ebook di Fulvio Romano

giovedì 29 maggio 2014

L'esame di maturità della Boschi dalla Gruber

Candidata Boschi : carina e suadente come solo le vere violino sanno essere. Guarda l'esaminatrice Gruber con occhio chiaro e fisso , sorride appena può e recita alla perfezione la lezione
Esaminatrice Gruber: nasconde gli anni con ceroni e sapienti interventi chirurgici . Fa domande stizzite alla candidata Boschi, si vede che la odia ( perché è giovane, belloccia, violina e indisponente per la voce nasale...) alla fine, non riuscendo a ricavare dalla Zboxchi cioè che voleva la liquida e immaginiamo che il voto sarà di una sufficienza per l'impegno
Massimo Franco: è il prof di ginnastica che fa da palo all'imterrigazione. È distratto fa domande ininfluenti, guarda con timore più che rispetto la prof Gruber

Massime tra 22,5 e 27,3

Temperature osservate

CapoluogoMinima (°C)
28/05/2014
Massima (°C)
28/05/2014
Minima (°C)
29/05/2014
Massima (°C)
29/05/2014
Grafico
TORINO10,725,110,326,1vai
BIELLA13,422,712,723,2vai
VERCELLI12,025,711,926,5vai
NOVARA12,624,812,924,0vai
VERBANIA13,522,812,624,7vai
CUNEO10,323,210,822,5vai
ASTI10,622,811,223,8vai
ALESSANDRIA10,324,910,227,3vai

Piemonte, minime tra 10,3 e 12,9 gradi


Il ras dell'ambiente

LA STAMPA

Italia

Un quarto di secolo

di strapotere

del ras dell’ambiente

Ecco come il direttore controllava il dicastero

In fondo era un segreto di Pulcinella: il vero ministro dell’Ambiente è sempre stato lui, Corrado Clini. Giorgio Ruffolo, il primo titolare del dicastero, nel 1987 si portò a Roma come capo dell’ufficio studi questo giovane brillante che aveva cominciato il suo percorso politico nella sinistra cattolica, e si era laureato in Medicina del lavoro con una tesi sulla salute nelle acciaierie. Scoperto da Gianni De Michelis, era diventato amico di Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Franco Frattini e Letizia Moratti, e nel 1984 era stato eletto nell’assemblea nazionale del Psi di Craxi. Dal 1991 Clini è stato «il» direttore generale del ministero. Ministero che di fatto ha inventato, costruito nel tempo e poi materialmente diretto. Di volta in volta arrivavano nuovi ministri politici ad occupare senza interesse e competenza una poltrona ministeriale considerata di serie B. L’unica certezza, l’unico punto di riferimento era sempre e comunque lui.

Qualcuno ha parlato di «sistema Clini». Sempre che le gravissime accuse a suo carico vengano provate, è l’intero ministero dell’Ambiente a costituire il «sistema Clini». Di volta in volta socialista o (tiepidamente) berlusconiano, sostenitore del protocollo di Kyoto o suo aspro demolitore, nuclearista o sostenitore delle fonti rinnovabili, per qualcuno dei ministri (specie quelli meno competenti, come Altiero Matteoli e Stefania Prestigiacomo) Corrado Clini è stato letteralmente la salvezza. Qualcuno ha provato a spuntare i suoi artigli, come Willer Bordon nel 2000 e Alfonso Pecoraro Scanio nel 2007; alla fine loro se ne andarono e lui rimase a decidere e gestire. Un pochino meglio se la cavò Edo Ronchi dal 1996 al 1998, che riuscì almeno a limitarlo.

Clini è stato definito disinvolto (a volte spregiudicato) nei rapporti con i media, le imprese, gli ambientalisti. Che sia competente lo dicono tutti. Il suo «credo», da sempre, è che ambiente e imprese devono andare d’accordo. Una filosofia che secondo i critici lo ha portato prima a limitare drasticamente l’azione repressiva e preventiva sulle aziende inquinanti. Di certo ha sempre fatto l’ambasciatore della green economy italiana nel mondo. Il suo secondo principio è che se possibile bisogna evitare regole troppo rigide. Al Protocollo di Kyoto non ha mai creduto; nel 2000 cercò di portare l’Italia sulla linea degli Usa di Bush; nel 2008 cercò di sabotare il pacchetto Ue 20-20-20.

