domenica 8 luglio 2012
LA GIAVELO E IL COUCOU
Era dopo san Giovanni che cominciavano le mietiture. Poche ancora a giugno, il resto a luglio: "En jun quaucùn, en juliet a plen pougnet". E infatti un detto che ritroviamo un po' dappertutto raccomandava: "A san-Jan lou voulame en man". Lou voulame o lou voulam, altro strumento archeo ormai sotto naftalina nei musei contadini, era il falcetto, quello che si usava per tagliare una "punhà" d'erba ma soprattutto di grano, o segale. Veniva formata così la "javelo", la javelle, la mannella, e cioè quel poco di fascina di grano che poteva stare in una mano e che veniva tagliata con lou voulam, legata quindi con un "liam" di paglia e lasciata sul campo ad essiccare prima di comporre il covone, la "gerbo", o la "capàla", come si faceva in Langa mettendo insieme le "giavele" tagliate con il "munsueròt". E la "javelo" era protagonista o comprimario, a seconda dei casi, di molti detti. Un simbolo temporale, un'immagine salda nell'immaginario calendariale, così come richiedeva d'altronde un paletto come il "san Giôan" che da solo valeva "tuti i Sant". La "javelo" la ritroviamo già all'origine delle origini del calendario, quando si avvertiva che una chiara notte di Natale avrebbe poi portato una "claire javelle", e cioè ad una mietitura rada, forse per la stagione troppo anticipata che il plenilunio natalizio provocherebbe. Oppure, al contrario, visto che la javelo-javelle indicava anche le piccole fascine di sarmenti delle viti potate, poteva invece -il plenilunio nella notte santa- predire una scarsa vendemmia... Altra convinzione radicata era che la pioggia sulla "Chandelo" (e cioè sulla Candelora) avrebbe poi bagnato anche la "javelo", nonostante la distanza temporale tra i due eventi. Ma anche qui c'è un'altra versione che conferma comunque questa centralità estiva della "javelo" : "Sa piòou 's la Chapelo, piòou 's la javelo". Dove la "Chapelo" indicava il baldacchino utilizzato dal prete nella processione paesana del Corpus Domini. Paesaggio ormai ignoto, quello delle giavele posate sul campo in attesa di diventare covoni. Anche se, in quello che era un tempo il loro momento, ancora oggi ascoltiamo gli ultimi ritmati canti del cuculo, ormai in partenza dalle nostre valli e colline. E infatti: "A la proumiero javello, lou coucou quito la terro".nella foto di Maria Ferrero:20 luglio 2011. sulla collina di Montechiaro (Bastia) si ripete l'antico rito della "giavela
sabato 23 giugno 2012
Nove anni di Alberghiero ancora da festeggiare......
Caro Direttore,
Accogliendo le molte sollecitazioni a testimoniare la vita dell'Alberghiero durante il periodo della mia presidenza (dal 2000 al 2009) ti chiedo un po' di spazio per ricordare quei nove anni e per proporre, al di là delle celebrazioni dei 40 anni della scuola (che hanno cancellato quei 9 anni, riducendo la storia della scuola ai suoi primi 27) un dibattito sul suo futuro.
Era l'inizio del nuovo millennio e bisognava fare i conti con la nuova ristorazione: dalla riscoperta del territorio, fatto uscire dalla comoda e generica etichetta di "tipicità", alla valorizzazione del prodotto-ingrediente genuino, locale, ricco di storia e di cultura, e dei sapori autentici, non appesantiti da orpelli e tantomeno contraffatti da componenti artificiali o quant'altro. Non dovevamo inventare molto, perché erano già chiari i profili del "nuovo" cuoco, del "nuovo" cameriere, della "nuova" accoglienza. Nella scuola: giovani ex-allievi si erano ben formati sul campo, al di là della autoreferenziale esperienza scolastica. Fuori: il decennale impegno internazionale di Slow Food nel far acquisire dignità culturale alle tematiche legate al cibo ed alla alimentazione.
