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domenica 31 maggio 2015

È il torymus sinensis l’antagonista efficace contro il cinipide, flagello dei castagni

LA STAMPAweb

Imperia

è la lotta biologica per sconfiggere il flagello dei castagni

Un insetto combatte il parassita
“torymus” per salvare le piante

Insetti contro insetti. Per salvare centinaia di castagni dal pericoloso parassita cinipide. La «guerra biologica» è stata portata a termine in una vasta fetta dei territori di Ceriana e Taggia grazie alla collaborazione delle due amministrazioni comunali, la Federcaccia di Ceriana, il Club della Piuma e la squadra cinghialisti 124 tabiesi su proposta della Compagnia Santa Maria Maddalena del Bosco. «Il trattamento biologico - spiega il funzionario del Comune di Taggia Ferdinando Martini - di lotta integrata contro il cinipide del castagno (termine scientifico dryocosmus kuriphilus) è avvenuto tramite la distribuzione di numerosi kit contenenti “torymus sinensis”, l’insetto parassitoide considerato l’antagonista naturale per eccellenza del cinipide».
I volontari hanno rilasciato gli insetti sulle piante colpite in un’area compresa tra la località Albareo di Taggia e la frazione Pamparà di Ceriana.
Sono state così investite anche le zone intorno all’eremo della Maddalena, molto caro da secoli ai tabiesi, e località «Neveia», dove fino all’inizio de Novecento venivano utilizzate costruzioni interrate in pietra per la conservazione della neve. I kit contenenti gli insetti parassitoidi provenivano da un’azienda agricola di Asti.
«Ringraziamo per la sensibilità dimostrata - dice ancora Martini - il signor Palombino di Taggia che ha regalato i kit per il trattamento alle squadre dei volontari incaricate del rilascio degli insetti». La lotta avviene con la deposizione di uova, da parte del torymus, sulla «galla», termine tecnico per indicare l’ingrossamento tondeggiante del germoglio e della foglia della pianta colpita dal cinipide. La larva del torymus successivamente mangia la larva del cinipide. Quest’ultimo insetto proviene dalla Cina. I primi esperimenti di «guerra biologica» nella quale è stato utilizzato sono avvenuti in Giappone . Con ottimi risultati. L’intervento nei boschi di castagni di Taggia e Ceriana attraverso il trattamento biologico ha evitato il ricorso alla lotta chimica che, peraltro, al di là dei problemi di inquinamento, si è rivelata in passato di non semplice applicazione. [m.c.]

Ponente: dopo 5 anni, la ritirata del cinipide...

