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giovedì 22 maggio 2014

Prodi:solo la Bce ha provato a frenare la Merkel...

LA STAMPA

Italia

Romano Prodi

“Altri danni dall’austerità
Solo la Bce ha provato
a frenare la Merkel”

L’ex premier: “L’Italia soffre di più perché è più indebitata”

«La riforma della burocrazia è il passaggio obbligato per la rinascita dell’Italia, per azzerare gli spread, sconfiggere il populismo e conquistare la credibilità che il Paese merita in Europa e nel mondo». Romano Prodi sceglie il palco dell’Astana Economic Forum, in Kazakistan, per lanciare il suo messaggio al governo Renzi, alla vigilia delle elezioni europee.

Un anno fa, proprio qui, ci disse che la ricetta di austerità di Berlino fa male alla stessa Germania. Angela Merkel ha colto il suggerimento? «Ma neanche per sogno. L’Europa continua ad agire in modo sparso dal punto di vista politico, proprio come prima, la Commissione non ha fatto proposte sostanziali e prevale l’austerità. Solo la Bce ha creato un minimo di contropotere». Chi ne soffre di più? «L’Italia, come gli altri Paesi molto indebitati, visto che il Pil non cresce». Cosa si aspetta da queste elezioni europee e cosa teme di più? «La risposta è la stessa, una forte avanzata dei partiti antieuropeisti, perché sono riusciti a far passare la correlazione tra crisi ed Euro anziché tra crisi e politiche sbagliate. Un quadro tempestoso, avrà pure delle speranze. «Mi auguro che dinanzi a questo scontato successo, dannosissimo per il lungo periodo, si possa creare un’alleanza più attiva, un governo più forte a livello di Commissione che, costretto da questo assedio, prenda le decisioni che avrebbe già dovuto prendere». In questo progetto che ruolo avrà Renzi? «Può avere la funzione di condensatore di alleanze che possono cambiare la politica europea. Alla scalata del populismo bisogna reagire, non biasimare o piangersi addosso. Renzi può interpretare i problemi di molti e non solo dell’Italia. Francia e Spagna non stanno meglio di noi, pensano di starci. Per questo serve una grande convergenza di interessi». Parliamo però della stessa Europa che chiese a Timothy Geithner di far cadere Berlusconi, chi fece la proposta indecente? «Potevano essere ministri, ma può essere anche una balla, mi viene in mente un proverbio reggiano, “se è vero è una gran bugia”». Che vantaggio avrebbe avuto l’ex segretario Usa a inventare? «Ognuno può dare colore alla sua vita». Cosa si aspetta dalla presidenza italiana all’Ue? «Che dal primo luglio faccia proposte diverse, per una politica energetica europea, per integrare le reti elettriche e di nuove tecnologie. Mi aspetto che l’Europa si svegli e si modernizzi». Intanto gli spread si allargano: si paga l’incertezza e il ritardo delle riforme? «Attenzione. Le riforme bisogna farle e in fretta. Dall’esterno però si conferisce un peso sbagliato alle nostre riforme: non è il costo del lavoro il problema, ma come il lavoro viene fatto, le sue regole e l’organizzazione. Il nostro costo del lavoro è molto inferiore a quello tedesco, di poco inferiore a quello francese e poco superiore a quello spagnolo. Il vero problema italiano è la burocrazia, noi siamo isolati perché nessuno ci capisce niente su come funziona l’amministrazione, su questo vedo serie difficoltà». Renzi dovrebbe fare sforzi maggiori in materia? «La gerarchia dei valori è essenziale. Il governo deve essere consapevole che la priorità è la riforma del nostro incomprensibile sistema pubblico. Sono sicuro che una volta fatta questa, gli spread andranno a zero». Le fa più paura il populismo della Le Pen o quello di Grillo? «È uguale, forse Le Pen ha fatto qualche proposta costruttiva in più, ma l’obiettivo comune è prendere il potere e recidere ogni legame con l’Europa». Renzi ha detto che porterà il problema libico all’attenzione dell’Onu, che ne pensa? «Il caos in Libia e la questione dei migranti sono frutto di una guerra sbagliata che ha creato un dramma di ampiezza colossale. Lavorando in Sahel me ne sono reso conto. È ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità». Da una crisi all’altra, Putin sta tentando di sostituire l’Europa con la Cina nel suo portafogli clienti di gas naturale? «La direzione è quella, c’è un riavvicinamento notevole, ma i tempi saranno più lunghi di quelli che possono sembrare». A proposito di Onu, c’è chi la da prossimo Segretario generale? «Non ci penso lontanamente ora, figuriamoci fra due anni». Allora pensa al Pd? «Ci ha provato anche l’anno scorso con questa domanda. Mi auguro solo che il Pd abbia successo, perché è l’unico punto di riferimento dell’Italia».

francesco semprini


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martedì 23 luglio 2013

Prodi (tu quoque !) e il dittatore Nazarbayev...

