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lunedì 9 giugno 2014

Il Papa cancella incontro con il Consiglio superiore della Magistratura per una lieve indisposizione ...

Da EL MUNDO


El VATICANO La Santa Sede alega que el malestar está causado por la intensa jornada de ayer

El Papa cancela parte de su agenda por una 'leve indisposición' tras el rezo por la paz en Oriente Próximo

El Papa Francisco, durante una misa en la Basílica de San Pedro.

El Papa Francisco, durante una misa en la Basílica de San Pedro. Efe

El Papa ha cancelado parte de su agenda matinal de este lunes por una "leve indisposición", causada por el "cansancio" tras la intensa jornada que ha comprometido al Papa "también a nivel emotivo" este domingo durante la invocación por la paz en Oriente Próximo junto al presidente de Israel, Simon Peres, y el presidente de Palestina, Abu Mazen, según ha informado el portavoz de la Santa Sede, Federico Lombardi.

Entre las citas que ha anulado el Pontífice, se encuentra la audiencia con los miembros del Consejo Superior de la Magistratura italiana, representados por el vicepresidente, Michele Viettiti, prevista para este mediodía en la Sala Clementina del Palacio Apostólico o el encuentro con el prior de la Comunidad monástica de Bose, Enzo Bianchi, en Magnano, en el norte de Italia o el embajador de Alemania ante la Santa Sede, Reinhard Schweppe.

Francisco ha cumplido con parte de sus citas de este lunes y se ha reunido con el prefecto de la Secretaría económica, el cardenal australiano, George Pell y ha celebrado la misa matutina en Casa Santa Marta, la residencia donde vive.

¿Le ha resultado interesante?

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sabato 6 luglio 2013

Buongiorno di Gramellini. Spirito Tanto

LA STAMPAweb

Prima Pagina

Spirito Tanto

Ci si abitua a tutto, soprattutto all’incredibile, e con i guai in corso qualsiasi argomento che esuli dal tema Pane & Companatico rischia di essere scambiato per un diversivo. Però. Ieri in tv ho visto con i miei occhi due sant’uomini vestiti uguali che si baciavano due volte sulle guance, si accomodavano fianco a fianco su due sedie e firmavano in due un’enciclica che esalta l’amore di coppia, mentre veniva ufficializzata la notizia che nei prossimi mesi due loro predecessori saranno proclamati santi in contemporanea.

Qualche democristiano ostile a Renzi interpreterà questa insistenza sul numero 2 come una smentita ad altissimi livelli dello Statuto del Pd che unifica i ruoli di segretario e candidato premier. Ma forse il messaggio della Diade intende parlare anche a noi poveri peccatori, alle nostre doppie vite mai completamente risolte in una superiore unità. Certo che a volere continuare il gioco c’è da restare sbalorditi. I due sant’uomini vestiti uguali, Benedetto e Francesco, abitano entrambi in Vaticano dal giorno di maggio in cui Benedetto vi ha fatto ritorno, e quel giorno era il 2. Francesco ha due residenze: una in cui vive e dice Messa, l’altra in cui si trasferisce la domenica per recitare l’Angelus. L’altro ieri, poi, si era dimesso il vertice dello Ior, direttore e vicedirettore: in coppia. L’importante è non farsi prendere la mano (o le mani, visto che sono due). Davanti alle immagini a specchio dei due Papi, un commentatore televisivo ha detto rapito: «Lo Spirito Santo si è espresso due volte». Anche Lui? C’è già abbastanza doppiezza in questo mondo: almeno lo Spirito rimanga uno solo.

Massimo Gramellini


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giovedì 13 giugno 2013

Il Buongiorno di Gramellini. Lobby di fatto...

LA STAMPA

Prima Pagina

Lobby di fatto

Per quanto lo stupore che ci provoca una notizia «clamorosa» superi ormai di rado il tempo di un ohibò, il Papa che conferma l’esistenza di una lobby gay in Vaticano rientra nel novero degli eventi capaci di fare inarcare le sopracciglia persino a Dan Brown.

A essere proprio pignoli, in Vaticano non dovrebbero esistere né i gay né gli etero. Non praticanti, almeno. Così impongono le regole che si sono dati da quelle parti: discutibili, discutibilissime. Ma rispettabili, anche se poco rispettate. A essere ancora più pignoli, non dovrebbero esistere neanche le lobby, però questa è un’obiezione retorica: in ogni consesso umano si formano cordate cementate dall’appartenenza a minoranze che si ritengono - spesso a ragione - perseguitate (nei giornali esiste una lobby di tifosi del Toro, potentissima e segretissima, tanto che ne farei parte a mia insaputa).

