ebook di Fulvio Romano

giovedì 15 dicembre 2016

Insulti sul web e urla in Parlamento: basta con questa stagione di codardi (lettera a La Stampa)

LA STAMPA

Cultura

Insulti sul web e urla in Parlamento:

basta con questa stagione di codardi

Per la prima volta nella mia vita mi sono veramente vergognato di essere italiano. Il giorno della formazione del nuovo governo, del giuramento e della votazione alle Camere, tutte le tv hanno presentato uno spettacolo «unificato» di uno squallore unico. Squallido per la ripetizione continua di critiche personali, sempre le stesse, senza una sola parola costruttiva.

Io ho vissuto momenti di rigore oggi inaccettabile: sarà anche stato eccessivo, ma sarebbe bene ricordare che una battuta su De Gasperi e una innocua vignetta dove si vedeva Einaudi che passava in rassegna una fila di bottiglie di vino Nebbiolo delle sue tenute in Piemonte hanno fatto condannare Guareschi a un anno di galera. De Gasperi ed Einaudi, faccio notare, erano uomini di Stato che rispettavano le istituzioni. Quando un «onorevole» dopo la votazione alla Camera ha definito il governo «una banda di delinquenti» avrei voluto vedere i suoi colleghi dell’altra parte gridare il loro disappunto, la presidente della Camera farlo espellere, il capo del governo dire, subito, che lo avrebbe denunciato. Non è successo nulla, tutto è proseguito serenamente, io ho spento la televisione e mi è scappato un «Vaffa…» per tutti.

Carlo celada

Bella lettera, compresa l’imprecazione finale che può apparire greve ma rende l’idea. Ci sono tanti italiani che coltivano idee politiche le più diverse, ma vorrebbero che i loro rappresentanti le portassero avanti con nettezza ma dignità, senza bisogno di ripetere che gli avversari sono criminali. E invece lo spettacolo andato in scena in queste ore nei due rami del Parlamento dimostra una certa inadeguatezza dei diversi schieramenti: si può accusare il governo di essere inadeguato, ma non c’è nulla di delinquenziale nel chiedere la fiducia al Parlamento e ottenerla. E d’altra parte chi si sente ingiustamente investito da accuse assurde, se ne sta al coperto, per evitare di essere investito da una raffica supplementare di insulti via web. È la stagione dei codardi, quelli che si nascondono sulla Rete e chi urla in Parlamento, ma per un’inversione dei toni non è mai troppo tardi.

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mercoledì 14 dicembre 2016

Colleghi di Natale (Gramellini)

LA STAMPA

Prima Pagina


Il bene non si commenta, si racconta. C’è questa giovane operaia di Marostica con una bimba di sei anni colpita da una malattia degenerativa. Per accudirla servono tanti soldi e tanto tempo. L’operaia esaurisce prima i soldi e poi il tempo: tutto il monte ferie accumulato. Ricorre al congedo previsto dalla legge 104, ma domani scadrebbe anche quello e non le resta che rinunciare allo stipendio, mettendosi in aspettativa. Si trascina dal capo del personale a comunicargli la sua scelta obbligata, ma si sente rispondere che può tornare tranquillamente al capezzale della figlia. I colleghi hanno raccolto 198 giorni di ferie e li hanno infiocchettati per lei. Sotto l’albero le faranno trovare quanto possiedono di più prezioso: il loro tempo. Quand’ero piccolo mia nonna diceva che gli unici regali che valgono sono quelli in cui il donatore rinuncia a qualcosa di suo. Mi sembrava una predica da vecchi. Ora non più, forse sto diventando vecchio anch’io.

Ciascuno ha contribuito alla colletta in base alle proprie possibilità: i neoassunti regalando qualche ora, i più anziani addirittura una settimana. L’aspetto più straordinario di una storia già così poco ordinaria di suo è che l’azienda in cui lavora quell’operaia è piuttosto grande e molti di coloro che hanno rinunciato alle ferie conoscevano la beneficiata soltanto di sfuggita. Alcuni non la conoscevano proprio. Perché lo hanno fatto, allora? Il bene non si commenta, si racconta. Almeno ogni tanto, per ricordarsi che c’è. 

