mercoledì 7 settembre 2016

Addio al totem della sincerità con gli elettori

LA STAMPA

Italia

Tutti sapevano 


Volute o no da Beppe Grillo in persona (che meno di un mese fa, non va dimenticato, aveva invano chiesto a Raggi l’uscita di scena dei suoi più stretti collaboratori Frongia e Marra, in odore di ex alemannismo), le dimissioni dell’assessora all’ambiente Muraro, indagata, come s’è appreso lunedì, per la sua precedente attività all’Ama (la municipalizzata romana dei rifiuti) e del neo-assessore al bilancio De Dominicis, che ha confessato in un’intervista che il suo nome era stato suggerito dall’avvocato Sammarco, fratello di un difensore dell’ex ministro berlusconiano Previti, non risolvono, e forse neppure mettono una pezza alla crisi dell’amministrazione stellata. Danno solo la misura della crisi di nervi in cui versa il vertice del Movimento, contestato dalla base sulla rete e accusato, a ragion veduta, di aver violato la regola numero uno dei 5 stelle: la trasparenza nei rapporti con gli iscritti e gli elettori.

Anche perché lo sapevano tutti, non solo la Raggi e il direttorio romano che l’assessora sotto indagine della procura aveva accettato egualmente di entrare in giunta, pensando che magari tutto si sarebbe risolto. Ne aveva parlato, non solo con la sindaca e i suoi collaboratori, che avevano informato il Direttorio, ma anche con la magistrata capo di gabinetto Raineri, dimissionaria, che le aveva sconsigliato di far pressioni sulla magistratura. Soprattutto, è questo l’aspetto più grave, lo sapevano Di Maio e Di Battista. E a questo punto è difficile credere che non fossero stati messi al corrente anche Grillo e Casaleggio junior. Insomma un segreto di Pulcinella.

Ma la crisi dell’amministrazione alla fine non ci sarà. Anche se una metà abbondante del Movimento 5 stelle non si fida più della Raggi perché teme che il patto leonino stretto da lei con una parte della destra romana, uscita dalla diaspora del dopo giunta Alemanno, la porterà a continuare a governare riciclando personaggi del passato e vecchi gruppi di interesse, o inserendo tecnici troppo autonomi dalla linea «rivoluzionaria» dei 5 stelle.

A dirlo così, sembra un gioco da ragazzi. Purtroppo è la realtà di quel che sta accadendo in Campidoglio. Tra l’altro, non è detto che l’uscita di scena della discussa e indagata Muraro basti a chiudere il caso. L’assessora, che conta molto sul corpaccione dell’Ama, non ha alcuna voglia di far da capro espiatorio. La Raggi potrebbe così trovarsi a fronteggiare anche il ritorno dei cumuli di rifiuti per le strade della Capitale, con cui l’amministrazione aveva dovuto fare i conti al suo esordio.

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Marcello

Sorgi


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