Kazakistan, “Prodi riceve uno stipendio milionario dal dittatore Nazarbayev”

Lo Spiegel International punta i riflettori sui rapporti tra i due, rivelando che l'ex premier è membro dell'Intenarnational Advisory Board del leader kazako. Risale invece al 23 maggio l'ultima visita dell'ex leader dell'Ulivo nel Paese, dove dal 2011 è tornato tre volte l'anno


Silvio Berlusconi non è l’unico politico italiano ad avere rapporti con Nursultan NazarbayevUn articolo pubblicato a marzo da Spiegel International punta i riflettori sul legame tra l’ex premierRomano Prodi e il dittatore kazako. “Per essere un tiranno, il signore del Kazakistan ha a sua disposizione alcuni insoliti sostenitori: gli ex cancellieri tedesco e austriaco Gerhard Schröder e Alfred Gusenbauer, gli ex primi ministri britannico e italiano Tony Blair e Romano Prodi, così come l’ex presidente polacco Aleksander Kwaniewski e l’ex ministro degli interni tedesco Otto Schily”, afferma il quotidiano, ricordando che “tutti costoro sono membri nei loro Paesi di partiti socialdemocratici”.

Gusenbauer, Kwaniewski e Prodi, prosegue lo Spiegel, “sono ufficialmente membri dell’Intenarnational Advisory Board di Nazarbayev. Si incontrano diverse volte ogni anno, nella più recente occasione due settimane fa (quindi all’inizio di marzo, ndr) nella capitale kazaka Astana, e ciascuno di loro percepisce onorari annuali che raggiungono le sette cifre”. Secondo la stampa britannica, l’ex primo ministro britannico Blair, pure lui advisor, “riceve ogni anno compensi che possono arrivare a 9 milioni di euro (11,7 milioni di dollari)”.

Schröder, per quanto lo riguarda, nega di essere membro dell’Advisory Board. Ciononostante, egli s’incontra di quando in quando faccia a faccia con l’autocrate venuto dalle steppe asiatiche ed elogia il Kazakistan come un “Paese internazionalmente riconosciuto e aperto”. Nel novembre del 2012, Schröder si congratulò col Kazakistan in quanto Paese scelto per ospitare l’Expo 2017, che egli descrisse come il “prossimo passo verso la modernizzazione”.

“Il fatto che un diplomatico tedesco si inchini davanti ai kazaki fino a tale punto è già abbastanza brutto”, dice la deputata dei Verdi Viola Von Cramon. “Ma peggio ancora, sottolinea, è il fatto che politici come Schröder, Schily, Prodi e Blair si lascino coinvolgere negli interessi di Nazarbayev. “Specialmente perché ora il suo regime sta diventando sempre più severo. Ma grazie all’influenza deilobbisti occidentali, poco di quello che succede oltrepassa i confini”.

L’ultimo incontro tra Prodi e Nazarbayev risale al 23 maggio, una settimana prima del blitz che ha portato all’espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazako. Con un discorso di dieci minuti al Palazzo dell’indipendenza di Astana, capitale del Paese, l’ex premier ha parlato dei problemi dell’Eurozona, dopo l’introduzione di Nazarbayev. E, come spiega Panorama, “dal 2011 ha fatto visita tre volte l’anno, mantenendo ottimi rapporti con il dittatore”.

Per definire gli intrecci tra i due Paesi, prosegue il settimanale, bisogna invece tornare al 1997. Il 4 maggio l’ex leader comunista, padre padrone del Paese, viene decorato con il Gran cordone, la più alta onoreficenza concessa dal Quirinale, su proposta di Prodi, allora presidente del Consiglio. Nel 2000 viene poi scoperto il giacimento di Kashagan e l’Eni entra subito nel consorzio per lo sfruttamento. Risale invece al 2009 la firma del trattato tra Italia e Kazakistan, con Berlusconi presidente. E oggi l’Italia è il terzo partner commerciale del Paese, dopo Cina e Russia.



domenica 14 aprile 2013

Senza il PCI Berlusconi si sente solo...

Da La Stampa una chiara disamina del marasma in cui il gruppo dirigente del PD ha gettato e sta gettando, insieme alla sinistra, anche il paese...