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Massimo Gramellini


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martedì 13 dicembre 2016

Una riflessione in più dopo l'ennesima alluvione

Il doppio e più di pioggia rispetto al '94. Epicentro sulla displuviale alpina con la Liguria con 600 mm in cinque giorni. Giovedì più di 300 mm. L'utilità delle stazioni meteo (anche quelle amatoriali).



Quel che temevamo quando ad inizio settimana leggevamo preoccupati le carte previsionali per piogge e temperature purtroppo è successo. La situazione era ormai chiara già domenica mattina. La depressione, profonda, dalla Spagna si collocava sul mar Ligure, mentre ad Est una forte alta pressione russa avrebbe bloccato per qualche giorno ogni suo spostamento verso oriente. Logico quindi pensare ad un ripetersi di una situazione meteo, tante volte osservata, di alcuni giorni (cinque, pronosticavamo) di piogge continue ed anche intense, premessa di un evento alluvionale. L'unica, parziale, incognita era sulla possibilità di bloccare un po' di acqua in quota grazie alla neve. Ma per questo occorreva un repentino abbassarsi delle temperature che, nel momento dell'inizio dei fenomeni era impensabile e possibile invece, ma in misura molto ridotta, verso la fine e cioè tra la serata di giovedì e la mattinata di venerdì. Ed è successo, ma troppo tardi. Ormai lo scenario era quello del 1994, anzi peggiore dal punto di vista meteo ma meno tragico di allora, almeno per quanto riguarda le vite umane. Si pensi, per capire l'entità dell'evento meteorologico, che soltanto nelle 24 ore della giornata di giovedì ovunque nell'Alta Val Tanaro, da Garessio in su, i pluviometri hanno registrato un apporto di pioggia superiore ai 250 millimetri. Un dato eccezionale, che da solo segnala che questa alluvione è stata più grave di quella del 1994. Notate: nella sola giornata di giovedì, più di 260 millimetri a Garessio, 274 ad Ormea e addirittura 344 a Nava. Se poi ci soffermiamo sulla quantità d'acqua caduta da lunedì' scorso fino a venerdì mattina la cosa si fa ancor più impressionante: Garessio 526 mm, Ormea 497, Nava 506...! Insomma mezzo metro d'acqua caduto su tutto il territorio medio-alto vallivo e che ben presto si è catapultato a valle. Questi ultimi sono dati di stazioni amatoriali, del tutto omogenei peraltro a quelli delle professionali. Dati utili per integrare i numeri delle apparecchiature della Regione (i cui dati, quelli complessivi, sono recuperabili con qualche fatica) che – a loro volta- ci parlano, ad esempio per la stazione dei Ponti di Nava, di circa 340 mm nella sola giornata di giovedì e di più di 560 millimetri nel complesso. Ma i numeri sono ancora più pesanti se ci addentriamo in quella sorta di acrocoro alpino che domina oltre che sulla val Tanaro anche sulla Val Roya e l'Imperiese. La stazione meteo di Piaggia (oggi minacciata anch'essa dalle frane) ha superato i 600 millimetri tra lunedì e venerdì confermando a sua volta che questo novembre 2016 ha totalizzato più acqua piovana di quello del 1994: nel caso di Piaggia l'ha addirittura triplicato. Fatta salva la differenza da luogo a luogo e da stazione a stazione, i dati sono omogenei e confermano che il massimo dell'evento è stato dai Ponti di Nava in su. Man mano che ci avviciniamo alla pianura le precipitazioni calano: a Cuneo- San Rocco (della Regione) 146 mm, mentre Mondovì segna 187 mm per la Regione e 163 mm per un'altra stazione amatoriale, Morozzo 167 mm, Margarita 131 mm (entrambe amatoriali) e così via. La presenza di capannine meteo, stazioni, rilevatori delle piene di fiumi e torrenti, si dimostrano in definitiva strumenti essenziali non solo per creare affidabili archivi storici del clima del nostro territorio ma soprattutto strumenti facilmente e rapidamente consultabili in caso di necessità. Una forte, eccezionale precipitazione sul Tanarello può già allarmare su cosa potrebbe poche ore dopo capitare più a valle. La presenza di reti amatoriali è un valore aggiunto. Sia per la capillarità di dati che possono offrire ma soprattutto per la celerità nel disporne. Giovedì nelle ore più “calde” il sito della Regione con le sue decine (per la zona nostra) capannine era talmente affollato da ritardare di molto l'acquisizione dei dati , mentre strumenti amatoriali dal costo enormemente inferiore, ma affidabili purché collocati e gestiti con la dovuta perizia e messi a loro volta in rete (ad esempio: meteonetwork, meteorete, netatmo weathermap eccetera), ci sono apparsi a tratti più fruibili e molto utili, soprattutto per avere immediatamente lo “storico” di ogni stazione. Una riflessione in più dopo l'ennesima alluvione.


