ebook di Fulvio Romano

venerdì 1 agosto 2014

Nubifragio tra Margarita, Morozzo , san Biagio di Mondovì

Fulmini, soffioni violenti da Sud Sud Est e pioggia a dirotto, con qualche sventagliata di grandine  partire dalle 21,55
 

Ponente ligure, massime tra i 25 e i 26 gradi....


Il flusso da Nord Ovest contiene le massime tra i 25° di Cn ai 28,6° di Al

Temperature osservate

CapoluogoMinima (°C)
31/07/2014
Massima (°C)
31/07/2014
Minima (°C)
01/08/2014
Massima (°C)
01/08/2014
Grafico
TORINO15,733,319,928,5vai
BIELLA17,231,620,226,6vai
VERCELLI15,531,719,326,9vai
NOVARA16,530,321,226,3vai
VERBANIA15,831,219,325,1vai
CUNEO17,430,018,925,0vai
ASTI15,531,319,227,4vai
ALESSANDRIA15,231,117,228,6vai

Le temperature estreme giornaliere per la giornata di ieri sono rilevate a partire da dati massimi e minimi strumentali campionati ogni 5 secondi. Per la giornata odierna gli estremi sono rilevati a partire da dati puntuali campionati ogni 30 minuti.

Ponente ligure, minime di 20º. Bel sole, qualche nuvola...


Piemonte. Minime in vivace risalita . Disturbi al Nord

Temperature osservate

CapoluogoMinima (°C)
31/07/2014
Massima (°C)
31/07/2014
Minima (°C)
01/08/2014
Massima (°C)
01/08/2014
Grafico
TORINO15,733,319,9-vai
BIELLA17,231,620,4-vai
VERCELLI15,531,719,3-vai
NOVARA16,530,321,2-vai
VERBANIA15,831,219,4-vai
CUNEO17,430,018,9-vai
ASTI15,531,319,2-vai
ALESSANDRIA15,231,117,2-vai

Valbormida, i funghi ultima spiaggia per pensionati e disoccupati

LA STAMPA

Savona

VALBORMIDA LA CRISI ECONOMICA PORTA ALLA RISCOPERTA DEI BOSCHI

Disoccupati, i funghi

come ultima spiaggia

Da almeno vent’anni gli amanti dei funghi in provincia di Savona e di Imperia lo conoscono: Alberto Berardinelli a volte con il suo furgone, a volte con la sua vecchia Fiat Panda bianca batte le piazze liguri per vendere, a prezzi accessibili a tutti, cassette di porcini nostrani. E fornisce decine di pub e ristoranti della zona.

Lui è un vero esperto e conosce a menadito i boschi dell’entroterra. Ma quest’anno, in questo luglio dal tempo particolarmente instabile, che ha favorito la nascita in ogni bosco, il suo lavoro di esperto micologo, è facilitato da cercatori locali che gli offrono tutto ciò che trovano nei boschi. «Il segno - commenta Berardinelli - dei tempi di crisi che stiamo attraversando».

Sono pensionati, disoccupati, cassintegrati che fino a pochi anni fa, senza esitare, avrebbero regalato i loro porcini a parenti e amici ma che ora hanno trovato una seppur minima fonte di guadagno. «E - dice il venditore - molte volte ci rimetto o vado in pari. Infatti tra i prodotti che mi portano ci sono porcini vecchi o mangiati dagli insetti non più vendibili o specie non commestibili che devo gettare senza indugio nei cassonetti, ma capisco che chi vende a me lo fa per arrotondare i miseri salari, per pagare l’affitto o per comprare un pacchetto di sigarette. Una mano lava l’altra».

Alberto Berardinelli è un venditore serio: pesa i funghi che vende e rilascia regolare scontrino. Anni fa era stato protagonista di un fatto di cronaca. Durante una «battuta», per soccorrere il suo vecchio cane lupo finì con l’animale in un burrone nei boschi di Montenotte e fu salvato da una squadra dei vigili del fuoco di Savona avvertiti dalla convivente che lo aspettava sul camper. «E pensare - dice ancora - che la mia compagna è allergica ai funghi e non me li cucina mai. Per togliermi lo sfizio vado a pranzare nei ristoranti, dove naturalmente il prodotto è mio». [G. P. C.]


