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giovedì 22 maggio 2014

Pur di salvarsi, il Sistema ( mezzibusto tv in primis) pompa Grillo per fregare Renzi....

Da Huffington Post


Il Sistema, da Vespa a Berlusconi, pompa Grillo per fregare il Pd di Renzi

Ci risiamo. È qualcosa di profondo quello che sta accadendo alla vigilia delle elezioni. Il Sistema - sì con la S maiuscola - ha scelto Grillo. Con l'obiettivo di sempre, quello di fermare il cambiamento. Anzi, diciamo le cose come stanno, con l'obiettivo di fottere il Pd. È sempre accaduto, nella storia di Italia. C'è sempre stato un grumo di potere, di forze della conservazione, di interessi che ha puntato sull'ingovernabilità e su governi deboli per nutrire le proprie rendite di posizione. E per impedire alle forze di sinistra di cambiare il paese.

Ebbene, ci risiamo. Oggi è Grillo il grande garante dell'ingovernabilità, colui che con un boom elettorale impalla il sistema politico, indebolendo Renzi, il Pd e il governo. E allora si capisce perché Grillo e Bruno Vespa, al termine di una intervista innocua sul servizio pubblico, si "battono il cinque". Non una stretta di mano, distaccata e rispettosa, ma un gesto che rivela una complicità di fondo tra sedicenti "nemici", tra il finto rivoluzionario e il giornalista simbolo della conservazione politica e televisiva, grande sarto di interviste su misura a Silvio Berlusconi e grande amico di Gianni Letta.

La Casta e l'Anticasta si legittimano a vicenda, facendo finta di combattersi, inciuciano, si alimentano prevedendo quello schema di gioco che gli editorialisti del Corriere della sera hanno già descritto. Proprio sul giornale della borghesia italiana, che ha sempre tifato per governi deboli e condizionabili, è ricomparsa la dizione di "bipartitismo imperfetto" per descrivere il sistema che ci consegneranno le urne. Un'area "antisistema" rappresentata dal voto grillino, e l'area democratica. Con tutte le differenze del caso tra i Cinque Stelle e il Pci, perché anche i borghesi nostrani hanno il buon gusto di non confondere gli stracci con la lana. Insomma, come ai tempi della Prima Repubblica c'è chi punta a un sistema debole e condizionabile, garanzia di immobilismo e conservazione. Di palude, per dirla con Renzi. E così nel "nuovo bipartitismo imperfetto" Vespa farà Porta a Porta a vita. E Grillo il finto puro di professione.

Eccola allora la posta in gioco di domenica. Se cambiare canale o no. Il Sistema, che non vuole farlo, "pompa grillo". E non è un caso che Berlusconi, che l'equilibrio conservatore lo ha garantito, ora che è consapevole che non può battere Renzi, alimenta Grillo, demonizzandolo, alzando i toni, indicandolo con pericolo storico, il novello Drago contro cui scatenare il suo San Giorgio. Consapevole che un boom di Grillo fa tornare centrale Forza Italia. Da lunedì se Renzi vuole fare le riforme è, ancora di più, costretto a trattare con Berlusconi. Emanuele Macaluso, uno che la politica la conosce e che è vicinissimo a Giorgio Napolitano, su Repubblica ha spiegato come il voto (e il boom di Grillo) renderanno inevitabile una più stretta collaborazione sulle riforme tra Renzi e Berlusconi. Se invece Renzi punta sulle urne, a sistema vigente, rischia di andare dopo al governo con Berlusconi.

Appunto, il "bipartitismo imperfetto", tomba del cambiamento possibile. Dunque è questo Grillo, il "mostro" che il Sistema coccola, che Berlusconi demonizza, che certi media ingozzano di gelatina affinché ingrassi per garantire che nulla cambi.

Siamo di fronte a una "strategia della tensione 2.0". Ovviamente senza stragi, senza treni che saltano. Una strategia moderna con l'obiettivo di usare una forza eversiva come i Cinque stelle per impedire al Pd di Renzi di essere vincitore o comunque di essere vincitore da solo. La tensione si crea ad arte alimentando il mito del boom nelle trasmissioni nelle quali va Grillo, anche se boom non è. A meno che non si voglia definire quello di Santoro con Berlusconi un miracolo di ascolti visto che Michele quintuplicò la media di rete mentre Vespa sì e no l'ha raddoppiata. E la tensione si crea alimentando il mito del "sorpasso" di Grillo nei confronti di Renzi, come fa il Fatto, guarda caso, utilizzando i dati della Ghisleri, la sondaggista di Berlusconi.