Di una cosa invece si può andare abbastanza sicuri. La lobby gay del Vaticano avrà pure un potere assoluto su conti in banca, nomine in Curia e scatti di carriera per le guardie svizzere con muscolatura ispirata alle statue di Michelangelo. Ma quando si tratta di decidere la linea del Vaticano in materia di unioni di fatto e coppie gay, l’influenza della lobby misteriosamente evapora.

Mai conosciuta una lobby così distratta. O così egoista: il diritto di fare quel che gli pare, i prelati gay lo vogliono tenere tutto per sé.

Massimo Gramellini


mercoledì 20 marzo 2013

Bertoglio avviò la canonizzazione di un martire della giunta...

...da La Stampa

Il sacerdote beato in segreto
commuovel’Argentina


La notizia (anticipata ieri da La Stampa) che Francesco aveva firmato i documenti per la canonizzazione di un prete ucciso dalla giunta militare nel 1976 è stata ripresa ieri da tutti i media argentini.
Una decina di radio e tv ci hanno chiamato per confermarla, e i siti dei principali quotidiani, a partire dal Clarìn, l’hanno ripubblicata.
Il motivo è che nessuno sapeva di questa iniziativa presa da Bergoglio quasi due anni fa, quando era arcivescovo di Buenos Aires e non c’era alcuna campagna papale in vista, e il suo intervento smentisce nei fatti molte delle critiche avanzate contro il nuovo pontefice per l’atteggiamento nei confronti della dittatura.
Carlos Murias era un prete francescano e terzomondista che operava nella provincia di La Rioja, con il vescovo Angelelli. I militari erano contrari alla pastorale sociale per aiutare i campesinos, e quando presero il potere minacciarono Murias. Il sacerdote però non fermò le sue attività e il 18 luglio del 1976 fu rapito. Due giorni dopo il suo cadavere, orrendamente torturato a sfigurato, fu trovato in un campo.
Nel maggio del 2011 Bergoglio ha firmato i documenti per avviare il processo di canonizzazione, e questa notizia ha colpito i media argentini, che negli ultimi giorni sono stati riempiti dalle polemiche sull’atteggiamento che l’ex arcivescovo aveva avuto nei confronti di due preti gesuiti, Orlando Yorio e Francisco Jalics, arrestati a torturati dai militari. Ancora ieri, il sito del Clarin ha pubblicato un video sull’interrogatorio di Bergoglio per il processo relativo a questo caso.
L’iniziativa relativa a Murias, però, dimostra come Francesco abbia sempre avuto attenzione per le violazioni dei diritti umani, e la discrezione con cui l’ha presa lascia pensare che abbia scelto di agire in silenzio anche in altre occasioni. [p. mas.]

Copyright 2013 La Stampa

venerdì 15 marzo 2013

Ma chi è davvero Jorge Mario Bergoglio? L'esperto di Sudamerica racconta ...

Gennaro Carotenuto - Giornalismo partecipativo

"Ma chi è davvero Jorge Bergoglio che comincia il suo cammino di Vescovo di Roma? "
E' il professor Gennaro Carotenuto, esperto di sudamerica, a raccontare Papa Francesco nel suo blog
http://www.gennarocarotenuto.it



Il Papa argentino. Francesco I, il conservatore popolare nei torbidi della dittatura
mar 14th, 2013 @ 05:13 am › Gennaro Carotenuto


