venerdì 17 marzo 2017

Il ritorno della quinta colonna

LA STAMPA

Prima Pagina


Ma colleghiamoci con. Arriva sempre il momento magico: colleghiamoci con. Il conduttore si gira verso il maxischermo dove compare l’inviato e la gente gli è attorno, ma proprio la gente, e quindi l’Italia reale, l’Italia della pancia, che la politica non ascolta, da cui è lontana, ed è l’Italia finalmente armata di voce, libera di urlare rabbia ed esasperazione. È successo anche lunedì su Retequattro. Ospiti issati su un banchetto (un piccolo patibolo, a dirla da maliziosi), Gianfranco Rotondi e Antonio Razzi, nell’ordine l’intelligente difensore della casta e il pagliaccesco membro della medesima. Dalla piazza di Marigliano (Napoli) parte il jingle: ladri, vergogna, il vitalizio, i privilegi, andate a casa, è finita. Rotondi se ne va davvero. Il conduttore dice: è questa l’Italia che non capite più. Rotondi replica: questa è l’Italia che state costruendo voi. Ma ancora Rotondi non sapeva quanto quel verbo, costruire, fosse scientifico. Uno degli urlatori era il compagno di scuola di Luigi Di Maio, già candidato a sindaco di Marigliano. Il secondo urlatore era un consigliere comunale a cinque stelle. La terza urlatrice, un’attivista a cinque stelle. Sullo sfondo, silente ma riflessivo, un consigliere regionale a cinque stelle. Praticamente una manifestazione di grillini camuffata da folla dolente, in applicazione della dottrina del blog di Grillo che non è il blog di Grillo: dite quel che vi pare, ma non fatevi riconoscere. Ah, la trasmissione si chiama Quinta colonna, giustappunto. 

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Mattia Feltri


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