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Area marina protetta della Mortola, ora Ventimiglia ci riprova

LA STAMPA

Imperia

Area protetta a La Mortola

ora Ventimiglia ci riprova

Dopo lo stop in Regione per le deroghe a pescatori e sub

Un’area marina protetta che ha il suo fulcro a Capo Mortola e che si estende per alcuni chilometri quadrati, volta a proteggere le verdi praterie sottomarine di Poseidonia e le numerosissime varietà di pesci che vivono al largo della baia dove sorgono i Giardini Hanbury. Ventimiglia riscopre il suo mare e decide di tutelarlo: il sindaco Enrico Ioculano ha ripreso in mano una pratica ideata dalla vecchia Amministrazione e poi bloccata, per ridare vita al progetto dell’area marina di Capo Mortola. La questione era arrivata fino al Consiglio comunale, che nel 2010 l’aveva approvata, consentendo però alcune aperture, come la possibilità di accesso alla zona tutelata sia alle barche di pescatori sia ai pescatori sub. E la Regione Liguria, proprio a causa di queste due deroghe alla protezione del mare, aveva rimandato indietro il progetto.

Ora, la nuova Amministrazione di Ventimiglia ci riprova e si sta interessando della tutela di questo meraviglioso specchio acqueo il consigliere regionale Sergio Scibilia. E tra pochi mesi potrebbero arrivare, proprio da Genova, importanti novità sulla questione.

Promuovere turisticamente l’area marina compresa fra la Corsica e la Liguria, può offrire un vero valore aggiunto a tutta la costa di Ponente, sottolineano in Comune di Ventimiglia. Una occasione di tutela ambientale importante, che porta con sé turismo ed economia. Magari, da pensare anche guardando verso la Francia, possibile interlocutore per la protezione del mare.

La zona marina protetta, nel suo progetto iniziale, doveva comprendere il tratto di mare tra la foce del rio Latte e la spiaggetta dei Balzi Rossi, estendendosi nella parte più a Ponente di Ventimiglia di fronte al parco botanico dei Giardini Hanbury. Anzi, proprio insieme con lo splendido giardino la nuova area protetta marina potrebbe ancora oggi costituire un «unicum», una zona privilegiata di grande pregio ambientale, dove potrebbe svilupparsi un turismo sostenibile e dove l’ambiente potrà essere salvaguardato in modo particolare.

LORENZA RAPINI


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Alpeggi senza fieno e con poca erba per il maltempo estivo...

LA STAMPA

Cuneo

Appello dell’associazione regionale dei margari

“Maltempo dimezza la crescita dell’erba

Stato di calamità naturale negli alpeggi”

Pioggia, vento, freddo, e gli animali in alpeggio stanno risentendo di queste condizioni meteo proibitive: nelle vallate cuneesi, i continui temporali hanno impedito di fare fieno e le temperature rigide hanno ridotto la crescita dell’erba, riducendone la quantità a disposizione delle mandrie.

Per questo l’Arema, l’Associazione regionale margari, ha chiesto a sindaci e Regione di dichiarare lo «stato di calamità naturale sollecitando interventi di sostegno al mondo rurale della montagna». Sia per le aziende stanziali, sia per quelle che ancora seguono la transumanza. In entrambi i casi, il brutto tempo ha ridotto la redditività degli allevatori in termini di produzione di latte e di accrescimento dei singoli capi.

«A muoversi per primi dovranno essere i sindaci con apposite delibere, fornendo alla Regione gli elementi necessari a richiedere al Ministero lo stato di calamità, anche per l’apicoltura» dice Massimo Tribolo, presidente dell’Arema. Dal 2000 al 2010 (dati ufficiali del Censimento dell’agricoltura), pascoli e prati permanenti sulle montagne piemontesi sono scesi dell’8,7%, passando da 290.131 ettari a meno di 265 mila. Gli allevamenti in quota sono 4.644 (912 oltre gli 800 metri) per 324 mila capi. Di questi, 18 mila circa (8 mila bovini, capre e pecore per il resto) a fine giugno sono saliti in alpeggio, dove resteranno fino a fine settembre. Tempo permettendo.

«Mai siamo arrivati ad agosto senza fieno – dice Claudio Fina, che ha gli animali al Colle della Margherita, in Valle Maira -. Tra affitti alti degli alpeggi e costi in aumento, ci volevano ancora pioggia e freddo tutti i giorni: speriamo che lo stato di calamità sia concesso e preveda, almeno, sgravi sui contributi previdenziali».