Jorge Bergoglio, Papa Francesco I, è quello che in Argentina si definisce un “conservatore popolare”, un esponente tipico –e dichiarato- della destra peronista. Sinceramente attento alla povertà, umile a sua volta, ha già rinnovato con successo la chiesa argentina senza modificarne il segno politico conservatore. È l’erede materiale e spirituale di Karol Wojtyla e, per i cardinali che lo hanno eletto in conclave, deve essere apparso una scelta perfetta su più d’uno dei fronti aperti per la chiesa cattolica.
Infatti può essere davvero l’uomo in grado di metter fine ai veleni curiali che secondo lo Spiegel hanno portato al “fallimento” Benedetto XVI. È quello che i giornali stanno indicando come esponente del partito della trasparenza. Lo ha fatto, e bene, in alcuni contesti. Allo stesso tempo rilancia il cattolicesimo in un continente letteralmente assalito dalle chiese protestanti conservatrici. La percezione europea di una chiesa cattolica egemone in America latina è gravemente viziata dalla mancanza di notizie su di un fenomeno che sfiora il 50% dei fedeli in alcuni paesi e figlio della guerra senza quartiere alla teologia della liberazione che ha portato i poveri a cercare una spiegazione altra in un dio meno lontano. Inoltre Bergoglio può rappresentare allo stesso tempo un’alternativa conservatrice ai governi progressisti e integrazionisti latinoamericani dei quali in molti si aspettano che possa diventare un leader alternativo continentale. Per qualcuno –chi scrive non ne è convinto anche se l’idea ha un suo fascino- Bergoglio può stare all’America latina integrazionista come Wojtyla stava all’Europa dell’Est del socialismo reale. Nonostante abbia spesso puntato il dito contro la politica, la corruzione di questa e la disattenzione ai problemi delle periferie, Bergoglio si è scontrato ripetutamente anche coi governi della sinistra peronista di Néstor Kirchner e Cristina Fernández. Gli scontri più duri, ma questo non può sorprendere, sono stati sull’aborto e sul matrimonio egualitario. Le nozze gay per papa Francesco sono «la distruzione del piano di dio».

Infine: Francesco I ha una missione difficile ma chiara ed appare avere la solidità ed esperienza per portarla avanti, ma è sufficientemente anziano -77 anni- per rappresentare un nuovo papato di transizione in termini di durata. Tuttavia Bergoglio viene da lontano e, nonostante non abbia avuto un ruolo apicale nella chiesa argentina complice della dittatura, emerge da quella storia con un passato che potrebbe fiaccarne l’autorità e che è corretto conoscere fuor da demonizzazioni e santificazioni. Per iniziare dalle demonizzazioni: la foto che gira da ore in Internet e che è al momento in apertura sul sito del settimanale messicano Proceso, dove si vede un prelato dare la comunione al dittatore Videla, è un falso: non è Bergoglio. Inoltre, tra le accuse che esamineremo, al contrario di quanto si trova ripetutamente affermato, non ve ne sono che abbiano condotto alla morte di alcuno.

È difficile essere stati un prelato importante in Argentina negli anni ’70 essendo estraneo ad una storia di lacerazioni, drammi, crimini, persecuzioni quale quella della chiesa argentina. Questa, al contrario di quella cilena e quella brasiliana, che poterono vantare più luci che ombre, fu sicuramente la peggiore, complice e spesso perfino mandante tra tutte le chiese cattoliche, dei crimini commessi dalle dittature civico-militari che devastarono l’America latina negli anni ’60 e ‘70. Appena un mese fa fu messa nero su bianco in una sentenza della magistratura la piena complicità della chiesa cattolica, incluso il primate dell’epoca, Cardinal Raúl Primatesta e del nunzio apostolico Pio Laghi, nell’assassinio del vescovo Enrique Angelelli e dei sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville. La sentenza confermava quanto si sapeva da mille testimonianze e documenti. All’interno del genocidio la chiesa cattolica argentina non fu solo complice ma i suoi vertici operarono una sorta di sterminio interno facendo eliminare preti e suore vicini all’opzione preferenziale per i poveri decisa nella Conferenza Eucaristica di Medellin del 1968 o semplicemente scomodi. Furono almeno 125 i sacerdoti impegnati a fianco degli ultimi a morire o essere fatti sparire. Molti di quelli che persero la vita furono indicati ai carnefici dalle stesse gerarchie cattoliche, Tortolo, Primatesta, Aramburu, che collaborarono attivamente sia ai crimini che al successivo occultamento.