Insomma, Grillo è diventato la carta di riserva dei destinatari dei suoi vaffa. Il grande alleato politico di Berlusconi, che si appresta a tornare in gioco alla grande. Il grande alleato mediatico di Vespa e della Casta televisiva. Pur di fottere il Pd e la sinistra la conservazione crea mostri.

venerdì 16 maggio 2014

La finale tra Renzi e Grillo

Da Huffington Post

Europee 2014: Freccero, Ghisleri e Weber parlano della finale tra Renzi e Grillo


Che ormai sia una sfida a due, tra Renzi e Grillo, non è più una notizia. La notizia è in un certo nervosismo che aleggia attorno alla campagna del premier. La parola “nervosismo” non è sdoganata dai suoi fedelissimi. Però, sia pur a spizzichi a bocconi, trapela che un finale così non se lo aspettava. Interpellati sulla presunta o reale difficoltà del premier, due che di comunicazione capiscono eccome, come Carlo Freccero e Alessandra Ghisleri rispondono all’HuffPost con le stesse parole: “Renzi è partito troppo presto con gli 80 euro”. E la “difficoltà” sta nel fatto che, su tutto il resto, gli elettori gli chiedono conto delle sue promesse.

Alla vigilia dell’ultima settimana di campagna elettorale c’è un clima profondamente cambiato. Dopo vent’anni in cui ogni competizione, politica, europea, amministrativa è stata un plebiscito pro o contro Berlusconi, questa volta si configura il terreno perfetto per la campagna di Grillo. Alessandra Ghisleri, che raramente ha sbagliato un colpo, la mette così: “Attenzione, non è che Grillo fa l’agenda. L’agenda la dà l’attualità, e la sua coincide con i dati attualità. Mi spiego. Il soggetto della campagna elettorale è l’attualità, dalla partita di calcio allo scandalo Expo, da Scajola a Genovese. Si tratta di una batteria di eventi che aiutano Grillo perché la politica, tutta la politica, sembra intrisa di un senso di legalità fragile. E infatti Grillo oggi ha fatto la dichiarazione perfetta dal suo punto di vista, quando dice che la magistratura deve sentirsi spalleggiata da un movimento di dieci milioni di persone, il suo”.

Già, lo aiutano gli eventi. Anche Roberto Weber, dell''Swg, ha la stessa opinione: "La mia sensazione è che questi scandali possano ridurre l’astensione e chi non si astiene va su Grillo, che rappresenta l’unica opposizione del paese". Ma c'è anche il dato che riguarda la la natura stessa della competizione elettorale. Lo spiega Freccero: “Grillo gode di un vantaggio rispetto a tutti quanti, quello che queste elezioni non hanno una finalità di eleggere un governo, ma di indicare l’umore, un gigantesco sondaggio in vista delle prossime politiche”.

È questo clima che spiega il nervosismo di Renzi. Perché proprio non se l’aspettava che Berlusconi, il matador delle campagne elettorali del Ventennio crollasse mediaticamente. E che diventasse senso comune il suo arrivare terzo. Né era prevedibile la nuova tangentopoli. Prosegue Freccero: “Grillo è il megafono, usa quello che è rimasto, l’insulto, il disgusto. È rimasta questa cosa qui. Ed è chiaro perché va da Vespa. Perché si sente un finalista, non più un outsider”. Proprio la partecipazione di Grillo a Porta a Porta, lunedì, potrebbe rappresentare il tornante della campagna elettorale. Per Freccero è così: “È come quando Berlusconi andò da Santoro: il Mezzogiorno di fuoco, la sfida finale. Grillo vuole incontrare Vespa per sancire che ha fatto un salto. Il suo interlocutore non è più Pippo Baudo, ma la terza Camera”.

Già, la sfida finale. Si spiega così l'accelerazione sull'arresto di Genovese (con voto palese) e la polemica sui costi della Rai da Floris. Trapela anche che, proprio in queste ore, il premier sia impegnato in prima persona a dare una stretta organizzativa alla campagna elettorale, per non concedere a Grillo altri vantaggi. L’ultima settimana assomiglia a un corpo a corpo, anzi a una piazza a piazza. Nel giorno in cui Grillo arringherà le folle a piazza San Giovanni, il 23 maggio, Renzi chiuderà nella sua Firenze. Quanto tenga alla manifestazione e ad avere una piazza stracolma, lo rivela Allegranti sul Corriere fiorentino, pubblicando le mail che invitano a cammellare le truppe, in perfetto stile Pci. Il giorno prima invece il Pd sarà a piazza del Popolo. Sarà un one man show, preparato nei dettagli. A partire dalla richiesta (di Renzi) di evitare che sul palco salga la nomenklatura.

