giovedì 22 giugno 2017

Pd, lo spettro dei ballottaggi

LA STAMPA

Italia

Pd, lo spettro

di ballottaggi

non favorevoli

al partito

Circolano sondaggi sui possibili risultati del voto di domenica non proprio incoraggianti per il Pd. La tendenza sarebbe quella manifestatasi al primo turno, più favorevole al centrodestra, che potrebbe espugnare Genova e La Spezia. Soprattutto la perdita della prima, sempre rimasta al centrosinistra anche quando la Regione aveva un’amministrazione di segno opposto, sarebbe un duro colpo per il partito di Renzi, una sconfitta simbolica come fu l’anno scorso la perdita di Torino. Inoltre, a Genova il centrosinistra è unito, diversamente dalle regionali in cui si divise lasciando spazio alla vittoria dell’attuale governatore Toti, oggi il maggior teorico, anche a costo di dissentire dall’ex-Cavaliere, dell’accordo tra la destra moderata di Forza Italia e quella sovranista-populista di Salvini e Meloni. Forse è anche per questo che Berlusconi, pur scettico sull’alleanza con Lega e Fratelli d’Italia dopo la rottura dell’anno scorso sulle candidature per il Campidoglio romano, è riapparso ieri sera a Porta a Porta», per dare il suo contributo (farà anche dei comizi nelle città in cui si vota) e eventualmente mettere un suggello all’imprevista, anche se ventilata, vittoria di domenica.

Ma la vera linea del Piave dei ballottaggi, nelle stanze del Nazareno, è stabilita a Pistoia. Se dovesse passare di mano anche una delle più solide roccaforti rosse, dove il Pci raccoglieva il 55 per cento dei voti e governava con maggioranze bulgare, il quadro delle amministrative prenderebbe un segno diverso, e la ricomposizione dell’alleanza dei vari tronconi del centrosinistra, di cui si sta discutendo in questi giorni, grazie anche all’impegno personale di Romano Prodi, diventerebbe assai più difficile di quanto già non sembri, dopo lo scontro sulla Consip al Senato tra Pd e bersaniani.

A parte la difficoltà di reggere il risultato negativo subito dopo la riconferma a leader nelle primarie, per Renzi si aprirebbe di nuovo il problema di un aggiustamento di strategia, e, forse, di un ripensamento sulla legge elettorale modello tedesco frettolosamente archiviata dopo l’assalto dei franchi tiratori alla Camera. Con il Consultellum, infatti, il Pd è praticamente costretto ad andare al voto in coalizione con le formazioni che stanno alla propria sinistra, che lo hanno scelto come avversario numero uno, tutte o in parte. Idem dicasi per il centrodestra e per l’ex-Cavaliere, che alla sola idea di sedersi a tavola con Salvini si fa venire il mal di pancia. Così che Renzi e Berlusconi, o ritrovano l’accordo, o sono condannati a fare politiche in cui non credono.

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Marcello

Sorgi