Fulvio Romano

Pubblicato su "Provincia Granda"

domenica 4 dicembre 2016

O sconfitto o"traditore"...

LA STAMPA

Italia

Pier Luigi Bersani 

O sconfitto o “traditore”

comunque vada è isolato 

Aveva subordinato il Sì al referendum alla cancellazione dell’Italicum: ma una volta convinto Renzi al dietrofront, ha tirato ugualmente dritto e annunciato il suo No. Pier Luigi Bersani definì «un foglietto» il testo dell’accordo sottoscritto da Cuperlo e i vertici Pd per una nuova legge elettorale, e da domani il suo cammino riprenderà da qui: e cioè da un atto di sfiducia nei confronti del suo segretario. Se vincerà il Sì, non annuncerà scissioni: ma l’aria intorno a lui si farà ancor più pesante. Dovesse prevalere il No, invece, avrà certo assestato un duro colpo al premier-segretario, ma sarà fatto oggetto di un’accusa infamante da parte dei renziani: «Tradimento». E non un tradimento qualunque: ma a favore dell’odiato Grillo.

Federico Geremicca


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sabato 3 dicembre 2016

Il treno della speranza più forte della piena

LA STAMPA

Cuneo

Il ripristino dei danni procede in modo rapido in val Tanaro


La corsa turistica confermata giovedì 8 dicembre malgrado i binari strappati dal fiume

Ancora una volta la Ceva-Ormea rinasce dalle sue ceneri. Il progetto di ferrovia turistica, avviato a settembre, non si ferma nonostante la piena del Tanaro abbia «strappato» decine di metri di binari dal terrapieno a Priola. E l’8 dicembre «brivazzu e scuriazzu» torneranno a sferragliare, trainati per l’occasione da una locomotiva a vapore.

«Il viaggio si farà e la ferrovia tornerà a funzionare. È un segnale di speranza per la valle», conferma il presidente dell’Unione montana e sindaco di Ormea, Giorgio Ferraris, tra i promotori dell’iniziativa. «Garantisco sin da ora il mio impegno totale per il ripristino, nei tempi più brevi possibile, dell’intera linea Ceva-Ormea», ha scritto Luigi Cantamessa, direttore della Fondazione Fs italiane (grazie alla quale si deve la riapertura della tratta, dismessa nel 2012), a Ferraris.

Il percorso

Giovedì 8 il treno partirà da Ceva alle 10 e farà fermate a Nucetto e Bagnasco. Da qui i passeggeri proseguiranno in bus fino a Ormea, dove pranzeranno nell’Operaia. Al ritorno tappe a Garessio e Priola.

Ieri mattina, intanto, si è tenuta a Torino la conferenza dei servizi sul recupero delle antiche Stazioni, con i 5 paesi attraversati dalla ferrovia: Ormea, Garessio, Priola, Bagnasco e Nucetto, la Regione e il direttore Ferrovie, Paolo Grassi.