Prodi manda in tilt Pd e Pdl

Il gradimento del M5S per il Professore rende più difficile le larghe intese. Avanza l’ipotesi Finocchiaro



Com’era previsto, le pubbliche uscite di Bersani e del Cavaliere non aumentano la comprensione reciproca. Il segretario Pd ripete da Roma che il «governissimo» non si può fare, mica «perché Berlusconi fa schifo» è l’argomento poco lusinghiero, bensì in quanto non sarebbe segno sufficiente di cambiamento. Con l’altro che a Bari, davanti a una vasta folla, va giù piatto: o «governissimo» e scelta condivisa del successore di Napolitano, oppure di corsa alle urne (dove Berlusconi si attribuisce 4 punti di vantaggio). Inutile aggiungere chi sarebbe in quel caso candidato premier del centrodestra... Quando all’elezione del nuovo Presidente mancano quattro giorni, siamo dunque ancora in pieno delirio propagandistico.

Ma la vera buccia di banana, su cui può ruzzolare l’intesa Pd-Pdl, l’ha piazzato Grillo (o Casaleggio, chi può dirlo?). Nella lista M5S dei dieci potenziali candidati per il Colle, compaiono alcuni nomi che sembrano studiati apposta per mettere in crisi il Pd. Il più ragguardevole è quello di Prodi, ma c’è pure Rodotà (già presidente dei Democratici di Sinistra) e così anche il costituzionalista Zagrebelsky: riferimenti sicuri per tutti quanti respingono l’«inciucio» col centrodestra. Prodi si schermisce, addirittura a Lucca per un convegno ieri ha fatto finta di bastonare con un giornale arrotolato un amico che lo chiamava «Presidente»; né sembra probabile che domani, quando i grillini pescheranno dal mazzo la candidatura definitiva, spunti fuori proprio il Professore. Tuttavia il mondo prodiano è in fermento, e non quello soltanto. Renzi, nei giorni scorsi, aveva espresso una chiara preferenza prodiana per il Quirinale. Contro il Cavaliere che spera solo di sfuggire alla giustizia (intesa come patrie galere) si lancia Tabacci, leader di Centro democratico... Insomma, la sola presenza di Prodi nella hit parade a Cinque Stelle, per quanto contestata da molti grillini, è sufficiente a far sognare quanti vorrebbero l’ex premier sul Colle in funzione anti-berlusconiana. Con il Cav che già annuncia sfracelli, casomai dovesse farcela il suo più acerrimo rivale: «Ci toccherebbe davvero scappare tutti all’estero», grida dal palco di Bari.

Senonché, si domandano al vertice del Pd, «se poi molliamo un ceffone del genere al Cavaliere, dove prendiamo i voti per far partire il governo del cambiamento?». Vendola è convinto che qualche soluzione si troverebbe, qualora il nuovo Capo dello Stato mandasse Bersani a cercarsi i voti in Parlamento. La paura di non essere rieletti spingerebbe magari alcuni grillini a sostenere il governo di minoranza targato Pd... Però a Largo del Nazareno sono in pochi quelli che farebbero l’esperimento. Prevale la convinzione che, eleggendo Prodi, si correrebbe a rotta di collo verso nuove elezioni. «Una cosa folle», va ripetendo a tutti gli interlocutori Casini. Il quale si è ripreso una certa autonomia da Monti che, pure per effetto del distacco Udc, ha fatto sapere tramite «Corsera» di voler togliere il suo nome dal simbolo di Scelta Civica, non sentendosi egli uomo di partito ma riserva della Repubblica.

Tutti questi calcoli, ed altri ancora, fanno sì che la strategia delle larghe intese, quantomeno per la scelta del prossimo Presidente, nonostante tutto resista. O perlomeno: ieri sera non risultava fosse definitivamente crollata. Tuttavia, ecco spuntare un ulteriore possibile inciampo. Ai negoziatori berlusconiani, guidati da Verdini, è giunta dall’altra sponda una soffiata: martedì Bersani martedì sottoporrebbe a Zio Silvio (così l’ha accolto il sindaco Pd di Bari, Emiliano) non una rosa di 4-5 nomi, ma una candidatura secca: prendere o lasciare. La personalità che lascia interdetti i «berluscones» si chiama Anna Finocchiaro, già presidente dei senatori Pd. Il Cavaliere invece vorrebbe poter scegliere tra Marini, D’Alema, Violante, con una predilezione con quanti vengono dal vecchio Pci. Non lo confesserà mai, ma senza i «comunisti» si sentirebbe solo.