Cibo e cultura, anzi di più, "cibo è cultura": questa la filosofia che diede sapore a quei nove anni, grazie all'entusiasmo dei miei collaboratori di Mondovì, Dronero (e, poi, Barge), degli amministrativi, dei "bidelli", dei tecnici, degli Itp e dei docenti delle materie cosiddette "culturali" che, forse per la prima volta, diventavano protagonisti di un integrato processo formativo insieme agli insegnanti tecnico-pratici. Mi sembrò allora che avessimo tolto finalmente il girello ad un bambino ormai cresciuto e pronto a sgambettare liberamente, fuori da ambasce e costrizioni. Gli alunni delle due -e poi tre- sedi (non dimentichiamo l'importanza delle "scuole associate" di Dronero e di Barge nel dare spazio provinciale e respiro alla nostra proposta formativa) iniziarono a crescere, superando in pochi anni la soglia dei mille iscritti. Alunni maturi nel rapporto con la scuola e le prime esperienze di lavoro, che reagirono con entusiasmo alle nuove proposte, sovente decise insieme a loro, di partecipazione alla vita scolastica quotidiana ma anche alle numerose attività esterne, agli stages, alle esperienze estive - sempre seguite dalla scuola.
I collegi docenti divennero il luogo di discussione, confronto, elaborazione faticosa a volte, ma democratica, della linea culturale della scuola, della assegnazione degli incarichi, della definizione del fondo incentivante. Le attività esterne (buffet, pranzi, banchetti, eventi culturali ed istituzionali a livello provinciale, regionale e nazionale), regolate da nuove procedure amministrative che ne garantissero la correttezza, recavano alla scuola contributi economici aggiuntivi, di supporto al bilancio. Basti citare la partecipazione professionale ai "Peccati di gola", al Salone e al Teatro del Gusto di Slow Food, a "Cheese" di Bra, i premi vinti dai ragazzi nelle gare nazionali e regionali e l'organizzazione della Gara nazionale degli Alberghieri, il supporto al regionale "Piemonte sul Reno", il progetto di scuola alberghiera a Capo Verde, i Convegni a Mondovì e Dronero (" 'L bìn del corp, 'l bìn 'd l'anima", "Il risveglio dell'Orso occitano"), le pubblicazioni di Mondovì e Dronero ("La cucina storica", "La cucina delle erbe"), le conferenze con esperti (Piercarlo Grimaldi, Giovanni Rebora, Renato Dominici, Giulio C. Giacobbe, Margherita Oggero, Piero Sardo, Ettore Fili, ecc.), le cene sulla cucina del territorio, sulla birra di Teo Musso, sul Bue grasso, ecc., ecc.
Centrare la questione cibo-cultura significava intessere nuovi rapporti con le scuole medie della provincia, bacino naturale dell'Alberghiero. Iniziative come quella del "Cibo della festa", che impegnò la scuola dal 2006 al 2009, diedero la possibilità di coinvolgere in ricerche sul cibo del territorio alunni delle medie e, ai nostri alunni, di conoscere realtà folkloriche, storiche ed enogastronomiche di nicchia o dimenticate. Il rapporto stabile iniziato con Slow Food (laboratori, stages, esperti), sia locale che nazionale, costituì il primo esempio di collaborazione tra un Alberghiero e l'associazione braidese. La continua collaborazione con il Cfp Cebano Monregalese per la "Terza Area" (unica possibilità normativa di fornire una formazione di laboratorio agli alunni delle classi terminali) e la nascita nel 2004 dell'Università di Pollenzo (con cui la scuola strinse rapporti fin da subito) furono poi il supporto indispensabile per avanzare la candidatura di Mondovì a guidare il Polo formativo regionale nel settore alberghiero, con una formidabile sinergia di Enti che dovette purtroppo cedere il passo soltanto ad equilibri "politici" superiori, del tutto estranei alla realtà scolastica ed alla sua valenza formativa.
