giovedì 27 ottobre 2016

L’ex prof. di Matematica legge Seneca in Latino

LA STAMPA

Cuneo


Storico professore di Matematica e Fisica al liceo classico «Silvio Pellico» di Cuneo. Sono di sua firma alcuni testi della casa editrice Lattes adottati nei licei, come «Strutture moderne dell’algebra». E’ in pensione dalla metà degli Anni Ottanta, ma non ha perso la passione per le materie che ha insegnato. Vive a Cuneo. Gli piace andare in montagna. Pratica sport e gioca ancora con slancio a tennis. Si chiama Ezio Tassone. E’ nato nel 1929 a Cuneo: il papà era impiegato alle Poste e la mamma casalinga. E’ stato staffetta partigiana, ai tempi in cui studiava al ginnasio. Cresciuto, da giovane, in ambiente cattolico è poi diventato libero pensatore. Uomo di sinistra. Oggi è buddista convinto. Determinante è stato l’incontro con il professor Umberto Boella. E’ grato anche a Franco Cordero, giurista che gli ha «inquadrato» la testa.

Gli anni del ginnasio e la sua «staffetta» da Cuneo a Rastello . «Era il 1944. Frequentavo la quinta ginnasio. Il professor Boella mi disse che ’’non gli sembravo più quello dell’anno prima’’. Avevo un segreto e tale rimase. Ero infatti una staffetta per i partigiani. Il mio nome era ’’Pisellino’’. Nel mio gruppo, legato a Aldo Benevelli, avevamo tutti soprannomi legati all’orto. C’era la guerra e io partecipavo ad azioni di sabotaggio contro i tedeschi: linee telefoniche, cartelli stradali, volantinaggio. In sostanza, avevamo il compito di fornire al comando dei partigiani informazioni su movimenti dei tedeschi e dei fascisti. Andavo come staffetta, in bicicletta, da Cuneo a Rastello, in Valle Ellero. Impiegavo quattro ore. Usavo una bici da donna di mia sorella, di taglia intermedia tra quella di un bambino e di un adulto: mi consentiva di mimetizzarmi bene, nei posti di blocco dei fascisti. Infatti pensavo che dicessero: ’’Figuriamoci se mandano dei bambini a portare le informazioni in montagna’’. A mia mamma non ho mai confidato questo segreto. Lei si fidava delle mie assenze, perché a scuola andavo bene. A lei dicevo che andavo a trovare dei miei compagni in collegio a Peveragno». I numeri rispetto al greco e al latino. «Il privilegio di avere avuto come insegnante Umberto Boella, che aveva curato per la Utet l’edizione critica delle Lettere di Lucilio di Seneca, mi ha indubbiamente formato. Arrivare a padroneggiare, non solo superficialmente, la struttura grammaticale e sintattica della propria lingua non dovrebbe essere considerato un inutile orpello: forse così potremmo difenderci un po’ meglio da quell’ammorbante discarica di parole, il cui cinico scopo è quasi sempre quello di veicolare velleitari collage di banalità, nei quali siamo tutti immersi». L’insegnamento, sino alla pensione negli Anni Ottanta: era severo? «Di rimandati ne avevo in media uno o due per classe, ogni anno. Significa: bassa percentuale. Durante l’anno, però, ero molto rigoroso. Accettavo che si autogestissero con i loro turni, ma una volta che erano alla cattedra, pretendevo contenuto». La matematica a cosa serve? «Dà la possibilità di creare una intelaiatura logica che serve per le Scienze Umane». In pensione cosa fa? «Non ho abbandonato la matematica: ogni giorno faccio una equazione differenziale, come ’’ginnastica’’ per la mente. Leggo i classici, come Orazio e Catullo. Il mio romanzo preferito è il ’’Dottor Zivago’’, di Pasternack che rileggo con piacere». Alla morte ci pensa?«Meditare mortem – scriveva Seneca – qui hoc dicit meditari libertatem»: meditare sulla morte è meditare sulla libertà. E’ solo, infatti, la libertà interiore a permettere di dare all’uomo la serenità di affrontare la morte». Di cosa è stato orgoglioso, in questa sua vita?«Di avere fatto il partigiano». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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