«Il meteo sfavorevole ha inasprito le condizioni già difficili in cui i margari lavorano – conferma Enzo Pagliano, direttore di Coldiretti Cuneo -. Forniremo a sindaci e istituzioni tutta l’assistenza necessaria ad avviare la procedura, così che pastori e agricoltori ottengano sostegno».

ALBERTO PRIERI


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Quando Grillo diceva: Facciamo come l'Argentina...

LA STAMPA

Economia

nel 2011 con l’italia a rischio

Quando il blog di Grillo diceva

«Facciamo come l’Argentina»

«Facciamo come l’Argentina! In 8 anni sono riusciti a spazzare via la crisi, e sapete perché? Perché nonostante fossero finiti nel buio più assoluto, non avevano Stati che hanno impedito che la crisi seguisse ogni livello. Noi abbiamo Francia e Germania, che pur di non farci fallire allungheranno la nostra agonia all’infinito». La frase è risuonata ieri sui social media.

Canguro, ghigliottina, tagliola: Da Pera a Renzi le scappatoie procedurali delle maggioranze...

LA STAMPA

Italia

Il “canguro”, diciotto anni

da ammazza-emendamenti

Comparso nel 1996, ma non potrà essere utilizzato alla Camera

e Cosa si intende per tecnica del canguro? Una prassi parlamentare anti-ostruzionismo che consente di velocizzare i tempi di approvazione di un disegno di legge accorpando le votazioni su tutti gli emendamenti identici o di contenuto analogo: approvato o respinto il primo, decadono automaticamente tutti gli altri. Il presidente del Senato, Piero Grasso, ha deciso di applicare il «canguro» all’esame del ddl di riforma costituzionale in corso di discussione a Palazzo Madama e per effetto del quale sono già decaduti circa 1.400 dei quasi 8.000 emendamenti presentati. r Un esempio di applicazione del canguro? Un emendamento di Sel chiedeva di introdurre nella riforma anche la riduzione degli scranni di Montecitorio a 300 deputati. Bocciata la proposta, è stato considerato automaticamente decaduto anche il successivo emendamento che differiva dal precedente solo per il fatto di proporre, con un testo praticamente identico, la riduzione a 360 del numero dei deputati. t Chi ha utilizzato per primo questo strumento? Il primo precedente al Senato risale al 17 luglio 1996, quando l’allora presidente Nicola Mancino decise di ricorrere al «canguro» per arginare l’ostruzionismo messo in campo dalla Lega contro la conversione di due decreti legge del governo. Ma le prime applicazioni alla materia costituzionale risalgono, invece, alla presidenza di Marcello Pera. E precisamente al dibattito sulla devolution nel 2002 e alla riforma costituzionale del governo Berlusconi nel 2004. u Quale norma disciplina lo strumento del «canguro»? Premesso che si tratta di un termine gergale che non trova menzione in alcun testo legislativo, il «canguro» non è mai stato previsto dal regolamento del Senato. Ma nel 1996, la sua prima applicazione, la Giunta per il regolamento di Palazzo Madama lo importò, per analogia, dall’articolo 85 comma 8 (votazioni riassuntive o per principi) del regolamento della Camera. Un’interpretazione riconfermata anche oggi dalla stessa Giunta i Perché le opposizioni hanno contestato questa interpretazione? Perché nel 1997 la Camera dei deputati modificò il proprio regolamento, introducendo l’articolo 85-bis che, al comma 4, esclude l’applicazione della tecnica di accorpamento delle votazioni (il «canguro») alla discussione dei progetti di legge costituzionale. Le opposizioni hanno in sostanza contestato il fatto che si sia deciso di rendere nuovamente applicabile questa prassi nonostante il fatto che l’articolo del regolamento della Camera dal quale venne importata la prima volta anche al Senato sia stato nel frattempo modificato. Per effetto dell’articolo 85-bis, in ogni caso, il «canguro» non potrà essere applicato quando il ddl di riforma costituzionale approderà a Montecitorio. o In cosa il canguro differisce dalla tagliola e dalla ghigliottina? Se il «canguro» persegue l’obiettivo di velocizzare i tempi di approvazione di un ddl, la tagliola accorda a ciascun gruppo parlamentare un limite massimo di ore di discussione in Aula, esaurite le quali si procede alla votazione. La ghigliottina, a differenza della tagliola, stabilisce una data entro la quale il provvedimento deve essere in ogni caso votato: giunta tale data la discussione, conclusa o meno che sia, viene interrotta e si procede alla votazione finale.