«Non ci siamo mai arresi»

«Per la ricostruzione dei binari distrutti dalla piena ci vorranno mesi - spiega Sebastiano Carrara, presidente Fondo Storico -. Ci auguriamo di poter riprendere in autunno». Alessia Castagnino, vicepresidente dell’associazione culturale Apogea: «La ferrovia storica è un progetto importante per la valorizzazione turistica del territorio, da cui potranno scaturire molte iniziative. Ci abbiamo creduto finora, non possiamo cedere». Ferraris: «Non ci siamo mai arresi: la ferrovia deve rinascere, come ogni cosa». 

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muriel bria


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venerdì 2 dicembre 2016

Geremicca: Cambiamo o il Paese sarà più debole

LA STAMPA

Cultura


Cominciato come una sfida sulla fine del bicameralismo paritario, il referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale è stato trasformato, da protagonisti e comprimari, in una sorta di Giorno del Giudizio su quasi tutto lo scibile umano. Questioni come il destino del governo, il peso del Paese in Europa e perfino la tenuta democratica del sistema hanno via via soppiantato, nella propaganda referendaria, il vero tema in oggetto.

Una riforma che avrebbe certo potuto avere più «profondità e chiarezza» - per dirla con Romano Prodi - ma che comunque conferma (all’interno e all’estero) la volontà di proseguire sulla strada del necessario cambiamento del Paese.

E non è solo il merito della riforma proposta a render più utile (necessario) un Sì: anche le altre questioni inopportunamente tirate in ballo (dalla stabilità interna al riflesso internazionale dell’esito del voto) possono esser meglio affrontate - a giudizio di chi scrive - dopo una vittoria del Sì, piuttosto che all’indomani di una sua sconfitta. Da qualunque lato si prenda la questione, insomma - sia che si faccia prevalere il giudizio di merito, sia che si voti pensando agli effetti politici del risultato - il Sì appare la risposta migliore.

Nel merito, il discorso è mesto ma semplice: in una riforma che poteva esser certamente più profonda e innovatrice, gli aspetti positivi superano quelli negativi. A fronte della situazione in cui versa l’affaticato (eufemismo) sistema istituzionale italiano, meglio cambiare che lasciare tutto com’è. I fautori del No, con ottimismo di maniera, sostengono che una riforma migliore è possibile: bene, ci mettano mano nella prossima legislatura e lo dimostrino. Certo, fare e disfare non ha gran senso: ma è già accaduto (col famoso titolo V) e nulla impedisce a questa agguerrita schiera di «riformatori in sonno» di lavorare ad un progetto di riforma migliore (ma vedrete che, passato il referendum, nessuno ne parlerà più...).

Ancor più evidente è l’opportunità di un Sì se si riflette sugli effetti - in Italia e in Europa - di una eventuale vittoria del No. Per stare al nostro Paese, ci si ritroverebbe sicuramente senza un governo, con di fronte orizzonti incerti e scuri (eufemismo) e la quasi sicurezza che qualunque nuova soluzione di governo venisse trovata sarebbe più debole, disomogenea e precaria di quella attuale. Non è situazione nella quale risulterebbe piacevole ritrovarsi: soprattutto alla luce del fatto che sarebbe necessario lavorare a due nuove leggi elettorali rispetto alle quali i fautori del No hanno idee distanti e talvolta opposte. 

Per quanto riguarda gli effetti che una sconfitta del Sì avrebbe invece in Europa, si può abbozzare una duplice previsione. La prima: un ulteriore rafforzamento del «vento populista» che spazza il continente (e non solo) e che dopo l’Italia è pronto a investire Francia e Germania, attese da elezioni delicatissime. La seconda: un nuovo indebolimento del Paese sulla scena europea, e non solo per l’ennesima crisi di governo - con conseguente cambio della guardia - ma anche per quello che sarebbe interpretato come il segnale della fine di un processo riformatore al quale l’Europa ha guardato con speranza ed interesse.

