domenica 14 giugno 2015

A piedi tra Bretagna e Provenza. Kahn alla scoperta della vera Francia

LA STAMPA

Esteri

Duemila chilometri a piedi

per ritrovare la vera Francia

Nel suo viaggio il genetista Kahn si è lasciato alle spalle i tic di Parigi scoprendo 

la vitalità delle zone rurali fra l’amore per la terra e la forza delle piccole imprese 

Lasciarsi dietro Parigi. Il teatrino della politica. Il disfattismo dei giornalisti e degli intellettuali. Il piagnucolio imperante di una Francia in crisi (il solito ritornello). Axel Kahn, medico genetista, scienziato e grande divulgatore, conosciutissimo nel suo Paese, è partito a piedi, all’alba dei suoi settant’anni. Ha percorso 2057 chilometri in poco più di due mesi (lui che è scattante, magro, disciplinato). E come è ritornato? «Più ottimista di quando sono partito. La Francia vive una grave crisi economica e non solo. Ma tante regioni stanno resistendo bene, reagiscono. La situazione è difficile ma sicuramente migliore di quanto gli stessi francesi si possano immaginare».

Il diario di viaggio

Dalla sua esperienza è nato un libro, «Entre deux mers», edito da Stock. Tra due mari, perché Kahn ha vagato dalle scogliere della punta del Raz, estremo lembo occidentale di terra francese, in Bretagna, giù fino al confine con l’Italia, nella solare Mentone. Il libro è già in testa alle vendite. 

Le piccole imprese

Fa seguito al racconto di un altro viaggio, pubblicato l’anno prima, quando aveva percorso la Francia secondo l’altra diagonale possibile, da Nord-Est fino a Sud-Ovest. Allora non era rientrato così ottimista. Aveva attraversato agli inizi del cammino i vecchi bacini minerari e dell’industria pesante del Nord, dalle difficoltà endemiche. Dove il Front National di Marine le Pen spopola. «E la disoccupazione supera spesso il 20% - ricorda Kahn -. Mentre nell’Ovest francese, tra la Bretagna e la valle della Loira, dove mi sono ritrovato a camminare al principio del mio nuovo viaggio, la percentuale dei senza lavoro resta quasi sempre sotto l’8%». La disoccupazione in Francia, a livello nazionale, è stimata al 10,2% e, a differenza dell’Italia, sta continuando a crescere.

«In quelle prime regioni che ho visitato - continua Kahn - mi sono imbattuto in aziende, tante Pmi (piccole e medie imprese), in zone assolutamente sperdute, come l’area delle Mauges, a una quarantina di chilometri da Angers. E così altrove. Un dinamismo che non ti aspetti, anche perché i media francesi non ne parlano mai». Passata la zona di Tours e inoltrandosi nel centro del paese, storicamente più povero, le cose sono cambiate. Ma non necessariamente in peggio.

Agricoltura in ripresa

«Mi sono reso conto che ormai, in tantissime zone rurali, come nella Creuse, nella Corrèze, fino alle Alpi Marittime, la desertificazione è finita, lo dicono pure le statistiche. Ampie aree della campagna francese sono in piena rinascita». «Anche perché nel nostro paese non è l’agricoltura che è in crisi - aggiunge -. Il problema maggiore è la deindustrializzazione massiccia». Il settore manifatturiero pesa ormai meno del 10% del Pil francese contro il 16% in Italia e il 23% in Germania.

Il radicamento 

Il dottor Kahn ha una spiegazione sul perché alcune regioni resistano meglio di altre al trend negativo. «Dipende dall’attaccamento della popolazione al territorio. Il loro amore per la propria terra. La voglia di non sfigurare. Altrimenti non si giustificherebbe che la Bretagna, senza risorse naturali e un tempo una delle regioni più povere della Francia, vada così bene. E questo radicamento, rispetto ad altri paesi, anche l’Italia, da noi è spesso deficitario». Nell’Ovest è molto forte anche il peso della religione cattolica. «Non voglio mettere in relazione la performance produttiva con la fede religiosa - precisa Kahn -. È vero invece che un certo cattolicesimo sociale della Bretagna ha permesso a questa parte del paese di resistere meglio alla diffusione del Front National».

L’aiuto della Rete

È incredibile come Kahn, da bravo scienziato, cerchi sempre di analizzare oggettivamente le realtà, si documenti sulle statistiche. Abbia alla fine un occhio sociologico ed etnografico. Quando cammina, incontra molte persone (mediante i social network diffonde le prime impressioni sul luogo che attraversa e in tanti lo vengono a cercare, a porgli delle domande, a rincorrerlo in mezzo ai campi). Ma poi ci sono giornate dure. Di solitudine. Di sforzi fisici che sembra che non ce la fai più. Di pensieri che migrano in ogni senso. Suo padre, il filosofo Jean Kahn-Dessertenne, si tolse la vita il 17 aprile 1970. «Si gettò da un treno - confida -. Mi lasciò una lettera». Si chiudeva con poche parole: «Sii umano e responsabile». Uno struggente incoraggiamento a ricominciare. «Durante il viaggio mi sono ritornate in mente».


Level Triple-A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0           Copyright 2015 La Stampa           Bobby WorldWide Approved AAA