C'è un "Toscanellum" nella manica della coppia Renzi-Verdini

LA STAMPA

Italia

Patto da riscrivere

con un equilibrio

aperto ai partitini

La sconfitta del governo a Palazzo Madama sull’emendamento del leghista Candiani chiude il primo tempo della battaglia sulla riforma del Senato ed apre il secondo sulle modifiche della legge elettorale. Il fronte del «no» formato da dissidenti di tutti i partiti, oltre che da Sel e M5s, cercava un’affermazione e l’ha avuta. Finora il cemento che aveva unito uno schieramento trasversale così variegato era stata la contrarietà al «patto del Nazareno» e all’eventualità che l’asse Renzi-Berlusconi riuscisse a imporsi. Con il voto di ieri - anche se si trattava di uno scrutinio segreto - i franchi tiratori di Pd e Forza Italia, coadiuvati dal resto delle opposizioni, hanno dimostrato di essere in grado di impedirlo.

Renzi ha un solo modo per dividere l’alleanza estemporanea di quelli che gliel’hanno giurata: promettere, come ha già fatto capire davanti alla direzione del Pd, modifiche al testo dell’Italicum tali da accontentare i partiti minori, che temono di essere esclusi dalle soglie di sbarramento del nuovo sistema elettorale, e da scontentare, ma non troppo, Berlusconi, che punta a riportare sotto l’egida del centrodestra transfughi come quelli di Ncd e alleati riottosi come i centristi che si sono alleati con Alfano, consentendogli di superare il 4 per cento alle europee.

Chi è interessato a capire come possa realizzarsi questo nuovo ardito compromesso dovrebbe andarsi a studiare il cosiddetto Toscanellum, vale a dire il nuovo, flessibile, sistema elettorale della Regione Toscana concepito con l’avallo di Renzi e Verdini, cioè dei due veri contraenti del Patto del Nazareno. La flessibilità consiste nel prevedere, come optional, il listino legato al candidato presidente, che in quest’ambito conserverebbe il diritto di scegliersi un gruppetto di «nominati» da contrapporre ai consiglieri eletti con le preferenze, e nell’abbassare fino al 3 per cento la soglia di ingresso per i partiti che rifiutano di coalizzarsi.

Un meccanismo del genere, trasferito su scala nazionale, lascerebbe Berlusconi e Alfano liberi di riconciliarsi, oppure no, ma non impedirebbe al Cavaliere di portar via a Ncd alleati e candidati preziosi, con offerte di quelle che non si possono rifiutare. Analogamente, Renzi potrebbe confermare la rottura con Vendola e Fratoianni, lasciando a Migliore e al gruppetto di transfughi recentemente entrati nel Pd il compito di favorire altre uscite da Sel. Va da sé che l’ipotesi di un aggiustamento dell’Italicum dovrebbe pacificare anche gli oppositori interni di Forza Italia. Alla fine potrebbero giocarsi l’argomento che Renzi non è stato in grado di mantenere le promesse, e spingere il Cavaliere, che ci sta già pensando, a una dura campagna d’autunno contro il governo e la possibile, ancorché smentita, futura manovra economica di aggiustamento dei conti pubblici.

Marcello

Sorgi

Renzi vacilla, barcolla, poi reagisce...

LA STAMPA

Italia

Per Renzi il giorno più difficile

“Decide la politica, non i tecnici”

Dopo l’incidente parlamentare, lo spettro dei franchi tiratori e il rischio-palude

In serata rilancio europeo: designata la Mogherini per la politica estera Ue

Nella mansarda del Nazareno - tra i tetti della Roma barocca, là dove il Pd è solito riunire la sua Direzione - un Matteo Renzi in maniche di camicia bianca si congeda dai quadri del partito con queste parole: «Se noi ci rimettiamo a litigare, discutendo per una poltrona e delegando ai tecnici il compito di governare, perderemo una parte dell’elettorato...».

