ebook di Fulvio Romano

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martedì 18 novembre 2014

Deficiently correct...

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Terra terra

Ma cos’avrà fatto di male Matt Taylor, l’uomo capace di portarci su una cometa, per ridursi in lacrime a chiedere scusa al mondo intero? Si è presentato in conferenza stampa con una maglietta che aveva delle pin-up disegnate sopra. Tanto è bastato perché una sua collega trasecolasse e i bacchettoni del quotidiano inglese Guardian le scodinzolassero dietro, accusando lo scienziato di misoginia. Mentre Matt, felice come un bambino, indicava la cometa, i chierichetti delle buone maniere gli guardavano il dito, anzi il braccio tatuato e la «mise», cafona ma inoffensiva.

La notizia mi ha scosso. E non solo per l’evidente divario tra l’impresa di Taylor e l’enfasi assegnata a un elemento marginale. A furia di stare attenti a non urtare la minima suscettibilità e di montare la guardia contro ogni presunta discriminazione ci siamo ridotti a custodi di un formalismo sterile, che non sa più distinguere gli oltraggi dai cazzeggi. Si vive in uno stato di indignazione permanente, smaniosi di rimanere offesi da tutto e di contrabbandare l’intolleranza per ipersensibilità. Quella camicia fa proprio schifo, Matt, ma sarei disposto a morire per difendere il tuo diritto di indossarla. 

Massimo Gramellini

giovedì 18 luglio 2013

Buongiorno di Gramellini. Il ministro ombra

BUONGIORNO
18/07/2013

Il ministro ombra

MASSIMO GRAMELLINI

È possibile che travestire una palestra da prima casa sia colpa infinitamente più grave che consegnare moglie e figlia di un dissidente al satrapo di un Paese fornitore di petrolio. Quindi non le dimissioni della perfida Idem si pretendono dal timido Alfano, ma semmai un’immissione sulla poltrona di ministro dell’Interno, che per sua stessa ammissione è attualmente disabitata. Alfano ha un vero talento nel non abitare le poltrone che occupa. Sarà per questo che gliene offrono in continuazione. Se fosse stato effettivamente il segretario del Pdl, quando il proprietario del partito gli fece ringoiare la promessa delle primarie avrebbe dovuto dimettersi. Ma lui non è il segretario del Pdl, lui non è il ministro dell’Interno, lui probabilmente non è neanche Alfano, ma un cortese indossatore di cariche per conto terzi. Tra le tante squisitezze che ha pronunciato l’altro giorno al Senato vi è l’affermazione perentoria che al cognato della signora kazaka (o kazakistana, per citare quell’acrobata del vocabolario di La Russa) i poliziotti non abbiano torto un capello. E pazienza se nell’intervista al nostro Molinari il cognato racconta di essere stato preso a pugni e ceffoni, come conferma il verbale del pronto soccorso pubblicato dall’«Espresso». Alfano era e rimane all’oscuro di tutto: pugni, ceffoni, cognati, forse anche che esista una polizia e che sia alle sue dipendenze. 

 

Rimane la speranza che certi giudizi come questo lo offendano a morte e che in un soprassalto di dignità il ministro ombra di se stesso si dimetta, preferendo passare per responsabile che per inutile. Ma la nostra è, appunto, solo una speranza.  

mercoledì 17 luglio 2013

Il Buongiorno di Gramellini. Un falò qualunque

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Un falò qualunque

Quando, nella notte fra il 12 e il 13 luglio, una tanica di benzina irritata a dovere da un fiammifero si mangiò l’intero primo piano di un liceo romano, irresistibile fu la tentazione di dare coloritura ideologica alla vicenda. Il liceo era il Socrate, porto sicuro per gay e minoranze vessate. In passato l’estrema destra ne aveva deturpato i muri perimetrali con slogan omofobi e l’incendio sembrava innestarsi perfettamente in quella trama. Si parlò di atto terrorista e di attacco al libero pensiero, ci si dilungò sulla valenza simbolica dell’attentato, si azzardarono paragoni potenti fra i libri accartocciati dal fuoco e i falò delle antiche biblioteche. Finché ieri la realtà ha bussato alle porte del commissariato di polizia: quattro studenti, accompagnati dagli avvocati che avevano già calcolato la convenienza processuale del gesto, hanno confessato di avere incendiato la loro scuola come vendetta per una bocciatura.

È una lezione importante per noi tromboni e trombette che nel commentare l’attualità siamo indotti a spremere dai fatti un valore universale e a spiegare la violenza con motivazioni ideologiche, ancorché bieche. Se un giorno si scrivesse la storia umana dal basso, forse scopriremmo che le rivoluzioni e le guerre nascono sempre da impulsi primordiali - la fame, l’invidia, il desiderio di dominare o di vendicare un torto vero o presunto - intorno a cui i vincitori incartano i grandi ideali di democrazia e libertà. Non erano omofobi, gli incendiari del Socrate, ma persone incapaci di accettare una sconfitta. Un vuoto di carattere che provoca meno indignazione, forse perché (e qui un po’ riparte la trombetta) è molto più diffuso.

Massimo Gramellini



giovedì 11 luglio 2013

Buongiorno di Gramellini. Nessuno possiede nessuno...

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Nessuno possiede nessuno

Caro bambino di Palermo, non mi faccio illusioni: le immagini che il tuo subconscio ha registrato nelle quattro ore in cui sei rimasto in casa da solo con il corpo assassinato di tua madre resteranno impresse nelle tue viscere come un tatuaggio immateriale. Saranno la carrozzella emotiva su cui siederai per tutta la vita. Ma nonostante questo, puoi farcela. Spero che, quando ti riveleranno la verità, avrai già abbastanza esperienza di mondo per accettarla, ma anche sufficiente ingenuità per non permetterle di peggiorarti. Il regista che ha in mano tutti i nostri copioni ti ha affidato un ruolo delicatissimo: tu, orfano precoce della vittima di uno stalker, puoi diventare la tomba del maschio o la sua riscossa. Dipenderà da come saprai accogliere un messaggio semplice e rivoluzionario: nessuno possiede nessuno.

L’amore ti dà diritto di amare, non quello di vantare diritti sulla persona amata. Anche a te, come a tutti, capiterà di essere respinto, abbandonato, tradito. Anche tu ti troverai a camminare in qualche oscura notte dell’anima, quando la perdita dell’amore toglie il sonno, il senno e il senso di ogni prospettiva, trasformando la passione in ossessione. Lì si vedrà chi sei veramente. Potrai rifiutare la sconfitta e tormentare colei che ti respinge, e allora ti sarai rivelato un debole e, nei casi estremi, un farabutto. Oppure potrai farti forza e sublimare il tuo sentimento in rispetto, lasciandola andare in pace. Per un po’ starai peggio, ma appena riemergerai dalla sofferenza sarai diventato la persona di cui abbiamo bisogno. Un uomo vero.

Massimo Gramellini


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martedì 9 luglio 2013

Buongiorno di Gramellini. Tra movida e mortorio...

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Tra movida e mortorio

Durante il fine settimana, in una cittadona del Nordovest, un uomo si è accasciato davanti a un locale notturno con la testa spaccata da una bottiglia. Il proprietario del locale ha abbassato le serrande, affidando a un cartello la sua rabbia impotente. Così è ripartita la disfida fra movida e mortorio, fra chi pensa che la presenza in strada di migliaia di persone sia un segno di vitalità e persino di sicurezza, e chi invece preferirebbe una piazza deserta e illuminata male a una popolata da cocainomani e ubriachi, specie se in quella piazza ha la sventura di abitarci con figli piccoli o genitori anziani.

Avendo condiviso da inquilino dieci anni di vita romana coi nottambuli di Trastevere, ho una certa esperienza di marciapiedi macchiati di vomito e notti trascorse a leggere Simenon mentre sotto la mia finestra si svolgevano gare di peti e raid citofonici. Esaurita la scorta dei Simenon, dovetti rifugiarmi in un quartiere meno divertente. Fin da allora ho maturato la convinzione che per abitare in centro senza prendere l’esaurimento occorra munire la propria abitazione di rotelle, così da spostarla altrove durante il weekend. Purtroppo le fondamenta profonde che caratterizzano le case dei quartieri storici rendono problematica la loro trasformazione in roulotte. Ci sarebbe una soluzione di scorta: che gli assessori concedessero una licenza - non dieci – per ogni isolato, in modo da spandere i locali della movida su una superficie più ampia anziché concentrarli in poche strade. Cento umani per metro quadrato fanno statisticamente meno danni di mille. Ma la politica arruffona e arraffona riesce a farne ancora di più.

Massimo Gramellini


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sabato 6 luglio 2013

Buongiorno di Gramellini. Spirito Tanto

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Spirito Tanto

Ci si abitua a tutto, soprattutto all’incredibile, e con i guai in corso qualsiasi argomento che esuli dal tema Pane & Companatico rischia di essere scambiato per un diversivo. Però. Ieri in tv ho visto con i miei occhi due sant’uomini vestiti uguali che si baciavano due volte sulle guance, si accomodavano fianco a fianco su due sedie e firmavano in due un’enciclica che esalta l’amore di coppia, mentre veniva ufficializzata la notizia che nei prossimi mesi due loro predecessori saranno proclamati santi in contemporanea.

Qualche democristiano ostile a Renzi interpreterà questa insistenza sul numero 2 come una smentita ad altissimi livelli dello Statuto del Pd che unifica i ruoli di segretario e candidato premier. Ma forse il messaggio della Diade intende parlare anche a noi poveri peccatori, alle nostre doppie vite mai completamente risolte in una superiore unità. Certo che a volere continuare il gioco c’è da restare sbalorditi. I due sant’uomini vestiti uguali, Benedetto e Francesco, abitano entrambi in Vaticano dal giorno di maggio in cui Benedetto vi ha fatto ritorno, e quel giorno era il 2. Francesco ha due residenze: una in cui vive e dice Messa, l’altra in cui si trasferisce la domenica per recitare l’Angelus. L’altro ieri, poi, si era dimesso il vertice dello Ior, direttore e vicedirettore: in coppia. L’importante è non farsi prendere la mano (o le mani, visto che sono due). Davanti alle immagini a specchio dei due Papi, un commentatore televisivo ha detto rapito: «Lo Spirito Santo si è espresso due volte». Anche Lui? C’è già abbastanza doppiezza in questo mondo: almeno lo Spirito rimanga uno solo.

Massimo Gramellini


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venerdì 5 luglio 2013

Buongiorno di Gramellini. Ladri di biciclette (anche per le bici siamo diversi...)

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Ladri di biciclette

Sabato scorso un ciclista parcheggia la sua bici da tremila euro sulla punta del molo di un porticciolo di Agrigento per andarsi a fare un giro in barca. Al ritorno dalla gita il ciclista scopre che la bicicletta è stata rubata e, senza troppe speranze, sporge denuncia all’autorità competente. Invece, nonostante siano sotto organico e oberate da ogni genere di reati, le forze dell’ordine trovano il tempo di visionare insieme con il derubato le immagini dell’impianto di videosorveglianza, smascherano il ladro in men che non si dica e recuperano la superaccessoriata refurtiva.

Sempre sabato scorso un ciclista parcheggia la sua bici da duecento euro intorno al palo che fronteggia un bar di Pavia per andarsi a fare un giro in centro. Al ritorno dalla passeggiata il ciclista scopre che la bicicletta è stata rubata e, senza troppe speranze, sporge denuncia all’autorità competente. Purtroppo, poiché sono sotto organico e oberate da ogni genere di reati, le forze dell’ordine non trovano il tempo di visionare le immagini dell’impianto di videosorveglianza, che dopo una settimana (domani) verranno inesorabilmente cancellate, rendendo impossibile lo smascheramento del ladro e il recupero della sottoaccessoriata refurtiva.

Dagli scarni indizi sopra esposti, vi sfido a scoprire quale dei due ciclisti derubati sia il signor Angelino Alfano, ministro degli Interni, e quale la signora Tina Bianco, lettrice de La Stampa.

Massimo Gramellini


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martedì 18 giugno 2013

Il Buongiorno di Gramellini. Cittadina realtà.

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Cittadina Realtà

«Salve, cittadino Cinquestelle, sono un disoccupato senza casa e pieno di debiti, deluso dai partiti che pensano soltanto ai fatti loro. Voi invece siete qui per aiutarmi, giusto?». «Puoi dirlo forte, cittadino disoccupato senza casa e pieno di debiti. Noi ci occupiamo dei problemi veri del Paese. Oggi per esempio stiamo decidendo se mettere ai voti la diretta streaming della riunione in cui si deciderà se sottoporre al voto della Rete la decisione di cacciare dal movimento una cittadina senatrice infetta che ha osato dire che Grillo ogni tanto sbaglia».

«Capisco le esigenze della democrazia diretta, cittadino Cinquestelle. I miei problemi possono aspettare fino a domattina». «Domattina abbiamo un’altra emergenza, cittadino. Dovremo rendicontare in diretta streaming gli scontrini dei cornetti del bar di Montecitorio, dividendo i cornetti alla crema da quelli al cioccolato e i cornetti dei buoni cittadini dai cornetti dei cittadini infetti». «Potrei avere un cornetto, cittadino? Anche infetto». «Per darti un cornetto devo fare lo scontrino e per fare lo scontrino devo chiedere il permesso alla Rete in diretta streaming. Il problema è che per chiedere la diretta streaming è necessario convocare una riunione del gruppo». «Convocala, cittadino: sto morendo di fame». «Impossibile, cittadino, il gruppo è già riunito». «Per fare che?». «Te l’ho già detto: per decidere se cacciare o no la senatrice infetta». «Ma quando comincerete a occuparvi della realtà?». «La cittadina Realtà? Va disinfettata, cittadino. E se oppone resistenza, va cacciata. A meno che abbia richiesto lo scontrino».

Massimo Gramellini



martedì 11 giugno 2013

Il Buongiorno di Gramellini. Mele marce ma non troppo...

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Mele marce ma non troppo

L’elezione a sindaco di Carovigno dell’ex deputato udc Cosimo Mele sta dividendo l’opinione pubblica internazionale. Chi pensa che gli elettori del Comune brindisino lo abbiano votato nonostante lo scandalo boccaccesco di cui Mele fu protagonista nel 2007. E chi invece (ma siamo una minoranza di cinici e burloni) ritiene che lo abbiano scelto proprio per quello: una sorta di premio alla carriera. Era la notte fra il 27 e il 28 luglio quando il deputato di Casini, solerte firmatario di appelli in difesa della famiglia e della moralità pubblica, veniva sorpreso in una suite dell’hotel Flora di via Veneto in compagnia di un paio di fanciulle, nessuna delle quali coniugata con lui. A compromettere la segretezza del convegno subentrò il malore che costrinse una delle ospiti a trasferirsi al pronto soccorso. Nel sangue le trovarono tracce di varie sostanze, tutte abbastanza proibite, e lei accusò l’onorevole di avergliele procurate. Si instaurò un processo, che grazie ai tempi riflessivi della giustizia italiana è tuttora in corso, ma la carriera politica del presunto libertino si rattrappì. Il suo partito, notoriamente frequentato da galantuomini sordi a ogni deviazione dal solco tracciato da Santa Romana Chiesa, gli fece il vuoto intorno.

A Mele non restò che ritirarsi nella natia Carovigno, di cui fu vicesindaco negli Anni Novanta, prima di essere momentaneamente arrestato per una questione di tangenti, anch’essa ancora sotto il vaglio paziente della magistratura. Ma Carovigno la saggia ha già perdonato e oggi ricomincia da Mele, così come Mele ricomincia da Carovigno. Siamo noi che non sappiamo più dove diavolo andare.

Massimo Gramellini


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giovedì 30 maggio 2013

Il Buongiorno di Gramellini. Galletti rossi.

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Galletti rossi

Dice il saggio zen: la tua debolezza sarà la tua forza. Non so se al momento dell’illuminazione il saggio zen avesse in mente le correnti del Pd, però la massima buddista si adatta perfettamente al partito più caciarone del globo. Qual è il limite da sempre riconosciuto al centrosinistra italiano? Di essere un’accozzaglia di feudatari senza re, di galletti in perpetua baruffa fra loro, la cui preoccupazione principale non consiste nel cercare una strada propria, ma nel tagliare quella del vicino di pollaio. Ebbene, nel voto per pochi intimi di domenica scorsa gli unici a salvare parzialmente le ossa sono stati i galletti democratici, preferiti un po’ ovunque ai capponi della concorrenza.

