ebook di Fulvio Romano

mercoledì 3 aprile 2013

La cometa PanStarrs e la Galassia di Andromeda... dalla Russia


Da APOD

Comet PANSTARRS and the Andromeda Galaxy

Image Credit & Copyright: Pavel Smilyk

Explanation: Currently, comet PANSTARRS is passing nearly in front of the galaxy Andromeda. Coincidentally, both comet and galaxy appear now to be just about the same angular size. In physical size, even though Comet PANSTARRS is currently the largest object in the Solar System with a tail spanning about 15 times the diameter of the Sun, it is still about 70 billion times smaller than the Andromeda galaxy (M31). The above image was captured on March 30, near Syktyvkar, Russia. As C/2011 L4 (PANSTARRS) on the lower left recedes from the Sun and dims, it is returning to the northerly direction whence it came. When the comet will return is currently unknown, although humans may have merged with computers by then

Renzi: stiamo perdendo tempo...

Da Il Fatto Quotidiano

Renzi spariglia il tavolo. Da una parte bolla come perdita di tempo la situazione politica e istituzionale totalmente bloccata. Dall’altra i parlamentari a lui vicini hanno depositato una proposta di legge per abrogare il rimborso elettorale ai partiti. Due circostanze che sembrano un modo per cercare di segnare la linea del partito o comunque per far intendere che l’aria deve cambiare. Il sindaco di Firenze non cita i saggi nominati da Napolitano e l’impasse governativa. Ma il riferimento è abbastanza esplicito. E punta dritto alla linea “attendista” del suo partito e del segretario Pier Luigi Bersani: “Stiamo perdendo tempo” dice Renzi. Il sindaco di Firenze spiega che “mentre il mondo ci chiede di correre a velocità doppia la politica che non sa correre produce soluzioni che non riesce a concretizzare”. “La politica che non sa correre – prosegue il “Rottamatore” – produce soluzioni che non riesce a concretizzare”. Per il primo cittadino di Firenze questo è un problema anche per le imprese perché “il tempo è scaduto, tante imprese sono sull’orlo della fine”. Secondo Renzi serve “credibilità politica e risposte sui temi del lavoro o rischiamo di perdere la strada per tornare a casa: ormai bisogna prendere atto che la clessidra e agli sgoccioli”. “Io non so quale sia la soluzione per il futuro – conclude Renzi – ma servono credibilità politico-istituzionale e risposte sui temi del lavoro”. Nel frattempo al Senato arriva la proposta di legge dei democratici che si ritrovano sulle posizioni di Renzi: “Il rimborso elettorale ai partiti va interamente abrogato – dicono – perché rappresenta una forma impropria di finanziamento pubblico alla politica. Il meccanismo disciplinato dalla legge attualmente in vigore, non fa alcun riferimento infatti alle spese sostenute dai partiti nelle competizioni elettorali ma eroga un finanziamento sulla base dei voti ricevuti”. A sostenere la proposta di legge Andrea Marcucci, Rosa Maria Di Giorgi, Stefano Collina, Nadia Ginetti, Roberto Cociancich, Laura Cantini, Mauro Del Barba, Isabella De Monte, Stefano Lepri e Mario Morgoni. “Bisogna ripartire dal referendum del 1993 che fu clamorosamente aggirato – spiegano i senatori – e abolire una legge giustamente invisa all’opinione pubblica, per poi studiare meccanismi alternativi che prevedano il contributo diretto dei cittadini, anche attraverso il credito di imposta. Il modello al quale ci ispiriamo stimola una larga partecipazione degli elettori, con l’obiettivo di incentivare micro versamenti volontari. In 40 anni di finanziamento dello Stato alla politica è venuto infatti meno l’obiettivo nobile che lo ispirava, ovvero la capacità di eliminare corruzione e malversazione, così purtroppo non è stato. Ci auguriamo che il nostro disegno di legge – concludono i senatori – trovi un ampio consenso trasversale in Parlamento e possa diventare segno tangibile di una politica che si rimette in discussione e si ispira a criteri di trasparenza e di sobrietà”.