Dalla platea della Direzione si alza un applauso che dura sei secondi, un congedo breve che racconta il pathos tiepido che in queste ore circonda la leadership renziana anche dentro il suo partito. Ma per il presidente del Consiglio i fastidi sono arrivati soprattutto fuori dal Pd, nel corso di un «giovedì nero» destinato a rivelarsi sul far della sera come una delle giornate più complicate per il presidente del Consiglio, forse la più complicata da quando Matteo Renzi è a palazzo Chigi.

Una striscia costellata di punti neri: la mattina si è aperta al piano nobile del palazzo del governo, con la lettura delle prime pagine dei giornali, che davano tutti grande rilievo al blog molto critico scritto la sera precedente dal commissario alla spending review, Carlo Cottarelli; per Matteo Renzi qualche sospiro lo provocava anche la lettura dell’intervista critica verso il governo rilasciata da Diego Della Valle alla «Repubblica», sintomo di un’incipiente perplessità da parte di una area imprenditoriale che aveva salutato con simpatia l’avvento al governo del sindaco di Firenze. Ma poi la sequenza è proseguita: a fine mattinata, non appena i senatori hanno avuto l’opportunità di votare a scrutinio segreto sulla riforma del Senato, hanno immediatamente mandato «sotto» il governo, attribuendo al «nuovo» Senato poteri imprevisti.

Poi, all’ora di pranzo, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha preso atto in una dichiarazione che la «situazione economica in Italia è meno favorevole di quello che speravamo a inizio anno». A metà giornata continuava a piovere: un dispaccio delle agenzie dava notizia della nota mensile dell’Istat, secondo la quale tutti i segnali sembrano delineare una fase di sostanziale stagnazione dell’attività economica. Sul far della sera, governo e maggioranza venivano battuti in commissione Giustizia del Senato su un emendamento soppressivo, a firma Francesco Nitto Palma, di Forza Italia, al Dl Carceri.

Certo, tanti piccoli punti neri e nessuna sconfitta pesante. Eppure, nei 159 giorni precedenti, mai si era materializzata una giornata così in salita per il governo Renzi. Davanti ad un rosario di eventi così avversi, il presidente del Consiglio, svelto di testa come è, ha deciso di differenziare le sue repliche: ha assorbito il colpo sul fronte del Senato, ha rilanciato, attaccando, sul fronte Cottarelli-conti pubblici. E, davanti al rischio-palude, ha aperto sulla legge elettorale, alludendo a concessioni che un domani possano mettere d’accordo un ampio fronte, da Berlusconi a Vendola.

Per il governo il passaggio più delicato si era consumato nella votazione segreta sull’attribuzione al Senato di competenze su «materie eticamente sensibili», la maggioranza è andata sotto. Un segnale forte contro Renzi. Nei minuti successivi i quadri renziani hanno rispolverato un vecchio refrain: «La ricarica dei 101», scriveva su Twitter l’eurodeputata Pina Picierno. E Francesco Nicodemo, responsabile comunicazione del Pd: «Nonostante la ricarica dei 101 cambieremo in meglio questo Paese». Renzi, nel suo studio a palazzo Chigi, scuoteva la testa, intuiva che se si fosse aperto un fronte dentro il Pd la giornata si sarebbe trasformata in una Waterloo. E infatti ha sconfessato quella linea: «Siamo andati sotto per la presenza di franchi tiratori, ma utilizziamo un linguaggio sereno, non è il remake dei ’101´».

Poi, in serata, Renzi ha deciso di procedere nel modo più hard nell’indicare Federica Mogherini (con una lettera al presidente della Commissione europea Junker) come candidata italiana all’incarico di Alto Rappresentante per la politica estera della Ue. Procedura irrituale, quella italiana, che è una conseguenza di una forzatura procedurale da parte di Bruxelles. Ieri sera infatti scadeva il termine, imposto ai Paesi della Ue dal presidente della Commissione europea Juncker, per la presentazione dei 27 candidati ad assumere un portafoglio nell’«esecutivo» dell’Unione.

Una procedura irrituale almeno nel caso dell’Alto rappresentante, che è anche vice-presidente della Commissione, che secondo i Trattati è indicato dal Consiglio europeo, il consesso dei capi di governo. Ma poiché nell’ultimo vertice la decisione è stata rimandata al Consiglio del 30 agosto, Renzi (che punta proprio sull’Alto rappresentante), non ha designato la Mogherini come semplice commissaria, ma ha già «suggerito» l’incarico. Una procedura destinata a scatenare reazioni a Bruxelles.

FABIO MARTINI


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