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lunedì 20 maggio 2013

Il racconto di Gaëlle...

LA STAMPA

Italia

“Non pensavo alla morte

Così mi sono salvata”

L’alpinista viva dopo 5 giorni a 4mila metri: “Ho imparato l’umiltà”

Le tende chiare si agitano appena davanti alla finestra aperta. Fuori fa ancora fresco ma la giovane donna distesa sul letto della stanza numero 3 nel reparto Ricoveri brevi dell’ospedale di Sallanches ha voglia d’aria dopo quattro giorni e quattro notti chiusa in un buco scavato nella neve a 4000 metri di quota sotto l’Aiguille Verte, massiccio del Monte Bianco. Gaëlle Cavalié, salvata all’alba di sabato dagli uomini del Peloton d’Haute Montagne di Chamonix, racconta il suo calvario con un filo di voce, sottile come la speranza che le guide alpine avevano di trovarla viva. Sui piedi e sulle mani ha il bacio nero lasciato dal freddo. Le mani sono a posto, quanto alle dita dei piedi i medici sapranno martedì - dopo gli ultimi esami - se potranno salvarle tutte. Ma, come hanno scritto su Facebook gli uomini blu del Soccorso alpino, «i suoi giorni non sono in pericolo».

Tutto era cominciato martedì. «Mi sono unita a una cordata di due alpinisti e siamo andati su per il Couloir Couturier. Loro, a un certo punto, hanno deciso di tornare indietro per il brutto tempo». Lei no. Perché? «Mi sentivo bene, c’era un solo pezzo brutto da affrontare, poi avrei trovato neve per andare veloce. Contavo di farcela». E invece. «Ho sbagliato, mi sono tenuta troppo a sinistra e non andavo né su né giù. Il cellulare non aveva campo. Ho provato a sbracciarmi, c’era tanta gente che saliva, ma nessuno mi ha vista. Quando è salita la nebbia mi sono infilata in un piccolo crepaccio, sarà stato un metro e mezzo, e ho passato la notte». Diventerà la sua casa per quattro giorni. Senza cibo perché, dice, «ero davvero sicura di farcela in giornata».

«Il giorno dopo ho riprovato la salita, ma non c’è stato niente da fare. Avevo una sete tremenda. Allora sono tornata giù, al mio buco. Avevo paura di non ritrovarlo e pensavo ai due alpinisti uccisi dal freddo lo scorso anno al Dome du Gouter perché avevano lasciato il loro rifugio». Aveva visto il bollettino meteo, sapeva che avrebbe dovuto aspettare giorni per essere portata in salvo. In quella buca è sola con il suoi ricordi. La scaldano loro. «Pensavo ogni momento alla mia famiglia. Ora dopo ora. È questo che mi ha dato la forza di resistere. Credo in Dio e ho pregato. Tanto». In quel crepaccio diventato rifugio Gaëlle ha chiuso la porta in faccia alla paura della morte. «Non ho mai veramente temuto di non farcela. Ho cercato di non pensare alla morte». E c’è riuscita. Non ha neanche pianto. «In alta quota ti può creare problemi di respirazione».

Non è un’alpinista improvvisata. «Sono di St-Gervais, qui vicino. Con papà e il mio fratello maggiore ho fatto il Bianco a 13 anni. Sono andata a studiare Biologia a Parigi ma qualche mese fa ho lasciato gli studi. Mi mancavano le mie montagne e sono tornata. “La montagne vous gagne” (la montagna ti strega, ndr) diciamo noi». Gaëlle sogna di fare la guida alpina, si stava allenando. Non ha cambiato idea neppure adesso. «Lassù sentivo che la montagna mi stava dando una grande lezione di umiltà. E l’ho imparata. Non salirò mai più da sola. Prima di partire cercavo un faccia a faccia con me stessa, l’ho avuto. Anche troppo».

La notte di venerdì è stata punteggiata da un sogno ricorrente. «Sognavo l’elicottero che arrivava, mi svegliavo di soprassalto e capivo di essere sempre in quel buco. In continuazione». Alle 6,30 sente ancora l’elicottero, Gaëlle, e questa volta non è un sogno. «È passato una prima volta. Poi è tornato. Ho aspettato di sentirlo davvero vicino e allora, con la pala, ho fatto crollare il tetto di neve. Erano le mie ultime forze, non potevo sbagliare. A quel punto hanno visto la mia giacca arancione ed eccomi qua, nello stesso ospedale dove 21 anni fa oggi (ieri, ndr) sono venuta al mondo». Il suo regalo di compleanno è una seconda occasione.

Andrea Chatrian


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sabato 18 maggio 2013

Monte Bianco: Gaëlle ce l'ha fatta...!

Da LA STAMPA

CRONACHE
18/05/2013 - IL CASO

Miracolo sul Monte Bianco, 
trovata viva l’alpinista dispersa

Non si avevano notizie della 21enne francese da martedì: era rifugiata
all’interno di un crepaccio a 4.000
metri. È in grave stato di ipotermia

I suoi amici non hanno mai smesso di ripetere il mantra «Gaelle è una tosta, ce la farà!». E così è stato: la 21enne alpinista francese Gaelle Cavalie’, dispersa da martedì scorso nella tempesta di neve che si è abbattuta sul Monte Bianco, è viva ed è stata recuperata oggi a 4.000 metri di altitudine, in territorio francese, dall’elicottero della gendarmeria di Chamonix. Si era riparata in un crepaccio e coperta con un telo termico, a 200 metri sotto la vetta dell’Aiguille Verte che aveva testardamente cercato di raggiungere lungo il Couloir Couturier. 

 

L’ha salvata forse un miracolo. Lei ci ha messo la lucidità e l’esperienza alpinistica che l’hanno aiutata a resistere in quota per 96 ore: «Il maltempo mi ha sorpreso in parete, c’era tanta neve non riuscivo più a scendere né a salire, non avevo altra scelta: mi sono rifugiata in un crepaccio», ha raccontato alle guide che l’hanno portata all’ospedale di Sallanches (Francia). Era cosciente, ma fortemente provata da un’ipotermia che ha fatto scendere la temperatura del suo corpo a 33 gradi. 

 

Sul Monte Bianco l’operazione di recupero di Gaelle Cavalie’ è scattata questa mattina. Non appena le nuvole si sono diradate, gli uomini del Peloton gendarmerie haute montagne (Pghm) sono partiti in elicottero. Sapevano dove cercarla: quando si sono avvicinati alla parete dalla neve è spuntato il casco bianco di Gaelle e la sua giacca blu. 

 

L’allarme per la scomparsa della giovane alpinista savoiarda, che sogna di diventare una guida, era stato dato giovedì, ma i soccorritori, ostacolati dalle pessime condizioni meteo, avevano potuto far poco, fino a questa mattina. Ieri, a metà giornata, un breve sorvolo in elicottero non era bastato per individuarla. Dalla pagina facebook del Pghm era stato anche lanciato un appello per raccogliere eventuali testimonianze di alpinisti presenti nella zona. 

 

La giovane era partita da casa domenica pomeriggio con l’obiettivo di scalare la Nord dell’Aiguille verte. Dopo essersi portata in quota, aveva rinviato l’impresa fino a martedì mattina quando una finestra di bel tempo l’ha convinta a partire. Gli alpinisti che erano con lei sullo stesso percorso erano subito rientrati a valle. Lei ha proseguito da sola. «È un itinerario impegnativo, sconsigliatissimo in questo periodo di maltempo, perché c’è ancora troppa neve», spiega Oscar Taiola, responsabile del soccorso alpino di Courmayeur e grande esperto delle insidie del Monte Bianco.