ebook di Fulvio Romano

domenica 22 luglio 2012

Oggi il giorno più fresco dal 14 giugno...

A Cuneo minima di 15,1 e massima di 23,2 (dati della capannina storica). La media più bassa (19,15) dell'intero mese, anzi la più fresca dal 14 giugno... Così, anche la massima e la minima sono le più basse da quella data di giugno. Intanto, osrvando la foro di EuMeteoSat vediamo come l'alta si sia ormai ben diffusa sulla Francia ( dove ieri c'era una giornata magnifica) e promette di estendersi senza troppi indugi anche su di noi. Avremo ancora qualche disturbo, soprattutto montano e collinare, ma poi - da giovedì ed anche prima- sole forte in cieli limpidi!
Nella nostra foto: cieli Cuneesi che paiono cieli atlantici (ore 16.30)

Ancora instabilità, l'estate piena torna da giovedì.

Dopo i venti che ieri hanno anche rovesciato molti pannelli fotovoltaici che deturpano i nostri campi e la grandine che ha fatto qua e là strage di mais, è un timido sole che pian pianino si fa strada sul Basso Piemonte. Migliore la situazione in Riviera, dove il sole prevale decisamente e promette un mezzogiorno più che estivo. Domani migliora nettamente sulla Granda, salvo le solite nuvole sui monti. Mercoledì ancora qualche disturbo montano, mentre giovedì rimonta l'anticiclone e riprende quota l'estate.
(webcam: Cuneo e Autostrada a Imperia,alle ore 10)

I 600 anni della Pulzella d' Orléans

Orléans, 20 luglio 2012. Giovanna d'Arco: audace, temeraria, coraggiosa, generosa...

Ecco il forte calo delle t. minime. I precedenti.

Si prevedono per lunedì e giorni seguenti temperature minime 10/14 gradi in pianura e bassa collina; 9/13 gradi tra 500 e 1000 metri; 7/12 tra 1000 e 1500 metri. La causa è l'aria fredda in discesa da Nord, ma non è un fatto così raro a luglio ( e attorno al 20 del mese). Fenomeno analogo avvenne nel luglio 2011, quando a Cuneo si ebbero per dieci giorni a fine mese valori minimi tra gli 11,9 C e i 15 C. Da cui danni all'orticoltura e alla frutticoltura. Ma in precedenza vi è stato anche di peggio. Ad esempio, il 19 luglio del 1981 la colonnina scese a Cuneo fino a 6,2 C! Questi giorni tra il 20 e il 23 furono veramente freddi, oltre che nell''81, anche nel 1966 e nel 1977.

sabato 21 luglio 2012

Ecco la tempesta Circe, sabato, sul Piemonte...

Val di Susa, sabato, ore 18,30. La tempesta addensa nubi a torre sul Piemonte...

Orleans, venerdì 20 luglio. Giovanna D'Arco aspetta il Tour de France.

La burrasca settentrionale inizia a sgombrare dal Piemonte.

Dopo i rovesci che hanno bagnato alcune zone della Granda (con tempesta nelle campagne di Salmour e altre zone) la burrasca comincia ad allontanarsi da Granda e Piemonte per visitare il Centro Sud. Lascia domattina un cielo sereno e temperature minime più fresche di un quattro-cinque gradi.

venerdì 20 luglio 2012

Nuvole inoffensive un po' meno caldo

Poche nuvole sul Cuneese, ancora sole e caldo nel Ponente (con 32 gradi), le nuvole al momento vanno più a Nord.

La bella estate sulla nostra balza collinare.

Soltanto da pochi giorni abbiamo ritrovato, sulla balza di collina che ci è cara, l'estate nostra. Che non è quella degli ultimi -a tratti asfissianti - vent'anni che hanno esasperato i calori facendoli sembrare più da deserto libico piuttosto che da retroterra mediterraneo. Né tantomeno è quella di quegli anni in cui l'estate veniva sostituita da un pot-pourri di afe umide e cieli di ardesia che parevano pesare sulla testa come una lastra cimiteriale. Insomma, l' estate che abbiamo ritrovato non è né quella africana del ventennio del Riscaldamento globale, né quella umertosa, padana, fatta di suggestioni letterarie, magari belle, ma che che non ci appartenevano. No, l'estate di questi giorni -perché è di questa che stiamo parlando- è la nostra estate alpino-mediterranea, quella che metteva insieme, in un unico sogno visionario, la prateria bianca di asfodelo del Valasco, dove tornavamo dopo i Laghi di Valscura, con le rocce rosse dei Balzi Rossi da cui ci rinfrescavamo dopo il serpentone della val Roya. Ce lo dice l'orto asciutto ma che pare contento di aver ritrovato secchezze antiche, ce lo dice la buddleia, di nuovo ricoperta e circondata dalle farfalle, ce lo dicono soprattutto i ramassìn sopravvissuti alla grandinata di quel lunedì e che sono radi, ma belli e grossi. È un'estate che ci viene finalmente regalata dal ritorno dell'Anticiclone delle Azzorre che, dopo aver a lungo latitato, è arrivato sfruttando la scia di un' ultima perturbazione bretone che è scivolata sull'Alto Piemonte. E il dominio rinnovato dell'alta pressione della bella estate è destinato a durare ancora un bel po', visto che anche la prima parte della prossima settima almeno sarà sotto il suo grazioso ombrello protettivo. Tranne nel fine settimana, in cui - a partire da giovedì- un'infiltrazione atlantica settentrionale riuscirà a complicare un po' il tempo, ma soprattutto nelle province settentrionali, con la Granda che appare più al riparo. Era un momento delicato, quello attorno a santa Maddalena, per le campagne medioevali. Il timore era per le piogge intense e prolungate che guastassero i lavori delle mietiture. Si sprecano così i degti popolari che esorcizzano con le loro rime le poggie devastanti, temute soprattutto nel giorno della Maddalena. Non sarà così, per fortuna. Infatti aI momento la maggior esposizione a questo maltempo sembra essere tra venerdì e sabato, ma soprattutto sulle Alpi. Da domenica e lunedì riprende il dominio azzorriano e la bella estate alpino-mediterranea potrà continuare.
da Provincia Granda del 19 luglio 2012
nella foto: l'albero delle farfalle...