Cultura e cibo, progettualità, ma anche rapporti nuovi con gli Enti locali e istituzioni del territorio. Senza l'intervento della Provincia, dei Comuni (Mondovì, Dronero e, poi, Barge) degli Enti di credito e della Fondazione della Crc in particolare, della Camera di Commercio, dell'Ascom e delle Comunità montane, non avremmo potuto rinnovare i locali ormai vetusti (rinnovo della Sala Belvedere, creazione del Teatro dei Sapori e della annessa Sala ristorante, progetto della nuova Sala Archi, creazione del Laboratorio di pasticceria e gelateria... A Dronero: creazione della nuova ala della scuola con cinque aule una cucina, una sala nuova, laboratorio di pasticceria ). Così come non avremmo potuto adeguare le strutture fisiche della scuola alle norme di sicurezza stabilite dalla 626 prima e dal Testo unico poi ( adeguamento norme antincendio a Mondovì e Dronero) ed aprirci alle nuove tecnologie (laboratori di informatica, richiesta pannelli solari etc.).
La prova evidente di queste sinergie fu la creazione della nuova sede di Barge, in cui credetti fin dall'inizio. La collaborazione tra Provincia, Comune di Barge, Enti bancari e la tenacia dei docenti responsabili, portò in pochi anni alla costruzione del nuovo edificio ed in pochi giorni alla formazione delle prime classi dell'istituto che poteva rispondere (come infatti sta facendo) alle richieste formative di una zona della provincia ricca di tradizioni, di esperienze e di prodotti originali.
Il tema scuola di Barge può introdurre una considerazione finale di questo intervento con cui, uscendo malvolentieri da un silenzio durato tre anni, ho cercato di colmare le lacune più macroscopiche delle celebrazioni del quarantennale. Infatti c'era allora un'idea guida cui ispirarsi nei momenti di dubbio. Ed era quella, largamente condivisa, dell'unità dell'Istituto Alberghiero. La convinzione cioè che l'unione di Mondovì con Dronero e poi con Barge, poteva costituire un valore aggiunto, un motore in più ad una proposta formativa e culturale che ormai ha e avrà a che fare con bacini interregionali o addirittura internazionali e assai poco "paesani". Il caso e la volontà avevano voluto che nascesse in modo naturale un vero e proprio "polo", al di là delle alchimie partitiche o burocratiche. Un polo, tra l'altro, straordinario collettore di investimenti culturali ed economici, di destini professionali e personali. Per questo sarebbe stato un errore spezzarlo, infrangerlo. Chi ha partecipato a questa avventura sa quanti localismi, quanti pregiudizi, quanti ostacoli abbiamo dovuto superare per mantenere questa unità. Dal prossimo anno scolastico purtroppo questa unità sarà rotta e sarà il futuro a dirci se sarà un bene o piuttosto un male. Di certo Mondovì ha perso qualcosa e non credo che Dronero ci abbia guadagnato.
Il preside dell'Alberghiero dal 2000 al 2009
prof. Fulvio Romano.
Accogliendo le molte sollecitazioni a testimoniare la vita dell'Alberghiero durante il periodo della mia presidenza (dal 2000 al 2009) ti chiedo un po' di spazio per ricordare quei nove anni e per proporre, al di là delle celebrazioni dei 40 anni della scuola (che hanno cancellato quei 9 anni, riducendo la storia della scuola ai suoi primi 27) un dibattito sul suo futuro.
Era l'inizio del nuovo millennio e bisognava fare i conti con la nuova ristorazione: dalla riscoperta del territorio, fatto uscire dalla comoda e generica etichetta di "tipicità", alla valorizzazione del prodotto-ingrediente genuino, locale, ricco di storia e di cultura, e dei sapori autentici, non appesantiti da orpelli e tantomeno contraffatti da componenti artificiali o quant'altro. Non dovevamo inventare molto, perché erano già chiari i profili del "nuovo" cuoco, del "nuovo" cameriere, della "nuova" accoglienza. Nella scuola: giovani ex-allievi si erano ben formati sul campo, al di là della autoreferenziale esperienza scolastica. Fuori: il decennale impegno internazionale di Slow Food nel far acquisire dignità culturale alle tematiche legate al cibo ed alla alimentazione.