Le cose, dunque, stanno più o meno cosi. E Renzi? Ci teniamo Renzi? Renzi merita di esser giudicato alle elezioni: elezioni che molti ipotizzano vicine e che potrebbero segnare, per il Paese, un doppio salto mortale all’indietro. Nel fuoco della campagna referendaria, infatti, non solo si è decretata la morte dell’Italicum (e del bipolarismo) ma si è anche orientata la bussola verso un ritorno al sistema proporzionale e delle preferenze. Precisamente come nella vituperata e mai rimpianta Prima Repubblica italiana.

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Federico Geremicca


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A tavola Francia batte Italia

LA STAMPA

Italia

Cibo di qualità e pochi sprechi


L’indagine Barilla: una conseguenza è il boom di bimbi obesi

e così la Francia è di nuovo prima al mondo per la «bontà» del cibo. E l’Italia solo sesta.

Non c’è da offendersi perché non si parla di gusto né di stelle Michelin né di masterchef a confronto, ma di «sistema alimentare» nel suo complesso che comprende nutrizione, agricoltura, spreco. E la Francia vince in tutte e tre. Al secondo posto il Giappone e al terzo il Canada. Ultimi Egitto, Arabia Saudita e India.

La classifica è quella del Food Sustainability Index (Fsi), il primo indice che analizza le scelte alimentari del pianeta non solo sulla base del «gusto». Lo ha stilato la Fondazione Barilla in collaborazione con The Economist Intelligence Unit ed è stato presentato ieri all’Università Bocconi a chiusura del 7° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione.

«Il cibo italiano per me è il migliore al mondo come gusto», afferma il presidente della Fondazione Guido Barilla, «ma come sistema alimentare - anche se siamo nella parte alta della classifica - dobbiamo fare di più».

Lo studio, unico nel suo genere, ha analizzato i 25 Paesi che rappresentano oltre i 2/3 della popolazione mondiale e l’87% del Pil globale. Questi sono stati giudicati sulla base di 58 parametri nelle tre aree di ricerca già citate: agricoltura sostenibile, sfide nutrizionali, spreco di cibo.

Entrando nel dettaglio, si scopre che l’Italia ha avuto voti altissimi per quanto riguarda l’agricoltura sostenibile grazie all’ampia diversificazione nel settore agricolo e alla gestione dell’acqua. Ed è addirittura il Paese europeo che registra la migliore performance per emissioni di gas serra in agricoltura. E allora da dove vengono i brutti voti? Incredibile ma vero, proprio dalle cattive abitudini alimentari, che la portano a essere il terzo Paese per ipernutrizione e secondo per sovrappeso e obesità nella fascia 2-18 anni. Il problema sarebbero proprio le giovani generazioni, che stanno abbandonando la mitica dieta mediterranea.

E la Francia? Vince perché in questo campo ha politiche che incentivano l’adozione di diete salutari con iniziative ad hoc, per esempio la tassazione delle bevande zuccherate.

L’Italia, quindi, è avvertita. «Il governo dovrebbe intervenire con una legge che regolamenti l’intero settore alimentare -ha concluso Guido Barilla- dall’agricoltura sostenibile alla logistica, alla produzione e distribuzione fino alle modalità di consumo».

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Sara Ricotta Voza


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giovedì 1 dicembre 2016

la scuola non sa insegnare agli allievi il metodo scientifico

LA STAMPA

Cultura

L’italia ultima in matematica

Ar riva dalla ricerca internazionale un nuovo segnale preoccupante sullo stato di salute della scuola italiana, che per la prima volta lambisce anche le elementari. Nulla di catastrofico, intendiamoci. Però, un campanellino d’allarme deve suonare anche per la primaria, che è da sempre onore e vanto del nostro sistema d’istruzione.

