martedì 13 dicembre 2016

Una riflessione in più dopo l'ennesima alluvione

Il doppio e più di pioggia rispetto al '94. Epicentro sulla displuviale alpina con la Liguria con 600 mm in cinque giorni. Giovedì più di 300 mm. L'utilità delle stazioni meteo (anche quelle amatoriali).



Quel che temevamo quando ad inizio settimana leggevamo preoccupati le carte previsionali per piogge e temperature purtroppo è successo. La situazione era ormai chiara già domenica mattina. La depressione, profonda, dalla Spagna si collocava sul mar Ligure, mentre ad Est una forte alta pressione russa avrebbe bloccato per qualche giorno ogni suo spostamento verso oriente. Logico quindi pensare ad un ripetersi di una situazione meteo, tante volte osservata, di alcuni giorni (cinque, pronosticavamo) di piogge continue ed anche intense, premessa di un evento alluvionale. L'unica, parziale, incognita era sulla possibilità di bloccare un po' di acqua in quota grazie alla neve. Ma per questo occorreva un repentino abbassarsi delle temperature che, nel momento dell'inizio dei fenomeni era impensabile e possibile invece, ma in misura molto ridotta, verso la fine e cioè tra la serata di giovedì e la mattinata di venerdì. Ed è successo, ma troppo tardi. Ormai lo scenario era quello del 1994, anzi peggiore dal punto di vista meteo ma meno tragico di allora, almeno per quanto riguarda le vite umane. Si pensi, per capire l'entità dell'evento meteorologico, che soltanto nelle 24 ore della giornata di giovedì ovunque nell'Alta Val Tanaro, da Garessio in su, i pluviometri hanno registrato un apporto di pioggia superiore ai 250 millimetri. Un dato eccezionale, che da solo segnala che questa alluvione è stata più grave di quella del 1994. Notate: nella sola giornata di giovedì, più di 260 millimetri a Garessio, 274 ad Ormea e addirittura 344 a Nava. Se poi ci soffermiamo sulla quantità d'acqua caduta da lunedì' scorso fino a venerdì mattina la cosa si fa ancor più impressionante: Garessio 526 mm, Ormea 497, Nava 506...! Insomma mezzo metro d'acqua caduto su tutto il territorio medio-alto vallivo e che ben presto si è catapultato a valle. Questi ultimi sono dati di stazioni amatoriali, del tutto omogenei peraltro a quelli delle professionali. Dati utili per integrare i numeri delle apparecchiature della Regione (i cui dati, quelli complessivi, sono recuperabili con qualche fatica) che – a loro volta- ci parlano, ad esempio per la stazione dei Ponti di Nava, di circa 340 mm nella sola giornata di giovedì e di più di 560 millimetri nel complesso. Ma i numeri sono ancora più pesanti se ci addentriamo in quella sorta di acrocoro alpino che domina oltre che sulla val Tanaro anche sulla Val Roya e l'Imperiese. La stazione meteo di Piaggia (oggi minacciata anch'essa dalle frane) ha superato i 600 millimetri tra lunedì e venerdì confermando a sua volta che questo novembre 2016 ha totalizzato più acqua piovana di quello del 1994: nel caso di Piaggia l'ha addirittura triplicato. Fatta salva la differenza da luogo a luogo e da stazione a stazione, i dati sono omogenei e confermano che il massimo dell'evento è stato dai Ponti di Nava in su. Man mano che ci avviciniamo alla pianura le precipitazioni calano: a Cuneo- San Rocco (della Regione) 146 mm, mentre Mondovì segna 187 mm per la Regione e 163 mm per un'altra stazione amatoriale, Morozzo 167 mm, Margarita 131 mm (entrambe amatoriali) e così via. La presenza di capannine meteo, stazioni, rilevatori delle piene di fiumi e torrenti, si dimostrano in definitiva strumenti essenziali non solo per creare affidabili archivi storici del clima del nostro territorio ma soprattutto strumenti facilmente e rapidamente consultabili in caso di necessità. Una forte, eccezionale precipitazione sul Tanarello può già allarmare su cosa potrebbe poche ore dopo capitare più a valle. La presenza di reti amatoriali è un valore aggiunto. Sia per la capillarità di dati che possono offrire ma soprattutto per la celerità nel disporne. Giovedì nelle ore più “calde” il sito della Regione con le sue decine (per la zona nostra) capannine era talmente affollato da ritardare di molto l'acquisizione dei dati , mentre strumenti amatoriali dal costo enormemente inferiore, ma affidabili purché collocati e gestiti con la dovuta perizia e messi a loro volta in rete (ad esempio: meteonetwork, meteorete, netatmo weathermap eccetera), ci sono apparsi a tratti più fruibili e molto utili, soprattutto per avere immediatamente lo “storico” di ogni stazione. Una riflessione in più dopo l'ennesima alluvione.


Fulvio Romano

Pubblicato su "Provincia Granda"