Cibo e cultura, anzi di più, "cibo è cultura": questa la filosofia che diede sapore a quei nove anni, grazie all'entusiasmo dei miei collaboratori di Mondovì, Dronero (e, poi, Barge), degli amministrativi, dei "bidelli", dei tecnici, degli Itp e dei docenti delle materie cosiddette "culturali" che, forse per la prima volta, diventavano protagonisti di un integrato processo formativo insieme agli insegnanti tecnico-pratici. Mi sembrò allora che avessimo tolto finalmente il girello ad un bambino ormai cresciuto e pronto a sgambettare liberamente, fuori da ambasce e costrizioni. Gli alunni delle due -e poi tre- sedi (non dimentichiamo l'importanza delle "scuole associate" di Dronero e di Barge nel dare spazio provinciale e respiro alla nostra proposta formativa) iniziarono a crescere, superando in pochi anni la soglia dei mille iscritti. Alunni maturi nel rapporto con la scuola e le prime esperienze di lavoro, che reagirono con entusiasmo alle nuove proposte, sovente decise insieme a loro, di partecipazione alla vita scolastica quotidiana ma anche alle numerose attività esterne, agli stages, alle esperienze estive - sempre seguite dalla scuola.
I collegi docenti divennero il luogo di discussione, confronto, elaborazione faticosa a volte, ma democratica, della linea culturale della scuola, della assegnazione degli incarichi, della definizione del fondo incentivante. Le attività esterne (buffet, pranzi, banchetti, eventi culturali ed istituzionali a livello provinciale, regionale e nazionale), regolate da nuove procedure amministrative che ne garantissero la correttezza, recavano alla scuola contributi economici aggiuntivi, di supporto al bilancio. Basti citare la partecipazione professionale ai "Peccati di gola", al Salone e al Teatro del Gusto di Slow Food, a "Cheese" di Bra, i premi vinti dai ragazzi nelle gare nazionali e regionali e l'organizzazione della Gara nazionale degli Alberghieri, il supporto al regionale "Piemonte sul Reno", il progetto di scuola alberghiera a Capo Verde, i Convegni a Mondovì e Dronero (" 'L bìn del corp, 'l bìn 'd l'anima", "Il risveglio dell'Orso occitano"), le pubblicazioni di Mondovì e Dronero ("La cucina storica", "La cucina delle erbe"), le conferenze con esperti (Piercarlo Grimaldi, Giovanni Rebora, Renato Dominici, Giulio C. Giacobbe, Margherita Oggero, Piero Sardo, Ettore Fili, ecc.), le cene sulla cucina del territorio, sulla birra di Teo Musso, sul Bue grasso, ecc., ecc.
Centrare la questione cibo-cultura significava intessere nuovi rapporti con le scuole medie della provincia, bacino naturale dell'Alberghiero. Iniziative come quella del "Cibo della festa", che impegnò la scuola dal 2006 al 2009, diedero la possibilità di coinvolgere in ricerche sul cibo del territorio alunni delle medie e, ai nostri alunni, di conoscere realtà folkloriche, storiche ed enogastronomiche di nicchia o dimenticate. Il rapporto stabile iniziato con Slow Food (laboratori, stages, esperti), sia locale che nazionale, costituì il primo esempio di collaborazione tra un Alberghiero e l'associazione braidese. La continua collaborazione con il Cfp Cebano Monregalese per la "Terza Area" (unica possibilità normativa di fornire una formazione di laboratorio agli alunni delle classi terminali) e la nascita nel 2004 dell'Università di Pollenzo (con cui la scuola strinse rapporti fin da subito) furono poi il supporto indispensabile per avanzare la candidatura di Mondovì a guidare il Polo formativo regionale nel settore alberghiero, con una formidabile sinergia di Enti che dovette purtroppo cedere il passo soltanto ad equilibri "politici" superiori, del tutto estranei alla realtà scolastica ed alla sua valenza formativa.