Lo scopriamo dai risultati dell’ultima indagine internazionale Timss sugli apprendimenti di matematica e scienze nel 2015, resi noti ieri: si tratta di un confronto ormai ventennale fra studenti di diversi Paesi al quarto anno della primaria, al terzo della media e, per un piccolo sottoinsieme, fra cui l’Italia, all’ultimo anno delle superiori. Meno noto dell’analogo test Ocse Pisa, i cui nuovi risultati saranno disponibili il prossimo 6 dicembre, Timss è nondimeno una preziosa fonte di informazioni sui miglioramenti compiuti nel tempo dai sistemi scolastici dei principali Paesi, basata sull’individuazione degli elementi comuni ai diversi curricula: di conseguenza, è meno esposta alla critica di riguardare argomenti non affrontati quotidianamente in classe.

A differenza di quasi tutti gli altri Paesi, che hanno visto un miglioramento generalizzato nella comprensione della matematica e delle scienze alle elementari e alle medie, in Italia si è registrato un calo degli apprendimenti o, nel migliore dei casi, si è rimasti stazionari, come in matematica alle primarie, rispetto al 2011. L’Italia è dietro a tutti i grandi Paesi, con l’eccezione della Francia alle elementari. Nella scuola media la debolezza degli studenti nelle materie scientifiche è nota, anche se i risultati di oggi spengono le speranze di risveglio di cui avevamo gioito quattro anni fa. Il dato davvero deludente e insieme sorprendente è, però, il mancato progresso delle conoscenze di matematica e scienze in quarta elementare. La nostra scuola primaria è considerata un buon modello a livello internazionale, soprattutto se preceduta dalla scuola materna, che in Italia è di qualità. Che oggi le nostre elementari siano ferme, mentre tutti gli altri progrediscono – e quindi, in senso relativo, c’è un arretramento - pone interrogativi. Ad esempio, (ma il punto richiederebbe un’analisi statistica ben più sofisticata) se l’abolizione delle compresenze un quinquennio fa non sia in parte responsabile di questo arresto.

L’altro risultato eclatante di Timss 2015 è che, a differenza di tutti gli altri Paesi, il divario negli apprendimenti di matematica in quarta elementare fra maschi e femmine si è ampliato a vantaggio dei primi. Le maggiori difficoltà in matematica delle bambine sono comuni a quasi tutti i Paesi: altrove però il fenomeno è stato studiato e si è cercato di modificare la didattica, così da rendere la materia meno ostica alle ragazze, attraverso proposte innovative che, ad esempio, inducono le studentesse a lavorare sulle competenze spaziali o intervengono sugli aspetti di più difficile comprensione, come le operazioni con le frazioni. I risultati cominciano a vedersi. Da noi invece le metodologie didattiche sono rimaste nel congelatore, senza alcuno sforzo innovativo e, soprattutto, senza cercare di adattare l’insegnamento alle caratteristiche specifiche di ogni allieva. Una sorta di crampo mentale - la ripetizione di schemi scontati - che colpisce i nostri docenti, forse anche quelli finora considerati più avanti, come le insegnanti elementari.

Timss 2015 ci fa vedere in modo nuovo un rischio che paventiamo da tempo: una scuola che non abitui gli allievi e, soprattutto, le allieve al metodo scientifico, al ragionamento matematico, all’uso consapevole dell’argomentazione logica è una scuola che non li prepara alla vita e al lavoro dei prossimi decenni. Forse, più che dell’importanza dello studio del greco antico nel liceo classico, che riguarda comunque un’esigua minoranza, è di questo che ci dovremmo preoccupare.

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Andrea Gavosto*


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mercoledì 30 novembre 2016

Piemonte sottozero

Temperature osservate

Capoluogo
Minima (°C)
29/11/2016
Massima (°C)
29/11/2016
Minima (°C)
30/11/2016
Massima (°C)
30/11/2016
Grafico
TORINO-0,88,1-0,8-vai 
BIELLA1,66,30,5-vai 
VERCELLI-2,77,8-3,7-vai 
NOVARA1,57,4-0,8-vai 
VERBANIA0,17,1-0,4-vai 
CUNEO-1,75,3-1,3-vai 
ASTI-1,47,3-3,0-vai 
ALESSANDRIA-1,77,1-2,5

