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sabato 1 giugno 2013

La fiammata dei 5 stelle. I tre equivoci di Grillo...

LA STAMPA

Cultura

La fiammata dei Cinque Stelle

Quando votano in pochi, come è successo alle recenti amministrative, c’è sempre il rischio di sovrainterpretare, di vedere nel voto più di quello che contiene. A me i segnali chiari sembrano solo due: gli elettori di sinistra che avevano votato Grillo stanno cominciando a tornare a casa, il movimento di Grillo ha subito un tracollo d’immagine. Gli italiani saranno pure ingovernabili, come pensava Mussolini e ora ripete il commissario europeo Günther Oettinger, ma non sono ciechi.

Se per qualche motivo le cose precipitano, come è successo in vari passaggi della storia nazionale, può succedere che una parte dell’elettorato improvvisamente divenga pronta a votare una forza politica nuova, che promette un cambiamento radicale, o anche semplicemente rappresenta un modo d’essere diverso, una qualche rottura con il passato o con il presente. Ma altrettanto improvvisamente i medesimi elettori che hanno scommesso sul nuovo o sul diverso sono pronti a ritirare il loro consenso. Nella storia elettorale italiana degli ultimi 70 anni è già successo due volte, con il movimento dell’Uomo Qualunque (fra il 1946 e il 1948) e con la mai veramente nata Alleanza democratica, che subito prima della discesa in campo di Berlusconi era arrivata (nei sondaggi) a sfiorare il 20% dei consensi. Vedremo presto se il caso del Movimento Cinque Stelle somiglierà più a quello dei movimenti-fiammata (come Uomo Qualunque e Alleanza democratica), o a quello dei movimenti-incendio, che nascono all’improvviso ma durano nel tempo, come sono stati la Lega e Forza Italia.

Personalmente propendo più per la prima ipotesi, quella di un raffreddamento del consenso al Movimento di Grillo, e questo non tanto per la batosta elettorale dei giorni scorsi, quanto per i comportamenti e gli equivoci che l’hanno preceduta e per molti versi preparata.

Primo equivoco. Beppe Grillo pare non aver capito che la maggior parte degli elettori non sono né fanatici, né militanti. Sono sì disgustati dalla politica, vorrebbero sì mandare a casa una classe dirigente che li ha profondamente delusi, ma al tempo stesso vorrebbero che un governo ci fosse. E che fosse un governo decente. Non è evidente, o almeno non lo è ancora, o non lo è alla maggioranza dei cittadini, che il governo Letta-Alfano sia un governo indecente. Mentre è del tutto evidente che il Movimento Cinque Stelle ha ostacolato in ogni modo la nascita di un governo compatibile con il risultato elettorale.

Secondo equivoco. Il Movimento Cinque Stelle pare non aver capito che molti elettori danno una notevole importanza a due virtù: la competenza e lo stile. Molti elettori (la maggioranza, a mio parere) non si accontentano affatto di essere governati da gente «semplice e onesta», ma vorrebbero anche che i politici che li rappresentano fossero competenti, esperti, e persino educati. Soprattutto quest’ultima cosa. Gli elettori possono anche perdonare la volgarità del capo, che può mascherarsi dietro l’alibi della satira, ma apprezzano molto di meno la volgarità dei sottoposti, sia quando si manifesta come amore per il vil denaro (vedi il surreale dibattito sugli scontrini e gli emolumenti dei parlamentari) sia quando si manifesta con le offese e il turpiloquio (giusto ieri le parole «merda» e «stronzo» erano al centro delle profonde riflessioni politiche di due grillini molto in vista, la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi e l’uomo-streaming del movimento Salvo Mandarà; per non parlare delle offese di Grillo a Stefano Rodotà).