Cultura e cibo, progettualità, ma anche rapporti nuovi con gli Enti locali e istituzioni del territorio. Senza l'intervento della Provincia, dei Comuni (Mondovì, Dronero e, poi, Barge) degli Enti di credito e della Fondazione della Crc in particolare, della Camera di Commercio, dell'Ascom e delle Comunità montane, non avremmo potuto rinnovare i locali ormai vetusti (rinnovo della Sala Belvedere, creazione del Teatro dei Sapori e della annessa Sala ristorante, progetto della nuova Sala Archi, creazione del Laboratorio di pasticceria e gelateria... A Dronero: creazione della nuova ala della scuola con cinque aule una cucina, una sala nuova, laboratorio di pasticceria ). Così come non avremmo potuto adeguare le strutture fisiche della scuola alle norme di sicurezza stabilite dalla 626 prima e dal Testo unico poi ( adeguamento norme antincendio a Mondovì e Dronero) ed aprirci alle nuove tecnologie (laboratori di informatica, richiesta pannelli solari etc.).
La prova evidente di queste sinergie fu la creazione della nuova sede di Barge, in cui credetti fin dall'inizio. La collaborazione tra Provincia, Comune di Barge, Enti bancari e la tenacia dei docenti responsabili, portò in pochi anni alla costruzione del nuovo edificio ed in pochi giorni alla formazione delle prime classi dell'istituto che poteva rispondere (come infatti sta facendo) alle richieste formative di una zona della provincia ricca di tradizioni, di esperienze e di prodotti originali.
Il tema scuola di Barge può introdurre una considerazione finale di questo intervento con cui, uscendo malvolentieri da un silenzio durato tre anni, ho cercato di colmare le lacune più macroscopiche delle celebrazioni del quarantennale. Infatti c'era allora un'idea guida cui ispirarsi nei momenti di dubbio. Ed era quella, largamente condivisa, dell'unità dell'Istituto Alberghiero. La convinzione cioè che l'unione di Mondovì con Dronero e poi con Barge, poteva costituire un valore aggiunto, un motore in più ad una proposta formativa e culturale che ormai ha e avrà a che fare con bacini interregionali o addirittura internazionali e assai poco "paesani". Il caso e la volontà avevano voluto che nascesse in modo naturale un vero e proprio "polo", al di là delle alchimie partitiche o burocratiche. Un polo, tra l'altro, straordinario collettore di investimenti culturali ed economici, di destini professionali e personali. Per questo sarebbe stato un errore spezzarlo, infrangerlo. Chi ha partecipato a questa avventura sa quanti localismi, quanti pregiudizi, quanti ostacoli abbiamo dovuto superare per mantenere questa unità. Dal prossimo anno scolastico purtroppo questa unità sarà rotta e sarà il futuro a dirci se sarà un bene o piuttosto un male. Di certo Mondovì ha perso qualcosa e non credo che Dronero ci abbia guadagnato.
Il preside dell'Alberghiero dal 2000 al 2009
prof. Fulvio Romano.
mercoledì 20 giugno 2012
Mej San Gioan da sol che tuti ij sant ensema...