martedì 29 novembre 2016

Morto lo storico Claudio Pavone

(ANSA) - ROMA, 29 NOV - E' morto a Roma, dove era nato nel 1920, Claudio Pavone, uno dei maggiori storici italiani. Avrebbe compiuto 96 anni il 30 novembre. Lo conferma la casa editrice Bollati Boringhieri che ha pubblicato le sue opere più famose e innovative dal punto di vista storiografico: 'Alle origini della Repubblica' e 'Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della resistenza'.
    Partigiano, direttore della rivista 'Parolechiave', docente all'Università di Pisa e presidente dal 1995 al 1999 della Società italiana per lo studio della storia contemporanea, Pavone, alla fine della guerra è stato funzionario di archivi ed ha avuto un ruolo fondamentale nella sistemazione dell'Archivio Centrale dello Stato.
    Vincitore del Premio Internazionale Ignazio Silone per la saggistica nel 2007, aveva pubblicato recentemente con Laterza 'Aria di Russia', diario di un viaggio un Urss. Sempre con La terza era uscito anche 'Prima lezione di storia contemporanea'.

Un cartolina da Bersezio (Valle Stura)


In valle Tanaro mezzo metro di pioggia


Da LA STAMPA di domenica 27 novembre 2016

Il confronto tra le precipitazioni

In valle Tanaro mezzo metro di pioggia

Nel ’94 vennero registrati 376 millimetri

Fulvio Romano


Hanno avuto ragione abitanti
ed amministratori della
valle Tanaro a dire che «è
stato peggio che nel 1994». Si
riferivano alla quantità d’acqua
scesa durante l’evento e
al livello raggiunto dal fiume,
perché per il resto le opere
difensive degli ultimi vent’anni
hanno retto bene all’urto
e il disastro non ha
causato vittime.
Hanno ragione, perché leggendo
i dati di quest’anno e confrontandoli
con quelli del ’94
scopriamo che tra la mezzanotte
di martedì 22 novembre, fino
alla mezzanotte di giovedì il finimondo
si è scatenato su quella
particolare zona montana
che sta la Rocca dell’Abisso, le
alte piste da sci di Limone,
Piaggia, l’alto entroterra imperiese
e l’Alta val Tanaro.
I numeri ci dicono che più di
mezzo metro d’acqua è stato
versato sulle valli dal ciclone
perturbato che spirava dal
mar Ligure: tra il 50 per cento
e il 25 per cento in più di quanto
avvenne allora, tra il 2 e il 7
novembre di 22 anni fa. Sono
stati quasi 600 i millimetri
scesi a Piaggia (ma questi sono
scesi al mare) contro i 222
di allora.
Dati praticamente uguali
per la stazione di Limone Pancani,
mentre ai Ponti di Nava -
snodo nevralgico dell’Alto Tanaro
- oggi 560 millimetri, allora
376. E poi, via via, tutte le
stazioni meteo del Cuneese
superano il 1994.
Frabosa ha fatto registrare
320 millimetri, allora 259;
Fossano 145 contro
107 del 1994; Cuneo
146 mm
contro 136 di
22 anni fa.
I n v e c e
verso Langhe
e Roero
la situazione
si ribalta: vince
i l ’94 sul
2016. Già Mondovì
uguaglia i dati
(187 contro 184), ma a
Bra 155 oggi rispetto ai 177 di
allora, ad Alba 252 mm contro
i 140 oggi e così via. Insomma,
mentre 22 anni fa
erano eccezionali i più di 100-
150 mm di pioggia caduti al
giorno oggi sono scesi più di
250 mm in una sola giornata:
giovedì.
Previsioni
Da ieri è tornata
l’alta pressione,
con sole e
temperature
in discesa.
Nuvole arrivano
da Est
tra lunedì sera
e martedì mattina,
con qualche
spolverata bianca
su Alpi, e colline, sopra i
550 metri. Da martedì deciso
gelo notturno.
c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI