po’ lo specchio delle difficoltà che attraversa Sanremo, al di là dei meriti del neo sindaco. Non ci si deve sorprendere, quindi, se ora volano gli stracci. Anche su Facebook, dove ieri Simone Baggioli (rieletto con Fi) ha postato: «Dopo Imperia, Taggia, Bordighera, ora anche Ventimiglia e Sanremo. Forse è il momento di restaurare tutto. È mancato il contatto con la gente. C’è qualcuno che ricopre ruoli importanti che non ha mosso un dito nella campagna elettorale: deve andare a casa».

Gli ha risposto l’ormai ex sindaco Maurizio Zoccarato, in rotta con la gestione «scajolana» di Forza Italia: «Per Ventimiglia e Imperia al 12% a chi daranno le colpe? Perché a qualcuno le daranno...». La resa dei conti è cominciata.

ALTRI SERVIZI DA PAG. 42 A PAG. 45

gianni micaletto



martedì 13 maggio 2014

I castagni sono malati nascono meno cinghiali e il lupo mangia gli agnelli

LA STAMPA

Imperia

AMBIENTE singolare studio DELLA POLIZIA PROVINCIALE

I castagni sono malati

nascono meno cinghiali

e il lupo mangia gli agnelli

Preferisce i cinghiali, non troppo grossi perché cacciarli sarebbe molto pericoloso, ma da un paio d’anni di esemplari giovani, alla sua portata, ne trova pochi. Per questo il lupo, «animale particolarmente protetto che - spiega la Polizia Provinciale di Genova che se ne occupa oltre vent’anni - si ciba soprattutto di cinghiali fra i sei e gli otto mesi, caprioli, roditori e altri piccoli mammiferi, ora per nutrirsi cerca di predare anche bestiame domestico, che in condizioni normali è assolutamente marginale nella sua dieta, provocando anche seri danni agli allevatori». La colpa? Sembra incredibile, ma è di un insetto: una piccola vespa orientale, il Cinipede del castagno. Questo parassita, infatti, infesta gli alberi e facendoli ammalare impedisce la produzione delle castagne, alimento prezioso dei cinghiali che per scarsità di cibo dai boschi negli ultimi tempi hanno dimezzato anche il ciclo riproduttivo: i piccoli nascono infatti solo una volta all’anno, anziché due come in passato. Di conseguenza i lupi trovando poche prede abituali hanno cominciato, come nelle favole, a mettersi in caccia di pecore e agnelli. Il metodo più efficace consigliato per scoraggiarli e tenere questi animali protetti e preziosi per l’ambiente lontani da greggi e mandrie è usare i cani da pastore, come avviene in molti altri territori. Mentre uccidere un lupo è un reato molto grave, sanzionato penalmente, come sa bene il bracconiere «seriale» dell’entroterra del Levante, primo caso in Italia, condannato dal Tribunale di Chiavari dopo una lunga indagine della Polizia Provinciale che per smascherarlo aveva utilizzato anche metodi scientifici come la tracciatura del Dna sui reperti ritrovati. I lupi, scomparsi negli Anni ‘20 dalla Liguria, sono stati considerati animali nocivi sino ai primi Anni ‘70, quando in tutta Italia ne rimanevano solo 60 esemplari. Da allora il Canis Lupus della specie italiana, diverso dalle altre undici del mondo, ha cominciato a essere tutelato e oggi ce ne sono almeno 700. In Provincia di Genova secondo le stime ne vivono una ventina, in cinque piccoli gruppi familiari. Il loro numero varia molto a seconda delle stagioni perché aumenta con l’arrivo dei piccoli, ma il 60% dei lupacchiotti muore nel primo anno di vita, vittime di incidenti ma soprattutto di malattie. Sono molti meno, purtroppo, in provincia di Imperia.

giulio geluardi



mercoledì 30 aprile 2014

Ancora roghi dolosi, il Ponente ha paura...

LA STAMPA

Imperia

INDAGINI NEL TERRITORIO UNO STILLICIDIO DI ROGHI. PER GLI INVESTIGATORI «LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA NON C’ENTRA». LE PRIME IPOTESI

Ancora fiamme, il Ponente ha paura

Secondo attentato sulla spiaggia di Camporosso, distrutta la sede del “Table Top Nervia Team”

Ancora fiamme, il Ponente ha paura. Ancora un attentato. Ancora a Camporosso. Il fuoco l’altra notte ha distrutto la sede di un’associazione sportiva, il «Table Top Nervia Team», a ridosso dell’oasi faunistica alla foce del torrente. I piromani sono tornati a colpire sulla spiaggia dove appena qualche settimana fa era andato in cenere il «Baraonda». Bersaglio centrato anche stavolta. Il capanno il legno dove si trovavano le tavole a vela, le mute, le strutture d’intrattenimento, è stato completamente distrutto. I danni sono nell’ordine dei 50 mila euro, non coperti da assicurazione. Il rogo è stato appiccato intorno a mezzanotte e mezza dalla spiaggia, con un accelerante, forse benzina. Nella zona non ci sono telecamere di sorveglianza. Quando è scattato l’allarme ormai era tardi per salvare il «Table Top», circolo presieduto da Aldo Beghelli e del quale fanno parte liberi professionisti e imprenditori (come l’avvocato Luigi Palumbo, il commercialista Guglielmo Guglielmi, ex assessore della giunta Scullino a Ventimiglia, il farmacista Tonino Russo, il veterinario Silvio Rosati e altri). La processione degli appassionati di tavola a vela davanti ai resti carbonizzati è stata incessante, ieri mattina, mentre i carabinieri del Radiomobile e del Nucleo Operativo erano alle prese con i rilievi.

L’attentato al «Table Top» è l’ultimo di una lista interminabile, uno stillicidio di roghi che soltanto nell’ultima settimana ha visto almeno una decine di auto in fiamme. «La criminalità organizzata non c’entra», s’affrettano a premettere gli investigatori. Ma tutti si aspetterebbero una risposta, un’alternativa, almeno di vedere qualche responsabile, autore materiale o mandante, inchiodato alle proprie responsabilità. Invece, rimane questo clima di incertezza e di paura, come quella che attanaglia gli altri operatori turistici, un bar e due ristoranti, che si trovano sulla spiaggia di Camporosso a convivere con la paura di essere i prossimi.

I carabinieri di Ventimiglia non trascurano nessuna pista: una questione personale nei confronti di qualche socio dell’associazione (improbabile), un atto vandalico, un gesto intimidatorio nei confronti di terzi, il gesto di uno squilibrato. E nella notte il chiarore delle fiamme è il nemico numero uno della legalità.

GIULIO GAVINO


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domenica 26 gennaio 2014

Sanremo, oggi massima di venti gradi!

... e diciannove e mezzo ad Imperia, con 16º e più negli altri centri del Ponente...

mercoledì 8 gennaio 2014

Pochi i lupi superstiti nel Ponente ligure

AMBIENTE SCONCERTANTI RISULTATI DELLE RICERCHE DEL NATURAlista matteo serafini su incarico della provincia

Nei boschi del Ponente rimasti solo 3 lupi

Lo studio svolto con fototrappole e l’esame delle tracce, pochi gli esemplari anche in provincia di Savona

Sono rimasti in tre. Tre soli lupi in provincia di Imperia e pochi di più nelle propaggini orientali di quella di Savona. Un territorio naturale vastissimo sulla carta. Ma dove, a dispetto delle distanze, il grande predatore fatica non tanto a insediarsi quanto a restare semplicemente vivo scansando di volta in volta o tutti insieme micidiali trappole, vigliacchi bocconi avvelenati e pallottole assassine, a testimonianza della ingiustificata avversione dei pastori e dei cacciatori (non tutti per fortuna) nei confronti di questo animale che chiede soltanto di poter sopravvivere in quelle montagne che un tempo furono sue e che divideva con orsi e linci.

Oggi i lupi stanziali in provincia di Imperia sono meno delle dita di una mano. Lo indicano gli ultimissimi e sconcertanti studi svolti dal naturalista Matteo Serafini, operatore provinciale per il progetto regionale «Il lupo in Liguria»: un piano analogo è stato da poco finanziato anche in Piemonte così che i ricercatori potranno scambiarsi informazioni e proteggere di più il predatore. Le rilevazioni di Serafini, svolte nelle ultime due settimane con fototrappole ed esame di tracce e impronte, rivelano quanto debole e scarsa sia la presenza del lupo sulle nostre montagne. Eppure l’idea che il predatore che ha il terrore dell’uomo (gli stessi ricercatori raramente riescono a vedere un esemplare se non, purtroppo, morto) vaghi sulle montagne, suscita ancora odio e paure ancestrali oggi ingiustificate che emergono da chissà quale meandro della mente e da una cultura sbagliata. Il lupo è accusato di sterminare intere greggi di pecore. Non solo. Secondo i suoi detrattori e spesso carnefici, attaccherebbe persino vitelli. In Francia, i pastori che così possono pretendere ricchi rimborsi (tutto il mondo è paese), sostengono che il lupo stermini centinaia di pecore: da qui l’ordine del prefetto di Nizza (violando la convenzione di Berna) di ucciderne in gran numero. Eppure le ricerche indicano che il lupo non soltanto nella maggioranza dei casi è innocente soprattutto per il numero ridicolo di esemplari incapaci di provocare così tanti danni, ma che si nutre soprattutto di cinghiali, caprioli e camosci e di pochissimo bestiame domestico. E quando non ha altro da mangiare ricorre alla frutta e ad altri vegetali.

giulio geluardi




martedì 10 settembre 2013

Ponente, massime tra 24,5º e 27,5º...

CapoluogoMinima (°C)
09/09/2013
Massima (°C)
09/09/2013
Minima (°C)
10/09/2013
Massima (°C)
10/09/2013
Grafico
TORINO14,729,713,925,3vai
BIELLA16,127,715,924,8vai
VERCELLI14,529,313,427,8vai
NOVARA17,128,815,425,4vai
VERBANIA15,329,515,121,6vai
CUNEO14,628,213,724,1vai
ASTI15,129,314,225,4vai
ALESSANDRIA15,030,314,827,6vai

Le temperature estreme giornaliere per la giornata di ieri sono rilevate a partire da dati massimi e minimi strumentali campionati ogni 5 secondi. Per la giornata odierna gli estremi sono rilevati a partire da dati puntuali campionati ogni 30 minuti.

Servizio a cura di ARPA PIEMONTE - Dipartimento Sistemi Previsionali
sito internet: www.arpa.piemonte.it | e-mail: urp@arpa.piemonte.it