Stiamo parlando di un crinale difficile tra la complicità e la morte ed è in quest’ambito che azioni ed omissioni vanno misurate. L’ordine di appartenenza di Papa Francesco I, quello gesuita, resta al margine della complicità con la dittatura dei 30.000 desaparecidos e della guerra intestina nella stessa chiesa. Tuttavia non sono poche le accuse che colpiscono l’oggi papa argentino per quei sei anni da provinciale gesuita dal 1973 al 1979. Quella più grave e circostanziata gli viene mossa in particolare da Horacio Verbitsky, l’autore di “El Vuelo”, il primo libro che denunciava i voli della morte, sempre scrupoloso nelle sue denunce, e oggi presidente del CELS, la più importante istituzione in difesa dei diritti umani del paese, è l’aver privato di protezione alcuni giovani parroci del suo ordine, troppo esposti nel lavoro sociale con i più poveri. Due di loro furono sequestrati per cinque mesi. Uno di questi, Orlando Yorio, denunciò a Verbitsky di essere stato consegnato da Bergoglio allo stesso Massera e sono molte le testimonianze sull’amicizia tra il nuovo papa e l’Ammiraglio piduista: «Bergoglio se ne lavò le mani. Non pensava che uscissi vivo». Per Emilio Mignone, una delle più cristalline figure di difensore dei diritti umani in Argentina, che conferma i dettagli della denuncia di Verbitsky, e autore di uno dei testi tuttora fondamentali su chiesa e dittatura, Bergoglio «è uno di quei pastori che hanno consegnato le loro pecorelle». Le accuse di Verbitsky sono confermate anche da Olga Wornat, il lavoro della quale è in genere suffragato da un numero enorme di testimonianze.

Dopo la dittatura, anche negli ultimi anni, Bergoglio fu chiamato a testimoniare in molteplici circostanze in inchieste e processi per violazioni di diritti umani. Non ha mai parlato. Chi scrive ha personalmente verificato in queste ore il suo silenzio con il PM che indagava sul sequestro di una giovane incinta. Se quelli indicati sono precedenti che ne fanno un complice pieno della dittatura sta al lettore deciderlo. A chi scrive il puntare il dito sembra troppo e l’assoluzione troppo poco. Bergoglio non fu né un Aramburu né un Von Wernich ma neanche un padre Mujíca, uno dei sacerdoti assassinati. Sta in una zona grigia, un quarantenne in ascesa, con un ruolo importante ma non ancora di spicco, in una chiesa argentina dove si mandava ad uccidere o si rischiava di essere uccisi.

Bergoglio era dal 1973 provinciale dei gesuiti. In un ordine tradizionalmente progressista, e condotto da Padre Arrupe, il papa nero che nei primi anni ‘80 si scontrava e veniva ridotto all’impotenza da Giovanni Paolo II, è Bergoglio ad essere emarginato dai suoi. Per Luís “Perico” Pérez Aguirre, prestigioso gesuita uruguayano, fondatore del SERPAJ e consigliere dell’ONU in materia di diritti umani, che chi scrive ha avuto occasione di conoscere e ammirare, prima della morte nel 2000, in una testimonianza raccolta da Olga Wornat: «Bergoglio [che si era da tempo votato ad una relazione di obbedienza asosluta a Karol Wojtyla] stravolse completamente il segno della Compagnia da progressista in conservatrice e retrograda. Ho rotto ogni rapporto con lui, soprattutto rispetto al suo agire durante la dittatura».

Il cambiamento sarà strutturale, nella retrograda Chiesa argentina la Compagnia non fa più eccezione. Lui però guarda oltre ed è al di fuori del suo ordine che saprà tornare in pista. Formalmente ancora gesuita, dal 1979 in avanti si muoverà al di fuori. Della sua carriera Bergoglio deve molto al successore di Primatesta, Antonio Quarracino. Differente da Primatesta, e con un lontano passato progressista concluso già alla fine degli anni ’60, Quarracino era tutt’altro che un santo. L’ostentazione della ricchezza, basta pensare ad Aramburu, è un altro tratto delle gerarchie argentine dal quale il nuovo papa è completamente esente. Scegliere come ausiliare Bergoglio, quel vescovo semplice e irreprensibile, era per Quarracino una maniera di coprirsi il fianco da tante critiche.

Non si comprometteva Bergoglio con le feste che frequentava il Cardinal Quarracino nella casa di Olivos e dove s’intratteneva come un Apicella qualsiasi suonando la chitarra per Carlos Menem. Erano altri anni oscuri per l’Argentina, quelli del menemismo. Molte cose distanziavano i due prelati. Il primate aveva interessi mondani, l’ausiliare faceva il vescovo, centrando la propria missione nella formazione del clero e nell’attenzione al popolo delle villa miseria che circondano tutt’ora il gran Buenos Aires. Bergoglio seppe mantenere con Quarracino relazioni cordiali ma distanti. Forse era l’unica maniera di tener fede sia ai voti di castità e povertà che a quello di obbedienza.