Terzo (e fatale) equivoco. Il Movimento Cinque Stelle pare non aver compreso né la natura della Rete né la natura della democrazia. La Rete, che qui scrivo in maiuscolo perché qualcuno la considera una divinità, è uno strumento comodissimo e utilissimo (posta elettronica, Wikipedia, migliaia di servizi gratuiti, velocizzazione delle comunicazioni, ecc. ecc.), ma è anche fonte di innumerevoli effetti collaterali negativi. Grazie alla Rete può risultare più facile violare la privacy, umiliare le persone, indurre al suicidio un ragazzo o una ragazza, mettere in circolazione informazioni false o pericolose, truffare il prossimo, dare voce agli incompetenti, permettere l’espressione dei peggiori sentimenti, o anche semplicemente sottrarre tempo a chi potrebbe usarlo assai meglio. Il Movimento Cinque Stelle non solo deifica la Rete, ma sogna un mondo in cui tutti possano partecipare a un innumerevole insieme di decisioni grazie al voto elettronico. Un mondo in cui la democrazia diretta, che qualche volta ha funzionato in piccole comunità, trionfa sulla democrazia rappresentativa, inventata per governare comunità grandi e complesse.

E’ una sciocchezza, se non altro perché la maggior parte di noi non vuole affatto mettere becco nell’innumerevole giungla di leggi e norme che vengono emanate ogni giorno da ogni sorta di consesso, ma preferirebbe potersi dedicare alle cose che ama con la serenità che deriva dal fatto di avere dei decenti rappresentanti in parlamento e nelle istituzioni. E’ a questo che serve la democrazia rappresentativa. Ed è questo il motivo per cui, nelle democrazie che funzionano, a votare vanno in pochi, non in molti: perché sanno che, chiunque vinca, non sarà una catastrofe.

Luca Ricolfi


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mercoledì 27 febbraio 2013

Liguria a cinque stelle... Ma il PD grazie alla legge elettorale si prende i seggi

da LA STAMPA di Imperia di oggi:


Il Pdl ligure è uscito dalla competizione con le «ossa rotte», passando dal 36,7% al 18,6. In pratica è un partito dimezzato: forse l’esclusione dalle liste degli «scajolani» non si è rivelata una scelta felice. La Lega Nord ha fatto persino peggio, diventando un terzo di quello che era (dal 6% al 2%). Il Pd pur vincendo a mani basse grazie alle disgrazie degli avversari tradizionali degli ultimi 15 anni, ha perso il 10% (dal 37,5% al 27,6). E poi c’è il fenomeno Grillo che ha raccolto in media il 32% diventando il primo partito ligure.

Tuttavia:


Il Pd ha fatto la parte del leone nella spartizione dei seggi del collegio ligure, conquistandone 14 (5 al Senato e 9 alla Camera) su 24 e lasciando alleati e avversari a dividersi i restanti 10 posti. Rispetto alle prime proiezioni sui seggi, il Pd ha guadagnato un seggio alla Camera a dispetto del Movimento 5 Stelle, che pur ottenendo un grandissimo risultato ha ottenuto tre deputati anzichè quattro. Il tutto è maturato per pochissimi voti, una cinquantina. Nel cambio ci ha guadagnato la provincia di Savona che ha portato a casa un parlamentare in più (ora sono 5).
Ecco comunque il riassunto della divisione dei seggi. Al Senato il Pd ne ha conquistato 5 (oltre a Donatella Albano, Roberta Pinotti, Massimo Caleo, Paolo Guerrieri, Vito Vattuone). Alla minoranza ne sono andati 3 così suddivisi: 1 al Pdl (Augusto Minzolini), Movimento 5 Stelle 1 (Cristina De Pietro), Lista Monti 1 (Maurizio Rossi). I 16 seggi della Camera sono stati così ripartiti: 9 al Pd (i savonesi Anna Giacobbe e Franco Vazio a cui si aggiungono Andrea Orlando, gli ex segretari del Pd Mario Tullo e Lorenzo Basso, Raffaella Mariani, Marco Meloni, Mara Carocci, Luca Pastorino). Un posto per Sel: il segretario regionale Stefano Quaranta. Ben tre e tutti savonesi i seggi del Movimento 5 Stelle: Matteo Mantero, Sergio Battelli e Simone Valente. Al Pdl 2 posti: Sandro Biasotti e Giorgio Lainati, 1 seggio alla Lista Monti con Roberta Oliaro.

Massimo Boero