LA STAMPAweb

Imperia

Tra i castagni di Riviera
il cinipide è in ritirata

Dopo 5 anni arretra l’infestazione: segnali di ripresa

Dopo quattro o cinque anni di invasione progressiva e praticamente totale dei castagneti della provincia di Imperia, il cinipide – il terribile parassita arrivato dalla Cina, sviluppatosi in Piemonte e poi nelle altre regioni italiane – mostra i primi segni di arretramento. E, fatto ancora più sorprendente, sono gli stessi castagni che si stanno riprendendo da soli, almeno in molte vallate imperiesi, al di là dei buoni esiti (lenti però a manifestarsi) dati dalla lotta tramite il lancio di un insetto antagonista, il torymus sinensis.
E’ la bella sorpresa riservata dalla primavera 2015. In valle Argentina (e nella laterale valle Oxentina), ma anche in altre zone, castagni la cui ripresa vegetativa da diversi anni veniva impedita dal cinipide – la pianta non muore, ma viene ricoperta dalle galle, le escrescenze formate dal parassita, che accartocciano sul nascere le foglie e impediscono fioritura e fruttificazione, dando all’albero un triste aspetto autunnale già in estate –, mostrano per la prima volta di aver evidentemente prodotto degli anticorpi. E quindi i castagni sono tornati a sfoggiare la loro chioma con foglie e infiorescenze, che nei prossimi mesi produrranno i frutti da raccogliere in ottobre.
La “riscossa” di questo albero-simbolo del nostro entroterra è stata notata da chi vive nei paesi o frequenta i boschi: coltivatori, cacciatori, escursionisti. E ha fatto tirare un sospiro di sollievo a chi temeva un danno definitivo, un cambiamento traumatico del paesaggio, con tutte le conseguenze: a cominciare dalla mancata produzione di castagne (tanto da mettere in crisi gli organizzatori delle sagre, perché anche nelle regioni di maggiore produzione il cinipide ha colpito duramente) per arrivare all’impoverimento e al degrado del territorio, più esposto a dilavamenti e frane perché viene a mancare una protezione dalla violenza della pioggia. Senza dimenticare che ci sono ancora famiglie di contadini (poche, per la verità) che curano le piante e ne vendono i frutti.
La reazione spontanea dei castagni all’epidemia si aggiunge alla sfida al cinipide avviata, seppure qua e là, dall’uomo, appunto con i lanci di torymus, una forma di lotta biologica messa a punto dal professore Alberto Alma di Torino, che ha ottenuto ottimi risultati in Piemonte. Al di là di alcune sporadiche iniziative di enti pubblici, c’è stata una sensibilizzazione in coloro che il bosco lo amano e lo vivono. Così alla battaglia si sono uniti, ad esempio, molti cacciatori, come la squadra di cinghialisti di Agaggio (frazione di Molini di Triora), che si è autotassata per acquistare i kit di torymus, poi liberati nei boschi della stessa Agaggio, di Gavano (altra frazione di Molini) e anche di Verezzo, nel territorio sanremese. Il problema è che l’insetto antagonista si espande con molta lentezza, mentre il cinipide ha proceduto al ritmo di 50 chilometri all’anno. Per fortuna, ora i castagni stanno reagendo anche da soli.
claudio donzella

venerdì 7 giugno 2013

Salviamo i castagni con il Torymus...

LA STAMPA

Imperia

Un insetto per salvare

i boschi di castagni

Lanci di Torymus per contrastare il Cinipide

Un insetto (il Torymus sinensis) contro un altro insetto (il Cinipide) per difendere una delle colture più tipiche e tradizionali dei boschi dell’entroterra rivierasco: il castagno.

È quanto è avvenuto in queste settimane. Una serie di «rilasci» - termine tecnico per indicare i lanci degli insetti nei boschi - di Torymus sono stati fatti nei boschi del comprensorio sanremese: a Bevino, presso San Romolo; nello stesso prato di San Romolo dove ci sono, tra gli altri, tre castagni particolarmente longevi che hanno fatto ombra alle scampagnate di generazioni di sanremesi; a Isola Inferiore ed a Isola Superiore. «E’ una lotta biologica al parassita, l’unica arma che finora si è rivelata utile», spiega Claudio Littardi, responsabile del Servizio Beni Ambientali del Comune di Sanremo che, in collaborazione con il Settore Fitosanitario Regione e con l’Istituto Regionale per la Floricoltura, ha curato l’operazione.

Il Torymus è il nemico giurato del Cinipide. La tecnica del suo utilizzo è stata messa a punto dal prof. Alberto Alma dell’Università di Torino e proprio il Dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali dell’ateneo piemontese ha messo a disposizione gli esemplari di Torymus (100 femmine e 50 maschi) rilasciati, in queste settimane, nei boschi liguri. Che, negli ultimi anni, sono stati presi di mira dal Cinipide che, soprattutto in primavera, attacca le gemme, crea degli ingrossamenti (le cosidette «galle»), compromette la vitalità delle piante e la produzione di castagne. Che, negli ultimi anni, si sono drasticamente ridotte in termini quantitativi e quelle poche che si sono salvate sono state piccola, spesso bacate, di qualità molto scadente. Con danni evidenti, non solo per i gourmet delle caldarroste o per una tradizione, quella della raccolta delle castagne, che affonda le sue radici nel tempo, ma anche per l’economia del nostro entroterra.

Ora si fa affidamento sul Torymus. Che va utilizzato con cura. Gli esperti, infatti, hanno anche indicato un paio di precauzioni da seguire nelle zone di rilascio per assicurare il successo dell’operazione: divieto di trattamenti con insetticidi sui castagni; e non asportare o bruciare rami, provenienti da potature o pulizia del bosco, perchè possono ospitare il Torymus.

BRUNO MONTICONE


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