Fu in questa relazione tra due prelati così diversi che Bergoglio si costruì un ruolo di punto di riferimento per una nuova generazione di sacerdoti argentini anche quando, primo gesuita della storia, succederà a questo nel 1998. Sulle sue spalle cadrà di nuovo il peso di riscattare una chiesa cattolica dal passato tenebroso. Emergeranno però anche le caratteristiche che oggi lo portano al soglio pontificio: la mano di ferro con la quale ha condotto la chiesa argentina (e che ne fa uno spauracchio ora per la curia romana), la marcata preoccupazione sociale, la critica alla politica. Soprattutto Bergoglio –ed è un punto di forza rilevante- risulta straordinariamente interessato alla vita del suo clero. Si preoccupa per le necessità materiali, è presente, è vicino e accessibile. Perfino Clelia Luro (testimonianza a chi scrive), la terribile compagna del vescovo Jerónimo Podestá, salva solo Bergoglio di tutto il clero argentino che aveva isolato il prelato che aveva deciso di combattere la battaglia per la fine del celibato. Bergoglio, nonostante non condividesse la decisione del vescovo, che fu infine ridotto allo stato laicale, gli rimase vicino umanamente fino alla fine.

Il passato ritorna però e il profilo di Bergoglio resta basso. Tenta di difendere se stesso e la chiesa argentina. In particolare per quest’ultima c’è poco da difendere. Primatesta e Aramburu avevano eretto un muro di inaccessibilità ai familiari delle vittime che neanche in chiesa –al contrario di quanto era successo con la Vicaría della Solidaridad a Santiago del Cile- avevano trovato sicurezza. Una macchia indelebile che continua a distanziare molti fedeli dalla Chiesa cattolica. Lui ha scelto di denunciare in maniera generica e spesso netta i peccati (con una posizione non lontana dalla teoria dei due demoni) ma di salvare i peccatori, sia quando è stato chiamato a testimoniare in tribunale, sia quando ha scritto o ha preso decisioni politiche. Quando nel 2007 fu chiamato a prendere provvedimenti nei confronti di Christian Von Wernich, il sacerdote condannato all’ergastolo per avere sequestrato personalmente 42 persone, assassinate 7 e torturate 32, espresse parole forti ma non comminò alcuna sanzione come tutto il mondo democratico e dei diritti umani chiedeva. Von Wernich sta oggi scontando l’ergastolo ma è a tutti gli effetti un sacerdote e nessun provvedimento disciplinare è stato preso nei confronti del carnefice che le vittime descrivono come un vero demonio.

Ma chi è davvero Jorge Bergoglio, Papa Francesco I che comincia il suo cammino di Vescovo di Roma con un passato così pesante? Integralista di destra mette i poveri al centro del suo apostolato. Vicino alla dittatura militare rende omaggio ai sacerdoti assassinati da questi ultimi. Ha fatto una carriera tutta controcorrente, conservatore in un ordine considerato progressista, primo gesuita primate argentino, primo gesuita papa, primo papa latinoamericano. Nemico dei progressisti e di tutti i politici (li detesta e non lo manda a dire, quasi grillino in questo) e lontano dagli organismi per i diritti umani, esige dallo Stato educazione cattolica ed è contrario ai contraccettivi, ma nessuno può accusarlo di non onorare i propri voti, in particolare quello di povertà. Chi scrive sconsiglia di incastrarlo nella figura a lui aliena di sacerdote proveniente da una “chiesa giovane” e varie altre semplificazioni giornalistiche che domattina troveremo. Viene da una chiesa strutturata e complessa e da una realtà metropolitana dura. L’associazione con Medellin poi è del tutto fuori luogo. L’attenzione di Bergoglio per i poveri è di stampo infaticabilmente caritatevole, mai politico. Tuttavia bisogna rifuggere anche l’interpretazione tenebrosa del complice della dittatura tout court, come quella di una papa scelto per fermare il cambiamento in America. Nonostante sia una figura ben diversa da quella di Ratzinger, è un papa con tratti di forte continuità soprattutto con Karol Wojtyla. Questo combatté e vinse la battaglia con la teologia della liberazione senza comprendere le ragioni di questa, per perdere poi quella con le chiese protestanti. È lì che va atteso fin dal prossimo viaggio in Brasile il nuovo papa.

A Buenos Aires, dicono gli amici ma senza che alcun detrattore lo contesti, sparisce ogni volta che può per infilarsi in orfanotrofi, carceri, ospedali a compiere il suo apostolato. Chissà se potrà farlo anche a Roma.

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Categories: America latina, Primo piano, Storia
Tags: Argentina, chiesa cattolica, dittatura militare, Jorge Bergoglio