ebook di Fulvio Romano

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martedì 3 aprile 2018

È uscito l'ebook di Gloria Tarditi "A SAN GIOVANNI TUTTE LE ERBE SONO SANTE".

Erbe e Fiori, tutti gli esseri vegetali che con i loro colori e profumi ci rallegrano nel quotidiano e nella festa, sono una presenza gradevole e costante che arricchisce la nostra realtà e, lungo il cammino della vita, ci regala serenità e pace. Ma le piante ci aiutano anche nei momenti bui delle sofferenze: la maggior parte di esse possiede meravigliose proprietà curative, da secoli sperimentate nella medicina popolare, e oggi sempre più convalidate dalla scienza.
Il mio approccio ad esse è più antropologico che botanico, riguarda miti, storie, leggende, simboli, interazioni culinarie e mediche, curiosità e quant'altro mi ha coinvolta e intrigata di queste meraviglie del creato. Ha scritto H.D.Thoreau “Una delle cose più affascinanti nei fiori è il loro meraviglioso riserbo”, così diverso dal chiasso umano spesso fine a se stesso. Ho tentato perciò di rispettarne il segreto e di coglierne l'essenza in un piccolo bagaglio di notizie, raccolte e filtrate attingendo alla vasta e avvincente 'letteratura verde'dall'antichità ad oggi, per sollecitare un'istintiva empatia verso queste creature della terra che, con semplicità e naturalezza, partecipano alla nostra vita.
Conoscerle meglio, magari attraverso diverse sfaccettature, è il primo passo per amarle e rispettarle: ”Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera”(P.Neruda).
Con l'occasione ho rivisitato alcuni miei scritti dedicati alla flora del territorio in cui vivo e lavoro, pubblicati in questi ultimi dieci anni sui mensili 'Viver meglio' nella rubrica 'Anima e corpo', 'Ousitanio vivo' nella rubrica 'Flors d'Occitania',' Il Dragone' nella rubrica 'Di fiore in fiore'.


GloriaTarditi Romano, pubblicista cuneese iscritta all'Albo dei Giornalisti del Piemonte dal 1985, ha collaborato a varie testate di settimanali, periodici e riviste (Astragalo, Cuneo Provincia GrandaAd Ovest), occupandosi di attualità e cultura. Da oltre un decennio ha dedicato la sua attenzione anche alla naturopatia e alle piante, passione di una vita, narrandole con taglio più antropologico che botanico.
 

sabato 21 giugno 2014

Festa d'estate. San Giovanni e il "froumentìn", nella tradizione occitana e franco-piemontese.

Il finale di giugno, anzi la festa di san Giovanni, era il momento adatto per seminare in montagna il grano saraceno. Una sentenza occitana, raccolta da Garnero, descriveva con una viva immagine la scadenza: Cante lou préire paso benedii coun lou baldaquìn l’è ouro de semenàa lou froumentin…. ( Quando il prete passa a benedire col baldacchino è ora di seminare il grano saraceno).
Il prete, veste svolazzante e paramenti giallo oro procede in processione sotto il baldacchino multicolore sorretto da quattro giovani in salute del borgo. Le braccia tese, ostende il Sacramento ed è seguito da frotte di ragazzini e dal paese intero in rumorosa e malcerta preghiera. E' questa la sequenza rituale che da sempre accompagnava il rito tardo medioevale del Corpus Domini. Rito mutevole nel calendario, come lo era la data della Pasqua, da cui il Corpus Domini dipendeva, ultima festa lunare. E quindi la semina del Froumentìn, noto anche come Fourmentìn o Granèt, era primaverile-estiva, potendo variare, con la data del Corpus Domini (60 giorni dopo Pasqua) dal 20 maggio al 24 giugno. Date simili a quelle che troviamo nelle altre aree agricole europee, come ad esempio la Francia del Lionese dove la data per la semina di questa poligonacea adatta a cibare i celiaci, era la festa di saint-Pothin, il due di giugno: "A la Saint-Pothin, bonhomme, sême ton sarrasin". Oppure nel Gard, dove il grano saraceno veniva chiamato Blamauro, così come nella Francia Contea dove era invece Grije e, si credeva, veniva fatto rigoglioso dall'arrivo del gelido vento invernale del Nord: la Bise: "Année de Bise, année de Grije". In Trentino era invece la pioggia dell'Ascensione a decretare l'arrivo di una ricca annata di rape e di Formentone, altro nome del nostro: "S'el piove el dì de l'Ascensiòn, ven rave e formentòn"... Fatto sta che questa pianta, che d'estate colorava di rosso le pendici delle nostre Alpi, dalla val Tanaro alla val Po, fu dal XVI secolo in poi la salvezza di contadini e montanari che avevano a che fare con la Piccola Era Glaciale. Il gelo che, fino alla metà dell'800, imperversò in Europa con inverni freddi e primavere umide mandava in rovina le semine invernali cosicché furono sovente i grani estivi a salvare le comunità alpine. Quando il 27 giugno del 1857 una spaventosa tempesta distrusse i raccolti di grano, uva e granoturco a Prarostino, nelle valli valdesi, i campi - come ci racconta Teofilo Pons- furono nuovamente arati per seminarvi grano saraceno anziché frumento. Così per secoli il Fourmentìn, con il suo pane e la sua polenta, in purezza o mescolata con altri grani, farcita di formaggi d'alpeggio e di porri profumati, ha segnato un intervallo calendariale che iniziava con la primavera-estate ("Cant la feuillho ê â bouisoun, granèt e granetoun", si recitava nella val Sén Martìn) e che finiva, inesorabile, con la mietitura di San Michele, come conferma la tradizione del Limousin francese: "Sème ton blé noir (altro nome del nostro) quand tu voudras, mais pour Saint-Michel tu le moudras".

Fulvio Romano

(pubblicato su "Ousitanio vivo"

foto: la processione del Corpus Domini a Lingueglietta (1982)