Ma la vera passione di Clini - e se sono vere le accuse dei magistrati, anche la causa della sua rovina - sono i rapporti internazionali. Fu proprio Bordon ad affidargliene la gestione. «Da allora - ricordò in un’intervista rilasciata appena nominato ministro di Monti - ho promosso e curato personalmente circa 600 progetti di cooperazione ambientale in 48 Paesi». Un’attività davvero frenetica, che però a ben vedere ha due stelle polari: la Cina e gli Usa. Del governo cinese Clini è stato consulente per lo sviluppo sostenibile, e in tutte le occasioni pubbliche non si è mai stancato di esaltare l’impegno titanico di quel Paese per modificare le sue politiche industriali. Di quello statunitense è stato sempre fedele amico, come ricordò in un’intervista l’ex-ambasciatore americano Mel Sembler. Del resto fu proprio Sembler uno dei firmatari dell’accordo per il recupero delle paludi in Mesopotamia finito nel mirino dei magistrati.

Paradossalmente, non appena nominato ministro dell’Ambiente da Mario Monti - fautore di una linea forzatamente europeista e filotedesca - Clini dovette aggiustare la sua linea, e riscoprire una «grande sintonia» con le strategie europee su clima energia e ambiente, che in realtà giudica dilettantistiche e autolesioniste. Ma anche se riuscirà a dimostrare che il conto svizzero «Pesce» non è suo, ormai per Corrado Clini la corsa è finita. La stella del «vero» ministro dell’Ambiente dell’Italia è ormai tramontata.

roberto giovannini


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Bene pubblico

LA STAMPA

Prima Pagina

Bene pubblico

L’immagine del ministro Boschi formato madonna, con in grembo la bimbetta congolese che le arrotola i capelli biondi in una treccia, è già entrata di diritto nella galleria dell’era renziana. Il premier è riuscito a sdoganare quasi tutti i bambini adottati dalle famiglie italiane, trattenuti da tempo nei luoghi di nascita, e ha mandato a prenderli l’icona del suo governo e il fotografo di palazzo Chigi. Subito si sono sollevati centinaia di indici a deprecare la spettacolarizzazione del lieto evento, il suo utilizzo a scopi politici. Resiste, persino in un Paese sguaiato come il nostro, un certo fastidio per l’ostentazione del bene. Il male può essere mostrato in ogni sfumatura morbosa, con l’ottima scusa di denunciarlo. Invece il bene è circondato da una bolla di pudore e chiunque osi spezzarla viene lapidato dai ghigni del cinismo. Ma a furia di rimuovere il bene, molti di noi hanno finito per credere che non esista.

D’Alema si vantò di avere rinunciato a una foto irresistibile, quando da premier riportò in Italia due bambine rapite dal padre libico e anziché esibirle come un trofeo le nascose dentro una macchina dai vetri oscurati. Vezzi o valori di un’altra generazione, di un’altra sinistra. Quella di Renzi non si vergogna di sventolare i suoi successi. Forse è anche per questo che vince.

Massimo Gramellini


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mercoledì 28 maggio 2014

ISTAT: abbiamo fatto i compiti più degli altri UE, ma non siamo stati premiati... Anzi!

Da Huffington Post


Istat Rapporto Annuale 2014, l'austerity ci è costata 78 miliardi. Italia prima della classe negli anni della crisi

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Altro che Italia alunno dispettoso d’Europa. Negli anni della crisi siamo stati i più bravi, abbiamo fatto gli sforzi maggiori, partendo da condizioni di finanza pubblica più difficili di tutti. Eppure questi sacrifici, penalizzando la crescita, ci hanno aiutato molto meno di quanto avrebbero dovuto. Anzi, ci sono costati molto cari. È questo il quadro tracciato in una lunga analisi condotta dall’Istat nel suo Rapporto Annuale 2014 sulla situazione del Paese, che riserva una sezione all’evoluzione dei conti pubblici europei negli anni della crisi.

“Il nostro – spiega l’Istituto di Statistica – è stato l’unico Paese della Uem (Unione Economica e Monetaria ndr) a non avere attuato politiche espansive , presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di pil”. Eccolo, il conto dell’austerity: 78 miliardi di euro prosciugati dal portafoglio Italia tra il 2008 e il 2012. Mentre, nello stesso periodo, le diverse ricette adottate dagli altri Paesi producevano effetti diametralmente opposti: 6 punti di Pil in Germania, 163 miliardi. 14 in Francia, circa 273 miliardi. E se si guarda al conto fatto dall'Istat delle manovra finanziarie degli ultimi tre anni il quadro è ancora più difficile. La dimensione complessiva degli interventi è stato di circa 180 miliardi ( -15 miliardi per il 2011, a -75 miliardi per il 2012 e a -92 miliardi per il 2013),

cumulo

Sforzi non inutili, certo. Ma che hanno finito per azzoppare la nostra già non rigogliosa economia, innescando un perverso circolo vizioso. In altre parole siamo riusciti, con fatica, a migliorare la situazione dei conti pubblici ma l’assenza di crescita ha finito per neutralizzare in parte i nostri sacrifici. “È da sottolineare la posizione virtuosa dell’Italia – rileva l’Istat -, che tra i Paesi ad elevati debito iniziale è stato l’unico che ha conseguito un consistente avanzo primario. Francia e Germania, entrambe con un rapporto debito/Pil iniziale di poco superiore al 60 per cento, hanno adottato politiche fiscali divergenti, con un disavanzo prossimo del 3 per cento la prima e un avanzo primario superiore all’1 per cento la prima”.

