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martedì 4 marzo 2014
venerdì 28 febbraio 2014
Il Liceo di Fenoglio ( che non applaudì il Federale)
Cultura
E il liceo di Fenoglio
non applaudì il Federale
Ad Alba s’ inaugura il riordinato archivio storico
del “Govone”, un’aristocrazia di alunni e professori
Ad Alba s’ inaugura il riordinato archivio storico
del “Govone”, un’aristocrazia di alunni e professori
Nella biblioteca del liceo albese «Govone» c’è un bronzeo Fenoglio, tra gli allievi illustri. Accanto, posata da chissà chi, una statuetta di Proust. Sarà il professor Petronio a insegnare all’alter ego del partigiano Johnny «a leggere Proust, Svevo, Melville». Ancorché il dandy della Recherche non sia riuscito a conquistare un posto di prima fila nel pantheon di Beppe. In Una questione privata non si esita a prenderne le distanze: «Milton ricordava che Fulvia leggeva Il cappello verde, La signorina Else, Albertine disparue... A lui quei libri nelle mani di Fulvia pungevano il cuore. Malediceva, odiava Proust».
Che cosa vi è, nonostante la diversa sensibilità, di proustiano in Fenoglio? Il culto del «classico», quale Proust fra l’altro esemplificò nellaPrisonnière. Là dove si ironizza sulla smania di essere à la page, chi per esempio considera «una carrozza di prima classe a priori come più bella di San Marco».
L’elogio del «classico» ad accomunare Fenoglio e Proust, Fenoglio come Johnny: «Il suo desiderio correva al liceo; l’università non l’amava, poteva anzi dire di odiarla, proprio per aver troppo amato il liceo». L’odio verso Proust, verso l’università, verso i tedeschi, nonostante la raccomandazione di Leone Ginzburg...
Il liceo di Fenoglio, il Govone, nel 2012 ha compiuto centotrent’anni. Si varò allora il riordino dell’archivio storico, adesso ultimato, per la cura di Carlo Bonfanti. Domani, il «taglio del nastro». Non nasconde l’orgoglio il preside Piercarlo Rovera, un ex allievo che è rimasto allievo, alla scrivania ottocentesca dove sedette, tra i suoi predecessori, il grecista Leone Riccomagno, patendo il vento sessantottino, non così rispettoso del suo sentire risorgimentale.
Ha il respiro di un convento laico, il Govone, di un’accademia che non ha nulla di accademico, di un cenacolo dove la via alla maturità è una primavera di bellezza. Nel solco di una tradizione che non assilla, ma soccorre, rischiara, garbatamente sovraintende, «dietro la porta», come Bassani titolò il racconto del suo liceo ferrarese.
Ettore Paganelli, un ex del Govone, classe 1929, già sindaco di Alba e deputato democristiano, indica il lato destro del cortile dove il Federale per un’ora concionò gli allievi, neppure ottenendo un flebile battito di mani: «Il liceo era una ridotta antifascista» (ridotta, vocabolo che riconduce a una remota materia d’insegnamento, «Cultura militare»).
I «maggiori»? In tasca, Ettore Paganelli conserva una «reliquia», gli appunti delle lezioni di filosofia di Pietro Chiodi, «bandito» nella guerra civile, lo studioso princeps di Heidegger, formatosi con Nicola Abbagnano. Un frammento: «Il problema è: ”essere o non essere” ma l’uomo se veramente decide di essere è perché ha fede. L’esistenza è possibile solo sulla base della fede. L’esistenza, che è per l’uomo essenzialmente decisione, implica una fede. Una fede non in un’idea politica, in una missione particolare, nell’amore o nell’arte, ma una fede in Dio. Fede in Dio, se per Dio intendiamo non l’essere, ma qualcosa di più dell’essere. Dio non può essere o esistere, perché è ciò che rende possibile “l’essenza” e “l’esistenza”».
Maestri e scolari. Qui studiò Achille Mario Dogliotti, futuro chirurgo, e Oreste Badellino (redigerà un dizionario - il dizionario? - della lingua latina). Qui onorarono la cattedra don Natale Bussi, sacerdote conciliare ante litteram, il matematico Umberto Perazzo, l’anglista Maria Luisa Marchiaro, Luigi Galante (padre di Alessandro Galante Garrone), Leonardo Cocito (italiano e latino), martire della Resistenza, medaglia d’oro al valor militare, impiccato con un gancio da macellaio vicino a Carignano.