"Mej san Giôan da sôl che tutj ij sant ansema", recitava la saggezza pratica contadina, abituata da secoli a non solo osservare ma anche cercare di capire ciò che scorre sotto i nostri occhi eternamente bambini. E' la settimana, sono le settimane più belle dell'anno. Ce lo dicono le ore di luce, così generose da farci dimenticare che tra poco cominceranno inesorabilmente a diminuire, perché l'anno, la stagione della luce è già lì lì per finire. Ce lo dice l'orto, dove le piantine che finora avevano faticato a crescere e ad inturgidirsi nel segnale tipico della fertilità ormai si sono sviluppate e producono legumi e verdure fresche -queste sì- biologiche. Ce lo dice il caldo, che non sarà -almeno per noi- mai abbastanza. E non credete ai bollettini meteo televisivi che vi parlano di afe eccezionali. Consulto il mio archivio e vedo ed ho la conferma che siamo in piena media con gli ultimi vent'anni. Se non fa caldo a san Giovanni, quando deve farlo? E' vero che le calure di queste ore ci inducono a qualche prudenza sulle previsioni a lungo termine. Infatti è detto risaputo, credo, che "Se 'l caôd ariva prima 'd san Giôan, a basta côl per tut l'an"... E non vorremmo che avesse ragione chi pronosticava -mesi fa- un'estate segnata dalla variabilità continua. Non che poi, alla fine, ci dispiaccia più di tanto. Ci sta anche la variabilità, che vuol dire anche vivacità e mutevolezza, tutti stimoli ad apprezzare meglio il tempo e la natura. Ma la stagione dei bagni veri, che cominciava e comincia-comincerà con san Pietro e Paolo, questa sì deve essere rispettata. Senza timori dei fulmini sulle battigie liguri, senza venti grecali o libecciali che vadano a mareggiare le spiagge e a incanaglire di sassi le sabbie. Magari, però -questo sì- con qualche pioggetta sulle colline ingiallite che faccia uscire i primi "Cìu", le chiocciole del nostro Ponente, o qualche rotondo e profumato fungo "Sanguìn" da fare alla piastra o sulla padella, come usava fare Fifina nella sua rustica trattoria. Vedremo gli sviluppi dell'estate 2012. Intanto sappiamo che il caldo nuvoloso di mercoledì durerà ancora giovedì, con qualche temporale-tempesta possibile anche verso la pianura e i paesi-città. Venerdì aumenta il sereno con apporti da occidente e da Nord che allentano le umidità, mentre sabato, anzi, tra sabato e domenica aumenta la pressione prima atlantica e poi i flussi da Nord Ovest che dovrebbero portare ad un aumento della possibilità di rovesci locali anche intensi. Ma già da domenica pomeriggio l'anticiclone nostro, Scipione l'Africano (e, mi accorgo che oggi ormai tutti lo chiamano così), rimonta in forze. Da lunedì farà risalire le temperature in un tripudio estivo che esploderà martedì in una giornata da post-san-Giovanni che promette cieli sereni, luminosi e caldi sostenuti, ma gradevoli.
romano.fulvio@libero.it (da Provincia Granda del 22 giugno 2012)
Sa fa caod a San Gioan, basta col per tut l'an...
Il caldo prima di San Giovanni era il benvenuto nel calendario tradizionale contadino, purché non fosse eccessivo. In questo caso infatti "A basta côl per tut l'an", con l'estate che risulterebbe alla fine breve, troppo breve. E la settimana del solstizio, quello astronomico che cade mercoledì e quello folklorico che ricorre domenica, riserverà caldo sostenuto anche nel Nord Ovest, sinora penalizzato dalle bizze atlantiche primaverili. Sarà il primo vero debutto estivo, con tutti i suoi classici corollari: temperature attorno o al di sopra dei 30 gradi, umidità ed afa crescenti, rapide incursioni temporalesche che dalle Alpi arrivano a tratti fino in pianura. Uno scenario atteso ormai da settimane e che durerà (in questo primo evento meteo, almeno) fino a domenica-lunedì, quando arie più fresche ed umide penetreranno al di qua delle Alpi portando temporali più diffusi e temperature più ragionevoli. Ma, prima delle rinfrescate del 25 giugno, sarà ancora l' anticiclone Africano ad alitare dal Mediterraneo aria calda e via via sempre più umida su Piemonte e Vallée. Oggi caldo con pochi disturbi verso le montagne. Domani e mercoledì qualche nuvola in più che dalle Alpi settentrionali e occidentali potrà scatenare locali temporali e grandini, dal Verbano-Ossola fino al Cuneese. Ancora locali rovesci collinari giovedì. Caldo e bello tra venerdì e domenica.