Bel sole sulla Granda e Cuneo

Gaignebet, l' interprete dei miti (da La Stampa del 10 febbraio 2012).

Morto Gaignebet era l'interprete dei miti
Nel 1993, quando i Tendaschi progettarono di portare nel loro Musée des Merveilles nuovo di zecca il masso del Capo Tribu', con la piu' famosa delle incisioni rupestri del Monte Bego, Claude Gaignebet (morto a Parigi domenica scorsa) si incateno' alla pietra cercando di impedire il gesto «sacrilego». Il Capo Tribu', come spiego' poi in una conferenza del 1994 a Cuneo, era da leggersi secondo una cosmologia remota, di una religione e di miti arcani, dimenticati ma tuttavia ancora operanti nei nostri rituali. Claude Gaignebet era nato nel 1938 a Damasco in Siria, fu docente alla Sorbona e poi, dal 1985 al 2002 all'ateneo di Sophia-Antipolis a Nizza. In Piemonte fu a piu' riprese, ospite «importante» anche a feste folkloriche, intorno alla meta' degli Anni '70. In Val Maira fu piu' volte invitato da Piercarlo Grimaldi (oggi Rettore dell'Universita' del Gusto di Pollenzo), e partecipo' cosi' al recupero di uno dei piu' importanti carnevali alpini, quello del Villar, sopra Acceglio. Personaggio estroso, di una cultura etnologica, artistica e filosofica unica, era il piu' importante conoscitore ed interprete di miti indoeuropei. La sua tesi di dottorato, dedicata a Rabelais, a Gargantua e Pantagruel e pubblicata in due volumi («A plus haut sens», 1986) e' non solo una generosissima e straordinaria analisi dell'opera dello scrittore francese del XVI secolo, ma soprattutto un'inesauribile risorsa per chiunque si occupi del legame tra miti, religioni originarie, simboli figurativi, letteratura e tradizioni popolari. La sua creativita' (fino all'ultimo inesausta: numerosi gli incontri con il pubblico e i convegni a tema mitologico) era gia' emersa nel 1974 con un libretto («Le Carnaval», scritto con Marie-Claude Florentin), trascrizione di una serie di lezioni radiofoniche, che e' una pietra miliare per i ricercatori del folklore e dei carnevali tradizionali. Alla tesi di fondo di «Le Carnaval», secondo cui le feste che iniziano con la Candelora sono il reperto mitico di una religione antica, si rifanno oggi le rivisitazioni dei riti delle comunita' alpine (dalla Bai'o di Sampeyre all'Orso di Segale di Valdieri) organizzate dalle comunita' locali alla ricerca delle proprie piu' antiche radici. Un'altra opera di grande peso di Gaignebet (pubblicata nel 1986 da Fabbri, introvabile) e' l'«Arte profana e religione popolare nel Medio Evo» scritta con Jean-Dominique Lajoux, teorico a sua volta dell'originario culto dell'Orso e relatore in convegni piemontesi dedicati al tema. E' un'opera che e' a sua volta uno degli strumenti piu' documentati e convincenti per capire la tesi di Gaignebet di una cultura popolare che ha attraversato, dai pitagorici al Cristianesimo, le civilta' umane. Una cultura fondata sul calendario contadino, che si offre finalmente a una conoscenza che finora ci era negata. Gaignebet fu antropologo, etnologo, ultimo studioso dei miti indoeuropei; univa cultura profonda e interdisciplinare, capacita' di stupire, creativita', ricerca continua e liberta' dai partiti di ogni tipo. Un genere di intellettuale di cui in Italia si sente, specie oggi, tutta la necessita'.
Fulvio Romano