Quel tragico 1944. Il sipario sull’archivio storico del liceo Govone si alza nel settantesimo anniversario della repubblica albese: «Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944». I ventitre giorni... Mentre si annuncia Il ventiquattresimo giorno, iljournal redatto allora da uno studente ormai ottuagenario, qua e là ricorrendo al greco per disorientare gli eventuali lettori tedeschi.
Al Govone gli spari del 1944 sono nitidi come il colpo di pistola che nel 1872, poco lontano, suggellò l’esistenza di Giuseppe Govone. Ventimila lire della sua eredità contribuirono a «fondare» il liceo. Un tesoretto che il generale aveva accumulato grazie a un’operazione del ministero (Sella) di cui faceva parte. Donato al Comune di Alba per fugare ogni sospetto di non cristallino arricchimento. È, fu, un costume che si riverbererà di stagione in stagione nelle aule di via Teobaldo Calissano (a proposito: giolittiano ministro delle Poste), nello stile che le impronta. Una certa Italia. Non tutto l’Ottocento merita il congedo. Da qualche parte il burbero professor Riccomagno sorride.
Bruno Quaranta
sabato 14 settembre 2013
sabato 17 agosto 2013
Alba. Il clima di quest'anno promette una grande vendemmia...
alba. agricoltura
“Tanta neve e piogge promettono nel 2013 un’ottima vendemmia”
Per primi in vigna andranno i produttori di Pinot nero
base spumante e rosé, gli altri da metà settembre
Per primi in vigna andranno i produttori di Pinot nero
base spumante e rosé, gli altri da metà settembre
«Tanta neve in inverno, abbondanti piogge in primavera, pochissima grandine e un’estate senza eccessi, a parte le temperature di fine luglio. Sotto il profilo climatico, siamo tornati indietro di dieci anni e non potevamo chiedere di meglio, anche se adesso l’ideale sarebbe mantenere il bel tempo».
I produttori di Langa e Roero sono fiduciosi. Dopo alcune stagioni di vendemmia anticipata, quest’anno si tornerà a raccogliere le uve in tempi normali, grazie a un andamento meteorologico che sta favorendo il giusto bilanciamento tra acidità e zuccheri, e quindi incentivando la qualità del prodotto finale, ma anche la quantità non certo scarsa.
Fare previsioni affidabili, quando manca circa un mese dal via, è prematuro. Ma di certo, a meno di improvvise sterzate metereologiche, possiamo parlare di una annata tendenzialmente fresca. «Sarà una buona vendemmia» dice il moscatista Romano Dogliotti di Castiglione Tinella. «Il mese di ritardo che abbiamo accumulato in primavera ci porterà in vigna a metà settembre, ma non sarà affatto una stranezza. Anzi, l’eccezione era iniziare a vendemmiare a fine agosto, come era successo nelle ultime stagioni». Per quanto riguarda l’accordo interprofessionale sul Moscato, Dogliotti si dice «contrario a far crescere la resa, con il rischio di trovarci poi con dell’invenduto. Meglio stabilire 95 quintali a ettaro sia per quest’anno sia per il prossimo, piuttosto che salire a 100 quintali oggi per poi trovarsi costretti a scendere a 90 quintali tra 12 mesi».
Metà settembre è la data prevista anche per l’inizio della raccolta tra i quattrocento viticoltori della cantina cooperativa Terre del Barolo. «Quest’anno non c’è nessun pericolo che la vendemmia ci colga mentre festeggiamo con i soci la nuova annata, il primo settembre - dice il presidente Matteo Bosco - ritornare al vecchio calendario non potrà che far bene».
Sono invece ormai pronti a salire in vigna i produttori di Pinot nero base spumante e rosé, la prima uva che verrà raccolta anche quest’anno. «Inizieremo alla metà della prossima settimana» dice Rodolfo Migliorini, tra i filari assolati del suo Podere Rocche dei Manzoni, sulle colline di Monforte. «L’anno scorso avevamo iniziato il 7 agosto. Anche per i bianchi più precoci quest’anno si confermano almeno due settimane di ritardo».