romano.fulvio@libero.it
(da LaStampa di lunedì 20 giugno 2012)
mercoledì 29 febbraio 2012
25 gradi a Cuneo e Mondovì
Dopo una nottata fresca e flussi da Ovest, in tarda mattinata arriva lieve foehn da Sud Est che fa lievitare le colonnine dei termometri a 25 gradi ed oltre... E pensare che neanche tre settimane fa eravamo a venti sottozero! Non era mai successo, dal 1900 ad oggi... Giorno bisesto, giorno bislacco.
venerdì 24 febbraio 2012
Sabato 25, ore 21 a Valdieri: Martino e l’Orso, alle origini del Carnevale

Martino e l'Orso
Santi contadini ed animali mitici dell'inverno alpino
Valdieri, Parco Alpi Marittime,
Piazza regina Elena 30,
Sabato 25 Febbraio 2012
ore 21.
Alla vigilia del Carnevale alpino di Valdieri che ha quale protagonista l'Orso di paglia di Segale Fulvio Romano, studioso di tradizioni locali, giornalista collaboratore de La Stampa parlerà di Santi contadini e animali mitici dell'inverno alpino.
È dal Medioevo che il calendario contadino narra la storia dell'Orso della Candelora che annuncia - con la fine del suo letargo - la fine dell'inverno. Le nostre valli, che hanno ritrovato l'Orso nei carnevali della tradizione, potrebbero essere lette e percorse sui sentieri tracciati con i toponimi che ancora oggi ricordano quella remota presenza. Percorsi che a loro volta s'intrecciano con altri sentieri, su cui si conservano le tracce, anch'esse mitiche, di un dimenticato santo della devozione popolare. San Martino che, dopo l'ultima estate, dava inizio, insieme al letargo dell'Orso, all'inverno contadino.
Luogo: Sede del Parco Alpi Marittime
Comune: Valdieri (CN)
Regione: Piemonte
Info Email: info@parcoalpimarittime.it Info line: 0171 97397
giovedì 16 febbraio 2012
Dopo quarant’anni siamo tornati alla Baìo...
Dopo i ghiaccioli tutto sembra primavera...
martedì 7 febbraio 2012
In ricordo del grande Claude Gaignebet, morto domenica a Parigi

Ricordando la sua conferenza, nel 1994 a Cuneo ,sul Capo Tribù della Valle delle Meraviglie e ricordando i suoi straordinari libri: Le Carnaval, A plus haut sens, Arte profana e religione popolare nel Medioevo ... Antropologo, etnologo, ultimo studioso dei miti indoeuropei, univa cultura profonda e interdisciplinare, capacità di stupire, creatività, ricerca continua e libertà intellettuale.
Puoi sentirlo e vederlo in questo video:
http://www.archivesaudiovisuelles.fr/FR/_video.asp?id=905&ress=2898&video=100812&format=68
E’QUESTO IL SITO DELLA STALINGRADO DEL FREDDO!

Ecco dov’ è collocata, in via Monea nelle campagne di Villanova Solaro, la capannina Arpa che ha registrato in questi giorni valori termici inferiori ai -20 gradi e che ha reso il piccolo centro del Cuneese la “Stalingrado del gelo italiano”.... Si trova in un campo di mais in zona bassa e piuttosto umida, facile preda dei geli di buriana in arrivo da Est. Ieri erano 23,8° sotto il gelo, oggi circa -22°... Un premio a chi la fotografa con la neve!
venerdì 3 febbraio 2012
giovedì 2 febbraio 2012
ECCO LA MAPPA DEL GELO PER LUNEDì 6 FEBBRAIO, ORE 6...
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