Ponente ligure , massime tra 15 e 16 gradi

Nella webcam: Sanremo (massima di 15)

Da 13 a 18 gradi le massime del Piemonte



Emma Bonino al Colle...!

da La Stampa


Donna e garantista, Bonino
riprova la corsa al Colle

Quattordici anni dopo quel 1999, la candidatura ora potrebbe raccogliere nuovi consensi


Sul momento quel fuori onda spiazzò tutti. I resocontisti del Senato fecero finta di non aver sentito. Oggi, quel precedente prende sapore. È il 20 giugno 2012, Emma Bonino ha appena concluso un intervento nell’aula di palazzo Madama, pronunciandosi a favore della richiesta di arresto per il senatore del Pd Luigi Lusi, ma al tempo stesso scagliandosi contro «l’assenza dello Stato di diritto», «una giustizia al collasso», «l’abuso della carcerazione preventiva». Dallo scranno più alto il presidente del Senato Renato Schifani, non essendosi accorto che il microfono si era riacceso, commenta: «Brava!». Resterà l’ultimo, importante intervento di Emma Bonino in un’aula parlamentare, ma l’apprezzamento di un notabile berlusconiano e quello dei senatori di tutti i gruppi parlamentari - dal Pd al Pdl - rappresenta uno dei segnali meno noti che potrebbero lanciare la Bonino nella corsa verso il Quirinale.
Certo, a prima vista può apparire paradossale che possa farcela una donna, una personalità senza un grosso partito alle spalle e che oltretutto neanche fa più parte del Parlamento. Lei, da parte sua, non sta brigando per caldeggiare le sua candidatura nel giro dei notabili, vecchi e nuovi, che alla fine decideranno la partita. E infatti Emma - con le sue giacche dai colori accesi - se ne sta al Cairo, lì dove nel 2001 si prese una casa, studiò l’arabo e dove ha ancora tanti amici. Lontana dall’Italia, lontana dai politici che contano, eppure - ecco la sorpresa - «stavolta Emma ci crede». Questa è la confessione che trapela da chi la conosce bene. E se si chiede proprio alla Bonino se questa potrebbe essere la volta buona, lei risponde così: «Un detto di “Pari e dispare” dice: per una donna è più facile diventare cardinale che salire al Quirinale». Come dire: è un’impresa quasi impossibile, ma perché no?
E infatti - seconda sorpresa - in queste ore proprio l’associazione «Pari e dispare» sta preparando un video per il web, nel quale diverse famose donne della cultura e dello spettacolo chiederanno che al Quirinale vada Emma. Lei ovviamente è al corrente di iniziative di questo tipo, anche se a se stessa e a tutti quelli che le vogliono bene, chiede «low profile». Una prova? Il cortese rifiuto opposto qualche giorno fa a Daria Bignardi, che avrebbe voluto la Bonino alle sue «Invasioni barbariche». E la terza sorpresa è che la Bonino è stata e resta il candidato preferito dagli italiani per il Quirinale. Sorpresa perché se è comprensibile che i sondaggi la dessero in testa nel 1999, dopo una campagna martellante a suo favore, era difficile immaginare che quattordici anni dopo, così lontana dalla ribalta, la Bonino fosse ancora in testa. Secondo un recente sondaggio Ipr Marketing la Bonino riscuote il consenso più alto (per lei è il 32% degli interpellati), seguita a distanza da Mario Draghi (26%), e da Stefano Rodotà (19%).
Certo, perché l’operazione-Bonino diventi fattibile, si devono determinare condizioni oggi inesistenti, ma in attesa che il quadro parlamentare si chiarisca, Emma sta preparando la «chimica giusta». Puntando a trasformare a suo favore quelli che potrebbero apparire handicap: l’esser donna, la sua anti-partitocrazia mai volgare, il suo garantismo mai tralignato in ostilità alla magistratura.
Classe 1948, nata a Bra in provincia di Cuneo, figlia di un contadino, radicale dai vent’anni, eletta per la prima volta alla Camera quando ne aveva 28, una larga esperienza internazionale, Emma Bonino ha lottato per i diritti delle donne più deboli e più lontane, ma è sempre stata contro le quote rose, ripetendo: «Se le donne vogliono cambiare qualcosa, nessuno glielo concederà gratis». Ecco perché è risultata più forte la sua critica al Capo dello Stato per non aver compreso neppure una donna tra i «saggi»: «Su 60 milioni di italiani, non c’è una competenza al femminile? Una composizione che non rappresenta la società, ma la partitocrazia». Ecco, quella militanza anti-partitocratica potrebbe darle una spinta. Anche perché tra i notabili che decidono non è messa male. Per Bersani «Emma è una fuoriclasse», D’Alema la stima, Monti l’ha invitata al suo compleanno. Berlusconi, però, non la ama (ricambiato), ma ne conosce la passione per la «giustizia giusta». Ma se l’ascesa della Bonino si facesse fattibile, che farà Pannella? Pur non condividendo diverse scelte del leader radicale, con lui la Bonino ha sempre evitato scontri. E così, dopo aver osteggiato la decisione di Pannella di presentarsi alle elezioni, la Bonino ha acconsentito ad entrare nelle liste. Ad una condizione: che il suo nome fosse l’ultimo. Ovunque.

Fabio Martini


Bella giornata sul Ponente ligure..

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