debito

Abbiamo fatto i compiti a casa più degli altri. Eppure, il risultato finale non ci ha premiato. Lo spiega lo stesso Istituto. “Anche dal confronto del saldo primario medio e tasso di crescita cumulato del Pil reale emerge solo in parte una relazione positiva che corrisponderebbe a caratteristiche di anticiclicità della poltica di bilancio(..). L’Italia si distingue come il Paese che, date le caratteristiche del ciclo, ha attuato il maggiore sforzo di consolidamento fiscale: un avanzo primario medio pari a circa 1,3 punti percentuali di Pil, a fronte di una recessione economica tra le più profonde d’Europa”. In estrema sintesi, abbiamo fatto tra i più pesanti sacrifici in Europa. Il risultato? Siamo tra i Paesi che sono cresciuti di meno.

saldo pil

I nostri sforzi, come detto, non sono stati vani. Senza l’azione energica condotta dai governi in questi anni il debito sarebbe probabilmente cresciuto ancora di più. Ancora un altro primato. Tra il 2007 e il 2012 l’Italia è stato l’unico Paese insieme all Finlandia in cui le politiche dei governi hanno contribuito ad una sensibile riduzione dell’indebitamento. Pari a 9,5 punti percentuali per il nostro Paese e 6 per la Finlandia. “L’Italia – spiega l’Istat – è stato l’unico Paese i cui, in un contesto di recessione economica la crescita del debiti pubblico è rimasta al di sotto della crescita del flusso degli interessi passivi. Ciò è avvenuto per effetto di significative manovre restrittive di bilancio”. Ma, prosegue ancora l’Istituto, “la bassa crescita ha però in parte vanificato lo sforzo delle politiche di contenimento della crescita del rapporto debito/Pil”.

pil

E anche il mantra dei “conti a posto” per assicurarsi la fiducia dei mercati sembra in parte smentito dall’Istituto di statistica. “Ai fini della valutazione della sostenibilità fiscale di lungo periodo, la dinamica del rapporto debito/Pil, pur importante come indicatore di vulnerabilità, non rappresenta l’unico fattore significativo. Infatti, a parità di livello e dinamica di tale rapporto, altri fattori possono influire sulla capacità dei governi di onorare il pagamento degli interessi e rimborsare il debito nel futuro (o sulla percezione di tale capacità da parte dei mercati finanziari)”. Il principale elemento di rischio per la sostenibilità del debito pubblico – evidenza l’Istituto nella propria sintesi – risulta attualmente essere la bassa dinamica del Pil e il differenziale tra tassi di interesse e tasso di crescita reale dell’economia. Ne consegue l’opportunità di attuare politiche adeguate per favorire la crescita economica e di lungo periodo. Parole – quelle dell’Istat - che sembrano lasciare alle spalle gli anni duri dell’austerity e che si sovrappongono con straordinaria armonia con la ricetta invocata dal ministro Padoan già ai tempi del suo incarico all’Ocse. Peraltro, neanche sei mesi fa, a un passo da guidare proprio l’Istituto di statistica. Questa volta, solo una coincidenza.

Forti temporali tra Torinese, Biellese, Novarese . Massime tra 21,1 e 25,4

Temperature osservate

CapoluogoMinima (°C)
27/05/2014
Massima (°C)
27/05/2014
Minima (°C)
28/05/2014
Massima (°C)
28/05/2014
Grafico
TORINO11,424,611,124,9vai
BIELLA12,022,113,822,3vai
VERCELLI12,924,512,225,4vai
NOVARA13,623,012,724,5vai
VERBANIA13,023,413,622,5vai
CUNEO10,221,610,321,1vai
ASTI12,122,510,722,6vai
ALESSANDRIA10,823,610,424,6vai

Minime tra. 10,3 e. 13,8 gradi

Temperature osservate

CapoluogoMinima (°C)
27/05/2014
Massima (°C)
27/05/2014
Minima (°C)
28/05/2014
Massima (°C)
28/05/2014
Grafico
TORINO11,424,611,1-vai
BIELLA12,022,113,8-vai
VERCELLI12,924,512,2-vai
NOVARA13,623,012,7-vai
VERBANIA13,023,413,6-vai
CUNEO10,221,610,3-vai
ASTI12,122,510,7-vai
ALESSANDRIA10,823,610,4-vai