Secondo Alessandra Ghisleri Renzi “Si trova un po’ in difficoltà a portare avanti qualcosa di concreto, perché gli elettori gli chiedono conto delle sue promesse”. Per Freccero questo è un dato di fatto, ma c’è un dato culturale più complessivo che contraddistingue questa campagna elettorale. Spiega: “La dico così, citando House of cards, un telefilm americano. Lì abbiamo uno sguardo dal di dentro dei meccanismi del potere. Come spesso accade, un telefilm, una fiction riesce ad essere più chiara di innumerevoli analisi sociologiche. Siamo come in House of cards. Ad esempio: le riforme da fare sono solo un campo di battaglia, la scena di un duello dove affrontare e vincere gli avversari, che tra l’altro non appartengono allo schieramento avversario ma al proprio partito. Il politico usa cioè questo territorio per fare le scarpe ai colleghi (vedi Letta), salire sulla scala gerarchica e acquisire potere personale, cioè a nessuno interessa veramente cosa è buono e cosa no, e nemmeno cosa è giusto. E ancora. Parliamo di Renzi nel duello con Floris: è stato un duello di fioretto per dimostrarsi efficiente alla maggioranza; non importa se il risultato è giusto o sbagliato. Lui, come nel telefilm, ha questo atteggiamento. La politica e solo gestione del potere. È come se lavorasse solo la sua persona, ha mangiato la proposta. È come se Calimero mangiasse il prodotto Ava”.


mercoledì 30 aprile 2014

Freccero: solo 4 mila euro per un'ora di TV (ditelo a Fazio)

LA STAMPA

Economia

Col test di Freccero

un’ora di tv è costata

meno di 4 mila euro

L’esperimento è riuscito. E non era affatto semplice coniugare qualità e costi bassi. Ma alla scuola di giornalismo di Perugia ci sono riusciti. E in tema di spending review hanno realizzato il primo vero format a basso costo. Meno di quattromila euro di produzione per 53 minuti di giornalismo di approfondimento. Tema: l’informazione mondiale sulla crisi in Ucraina.

Con un conduttore d’eccezione - che poi di fatto fa anche la differenza - Carlo Freccero che si è prestato con seminari e incontri con gli studenti a realizzare il programma. Gli ingredienti, dunque, ci sono tutti: l’approfondimento, le competenze, i tempi televisivi. Al punto che il format, sarà presentato sabato prossimo al festival internazionale del giornalismo di Perugia. Una vera rivoluzione per la scuola, una sorpresa produttiva, che a ben vedere costi e “ricavi” qualche attenzione sulle modalità produttive della Tv è destinata ad eccederle, soprattutto, nella fase odierna della Rai, costretta a fare i conti non solo con le contrazioni pubblicitarie ma anche con i tagli imposti dal Decreto legge sull’irpef.

Dunque, una tv di qualità a basso costo è possibile. Ne sono convinti Nino Rizzo Nervi presidente della Scuola (Rai) di Perugia ma anche il direttore Antonio Socci e il direttore del centro Antonio Bagnardi. «Tutto in casa» si può: un auspicio per la Rai a tornare agli uomini del prodotto a rimettere in cantiere la fucina interna dell’azienda di viale Mazzini, che per anni ha sformato format e programmi di intrattenimento di successo.

Certo, da allora, la Televisione è cambiata molto, non c’era il digitale, agiva in regime di totale monopolio, ma è anche vero che «oggi pure il giornalismo è cambiato radicalmente», chiarisce Nino Rizzo Nervo, e per questa ragione, la scuola«oltre ad insegnare gli elementi cardine dell’informazione deve saper coinvolgere gli allievi a sviluppare la parte autoriale». Come dire: guardare all’approfondimento, e alla Tv non solo come informazione ma come momento comunicativo globale.

Certo, nessuno, anche alla scuola di Perugia credeva o voleva sviluppare un format come «l’eredità» o «la prova del cuoco», ma scegliere la strada di «interessare il pubblico - spiegano alla scuola - con budget limitati è un risultato incoraggiante». È vero non ci sono star (a parte la disponibilità di Freccero a trasformarsi per un progetto in conduttore) nel programma, non ci sono collegamenti esterni, non ci sono troupe sparse per l’Italia o collegamenti via satellite nel mondo, ma meno di quattro mila euro al cospetto dei 700-800mile euro a puntata di «ballando con le stelle» (150mila euro a puntata di «Ballarò», 30mila circa della «Prova del cuoco») rappresentano un bel salto di differenza. «Una differenza - commentano gli allievi - che dimostra come si possa restare nella mission del servizio pubblico utilizzando al meglio risorse e strumenti a disposizione senza disperdersi in complesse e costose operazioni di budget».

Il prima passo è fatto, al resto ci penserà la critica. Ma il «doppio gioco» tra costi e format, tanto per citare il titolo del format della scuola di Perugia, stavolta, è venuto proprio a galla. [pao. fes.]

ROMA


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venerdì 24 gennaio 2014

Grande Freccero... ( dalla Gruber)

E bravo anche Jacoboni. Renzi figlio di Goldrake Ma è vecchio anche lui... Peccato che i suoi competitori non siano aggiornati ( almeno più di lui) . La politica la fa la finanza, lui gestisce qualcosa di altro... 

lunedì 25 febbraio 2013