Il problema dei movimenti padronali è che l’identificazione degli elettori scatta soltanto nei confronti del capo. Il resto è truppa, selezionata sulla base della fedeltà anziché del carattere. Là dove comanda uno, al massimo due, i talenti sono soffocati in ruoli gregari e i mediocri impazzano, credendosi fenomeni. Nel Pd invece comandano tutti, quindi nessuno, ma quello che su scala nazionale è un difetto catastrofico, a livello locale diventa la garanzia di personalità riconoscibili dall’elettorato. Dopo i risultati di domenica, un partito banale si batterebbe per il ripristino dei collegi nelle elezioni politiche, così da sfruttare il proprio punto forte. Un partito banale, ma non il Pd: ieri ha affossato a maggioranza quella proposta per la ragione inoppugnabile che a presentarla era stato uno dei propri parlamentari. Appresa la notizia, il saggio zen autore della massima è stato ricoverato per esaurimento nervoso.

Massimo Gramellini


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venerdì 3 maggio 2013

Meglio (molto meglio) Catalano... Il Buongiorno di Gramellini

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Meglio Catalano



Meglio innamorarsi di chi ti ama che di chi non ti vede proprio. Di più: meglio innamorarsi di una persona bella, intelligente e ricca che di un mostro cretino senza soldi. Così come è meglio, molto meglio, avere un lavoro ben pagato a tempo indeterminato e sognare la rivoluzione, piuttosto che averne uno precario sottopagato e dire ancora grazie. Meglio essere uno studente fuori corso e goderti la vita perché tanto prima o poi metterai la testa a posto, che avere la laurea e la testa a posto ma nessuna vita da godere in prospettiva. Meglio fare un mutuo per comprare la casa che vedersi rifiutare un mutuo per pagare la tassa sulla casa. Meglio mangiare poco perché fai la dieta che fare la dieta perché hai poco da mangiare. Meglio essere ricchi e sani che poveri e malati. Ma è comunque meglio essere poveri e malati con la mutua che esserlo senza un’assicurazione privata. Meglio essere allegri in mezzo agli amici che tristi e soli. Ma è meglio essere allegri da soli che tristi in mezzo agli amici, specie se gli amici fanno gli allegri perché hanno paura di restare soli.

Secondo qualcuno, ma sono opinioni, è meglio essere governati negli anni Settanta dalla democrazia cristiana con i voti dei comunisti che quarant’anni dopo dalla democrazia cristiana con i voti dei comunisti più quello decisivo di Berlusconi. Mentre siamo tutti d’accordo che è meglio avere vent’anni e ascoltare in tv le massime di Catalano a «Quelli della notte» che averne cinquanta e ascoltare in tv che Catalano ha smesso per sempre di dirle. Meglio essere giovani e sorridere per un po’ di stupidaggini che scoprire di non esserlo più e commuoversi, sentendosi anche un po’ stupidi.

Massimo Gramellini

mercoledì 1 maggio 2013

Italia Duemilacredici. Il Buongiorno di Gramellini

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Italia Duemilacredici



Laura ha 24 anni e scrive dal cantiere di un palazzo del Cinquecento dove presta gratis la sua opera di restauratrice, in attesa di un contratto che chissà quando arriverà. Il suo sogno era lavorare con la Maestra che firma il restauro. Ha scoperto una donna insensibile e una professionista approssimativa, abile solo nel conoscere la «gente giusta»: alla sua ombra spocchiosa faticano tecnici formidabili. Poi ci sono i muratori impegnati nella ristrutturazione del palazzo, in maggioranza non italiani. Ogni tanto si perdono nei gesti precisi di Laura: «Ma non fai prima a buttare quel pezzo e a rifarlo daccapo?». Lei spiega che si tratta di un reperto rinascimentale e i muratori arretrano di un passo, intimiditi dal peso della Storia. Un giorno uno di loro, un egiziano dal volto solenne, ha sgridato due colleghi albanesi: «Parlate italiano! Se qui ognuno usa la sua lingua, come facciamo a capirci?». E lì, dice Laura, «nella mente mi si è srotolato un mondo di pensieri: la torre di Babele e la nostra lingua che ci legava tutti in quella stanza, un cantiere multietnico che costruisce il nuovo sulla nostra storia, dove i padroni non si accorgono della competenza e dell’umanità di chi lavora per loro, delle tante piccole formiche che rimettono insieme i pezzi del passato e vedono nell’Italia un’occasione per vivere, la nazione più emozionante che il Mediterraneo abbia generato».

Buon Primo Maggio, Laura, lavoratrice senza stipendio e sognatrice coi piedi saldamente appoggiati alle nuvole. Anche se il Primo Maggio tornerà a essere una festa soltanto quando saremo riusciti a dare certezze alle formiche di talento come te.

Massimo Gramellini